FAmagazine - Ricerche e progetti sull'architettura e la città
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    485 research outputs found

    La simmetria del non speculare

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    The project for a memorial monument for the former Istituto minorile Marchiondi-Spagliardi by Vittoriano Viganò has been developed from the desire to be configured as a symbolic exaltation and evocative expression of those parts of the Institute, such as the church or the gym-theatre, designed by Viganò but never built. The objective was to define an extra-place capable of hosting both the active role of the observer who lives and walks in these spaces, and the contemplative function through a sculptural presence spread in the free areas of the site. The open-air theater with the propylaea and the sculptures define a new urban space which is the result of a design process structured around five fundamental points: the forest, the sculptures, an extra-place, the greenery and the communication.Il progetto di un monumento-memoriale per l’ex-Istituto minorile Marchiondi-Spagliardi di Vittoriano Viganò si è sviluppato a partire dalla volontà di configurarsi come esaltazione simbolica ed espressione evocativa di quelle parti dell’Istituto, come la chiesa o la palestra-teatro, progettate da Viganò ma mai realizzate. L’obiettivo è stato quello di definire un extra-luogo in grado di accogliere sia il ruolo attivo dell’osservatore che vive e percorre questi spazi, sia il suo atto contemplativo rivolto ad una presenza scultorea diffusa nelle aree ancora libere del sito. Il teatro all’aperto con i propilei e le sculture definiscono un nuovo spazio urbano, esito di un processo progettuale articolato su cinque punti fondamentali: il bosco, le sculture, un extra-luogo, il verde, la comunicazione

    Passaggi di stato

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    Lampedusa is in the contemporary inextricably linked to the phenomenon of migration, as well as to the cathartic need for its monumentalization. Its territory, by geographic location and morphological characteristics lends itself to paradigmatic representation of the drama of the exodus. The design proposal for the memorial is configured as a landscape system capable of entering into a relationship both with the island, calibrating the insertion of architectural devices so that they interact with the territory, as well as with the already existing monumental apparatus. This project intends to connect the visitor to contemplation and memory through the spatial experience of several elements that, put in a system, make up the memorial: the threshold, the path, the landing.Lampedusa è nel contemporaneo indissolubilmente legata al fenomeno migratorio, così come al bisogno catartico della sua monumentalizzazione. Il suo territorio, per posizione geografica e caratteristiche morfologiche si presta a rappresentare paradigmaticamente il dramma dell’esodo. La proposta progettuale per il memoriale si configura come un sistema paesaggistico capace di entrare in relazione sia con l’isola, calibrando l’inserimento dei dispositivi architettonici affinché interagiscano con il territorio, sia con l’apparato monumentale già presente. Il progetto con la sua articolazione intende mettere in relazione il visitatore con la contemplazione e la memoria attraverso l’esperienza spaziale di più elementi che, messi a sistema, compongono il memoriale: la soglia, il percorso, l’approdo

    Fatto dall’uomo e scolpito dal mare

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    The memorial-Monument in Lampedusa, built by man to be sculpted by the sea, is configured in the Favarolo wharf, the last artefact when leaving and the first when arriving, a landing place for migrants, imbued with high symbolic value. The memorial originates from the relationship between the natural and the artificial, between the sea and the port, to give it a meaning charged with emotion, reflection and perception of the dramas consumed. The Monument, in memory of the shipwreck of 3 October 2013, reconfigures the wharf on an urban scale, redesigns the open space through new breakwaters that, in addition to their mere technical function, become elements with an evocative sculptural value, spatial and temporal in co-evolution with the water so as to return changing images and fruitions.Il Monumento-memoriale a Lampedusa, costruito dall’uomo per essere scolpito dal mare, si configura nel molo Favarolo, ultimo manufatto quando si parte e primo quando si arriva, approdo di migranti, intriso di alta valenza simbolica. Il memoriale si origina dalla relazione tra il naturale e l’artificiale, tra il mare e il porto, per attribuire allo stesso un significato carico di emozioni, di riflessioni e di percezione dei drammi consumati. Il Monumento, a memoria del naufragio del 3 ottobre 2013, riconfigura alla scala urbana il molo, ridisegna lo spazio aperto attraverso nuovi frangiflutti che, oltre alla loro mera funzione tecnica, divengono elementi dal valore scultoreo evocativo, spaziale e temporale in coevoluzione con l’acqua, così da restituire mutevoli immagini e fruizioni

