FAmagazine - Ricerche e progetti sull'architettura e la città
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Note sulle semantiche del gioco
This article aims to take a new look at the theme of play through the recognition of the semantics which are proper to it. The path we have identified develops around the suggestions of Huizinga, Caillois and Goffman’s thoughts. These authors have grasped in the theme of play, although with different perspectives, a symbolic space and a common practice necessary for the life of culture. In fact, within our play takes place/occurs the encounter and negotiation between the different points of view, necessarily heterogeneous and conflicting, as well as their unceasing/constant/incessant re-inclusion in a shared horizon of meaning, capable of transcending them. For this reason, not only a simple affinity between play and teaching is given, but a dense relationship capable of directing our actions in the world and the ways in which we try to represent it. L’articolo intende riflettere sul tema del gioco attraverso il riconoscimento delle semantiche che gli sono proprie. Il percorso individuato si sviluppa attorno alle suggestioni del pensiero di Huizinga, Caillois e Goffman. Tali autori hanno colto nel gioco, seppur con prospettive diverse, uno spazio simbolico e una pratica comune necessaria per la vita della cultura. All’interno del nostro giocare avviene infatti l’incontro e la negoziazione tra i diversi punti di vista, necessariamente eterogenei e conflittuali, così come la loro incessante re-inclusione in un orizzonte di senso condiviso, capace di trascenderli. Per questo motivo, tra gioco e didattica non si dà solamente una semplice affinità, ma una relazione densa in grado di orientare le nostre azioni nel mondo e i modi in cui tentiamo di rappresentarlo
Pandemos: spazio ‘in’, spazio ‘tra’ e spazio ‘net’
The essay proposes, starting from the pandemic emergency, considerations sub specie architecuræ with an interscalar character: the ‘contained’ dimension of the house taken as a space of ‘interiority’ which — like the Bau (den) of Kafka’s book — welcomes and exiles its inhabitants rejecting the ‘enemy’ that spreads in space from the boundless dimension of ‘externality’. The condition denies individuals the encounter with the community that takes place through a third virtual space, called the ‘net’. Through dystopian representations, showing Foucaultes internal ‘heterotopic’ and external ‘urban deserts’, scenarios of spaces in crisis are hypothesized with the aim of triggering reflections on the likely future scenary of the city’s architecture.Il saggio propone, a partire dall’emergenza pandemica, considerazioni sub specie architecuræ dal carattere interscalare: la dimensione ‘contenuta’ della casa assunta come spazio dell’‘internità’ che – come la Bau (tana) del racconto di Kafka – accoglie ed esilia i suoi abitanti respingendo il ‘nemico’ che si diffonde nello spazio dalla dimensione sconfinata dell’‘esternità’. La condizione nega agli individui l’incontro con la collettività che si invera tramite un terzo spazio virtuale, definito ‘net’.Attraverso rappresentazioni distopiche, che raffigurano foucaultiane ‘eterotopie’ interne e ‘deserti urbani’ esterni, si ipotizzano scene di spazi in crisi con l’intento di innescare delle riflessioni sul probabile scenario futuro dell’architettura della città
Progettare l’inabitabile. Riflessioni sullo spazio delle relazioni
Thinking about the post-Covid city represents an opportunity for a reflection that, starting from the differences inherent in each city, from the knowledge of its history, of its past, critically analyses the conceptual fracture operated by the globalization. When asking about the way of inhabiting a space whether private or public, is necessary to read the opposing levels that the city is built on. The “ability to inhabit” is therefore constituted as an immanent quality of places, proposing solutions that establish degrees of “collaboration” between building and urban space and forms of relationship that the contemporary city seems no longer able of producing: therefore only by developing a “prescient” environmental vision and recovering the ethical need to imagine the city beyond contingency.Pensare la città post Covid-19 rappresenta un’opportunità per una riflessione che partendo dalle differenze insite in ciascuna città, dalla conoscenza della sua storia, del suo passato, analizzi criticamente la frattura concettuale operata dalla globalizzazione. Interrogarsi sul modo di abitare lo spazio, sia esso privato che pubblico, è necessario per leggere gli opposti piani su cui si costruisce la città. La “capacità di abitare” si costituisce quindi in quanto qualità immanente dei luoghi, proponendo soluzioni che stabiliscano gradi di “collaborazione” tra edificio e spazio urbano e forme di relazione che la città contemporanea non sembra più in grado di produrre: quindi maturando una “visione ambientale preveggente” e recuperando l’esigenza etica di immaginare la città oltre la contingenza
L’elemento verde e l’abitazione nella città in quarantena
