FAmagazine - Ricerche e progetti sull'architettura e la città
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Apologia per una architettura del gioco
The richness and ambiguity of architectural design are inherent in the approximation and freedom of individual design attitudes, where the essence of the imaginative realm is depicted by a creative design process that proceeds through a variety of levels but evolves from a playful intention. While the notion of play resembles the driving force in the infinite search for the appropriate answer to a certain problem, the different design solutions for a specific problem do showcase the manifold of possibilities an architectural design can offer. The notion of play is integrated into the transformation of architectural design in terms of the abstraction of geometrical possibilities while imbuing architectural work with specific spatial qualities. Particularly in the contemporary work of Pezo von Ellrichshausen who devoted their oeuvre to the continuous search for infinite spatial structures. This apologia for an architecture of play demonstrates the experimentation of the notion of play in the design process and an open field of spatial possibilities that emerge in architecture by integrating it in the exploration for a redefinition. While in the consideration of the complex realm of architecture as a form of knowledge, the possibilities of play as an explorative design method could further extend its potentiality.Ricchezza e ambiguità della progettazione architettonica sono legate alla libertà delle attitudini progettuali individuali, in cui il dominio dell’immaginario è rappresentato da un processo di progettazione creativa che, nonostante proceda per diversi gradi di complessità talvolta si evolve a partire da un’intenzione giocosa. Mentre la nozione di gioco appare come una forza trascinante nella faticosa ricerca di una possibile risposta appropriata ad un determinato problema, le diverse soluzioni progettuali approntate mostrano le potenziali opportunità che un progetto architettonico può offrire. Il gioco appartiene alla natura del processo di progettazione in termini di astrazione e di manipolazione geometrica, intersecando il lavoro architettonico con le qualità specifiche dello spazio, come nelle opere contemporanee di Pezo von Ellrichshausen dedicate alla continua ricerca di strutture infinite dello spazio.
Palermo. Una città, una visione
Review of the text:Recensione del testo:Autore: Marcello PanzarellaTitolo: Verso una capitaleSottotitolo: La città che manca. Il progetto di Palermo Sud-EstLingua: italianoEditore: CaracolCaratteristiche: formato 23x22 cm, brossura, coloriISBN: 9788832240023Anno: 2019
Sette appunti su scatole di giochi, artisti e storie dell’arte
Giotto and construction sets; LEGO: “Play well” and build; What artists played at when they were little; The doll’s house with a Duchamp; Joseph Cornell’s boxes; Boîtes and “mise-en-boîte; The history of art-in-a-box: these are the titles of the seven incursions into the relationships between art, games, toys and assemblage presented in this article. Savinio’s observation that Giotto’s scenes in the Scrovegni Chapel follow the instructions of the “Piccolo Architetto” (a children’s construction set) is tied to recent research on the relationship between construction sets and art education, while around the conceptual theme of the portable box containing archaeological finds and miniatures are condensed important experiences of 20th-century art, from Duchamp and Cornell to the Boîtes exhibition. Art plays with games and games are fuelled by art and art history which – through current phenomena like gamification – offer themselves as a repertoire of works to be dismantled and reassembled, sequences of spaces and places to be crossed, a palimpsest of times and levels to climb.Giotto e i giocattoli smontabili; LEGO: “gioca bene” e costruisci; A checosa giocavano gli artisti da piccoli; Casa di bambola con un Duchamp;Scatole di Joseph Cornell; Boîtes e “mise-en-boîte”; Storie dell’arte inscatola: sono i titoli delle sette incursioni nei rapporti fra arte, gioco, giocattolie montaggi proposte nell’articolo. All’osservazione di Savinio secondocui le scene giottesche della Cappella degli Scrovegni seguano leistruzioni del “Piccolo architetto” si connettono recenti ricerche sul nessofra giochi di costruzioni e formazione artistica, mentre intorno al temaconcettuale della scatola portatile che contiene reperti e miniature si condensanoesperienze importanti dell’arte del Novecento, da Duchamp eCornell alla mostra Boîtes. L’arte gioca con il gioco e il gioco si alimentadell’arte e della storia dell’arte che - attraverso fenomeni attuali come lagamification - si offrono come repertorio di opere da smontare e ricombinare,sequenze di spazi e luoghi da attraversare, palinsesto di tempi elivelli da risalire
Post-pandemia e morfologia urbana. Prospettive preliminari di ricerca degli impatti spaziali sulla sfera pubblica