    Luigi Vietti. Un percorso eccentrico nella storia del Novecento

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    Review of the book Author: Paola Veronica Dell'Aira, Enrico PrandiTitle: Luigi Vietti. Scritti di Architettura e Urbanistica 1932-1935Language: ItalianPublisher: AltraLinea, FlorenceCharacteristic: 21,5x21,5 cm, 184 pages, Paperback, b/wISBN: 9791280178657Year: 2022Recensione del libro Autore: Paola Veronica Dell'Aira, Enrico PrandiTitolo: Luigi Vietti. Scritti di Architettura e Urbanistica 1932-1935Lingua del testo: italianoEditore: AltraLinea, FirenzeCaratteristiche: formato 21,5x21,5 cm, 184 pagine, brossura, b/nISBN: 9791280178657Anno: 202

    L’“altra modernità” di Demas Nwoko. Un’alternativa forma di pensiero climatico

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    An innovative approach, a sort of synthesis between the principles of Tropical Architecture and the elements of local tradition, is that undertaken by the architect-artist Demas Nwoko, who formalized it in the Natural Syntesis manifesto before, and then in the magazine New Culture: A Review of African Arts. It is the result of a personal poetic expression characterized by a high degree of experimentation, on which the period spent at the École des Beaux-Arts, the trips to Europe and the United States certainly had a decisive influence.A little-known but consolidated design experience, inextricably linked to the climate, place and materials; an "other" but not necessarily vernacular modernity, which reflects the cosmopolitanism of Nigeria in the post-colonial years.Un approccio innovativo, una sorta di sintesi tra i principi della Tropical Architecture e gli elementi della tradizione locale, è quello intrapreso dall’architetto-artista Demas Nwoko, che formalizza dapprima nel manifesto Natural Syntesis e poi nella rivista New Culture: A Review of African Arts. Esso è frutto di un’espressione poetica personale caratterizzata da un alto grado di sperimentazione, sulla quale il periodo trascorso presso l’École des Beaux-Arts, i viaggi in Europa e negli Stati Uniti hanno avuto certamente un peso determinante. Un’esperienza progettuale poco conosciuta ma consolidata, indissolubilmente legata al clima, al luogo e ai materiali; una modernità “altra” ma non necessariamente vernacolare, che rispecchia il cosmopolitismo della Nigeria degli anni post coloniali

    Transfert modernisti. Dall’Europa ai Paesi Subsahariani

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    African Modernism has been the subject of recent investigations by European scholars that open new perspectives on a little-known geographical area, starting with the process of de-colonisation (1957-1966) and its reflection on local architecture. The autonomy from traditional models of urban and architectural development broadens the experience to the contemporary international debate, albeit with slight temporal displacements. From this broad but circumscribed picture, however, emerges the desire to dispel myths and stereotypes that have become clichés of a certain image of the African continent. What emerges instead is the quality of many of the architectural interventions carried out in those years, mostly within the public building typology.Il Modernismo africano è stato oggetto di recenti indagini da parte di studiosi europei che aprono nuove prospettive su un ambito geografico poco conosciuto, a partire dal processo di de-colonizzazione (1957-1966) e il suo riflesso sull’architettura locale. L’autonomia da modelli di sviluppo urbano e architettonico tradizionali allarga l’esperienza al dibattito coevo internazionale, anche se con lievi sfasamenti temporali. Da questo quadro ampio, ma circoscritto, emerge comunque la volontà di sfatare miti e stereotipi divenuti cliché di una certa immagine del continente africano. Emerge invece la qualità di molti degli interventi architettonici realizzati in quegli anni, per lo più nell’ambito della tipologia dell’edificio pubblico

