FAmagazine - Ricerche e progetti sull'architettura e la città
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Cura e misura. Mentre tutti intorno fanno rumore
The text raises the questions of the role of architecture and the architect’s responsibility in the society during the pandemic. It develops around four dialectical couples: normality-emergence; safety-care; global-local; real-virtual. I want to affirm the contrast between the autonomy of architectural research and the dominant contemporary interests which confuse “practical problem with aesthetic problem” (Persico 1935) and cause the alteration of values and information. Furthermore, within it, I intend to identify the concept of care as a methodological paradigm for architectural thought, in which its characteristics (slowness, rituality, plurality) could preserve memory and values of a democratic culture and of what represents it: the city.Il testo pone le questioni del ruolo dell’architettura e della responsabilità dell’architetto nella società durante la pandemia. Esso si sviluppa intorno a quattro coppie dialettiche: normalità-emergenza; sicurezza-cura; globale-locale; reale-virtuale. Si vuole affermare il contrasto tra l’autonomia della ricerca architettonica e gli interessi contemporanei dominanti che confondono “problema pratico con problema estetico” (Persico 1935) e causano l’alterazione di valori e informazioni. Altresì, al suo interno, s’intende individuare il concetto della cura come paradigma metodologico per il pensiero architettonico, in cui le sue caratteristiche (lentezza, ritualità, pluralità) possono custodire la memoria e i valori di una cultura democratica e di ciò che la rappresenta: la città
La tettonica per una pedagogia dell’architettura. Il progetto di una One Person House e nuovi paradigmi teorici
This paper presents the methodological assumptions and the results of an educational path developed during the Covid-19 lockdown. Starting from a reflection on the construction of a minimum living space, the design theme developed was the concept of a one-person house (OPH) to cope with additional lockdowns and social distancing in the future. A process of research by design pursued through four propaedeutic exercises, anthropomorphically inspired and conceptually linked by ideal and progressive actions of assembly and control of measurement. A pedagogy of design based on the material nature of architecture, following a construction philosophy that focuses on one of its founding principles, tectonics, or the art of assembly.Il paper presenta i presupposti metodologici e gli esiti di un percorso didattico sviluppato nel corso del lockdown dovuto al Covid-19. A partire da una riflessione sulla costruzione di uno spazio abitativo minimo, il tema progettuale sviluppato è stato la concezione di una one person house (OPH) per far fronte ad ulteriori futuri periodi di lockdown e distanziamento sociale. Un processo di research by design condotto attraverso di quattro esercizi propedeutici, d’ispirazione antropomorfa e concettualmente legati tra loro da ideali e progressive azioni di montaggio e controllo della misura; una pedagogia del progetto fondata sulla materialità dell’architettura, secondo una vera e propria poetica della costruzione che guarda a uno dei suoi principi fondativi, la tettonica, ovvero l’arte dell’assemblaggio
Frank Lloyd Wright e il gioco dell’astrazione geometrica
Friedrich Fröbel is known in history as the creator of the Kindergarten, a pedagogical institution established in Germany in 1837 that spread all over the world in fifty years. This educational method was a significant moment in Frank Lloyd Wright’s training and the following essay investigates the learning mode of the American architect and its possible repercussion in his works. The analysis does not focus on the formal similarities that can be found in his design, because these aspects were already investigated by many scholars, but it is based on the traces that the rules of the play have left in the compositional method of the Maestro.Friedrich Fröbel è noto alla storia come l’ideatore del Kindergarten, un’istituzione pedagogica istituita in Germania nel 1837 e diffusa nel resto del mondo nell’arco di cinquant’anni. Il metodo educativo costituì un momento particolarmente significativo nel processo formativo di Frank Lloyd Wright e questo saggio indaga le modalità di apprendimento dell’architetto americano e le possibili ricadute nelle sue opere. L’analisi si concentra non tanto sulle similitudini formali ravvisabili nei progetti, già indagate da molti studiosi, quanto piuttosto sulle tracce che le regole del gioco hanno lasciato nel metodo compositivo del Maestro
Riflessioni sulla progettazione di edifici residenziali e comunità urbane in Cina nell’era post-epidemica
The epidemic of COVID-19 is a public health emergency of international concern. China cities have taken many measures to control the outbreak, which are timely and effective, but the problem and weaknesses in the urban planning stage have emerged. At the urban level, a comprehensive disaster prevention planning for the dual situations of normality and epidemic should be concerned. At the community level, the necessary improved facilities, the reasonable form, optimized spatial structure can support to construct a resilient community. At the architectural level, it is necessary to conceive the variation of residential buildings and the flexibility of living space to respond to the changes in daily lives in the Post-epidemic Era.L'epidemia di Covid-19 è un'emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale. Anche se in Cina per controllare l'epidemia sono state adottate numerose misure tempestive ed efficaci, sono emersi comunque problemi e debolezze risalenti alla fase di pianificazione delle città. A livello urbano, dovrebbe essere adottata una progettazione orientata alle persone (people oriented design) nella duplice situazione di normalità ed emergenza epidemica. A livello di comunità, le strutture necessarie, la forma ragionevole, la struttura spaziale ottimizzata possono supportare la costruzione di una comunità resiliente. A livello architettonico, è necessario intervenire sugli edifici residenziali modificandoli per garantire la flessibilità dello spazio abitativo e per rispondere ai cambiamenti della vita quotidiana nell'era post-epidemica
