FAmagazine - Ricerche e progetti sull'architettura e la città
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    485 research outputs found

    Minimum drawing, maximum dwelling. Forme di existenzminimum tra disegno e progetto

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    The trouble of the passage from the immediacy of the ideative drawing to the exactness of the executive drawing is particularly evident in the cases in which the realization of the project foresees the definition of standards, possibly to reproduce in series. In this sense, with specific reference to architectural design, the theme of existenzminimum assumes special importance. The human needs are broken down into limited main functions, distinguishing “typical parts” recognized by precise codes of representation and recomposable in various spatial configurations that meet the needs of economy, modularity and flexibility. Drawing assumes a central role in this framework as a means of verifying the achievement of optimal performance.La difficoltà del passaggio dall’immediatezza del disegno ideativo all’esattezza del disegno esecutivo risulta particolarmente evidente nei casi in cui la realizzazione del progetto prevede la definizione di standard, possibilmente da riprodurre in serie. In questo senso, con specifico riferimento al progetto di architettura, assume particolare rilievo il tema dell’existenzminimum. I bisogni della persona vengono scomposti in limitate funzioni principali, distinguendo “parti-tipo” riconosciute mediante precisi codici di rappresentazione e ricomponibili in varie configurazioni spaziali che rispondono alle esigenze di economicità, modularità e flessibilità, attribuendo al disegno un ruolo centrale quale strumento di verifica del raggiungimento delle prestazioni ottimali

    Forme del rito, forme dell'architettura

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    The aim of this issue is to solicit the exploration of the meaning - by scholars and researchers from Italian or foreign universities engaged in their research in an unstructured condition - of the relationships between the condition of the transition from life to death and the forms of architecture.The call, using as an opportunity recent images and reflections highlighted by the particular condition of the current pandemic, will select a series of contributions that will complement the interventions proposed by some scholars and architects of renown who, in recent years, have dealt with the theme. Participants to the call can propose contributions related to each of the two sections (rites that accompany, rites that pass on) illustrated in the text below.Obiettivo del presente numero è sollecitare l’esplorazione del senso – da parte di studiosi e ricercatori di università italiane o straniere impegnati nelle loro ricerche in condizione non ancora strutturata – delle relazioni tra la condizione della transizione dalla vita alla morte e le forme dell’architettura.La call, utilizzando come occasione recenti immagini e riflessioni messe in luce dalla particolare condizione dell’attuale pandemia, ha selezionato una serie di contributi che sono andati ad affiancare gli interventi proposti da alcuni studiosi e architetti di chiara fama che, negli ultimi anni, si sono occupati del tema. I partecipanti alla call potevano proporre contributi relativi a due sezioni illustrate nel testo a seguire: riti che accompagnano, riti che tramandano

    La fotografia come esperienza. La luce come guida nello spazio dell’architettura

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    The short text is written to accompany the photographic sequence created for the project of the double hypogeum of the Caserta Cathedral by Francesco Venezia included in the previous contribution,Il breve testo è scritto a corredo della sequenza fotografica realizzata per il progetto del doppio ipogeo della Cattedrale di Caserta di Francesco Venezia inserite nel contributo precedente

    Ancora sul rapporto tra disegno e progetto

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    Is there still a need to reflect on a classic theme of the disciplinary research of architecture such as the relationship between design and project? We think so, for a few reasons. It is no coincidence that many architects – defined Masters for their suggestion of a way forward in the project – have directly or indirectly expressed an opinion on this crucial theme of architectural research, reaffirming its importance as an irreplaceable tool. But the ultimate reason is the change in the boundary conditions given by the evolution (or involution) of the expressive instrumentation available to the practice of the project. Faced with the danger that CAD will turn from a tool to help drawing into a design tool, it is not superfluous to reiterate on the one hand the fundamentals of the design discipline and on the other the importance of hand drawing.C’è ancora bisogno di riflettere su un tema classico della ricerca disciplinare dell’architettura come il rapporto tra disegno e progetto? Pensiamo convintamente di sì, per alcune ragioni. Non è un caso se molti architetti – definiti Maestri per il loro suggerire una strada da percorrere nel progetto – hanno espresso direttamente o indirettamente un’opinione in merito a questo tema cruciale della ricerca architettonica ribadendone l’importanza come strumento insostituibile. Ma la ragione ultima è il cambiamento delle condizioni al contorno data dall’evoluzione (o involuzione) della strumentazione espressiva a disposizione della pratica del progetto. Di di fronte al pericolo che il CAD si trasformi da strumento di aiuto al disegno in strumento di progettazione non è superfluo ribadire da un lato i fondamenti della disciplina del progetto e dall’altro l’importanza del disegno a mano

