FAmagazine - Ricerche e progetti sull'architettura e la città
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    485 research outputs found

    Ignazio Gardella. Nuovi temi per una ricerca

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    abstractL’intervento rappresenta un punto di vista critico, esterno, sulla ricerca Ignazio Gardella. Altre architetture sulla scorta di alcune occasioni di incontri e seminari pubblici sviluppando un approccio metodologico in parte differente sul lavoro di Gardella per differenti ragioni. Perché è condotta da un gruppo di lavoro, che coinvolge giovani ricercatori, con un percorso formativo e di ricerca variegato che operano tra differenti ambiti disciplinari. Perché parte dall’analisi dei disegni e di materiali in parte inediti conservati presso lo CSAC e per i temi posti al centro dell’indagine. L’intenzione è quella di andare oltre agli imprescindibili e ampiamente studiati rapporti con le tecniche, la storia, le città per affrontare ambiti differenti legati a tre questioni prevalenti: gli spazi interni, l’immagine e la didattica. Questo non vuole essere un abbandono delle grandi chiavi interpretative ma un modo di rivisitare la figura di Gardella attraverso un punto di vista più ampio, che mette la sua opera in stretta relazione con le parallele ricerche di una parte importante della cultura architettonica del Novecento. La figura di Gardella emerge dunque dall’intreccio di differenti racconti

    Architettura come interpretazione della città

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    Review of:Recensione del testoAutore: Angelo TorricelliTitolo: Palermo interpretataLingua del testo: ItalianoEditore: LetteraVentidue, SiracusaA cura di: Giuseppe di BenedettoCaratteristiche: formato 12x18 cm, 110 pagine, bianco e neroISBN: 978-88-6242-210-9Anno: 201

    La Casabella di Vittorio Gregotti (1982-1996)

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    The journal «Casabella», founded in 1928, shaped the architectural debate in Italy throughout the 20th century. In the years 1982-1996 «Casabella» was edited by the Milanese architect and educator Vittorio Gregotti. Gregotti’s editorship produced a dense and seminal corpus of architectural theory. The reason of the interest of Gregotti’s Casabella twofold. Firstly the articles published by the journal span over a wide range of theoretical position, thus offering a vivid representation of the richness as well as the acrimony of the architectural debate in the post-modern era. Secondly as to the method Gregotti had the ambition to create a “monopolistic” palimpsest in order to achieve his cultural and political project: the architect as the individual who is responsible for the modification of reality based on the interpretation of the context and on the specific technical knowledge.This essay takes into account the fundamental features of the journal, by focusing on its editorial staff and analyzing the theoretical core of «Casabella», that is, even today, its greatest legacy.La «Casabella» di Vittorio Gregotti (1982-1996) è una delle esperienze più interessanti di riflessione sulla teoria dell’architettura occorse nel recente passato sostanzialmente per due ragioni. Innanzitutto per il merito dei contenuti: la fortuna critica delle riflessioni disciplinari sviluppate al suo interno è sintomatica della loro ricchezza e dell’alto profilo che il dibattito su «Casabella» ha raggiunto in quegli anni. In secondo luogo per il metodo: la rivista si è sempre presentata al pubblico con l’ambizione di essere un “luogo” costitutivo di uno sguardo critico sulla realtà.In questo breve testo vengono ripercorsi i caratteri specifici della rivista e del gruppo che vi prese parte, analizzando quello che è stato il nucleo teorico fondativo della «Casabella» di quegli anni e che costituisce, ancora oggi, il suo lascito maggiore

    Oppositions 1973-1984

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    In 1973, from the rooms of the Institute for Architecture and Urban Studies (IAUS) of New York, came out the first issue of «Oppositions», a magazine intended to be, in the ’70s, an agent of radical transformations and a point of reference for US architectural culture that could generate a theoretical debate on architecture and its internationalization. Directing it from 1974 to 1982 was an editorial committee consisting of the American architect Peter Eisenman, the Argentine architect Mario Gandelsonas, and the English historian Kenneth Frampton. The committee was joined later by the historians Anthony Vidler and Kurt Forster.Nel 1973 all’interno delle stanze dell’Institute for Architecture and Urban Studies (IAUS) di New York uscì il primo numero di «Oppositions», rivista destinata ad essere, negli anni ’70, agente di trasformazioni radicali e punto di riferimento per la cultura architettonica statunitense in grado di creare un dibattito teorico sull’architettura e sulla sua internazionalizzazione. A dirigerla fu un comitato di redazione formato dall’architetto statunitense Peter Eisenman, dall’architetto argentino Mario Gandelsonas e dallo storico inglese Kenneth Frampton tra il 1974 e il 1982 con successive aggiunte al corpo redazionale degli storici Anthony Vidler e Kurt Forster

    Gardella/l’abitare: lo spazio temporaneo

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    abstractLo studio dell’opera di Ignazio Gardella inerente il progetto di strutture alberghiere, consente di ampliare la conoscenza sull’attività di un autore molto considerato dalla critica, ma di cui manca completamente una trattazione sistematica dell’argomento. Dalle numerose e ben documentate fonti a disposizione, non solo relative a documenti di progetto o provenienti dagli archivi di famiglia, ma anche riferibili ad una vasta letteratura sul tema del turismo, la figura del progettista emerge come una personalità di riferimento del settore, di grande rilevanza per lo sviluppo del paese, nell’immediato secondo dopoguerra, prima, e ancor più negli anni del boom economico, poi, come testimoniano alcuni dei committenti di questi progetti