Dalla città diffusa alla dispersione nei borghi abbandonati, ovvero La nuova solitudine della città compatta
The new SARS/Covid-19 pandemic did not bring to light any major defects in the compact city, but gave its detractors another opportunity to attack it by endorsing the accusation that its density makes it insanitary.But even were we to accept that diagnosis, we are currently unable to imagine what kind of new architecture could make the city secure against any pandemics, of whatever kind. What we can do, instead, is defend the idea of the historic city, counter the new problems we face of social inequality and housing, re-assert the central importance of public space, redesign the inner suburbs, and map out a new type of territorial polycentrism. The great loser of the present pandemic has been populism; now is also the time to definitively unmask populism in architecture, with its much vaunted smart buildings and its vertical (or horizontal, or diagonal) forests.La nuova pandemia Sars/ Covid-19 non ha fatto emergere grossi difetti della città compatta, ma ha dato l’occasione ai suoi detrattori di attaccarla nuovamente, accollando alla sua densità l’accusa d’insalubrità.Oggi, nonostante la diagnosi, non siamo in grado di pensare nuove architetture per blindare la città contro ogni tipo di pandemia. Possiamo, invece, difendere l’idea della città storica, contrastare la nuova diseguaglianza sociale e il disagio abitativo, riproporre la centralità dello spazio pubblico, ridisegnare le periferie interne, tracciare un policentrismo territoriale. Se è vero che il grande sconfitto della pandemia è stato il populismo, ora è l’ora di smascherare definitivamente quello in architettura con i suoi smart building e i suoi boschi verticali, orizzontali, diagonali
Riabitare i borghi abbandonati, Nuove strategie abitative contro la crisi pandemica
Social distancing has brought the issue of repopulating abandoned villages and inland areas to the forefront. Italian experiences speak of the situations of communities, policies and projects which for years have been seeking an answer to the issue of empty inland areas and the country's two thousand semi-abandoned villages. The pandemic has accentuated the problem of lost places and shone a spotlight on these settlements, which could actually become a partial response to Covid-19. Today we must ask ourselves whether living in villages or small towns could be a model for a way of life that offers protection, or whether it is an experimental retreat, an act of bucolic revenge by those who have always been against cities and their lifestyle.Il distanziamento sociale ha portato alla ribalta il tema di riabitare i borghi abbandonati e le aree interne.Le esperienze nazionali ci raccontano di realtà fatte di comunità, di politiche, di progetti che da anni cercano di dare risposta al tema delle aree interne e dei duemila borghi in stato di semi abbandono. L’attuale situazione pandemica ha accentuato la problematica dei luoghi dispersi e ha acceso i riflettori a questi insediamenti che effettivamente possono diventare una parziale risposta al Covid 19.Oggi bisogna domandarsi se il sistema insediativo del borgo o centro minore può essere una tipologia insediativa che può divenire un modello di vita in condizioni di protezione ovvero un ripiegamento sperimentale, una rivincita bucolica di chi da sempre combatte la metropoli ed il suo stile di vita
Flipped space: Il rapporto inverso casa lavoro
The lockdown has imposed a systemic shift online of fundamental activities, such as work, education and interpersonal communication. In particular, remote working has shown advantages in reducing office management costs and has stimulated a rethinking in the relationship between home and work. In this scenario, we want to reflect on two possible aspects: one relating to the reinterpretation of the offices from the perspective of the flipped workspace, deriving from the didactic model of the flipped classroom in the school sector; the other related to the reconfiguration of homes, which acquire a public-private dimension with interchange-filter areas.Il lockdown ha demandato alla rete lo svolgimento di attività fondamentali come il lavoro, l’istruzione e la comunicazione interpersonale. Lo smart working ha evidenziato vantaggi sulla riduzione dei costi di gestione degli uffici e ha stimolato un ripensamento nel rapporto tra abitazione e lavoro. In questo scenario, si vuole riflettere su due possibili aspetti: uno relativo alla rilettura degli uffici nell’ottica del flipped workspace, derivante dal modello didattico della flipped classroom in ambito scolastico; l’altro relativo alla riconfigurazione delle abitazioni, che acquisiscono una dimensione pubblico-privata con zone-filtro di interscambio. La relazione tra casa e lavoro potrebbe indurre a un decentramento abitativo, variando dunque le destinazioni d’uso dei tessuti urbani
Vecchi e nuovi temi del progetto architettonico e urbano
Of the articles selected for the call for papers Coronavirus, city, architecture. Perspectives of the architectural and urban design, this article makes a critique of their content by grouping them in some thematic blocks to better organize knowledge also for the purposes of transmissibility. A complex and variegated picture emerges in which the themes of the call are declined with respect to contexts that are also very distant as in the case of Korea or China. Useful reflections and operational indications that will surely feed the disciplinary research of architectural and urban design.Degli articoli selezionati per la call for papers Coronavirus, città, architettura. Prospettive del progetto architettonico e urbano, questo articolo ne compie una critica rispetto al loro contenuto raggruppandoli in alcuni blocchi tematici per meglio organizzare la conoscenza anche ai fini della trasmissibilità. Ne emerge un quadro complesso e variegato in cui i temi della call vengono declinati rispetto a contesti anche molto lontani come nel caso della Corea o della Cina. Riflessioni utili ed indicazioni operative che sicuramente alimenteranno le ricerche disciplinari della progettazione architettonica e urbana
Costruire sulle rovine. Alcuni esempi di musealizzazione archeologica in situ.