As Co-Vid 19 evidence, urban density[1] proved to be a health risk factor, reclaiming the rethinking for higher sustainability. The investigation on post pandemic strategies in the metropolitan cities of Milan and Rotterdam shows emergent modes of spatial re-appropriation towards better risk adaptiveness. [1] “Density is really an enemy in a situation like this, with large population centers, where people are interacting with more people all the time, that’s where it’s going to spread the fastest.” (Dr. Steven Goodman, epidemiologist at Stanford University). Citation in: Brian M. Rosenthal (March, 23, 2020) “Density Is New York City’s Big ‘Enemy’ in the Coronavirus Fight” on https://www.nytimes.com/2020/03/23/nyregion/coronavirus-nyc-crowds-density.html (accessed 08. 05.2020, 11:00 a.m.)Come evidenza del CoVid-19, la densità urbana[1] si è dimostrata un fattore di rischio per la salute, accelerando la riflessione verso una maggiore sostenibilità. L’indagine sulle strategie post-pandemiche nelle città di Milano e Rotterdam mostra emergenti modalità di riappropriazione spaziale di aree pubbliche residuali per una migliore capacità di adattamento al rischio. [1] “Density is really an enemy in a situation like this, with large population centers, where people are interacting with more people all the time, that’s where it’s going to spread the fastest.” (Dr. Steven Goodman, epidemiologo della Stanford University). Citato in: Brian M. Rosenthal (Marzo, 23, 2020) “Density Is New York City’s Big ‘Enemy’ in the Coronavirus Fight” su https://www.nytimes.com/2020/03/23/nyregion/coronavirus-nyc-crowds-density.html (accesso 08. 05.2020, 11:00
La Vittoria sul Sole di Malevič: la dissoluzione della realtà
The scenography of Victory Over the Sun by Malevič (St. Petersburg, 1913) represents one of the best expressions of “total art”, combining allusions to the multi-dimensional Cubo-Futurist theatre with the experimental music of Matjušin, and the transmental language of Kručënych. The new idea of space in Malevich’s drawings goes beyond ordinary human reason – symbolized by the Sun – and spreads to the world of dreams, fairy tales, rituals, and folk traditions. The theatre performance leads the spectators through a journey to a new world without the Sun, and so without order, directions, proportions and rules, where the most incredible objects float and dance together in space, as the free words of a transrational Kručënych’s composition.La scenografia per La Vittoria sul Sole di Malevič (S. Pietroburgo, 1913) rappresenta una delle migliori espressioni di “arte totale”, coniugando la spazialità del teatro cubofuturista multi-dimensionale, le musiche sperimentali di Matjušin e il linguaggio transmentale di Kručënych. Dai bozzetti di scena di Malevič emerge una nuova idea di spazio, che scavalca la ragione umana – simboleggiata dal Sole – per espandersi nel mondo dei sogni, delle fiabe, delle tradizioni del folklore russo. Un viaggio, attraverso la performance teatrale, che conduce gli spettatori in un un nuovo mondo senza il Sole, e quindi senza ordine, direzioni, proporzioni e regole, dove gli oggetti più improbabili galleggiano e danzano nello spazio, come parole libere di una composizione transrazionale di Kručënych
Abitare produrre riprodurre. Progetti politici per la residenza
The purpose of this article is to analyse ways of life and home environments through the categories of productive and reproductive work, in order to outline new practicable solutions to some of the issues presented. The lock-down has connected the interior of the home - the private, space of reproductive work - and the exterior - the public, space of productive work - in an unprecedented way. It is precisely within the relationship between outside and inside, public and private, production and reproduction that lie many of the contradictions and the potentialities of living. These spaces could be reshaped through political and non-formal design strategies. Working on a plan encompassing both private homes and urban design, we outline options to intervene on collective residences within the city. KeywordsL’intento di questo contributo è quello di analizzare i modi e i luoghi dell’abitare attraverso le categorie di lavoro produttivo e riproduttivo, per poi delineare nuovi scenari praticabili. Il lock-down ha posto in comunicazione l’interno dell’abitazione – il privato, il luogo del lavoro riproduttivo – e l’esterno – lo spazio pubblico fisico o immaginato, il luogo del lavoro produttivo – in modo totalmente inedito.Il nostro interesse è quello di analizzare questi due ambiti uno a fianco all’altro. È proprio nel rapporto tra il fuori e il dentro, il pubblico e il privato, la produzione e la riproduzione che giacciono molti dei nodi alla base del senso, del modo e delle opportunità del nostro abitare, che proponiamo di ripensare attraverso tre strategie progettuali politiche e non formali
Quale misura per l'invisibile