    Ventiquattro pensieri costruiti. Uno strumentario di indagine dello spazio tra forma e struttura

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    Book review:Author: Tiziano De Venuto, Giuseppe TupputiTitle: Il modello come sineddocheSubtitle: Spazio, Struttura, Forma per un’idea di architettura collettivaSeries: MosaicoLanguage of the text: Italian/englishPublisher: LibriaFeatures: 15 x 21cm format, 228 pages, paperback, colourISBN: 978-88-6764-262-5Year: 2022Recensione del testo:Autore: Tiziano De Venuto, Giuseppe TupputiTitolo: Il modello come sineddocheSottotitolo: Spazio, Struttura, Forma per un’idea di architettura collettivaCollana: MosaicoLingua del testo: italiano/ingleseEditore: LibriaCaratteristiche: formato 15 x 21cm, 228 pagine, brossura, a coloriISBN: 978-88-6764-262-5Anno: 202

    Lo scandalo del limite. Amortalità e anestesia della forma

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    The culture of our time has removed the concept of the limit. Death is more and more a matter of others; spectacularization, or thanatology. Yet its cancellation is impossible. Farewell halls and funeral homes are neutral zones designed more to minimise than to comfort. They represent the extreme attempt to anaesthetise the pain of loss, to remove death. Anaesthetic architecture for an a-mortal society that has to reduce its sensitivity. Whereas death itself is the limit that humanises us. John Hejduk, in spite of his time, puts death back at the centre of his work, revealing to us the only way not to succumb: to celebrate it. His work proves nothing, it celebrates everything. Through pain, his architecture recovers the sensitivity of form, its empathy.La cultura del nostro tempo ha rimosso il concetto di limite. La morte è sempre più questione altrui, spettacolarizzazione, o tanatologia. Eppure la sua cancellazione è impossibile. Aule del commiato e case funerarie, zone neutre pensate più per minimizzare che per confortare, nell’estremo tentativo di anestetizzare il dolore della perdita, di rimuovere la morte. Architettura anestetica per una società a-mortale che deve ridurre la propria sensibilità. Mentre proprio la morte è il limite che ci umanizza. John Hejduk, a dispetto del suo tempo, rimette la morte al centro dell’opera svelandoci l’unico modo per non soccombere: celebrarla. La sua opera non dimostra nulla, celebra ogni cosa. Attraverso il dolore la sua architettura recupera la sensibilità della forma, la sua empatia.

    La costruzione dell'enigma. Dušan Džamonja e l’Ossario dei Caduti Slavi di Barletta

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    The proposed essay investigates the architecture of the Ossuary of the Slavs in Barletta (1968-70), focusing on the work of the Croatian sculptor Dušan Džamonja and setting it in the Yugoslavian spomenik tradition.Structured according to peremptory principles and shaped into dynamic and rhythmically articulated masses, this commemorative architecture is able to offer the necessary quiet for contemplation without renouncing the pathos that is typical of commemoration.The essay describes, on the one hand, the founding value assumed by the relationship with the landscape, and on the other, the intense dialogue between architecture and sculpture that animates the plastic composition of this work. The aim is to get closer to understanding the sense of a monument conceived in the form of an enigma.Focalizzandosi sull’opera dello scultore croato Dušan Džamonja, il saggio proposto indaga l’architettura dell’Ossario dei Caduti Slavi di Barletta (1968-70), inquadrandola nella tradizione degli spomenik jugoslavi.Strutturata secondo principi perentori e conformata in masse dinamiche e ritmicamente articolate, quest’architettura commemorativa è in grado di offrire la quiete necessaria alla contemplazione senza rinunciare al pathos che è proprio della commemorazione.Descrivendo, da un lato, il valore fondativo assunto dal rapporto con il paesaggio e, dall’altro, l’intenso dialogo tra architettura e scultura che anima la composizione plastica dell’opera, l’obiettivo è quello di avvicinarsi a comprendere il senso di un monumento pensato nelle forme di un enigma