In different contexts, it has been pointed out how a museum is the place where the dichotomy between art and architecture is particularly evident, placing the museum itself as an artistic-architectural object. This hypothesis is also valid in the archaeological field, where the museum space goes beyond the human dimension, acting as a bridge between man and his history, where architecture assume an evocative meaning.This paper aims to analyze the particular features connected to these specific buildings, not anymore just containers of antiquities found on fields and brought elsewhere, but integral components of the same archaeological place, creating a range of issues related to permeability, to the external / internal concept and to perception of spatial relationships.Ignasi de Solà-Morales, già nel 1986, sottolineava come l’architettura museale si fosse posta fin dal principio come ineludibile strumento attraverso cui ogni tempo e società potesse dare una propria lettura dell’arte o, più in generale, di preziose collezioni. In questo panorama cambiante, assume particolare rilievo il progetto di musealizzazione della rovina archeologica, i cui edifici hanno subito una chiara trasformazione in relazione al parallelo evolversi dell’interpretazione della stessa da parte della società contemporanea.Il presente scritto, attraverso l’uso di alcuni esempi, si pone come obiettivo analizzare proprio le peculiarità connesse alle nuove strutture museali in ambito archeologico, non più contenitori di reperti, recuperati sul campo e portati altrove, ma parti integranti del luogo stesso dell’archeologia, generando una serie di questioni correlate alla permeabilità, al concetto di esterno/interno e alla percezione delle relazioni spaziali
Depositare la memoria. Dal museo-deposito allo storage
The paper aims to analyse the idea of ‘museum as storage’ proposed by Louis Kahn in the unbuilt project for the de Menil Foundation in Texas preceded by the constructions for Yale University in Connecticut and of the Kimbell Art Museum in Fort Worth. By analysing the etymological meaning of the word ‘storage’ (in Italian, deposito) as the act or the place for preservation and transmission of the memory, a link is established with some contemporary phenomena in the era of the World Wide Web and, in particular, with the work of musealization of architecture and the city proposed by the British director Peter Greenaway, in order to finally question, also in the digital age, the need of the space for the representation of the values of a community.Il testo intende analizzare l’idea di museo come deposito proposta da Louis Kahn nel progetto non realizzato per la de Menil Foundation in Texas, preceduta dalle realizzazioni per la Yale University nel Connecticut e del Kimbell Art Museum a Fort Worth. Analizzando il significato etimologico della parola ‘deposito’ come atto o luogo per la conservazione e la trasmissione della memoria si vuole stabilire un ponte con alcuni fenomeni del contemporaneo nell’epoca del World Wide Web e, in particolare, con l’opera di musealizzazione dell’architettura e della città proposta dal regista britannico Peter Greenaway per interrogarsi infine, anche nell’epoca del digitale, sulla necessità dello spazio per la rappresentazione dei valori di una comunità. The paper aims to analyse the idea of ‘museum as storage’ proposed by Louis Kahn in the unbuilt project for the de Menil Foundation in Texas preceded by the constructions for Yale University in Connecticut and of the Kimbell Art Museum in Fort Worth. By analysing the etymological meaning of the word ‘storage’ (in Italian, deposito) as the act or the place for preservation and transmission of the memory, a link is established with some contemporary phenomena in the era of the World Wide Web and, in particular, with the work of musealization of architecture and the city proposed by the British director Peter Greenaway, in order to finally question, also in the digital age, the need of the space for the representation of the values of a community