FAmagazine - Ricerche e progetti sull'architettura e la città
Not a member yet
    485 research outputs found

    Profonde memorie – il Cementiri Nou di Igualada di Enric Miralles e Carme Pinòs

    No full text
    At Igualada Enric Miralles and Carme Pinós give form to a landscape of pitiless poetry where death is evoked with solemn gravity. A trail descends between ruins and detritus along what seems like the dried bed of a river in flood as far as the final space where gaping tombs await. The fate that is in store for each of us is displayed without veils in an image worthy of Baroque theatre. The themes of the descent to the underworld, of the decomposition of the body and of the resurrection are not evoked by figurative devices but by an architecture suspended between construction and dilapidation. As in the Skogskirkogården, personal and collective memories are layered to give life to a landscape that is not simply geographical but also cultural, a landscape that more than any other represents the spirit of Catalonia as it exits forty years of dictatorship.A Igualada E. Miralles e C. Pinós danno forma a un paesaggio di spietata poesia dove la morte è evocata con gravità solenne. Un percorso scende tra rovine e detriti lungo quello che sembra il letto prosciugato di un fiume in piena fino allo spazio finale, dove aspettano sepolcri spalancati. Con un’immagine degna del teatro barocco la sorte che attende ognuno è esibita senza veli. I temi della discesa agli inferi, il decomporsi dei corpi, il risorgere non sono evocati da apparati figurativi ma da un’architettura sospesa tra costruzione e rovina. Come nello Skogskirkogården memorie personali e collettive si stratificano per dare vita a un paesaggio non solo geografico ma anche culturale, che più di ogni altro rappresenta lo spirito della Catalogna che esce da quaranta anni di dittatura

    Eresia del rito

    No full text
    The ritual as a deep contemplation of the binomial that makes up the word Architecture: τέχνη (Téchne) and ἀρχή (Archè) Architecture, in this sense, is understood as an art where all material and immaterial things converge, in a continuous comparison/clash between eternal and present.Our time, however, is dominated by technique alone, which distances us from the profound reason for things. The Project of architecture (with a capital 'P' when it belongs to distant times and therefore to the Archè) therefore describes the rational structure dictated by the architectural paradigms - linked to the origin - with the aim of rediscovering that shared meaning which is proper to the discipline of architecture and which aspires to the search for truth.Il rito come contemplazione profonda del binomio che compone la parola Architettura: τέχνη (Téchne) e ἀρχή (Archè). L'architettura, in questo senso, è intesa come arte dove convergono tutte le cose materiali e immateriali, in un continuo confronto/scontro tra eterno e presente.Il nostro tempo però è dominato dalla sola tecnica che ci allontana dalla ragione profonda delle cose. Il Progetto di architettura (con la 'P' maiuscola quando appartiene a tempi lontani e dunque all'Archè) descrive dunque la struttura razionale dettata dai paradigmi architettonici – legati all'origine – con l'obiettivo di riscoprire quel significato condiviso che è proprio della disciplina architettonica e che ambisce alla ricerca della verità

    Forme del rito, forme dell'architettura. Se in un bosco troviamo un tumulo...

    No full text
    Through the reading and the analysis, a posteriori, of Studio Monestiroli's projects for the Cimitero Maggiore of Voghera and the Cemetery on the island of San Michele in Venice, the text identifies in some specific elements, which build the place of the dead, the reasons of sense and form for the representation of the sepulchral space. The comparison of the two works also leads to a profound questioning of the permanent architectural elements that contribute to the representation of the cult of the dead. Protecting and preserving through the relationship that these elements establish with the place and, at the same time, questioning the relationship between architecture and nature.Attraverso la lettura e l'analisi, a posteriori, dei progetti dello Studio Monestiroli per il Cimitero Maggiore di Voghera e il Cimitero sull’isola di San Michele a Venezia, il testo individua in alcuni specifici elementi, che costruiscono il luogo dei morti, le ragioni di senso e di forma per la messa in figura dello spazio sepolcrale. Dal confronto delle due opere ne scaturisce altresì una profonda interrogazione sugli elementi architettonici permanenti che concorrono alla rappresentazione del culto dei morti.La volontà di dare la forma più appropriata alla costruzione della sepoltura è l’elemento necessario al suo riconoscimento e di conseguenza al sentimento trasmesso. Misura, forma, e costruzione, nella loro adeguatezza proporzionale e geometrica, unite alla corrispondenza con il luogo, consentono il riconoscimento della costruzione, attribuendogli un valore sacrale che suscita un sentimento di rispetto in chi ci si imbatte. Questa è la forza dell’architettura e la responsabilità dell’architetto sta proprio nella messa in opera del riconoscimento delle sue forme