    Disegnare, pensare: l’esperienza di Livio Vacchini

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    Livio Vacchini’s experience takes on a radical and particularly problematic perspective, especially if it refers to the relationship between drawing and research into architectural forms. Vacchini shunned the sketch as a place for the formation of ideas. Considering the project as a construction of thought, between questions and themes posed, his worktable was rather ‘inhabited’ by diagrams, signs, words. Instead, his drawings – those iconic ideograms that describe the concepts expressed in his architecture – are well known. Sometimes Vacchini used the sketch to describe the compositional ‘structure’ of some of his works. He did it during his lessons. Here, flowing from the mind and through the hand, his signs do not construct complete images or images endowed with any iconicity. Rather, they allow us to retrace the trajectories of his thought with amazement.L’esperienza di Livio Vacchini assume una prospettiva radicale e particolarmente problematica, soprattutto se riferita al rapporto tra disegno e ricerca delle forme dell’architettura. Vacchini rifuggiva dallo schizzo come luogo di formazione delle idee. Considerando il progetto come costruzione del pensiero, tra domande e temi posti, il suo tavolo di lavoro era “abitato” piuttosto da schemi, segni, parole. I suoi disegni invece – quegli ideogrammi iconici che narrano i concetti delle sue architetture – sono ben noti. A volte Vacchini ricorreva allo schizzo per descrivere la “struttura” compositiva di alcune sue opere. Lo faceva durante le sue lezioni. Fluendo dalla mente e attraverso la mano, i suoi segni non costruiscono immagini compiute o dotate di una qualche iconicità, permettendoci piuttosto di ripercorrere con stupore le traiettorie del suo pensiero

    Il disegno della forma del territorio

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    The term construction indicates to the territorial and geographical dimension a practice that is not exclusively about building, but about the meaning and value of a process of reinterpretation and formal restructuring of the existing. In relation to the space to be represented, therefore, the type of representation of space changes, which must describe not only different scales but also the elements and relationships that define it, as well as communicate, even at the big scale, a spatial form and idea of space. The canonical drawings and urbanistic representations give way to the invention of an almost biographical writing, aimed at describing intentions, interpretations and relationships between forms through the use of an expressive code that lies somewhere between concept and image.Il termine costruzione indica alla dimensione territoriale e geografica una pratica che non riguarda esclusivamente l’edificazione, ma il senso ed il valore di un processo di reinterpretazione e ristrutturazione formale dell’esistente. In relazione allo spazio da rappresentare cambia pertanto il tipo di rappresentazione dello spazio, che deve descrivere non solo scale differenti ma anche gli elementi e le relazioni che lo definiscono, nonché comunicare, anche alla grande scala, una forma spaziale e un’idea di spazio. I disegni canonici e le rappresentazioni di tipo urbanistico allora lasciano il posto all’invenzione di una scrittura quasi biografa, volta a descrivere intenzioni, interpretazioni e relazioni tra forme mediante l’utilizzo di un codice espressivo che si pone a metà strada tra concetto e immagine

    Disegno e progetto

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    As a creative reasoning, design is turning into something different from what we are used to, in a new logic that leads it, in the first place, to ensure environmental balance. Drawing has also changed, to the point that its demise, if not its death, has been explicitly mentioned. Rather, it seems to us that, from a pure architectural communication tool, drawing should be brought back to the role of a privileged instrument of design reflection, thus opening a season in which the project, also thanks to its digitization, the diffusion of BIM and the introduction of artificial intelligence, can be reconfigured as a simulation of construction work, if not as a form of punctual graphic deconstruction of architecture finally aimed at its construction.Inteso come ragionamento creativo, il progetto si sta trasformando in qualcosa di diverso da ciò a cui siamo abituati, in una logica nuova che lo porti, in primo luogo, a garantire l’equilibrio ambientale. Anche il disegno è cambiato, al punto che si è esplicitamente parlato della sua fine. A noi sembra piuttosto che, da strumento di pura comunicazione dell’architettura, il disegno vada riportato al ruolo di strumento privilegiato della riflessione progettuale, aprendo così una stagione in cui il progetto, anche grazie alla sua digitalizzazione, alla diffusione del BIM e all’introduzione dell’intelligenza artificiale, possa riconfigurarsi come simulazione dell’attività costruttiva, se non come una forma di puntuale decostruzione grafica dell’architettura finalmente mirata alla sua costruzione.                        

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