    Regionalismo critico nell'Africa Subsahariana. Un nuovo modus operandi per comprendere attraverso la modernità il valore della città e della sua storia

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    Geographical categories, such as "Western" and "Non-Western", have frequently been used as markers of exclusion in architectural writing. Indeed, African architecture has centuries of tradition, although it has not acquired relevance until the last decades. Slowly but surely, the Sub-Saharan architectural style has demonstrated its uniqueness in the face of Eurocentrism and the architectural discrimination of some schools of European thought, especially before World War II. There is a multiplicity of historical and cultural problems, such as the crisis of the ideology of progress after the Great Depression; the questioning of European culture during World War II; the doubts about the sense of the Charte de Athens of 1933; or the creation of Team X and the new interest of the Modern Movement towards nature and landscape. Modern architecture was born in colonial times and must be understood as a mean of representing power, the continuation of colonial imperialism after independence or as the cultural supremacy of the "other", represented by the permanence of the Western world in Africa. In many cases, the African city was built without regard to pre-colonial historical urban identities, and it focused on modernity as the continuation of the colonial legacy. However, after the World War II, some young architects began to promote the study of a traditional African architecture as an antidote to the "heroic" stance of modern architecture, seeking new ideas outside the traditional confines of the architectural discipline. Beyond Henri Chomette architecture, there are identified lesser-known architects who, unlike their Western-influenced counterparts, they do not take a Eurocentric perspective when building in Africa but integrate local elements into their designs. Critical regionalism is an approach to architecture that strives to counter the placelessness and lack of identity of the International Style, but also rejects the whimsical individualism and ornamentation of Postmdernism. Consequently, vernacular African architecture is redefined to become modern, by using a wide variety of materials in nowadays uses and with the aim to preserve historical identity. It must be understood as an attitude whose focus is the creation of a bridge between tradition and modernity, maintaining the emancipatory postulates of Modern movement. Nevertheless, this modernity cannot stop permanence of local tradition since it would mean to make identities to disappear. Through the European cultural uprooting, these architects value their capacity of modernizing the local tradition, compared to other professional colleagues who build with many more resources. It has also served to break with the inertia of colonialism on the continent and to encourage future generations to stop copying European modern architecture.Le categorie geografiche, come "occidentale" e "non occidentale", sono state spesso utilizzate come indicatori di esclusione nella scrittura architettonica. In effetti, l'architettura africana ha secoli di tradizione, sebbene non abbia acquisito rilevanza fino agli ultimi decenni. Lentamente ma inesorabilmente, lo stile architettonico subsahariano ha dimostrato la sua unicità di fronte all'eurocentrismo e alla discriminazione architettonica di alcune scuole di pensiero europee, soprattutto prima della Seconda guerra mondiale. C'è una molteplicità di problemi storici e culturali, come la crisi dell'ideologia del progresso dopo la Grande Depressione; la messa in discussione della cultura europea durante la Seconda guerra mondiale; i dubbi sul senso della Carta di Atene del 1933; o la creazione del Team X e il nuovo interesse del Movimento Moderno verso la natura e il paesaggio. L'architettura moderna nasce in epoca coloniale e deve essere intesa come mezzo per rappresentare il potere, la continuazione dell'imperialismo coloniale dopo l'indipendenza o come supremazia culturale dell'“altro”, rappresentato dalla permanenza del mondo occidentale in Africa. In molti casi, la città africana è stata costruita senza tener conto delle identità urbane storiche precoloniali e si è concentrata sulla modernità come continuazione dell'eredità coloniale. Tuttavia, dopo la Seconda guerra mondiale, alcuni giovani architetti iniziarono a promuovere lo studio di un'architettura tradizionale africana come antidoto all'atteggiamento "eroico" dell'architettura moderna, cercando nuove idee al di fuori dei confini tradizionali della disciplina architettonica. Oltre all'architettura di Henri Chomette, ci sono architetti meno noti che, a differenza delle loro controparti influenzate dall'Occidente, non adottano una prospettiva eurocentrica quando costruiscono in Africa, ma integrano elementi locali nei loro progetti. Il regionalismo critico è un approccio all'architettura che si sforza di contrastare l'assenza di luogo e la mancanza di identità dello stile internazionale, ma rifiuta anche l'individualismo stravagante e gli ornamenti del postmodernismo. Di conseguenza, l'architettura vernacolare africana viene ridefinita per diventare moderna, utilizzando un'ampia varietà di materiali negli usi odierni e con l'obiettivo di preservare l'identità storica. Deve essere inteso come un atteggiamento il cui focus è la creazione di un ponte tra tradizione e modernità, mantenendo i postulati emancipatori del Movimento Moderno. Tuttavia, questa modernità non può fermare la permanenza della tradizione locale poiché significherebbe far scomparire le identità. Attraverso lo sradicamento culturale europeo, questi architetti valorizzano la loro capacità di modernizzare la tradizione locale, rispetto ad altri colleghi professionisti che costruiscono con molte più risorse. È servito anche a rompere con l'inerzia del colonialismo nel continente e ad incoraggiare le generazioni future a smettere di copiare l'architettura moderna europea