    Transitus

    No full text
    Francesco Venezia laconically describes the project for the double hypogeum of Caserta Cathedral. The architect guides us along a path of descent and ascent accompanied by the rhythm of shadow, light and penumbra.Francesco Venezia descrive laconicamente il progetto del doppio ipogeo della Cattedrale di Caserta. L'architetto ci guida attraverso un percorso di discesa e ascesa accompagnati dal ritmo d’ombra, luce, penombra

    Vita est peregrinatio. Il Duomo di Neviges fra sacro e urbano.

    No full text
    In 2020, the German architect Gottfried Böhm turned 100 years old. His sacred architecture has defined the German architectural landscape from the years of post-war reconstruction to today. The project for the new Cathedral of Neviges (1963) collects and amplifies the representativity of the religious rite with an evocative formal expression that characterizes urban space, weaving renewed relationships between the internal space of the church and its exterior. Translating both sacred and secular rites into physical actions, Böhm's work stands out as a solid reference for his capability of reinterpreting religious faith as a tool for building communities, incorporating its indispensable sense of sharing and civic sociality.Nel 2020, l’architetto tedesco Gottfried Böhm ha compiuto cento anni. Le sue architetture sacre hanno segnato in modo significativo il panorama architettonico tedesco dagli anni della ricostruzione postbellica ad oggi. Il progetto per il nuovo Duomo di Neviges (1963) raccoglie e amplifica l’esigenza rappresentativa della celebrazione del rito in una espressione formale fortemente evocativa e caratterizzante lo spazio urbano, in grado di intessere rinnovate relazioni fra lo spazio interno della chiesa e il suo esterno. Traducendo in azioni fisiche tanto i riti sacri quanto quelli laici, l’opera di Böhm si pone come un riferimento solido per la sua capacità nel reinterpretare la fede religiosa come strumento per la costruzione di comunità, incorporandone l’indispensabile senso di condivisione e socialità civica

    Memoria resistente, note su alcuni monumenti (non realizzati) dedicati alla Resistenza italiana

    No full text
    The contribution starts from the reflection on the memorial as architectural theme and from the highlighting of the role played by commemorative monuments of the Second World War in the context of post-war reconstruction, then it develops the comparative reading of three un-built projects for memorials dedicated to the Resistenza. These artefacts are united by a strong abstract character and a deep confidence in the ability of architectural forms, understood in their most essential connotation, to evoke historical events and adequately represent the values they exemplify. They are analysed according to different ways in which they decline a common commemorative program and to the relationship they establish with the surrounding urban space.Il contributo parte dalla riflessione sul memoriale come tema di architettura e dalla messa in evidenza del ruolo svolto dai monumenti commemorativi del secondo conflitto mondiale nel quadro della ricostruzione post-bellica, per poi concentrarsi nella lettura comparata di tre progetti non realizzati per memoriali dedicati alla Resistenza. Questi ultimi, accomunati da un carattere di forte astrazione e da una profonda fiducia nella capacità delle forme architettoniche, intese nella loro connotazione più essenziale, di evocare gli eventi storici e rappresentare adeguatamente i valori da essi esemplificati, vengono analizzati in ragione dei diversi modi in cui declinano un comune programma commemorativo e della relazione che istituiscono con lo spazio urbano circostante

    La città nascosta: il cimitero della Chacarita

    No full text
    In this essay a characteristic thought about one of the first Clorindo Testa’s work is going to be discussed. He was one of the most important Italo Argentinian architects of the XX century.The cemetery of Chacarita, like many other cemeteries sited in the huge Metropolis of Buenos Aires, will be interpreted as a real “city in the city”.Only venturing into this parallel world, this thought about what is in between life and death shapes up through the language of Architecture. From the main entrance a layering of different periods and styles accompanies us to the heart of the cemetery, where the construction of the Sexto Panteón, dated 1958, takes place. This is just the first stop of an endless path where light effects and corridors labyrinthically animate the “eternal” space of the underground.Il saggio propone una riflessione su una delle prime opere dell’architetto italo/argentino Clorindo Testa. Come in molti altri cimiteri del mondo, anche quello della Chacarita, sito nella grande metropoli di Buenos Aires, può essere interpretato come una vera città nella città. Ma è addentrandosi in questo mondo parallelo che la riflessione tra vita e morte prende forma parlando attraverso il linguaggio dell’architettura. Dall’ingresso principale, una sedimentazione di epoche e stili ci accompagna al cuore geografico del cimitero, dove la costruzione del Sexto Panteón, datata 1958, non è che la prima tappa di un cammino senza fine, dove giochi di luce e labirintici corridoi animano lo spazio “eterno” nel sottosuolo