The article addresses the issue of the new demand for a relationship with nature in and around our homes that these months of pandemic have put back at the centre of housing behaviour. The aim is to search for lines of continuity, fractures, radical transformations and unexpected returns within the disciplinary culture in relation to the dialectic between innovation and tradition and around the possible resilience of the modern project (understood as based on the continuous questioning around its own instruments and its role on an ethical and political level) in the face of changing conditions. In addition to Luigi Figini's decades of research in the field of Italian Rationalism, it examines the contribution of Pietro Porcinai and the work of Leberecht Migge in Germany.L’articolo affronta la questione della nuova domanda di un rapporto con la natura all’interno e intorno alle nostre case che questi mesi di pandemia hanno rimesso al centro dei comportamenti abitativi. L’obiettivo è quello di ricercare linee di continuità, fratture, radicali trasformazioni e ritorni imprevisti all’interno della cultura disciplinare in relazione alla dialettica tra innovazione e tradizione e intorno alla possibile tenuta del progetto moderno (inteso come fondato sul continuo interrogativo intorno ai propri strumenti e al proprio ruolo sul piano etico e politico) a fronte delle mutate condizioni. Oltre alla decennale ricerca di Luigi Figini nell’ambito della vicenda del Razionalismo Italiano, rilegge il contributo di Pietro Porcinai e l’opera di Leberecht Migge in Germani
Interrogarsi sul progetto architettonico e urbano durante la pandemia
L’articolo che segue è formato dal testo di accompagnamento della call for papers lanciata dalla rivista lo scorso aprile, quando in Italia e nel resto di Europa si iniziava progressivamente a riprendere la vita normale dopo il lockdown.Il testo è nato come riflessione collettiva dei quattro autori in seguito ad una serie di discussioni in cui ognuno ha portato al tavolo (virtuale) della discussione determinati aspetti. Benche avesse lo scopo di illustrare le ragioni della call, ai curatori è parso di qualche utilità riproporlo in apertura anche ai lettori. In chiusura è stata aggiunta al testo originale una breve analisi critica degli articoli pubblicati a cura di Enrico Prand
Ignazio Gardella: architettura come esperienza unitaria
Review of the text Editors: Angelo Lorenzi, Carlo Quintelli Title: Ignazio Gardella the other architectures Language: italian/english Publisher: Il Poligrafo Characteristics: 25x18cm, 238 pages, paperback, black and white, colors ISBN: 978-88-9387-133-4 Year: 2020Recensione al libro:Curatori: Angelo Lorenzi, Carlo QuintelliTitolo: Ignazio Gardella altre architettureLingua: italiano/ingleseEditore: Il PoligrafoCaratteristiche: formato 25x18cm, 238 pagine, brossura, bianco nero e a coloriISBN: 978-88-9387-133-4Anno: 202
Attraversare per rammemorare. L'infrastruttura come museo dislocato.
The mass rapid transit hubs are adopted increasingly as significant public places of contemporary urban space, often charging of meanings and values superior to the mere functional sphere. The search for these places of beauty and relationship with heritage are making them a space for spatial experimentation that implies an increasingly active role for art and historical-archaeological heritage. The article aims to highlight possible frontiers for museum statutes outside the Museum and the potential of the infrastructure as a museum disseminated all under the city as a sort of City Wide Web Museum, thanks to the overcoming of the merely decorative dimension and the involvement of both artistic operations and archaeological finds.I nodi della mobilità pubblica si vanno affermando sempre più come luoghi pubblici significativi dello spazio urbano contemporaneo, caricandosi spesso di significati e valori superiori al mero dato funzionale. La ricerca per questi luoghi di bellezza e rapporto con il patrimonio ne stanno facendo un terreno di sperimentazione spaziale che implica un ruolo sempre più attivo per l'arte e il patrimonio storico archeologico. L'articolo vuole evidenziare frontiere possibili per statuti museali fuori dal Museo e le potenzialità dell'infrastruttura come museo dislocato nella città come una sorta di City Wide Web Museum grazie al superamento della dimensione meramente decorativa e al coinvolgimento sia di operazioni artistiche che di ritrovamenti archeologici
Il passato non è mai passato. Museo, apparecchio dell'anima
This text attempts to visualize the substantial passage that led from the traditional conception of museum to the current one. I.e. from the museum as a real place, architecture, to the museum as dematerialized space, digital input. Architecture changes as the person changes, passing from a concave, contemplative attitude towards the world to a convex attitude, always active, always consuming. The participatory protagonism guaranteed by the over-stimulation of the interactive collections of the new museums has neutralized the architecture and, with this, the experience that traditionally was renewed within these places. The text contains some examples of museums that nowadays attempt to regenerate the original cognitive relationship, through the return of three singularities: of architecture, of the person, of the inner landscape, which incorporates the two previous ones. The museum as an apparatus for experience, for the expansion of the soul.Questo scritto tenta di visualizzare il passaggio sostanziale che ha portato dalla concezione tradizionale di museo, luogo reale, architettura, a quella attuale, dove il museo diviene spazio smaterializzato, input digitale. L’architettura cambia al cambiare della persona, al suo passare da un atteggiamento concavo, contemplativo nei confronti del mondo a un atteggiamento convesso, di spettatore sempre attivo; di consumatore. Il protagonismo partecipativo garantito dalla sovra-stimolazione delle collezioni interattive dei nuovi musei ha neutralizzato l’architettura e, con questa, l’esperienza che tradizionalmente si rinnovava all’interno di questi luoghi. Il testo riporta alcuni esempi di musei che oggi tentano di rigenerare il rapporto conoscitivo originario, attraverso la restituzione di tre singolarità: dell’opera, della persona, del paesaggio interiore, il quale incorpora i due precedenti. Il museo come apparecchio per l’esperienza, per l’espandersi dell’anima.