    Dimensione libera

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    The opportunity to design a monument to an author’s ‘unfinished’ introduces many themes to the debate at different scales: this paper intends to describe the ideation process along its path - from generally questioning what is truly an 'unfinished' in art, to spotlighting the project itself and the building the monument is dedicated, the Marchiondi Spagliardi Institute by Vittoriano Viganò. We propose a comparison between the structure of the Institute and the Pietà Rondanini, the quintessence of the unfinished, aiming at outlining the defining principles of representing the ‘unfinished’. The analysis of the composition of Viganò’s building and that of the monument are carried out in parallel, in a persistent relationship of continuity. The theme of the unfinished was also investigated in the graphic experimentation of representing the project.L’occasione di progetto per un monumento al non finito d’autore introduce al dibattito molti temi a differenti scale: questo testo vuole accompagnare il processo di ideazione lungo il suo svolgersi, da un campo più generale di ragionamento – la riflessione sul non-finito in arte – alla specificità del progetto e all’architettura a cui esso è dedicato, l’Istituto Marchiondi Spagliardi di Vittoriano Viganò. Viene proposto un confronto con la scultura della Pietà Rondanini, opera non finita per eccellenza, rispetto alla quale si tracciano analogie e si ricercano principi di rappresentazione del frammentario. L’analisi della composizione dell’edificio di Viganò e quella del monumento sono svolte parallelamente, in un persistente rapporto di continuità. Il tema del non-finito è stato indagato anche nella sperimentazione grafica di rappresentazione del progetto

    La meraviglia e le utopie concrete dell’architettura

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    Revies of the book Author: Roberto SecchiAfterwords: Piero Ostilio RossiTitle: Architettura. Bisogno di sognareLanguage: ItalianaPublisher: Tab, RomeSerie: Bauhaus 101. Intercultural Dialogue BooksCharacteristics: 14x20 cm, 192 pages, paperback, colorsISBN: 978-88-9295-597-4Year: 2022Recensione del libro Autore: Roberto SecchiPostfazione: Piero Ostilio RossiTitolo: Architettura. Bisogno di sognareLingua del testo: ItalianaEditore: Tab, RomaCollana: Bauhaus 101. Intercultural Dialogue BooksCaratteristiche: formato 14x20 cm, 192 pagine, brossura, coloreISBN: 978-88-9295-597-4Anno: 202

    Architettura che cura il pianeta

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    Review of the book Author: Michele SbacchiTitle: L’architettura e il pianeta malatoLanguage: italianoPublisher: Tab edizioniCharacteristich: 15 x 22 cm, paperback, colorsISBN: 9788892955646Year: 2023Recensione del libro Autore: Michele SbacchiTitolo: L’architettura e il pianeta malatoLingua: italianoEditore: Tab edizioniCaratteristiche: formato 15 x 22 cm, brossura, coloriISBN: 9788892955646Anno: 202

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