Nella condizione di post catastrofe da Coronavirus per il progetto architettonico non si tratta di individuare nuovi modelli urbani fondativi su un territorio ridotto al suo grado zero, quanto d’intervenire sulla città esistente e il senso dell’abitare.Siamo in presenza di un’inversione ideologica epocale: la casa, come nuova centralità, dall’existenzminimum approda alla necessità di espandersi, superare ‘lo spazio libero’ per nuovi ‘recinti’ individuali, riproponendosi come officina.La città rivede il concetto d’identità, nella ricerca di nuove ‘misure’ nei rapporti tra luogo di lavoro e luogo dell’abitare, tra spazio pubblico e individuale, tra estensività e reti infrastrutturali lenti, in un nuovo processo di demineralizzazione e quindi di commistione con la natura.Nella condizione di post catastrofe da coronavirus per il progetto architettonico non si tratta di individuare nuovi modelli urbani fondativi su un territorio ridotto al suo grado zero, quanto d’intervenire sulla città esistente e il senso dell’abitare.Siamo in presenza di un’inversione ideologica epocale: la casa, come nuova centralità, dall’existenzminimum approda alla necessità di espandersi, superare ‘lo spazio libero’ per nuovi ‘recinti’ individuali, riproponendosi come officina.La città rivede il concetto d’identità, nella ricerca di nuove ‘misure’ nei rapporti tra luogo di lavoro e luogo dell’abitare, tra spazio pubblico e individuale, tra estensività e reti infrastrutturali lenti, in un nuovo processo di demineralizzazione e quindi di commistione con la natura
Il progetto del Museo del Mare a Palermo tra storia, ordine e regole dell’architettura
...L’articolo affronta il tema della ri-costruzione contemporanea di una parte di un edificio antico di alto valore architettonico: l’Arsenale di Palermo. Di questo è rimasta integra la parte prospiciente il mare, e architettonicamente più significativa, che si compone di due livelli, mentre è stata distrutta la parte in cui si costruivano le navi. Oltre al tema di base, sarà trattato anche quello delle regole dell’architettura, che si ritiene fondamentale in questo momento storico di abbandono dei fondamenti della disciplina, in particolare in relazione alla “addizione” a un monumento; e del progetto nella città di pietra, nella città mediterranea. Il progetto si caratterizza per l’ordine e la qualità della luce, e ha un ruolo particolare a Palermo per il sostanziale rifiuto del Piano all’architettura moderna in rapporto con la città e gli edifici della storia.
Abitare lo spazio attraverso archetipi. Letture delle opere di Kahn e Mies
Review of the textAuthor: Federica Visconti, Renato CapozziTitle: Kahn e MiesSubtitle: Tre modi dell’abitareLanguage: ItalianPublisher: CleanFeatures: format 12x17 cm, 96 pages, softcover, black and whiteISBN: 978-88-8497-722-9Year: 2019Recensione del testoAutori: Federica Visconti, Renato CapozziTitolo: Kahn e MiesSottotitolo: Tre modi dell’abitareLingua: italianoCollana: Theoria, architettura, cittàEditore: Clean, NapoliCaratteristiche: formato 12x17 cm, 96 pagine, brossura, bianco e neroISBN: 978-88-8497-722-9Anno: 201
Dal corridoio/galleria elisabettiano al sofa turco: ripensare l’arte di abitare
During the last century, optimisation processes of the residential architecture have been eradicating many archetypal spaces of the pre-modern house from domestic layouts.The sofa of the Turkish house, among these archetypal spaces, is a relevant precedent that can help us question and eventually undermine the typical features of the western domestic interior. Its basic essence as a transition space originates from the ancient Anatolian courtyards. This paper aims to discuss both spatial and typological features of the sofa to emphasize its intrinsic modernity, as it has been done in the case of recent reconsideration of the Elizabethan long gallery.Sofas allowed a domestic experience to be filled with visual richness, deep intimacy, and spatial variations. The sofa could extend, adjust, and widen the experience of the private realm letting diverse uses and accommodations. This is exactly the degree of indeterminateness that a contemporary flat dramatically lacks.Alcuni degli spazi archetipi della casa premoderna, nell’ultimo secolo, sono scomparsi dalle planimetrie in nome dell’ottimizzazione della superficie abitativa.Il sofa della casa turca, tra gli altri, potrebbe essere una interessante alternativa, tutta da sondare, per mettere in discussione la configurazione tipica dell’interno domestico occidentale. La sua origine come spazio di soglia lo riconduce a una introflessione della corte anatolica. Ne definiremo l’origine spaziale e tipologica e ci soffermeremo sulla sua inerente modernità, così come è stato rivalutato il ruolo della long gallery.Il sofa consentiva un viaggio domestico costellato da ricchezze visuali, esperienze intime, differenze spaziali. Si estendeva, piegava, allargava a possibili diversi utilizzi nella quotidianità domestica che la casa contemporanea necessiterebbe