    Ignazio Gardella, altre architetture. Un editoriale in forma di dialogo

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    To be update (as soon as possible)L’editoriale del numero 44 di «FAMagazine» è scritto in forma di dialogo tra i due autori, responsabili scientifici della ricerca CSAC interateneo dal titolo “Ignazio Gardella, altre architetture”.La forma del dialogo si addice ai caratteri di una ricerca in itinere che presenta in questo numero monografico i primi provvisori esiti.L’articolo, oltre a fare da introduzione al numero monografico, riflette sull’opportunità di indagare oggi, di nuovo, su una figura centrale dell’architettura italiana del Novecento come quella di Ignazio Gardella

    FA(little)Magazine e le "piccole riviste" di architettura del XX secolo

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    In a sort of self-reflective mirroring, the Editorial of Issue 43 of “FAMagazine” addresses the theme of 20th-century architecture magazines by identifying in the kind of independent publications developed during WWII known by the term “Little Magazines”, the form through which the journalism of architecture sought to emancipate itself from the conditionings of the building market and professional practices to become organs of study and research on the project and the city. Starting from the transformations of the editorial context determined by the digital revolution, “FAMagazine” – a scientific Open Access e-Journal – evokes the “Little Magazine” tradition, inserting it into the framework of the new demands from the Italian National Agency for the Evaluation of the University and Research Systems.L’editoriale del numero 43 di «FAMagazine» affronta, in una sorta di rispecchiamento autoriflessivo, il tema delle riviste di architettura del XX secolo individuando in quella sorta di riviste indipendenti, sviluppatesi durante il secondo dopoguerra e note con il termine di “piccole riviste”, la forma attraverso la quale la pubblicistica di architettura ha cercato di emanciparsi dai condizionamenti del mercato edilizio e delle pratiche professionali per diventare organi di studio e di ricerca sul progetto e la città.A partire dalle trasformazioni del contesto editoriale determinato dalla rivoluzione digitale, «FAMagazine» – Scientific Open Access e-Journal – ripropone la tradizione delle “Little Magazine” innestandola nel quadro delle nuove sollecitazioni provenienti dall’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca

    Gardella/il trasmettere: il metodo didattico

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    abstractA partire dalla precisa lettura di Samonà degli anni Ottanta, crediamo che ancora oggi non siano state pienamente riconosciute le doti da professore di Ignazio Gardella; un ruolo relegato ai margini da parte della critica, rispetto all’attenzione dedicata alla prevalente produzione professionale che ha caratterizzato il secondo Novecento.L’indagine in corso parte dunque da una prima importante bibliografia di riferimento in cui si tratti, anche solo tangenzialmente, il tema della didattica, così come attraverso una consultazione del Fondo Gardella presente presso gli archivi del CSAC, iniziando un percorso di ricostruzione del metodo attraverso cui l’architetto milanese conduceva gli studenti verso la consapevolezza del progetto di architettura

    Gardella/l’esporre: Il museo e la mostra.

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    abstractI disegni e i documenti di Ignazio Gardella conservati presso il centro CSAC dell’Università di Parma permettono di indagare anche quei progetti, realizzati durante tutta la carriera del maestro milanese, relativi ad allestimenti temporanei e collezioni museali, fino al progetto dell’edificio museale. Attraverso questi materiali è possibile costruire un dialogo tra spazi differenti, per destinazione e momento storico, ma sempre riconducibili ad un tema e ad un metodo unitario di lavoro, attento al processo progettuale, all’occasione e al contesto. A partire dagli allestimenti per la Triennale di Milano, realizzati fin dagli anni Trenta, dal Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano concluso negli anni Cinquanta, fino all’Expo di Tsukuba del 1985, l’opera di Gardella si distingue attraverso i numerosi disegni presenti nell’archivio per un’idea del progetto espositivo come luogo della sperimentazione. La ricerca in corso presso il CSAC, di cui qui si presenta una prima nota work in progress introduce una possibile analisi trasversale sull’opera di Gardella a partire da queste occasioni di progetto

    Durand, Guadet e Wagner. L'evoluzione del metodo compositivo tra XIX e XX secolo

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    The 19th century was a time of upheaval in the development of architectonic thinking. As culmination of the enlightened thinking of the previous century it expressed itself through historical form, and as a reflection of modernity, it established the bases for a rationalist-based architecture that would construct its wish for form outside the margins of history. We highlight the teaching work of three professors and architects in the construction of that thinking: Durand, Guadet and Wagner.Il XIX secolo fu un’epoca convulsa per quanto riguarda l’evoluzione del pensiero architettonico. In quanto apice del pensiero illuminista del secolo precedente, tale epoca si manifestò nelle forme dell’architettura storica e allo stesso tempo divenne l’immagine della modernità, stabilendo le basi di quel razionalismo, che avrebbe costruito, ai margini della storia, la sua idea di forma. Tre dei maggiori protagonisti di questo sviluppo, sia per quanto riguarda il loro lavoro di architetti, che come insegnanti, furono Jean-Nicolas-Louis Durand, Julien Guadet e Otto Wagner

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