Museo. Lo spazio della grazia
The Museum seen as a repository of memories to be kept and handed down has happily nourished the intrinsic meaning of its architecture for some time. Thanks to Museums, contemporary architecture has been able to express some quite extraordinary formal, constructive, and expressive potential. The Museum as an autonomous work of architecture emerged at a time when Hegel was declaring the fulfilment of the historical path of the European spirit in his Lectures on the Philosophy of World History written between 1821 and 1824. In his Lectures, Hegel highlighted a simple fact that is crucial to our historical experience. We become aware of things, Hegel said, when they appear at dusk. And at that point, we can only reminisce over what has been.However, the past – the ‘already been’ – as much as it has been summarized, schematized and reorganized through abstract and conceptual knowledge, continues to populate the spaces of our interiority and collective memory and still surfaces today as a premonitory agent of revelatory anxieties. In other words, the Museum appears to our eyes as a formidable premonitory agent of revelatory anxieties.Il museo inteso come deposito di memorie da custodire e tramandare ha felicemente nutrito nel corso del tempo il significato intrinseco dell’architettura. Per mezzo dei musei l’architettura contemporanea è riuscita a esprimere straordinarie potenzialità formali, costruttive ed espressive. Il museo, come architettura autonoma, sorge nel momento in cui Hegel, nelle Lezioni sulla filosofia della storia redatte tra il 1821 e il 1824, dichiara il compimento del percorso storico dello spirito europeo. Nelle Lezioni Hegel pone in evidenza un fatto decisivo per la nostra esperienza storica. Noi ci accorgiamo delle cose, dice Hegel, quando esse giungono al tramonto. A quel punto possiamo soltanto rammemorare ciò che è stato. Tuttavia il passato - il già stato - per quanto riepilogato, schematizzato e riorganizzato attraverso un sapere astratto e concettuale, continua a popolare gli spazi della nostra interiorità e della memoria collettiva e continua a riemergere ancora oggi come agente premonitore d’inquietudini rivelative. In altri termini il Museo appare ai nostri occhi come un formidabile agente premonitore d’inquietudini rivelative
All’origine della Sandbox
Froebel conceived play inside his childhood gardens not only as a preparatory exercise for future adult activities but as a tool capable of sustaining and “watering” the “natural fertility of the soil” of the child’s receptive mind, so that new ideas could find a foothold, to let children grow rooted in the life of the universe, “just as a plant is rooted in the ground with its head facing upwards towards the light”. This essay also illustrates the development and establishment of the sandbox as a spatial and material tool, and how it has evolved thanks to the work of pioneers in nursery schooling.Froebel concepì il gioco all’interno dei suoi Giardini d’infanzia non solo come un esercizio preparatorio per le future attività degli adulti ma come strumento in grado di sostenere e ‘idratare’ la “naturale fertilità del terreno” della mente ricettiva del bambino, in modo che nuove idee potessero prendere piede, per far crescere bambini radicati nella vita dell’universo, «come una pianta è radicata nel terreno con la testa rivolta verso l’alto, verso la luce». Questo saggio illustra lo sviluppo e l’istituzione della sandbox come strumento spaziale e materiale e di come si sia evoluta grazie al lavoro dei pionieri della scuola materna