    Dai “soft media” al concept: eredità di Le Corbusier e suoi collaboratori nei progetti e insegnamenti di Jerzy Sołtan

    No full text
    The relevance of “soft media” – such as charcoal, soft crayons, and clay – is essential in order to reach the very essence of architecture, at least according to Le Corbusier. Along with artistic and visual research, using such techniques contributed to the poetics, meaning, and definition of his work. This article analyses the work and teaching of Polish modernist architect Jerzy Sołtan through the prism of Le Corbusier’s heritage and legacy and it examines how the use of specific tools and techniques could influence development of a design concept. Based on archival data and oral histories interviews, it explains the connection between Le Corbusier, his collaborators, and their own students, looking for the continuity of design approach in the first stages.L’importanza dei “soft media” – come carboncino, lapis morbidi o argilla – è essenziale per raggiungere l’essenza dell’architettura, perlomeno secondo Le Corbusier. Assieme alla ricerca artistica e visiva, l’uso di tali tecniche ha contribuito alla poetica, al significato e alla definizione dei suoi lavori. Quest’articolo analizza progetti e insegnamenti dell’architetto moderno polacco Jerzy Sołtan attraverso il prisma dell’eredità di Le Corbusier e illustra come l’uso di strumenti e tecniche precisi potrebbe influenzare lo sviluppo di un progetto. Basandosi su dati archivistici e su una serie di interviste, si esamina la connessione tra Le Corbusier, i suoi collaboratori e i loro studenti, cercando una continuità nell’approccio al progetto nelle sue prime fasi

    L’Abaco e il Nodo. Costruzioni nel disegno di Mario Ridolfi

    No full text
    Mario Ridolfi uses drawing to explore constructive themes and also as a hallmark of his personal poetics. The point of convergence between technique and poetics is manifested, in particular, in the use of two tools: the abacus and the node. The abacus concerns the combinatorial variations between quantitative parameters affecting buildings and urban design. The node establishes analogical relationships between building elements of different sizes. The abacus and the node are multiscalar tools that merge architectural design and technical investigation.Nelle sue elaborazioni progettuali Mario Ridolfi svela una dimensione del disegno architettonico che fa del dialogo con la tecnica il proprio carattere emblematico.Il disegno è sia strumento di conoscenza delle tecniche costruttive, sia segno distintivo di una personale ricerca espressiva. Il punto di convergenza tra questi due orientamenti è testimoniato dall’uso di due strumenti di disegno, ovvero l’abaco e il nodo che, transitando dalla manualistica alla poetica architettonica, scompaginano la prosaica distinzione tra ideazione compositiva e tecnica costruttiva. Se l’abaco interviene nella classificazione delle varianti morfologiche, il nodo opera variazioni di scala tra elementi costruttivi e configurazioni compositive

    The Auckland Drawing School. Ai margini della rappresentazione architettonica

    No full text
    In the early 1980s, the School of Architecture of Auckland already known as “Drawing School” was operating on the far fringes of architectural debate and was experiencing the theoretical turn in the context of its teachings. One of the most influential theories on the possibilities of deconstruction of architectural discourse travelled with great success between the two hemispheres, shortly after Mark Wigley left the school upon completing his doctoral studies on the subject. What remains unnoticed, however, is the complicity between the affirmation of that theoretical thought and the well-established tradition of the school in the field of representation. Starting from an axonometric composition produced in those years, this contribution aims to examine the tense relationship between drawing as mental and material space, by revealing the unexpected possibilities of insinuating a real counter-argument within the same theoretical apparatus from which that composition seemed to derive.Agli inizi degli anni ’80, la Scuola di Architettura di Auckland già conosciuta come “Drawing School” che operava ai margini più periferici del dibattito, affrontava la svolta teorica nell’ambito dei suoi insegnamenti. Una delle teorie più influenti sulle possibilità di decostruzione del discorso architettonico, navigò con grande successo tra i due emisferi poco dopo che Mark Wigley lasciò la scuola alla fine del suo dottorato incentrato su questo tema. Ciò che resta inosservato, tuttavia, è il rapporto di complicità tra l’affermazione di quel pensiero teorico e la consolidata tradizione della scuola nel campo della rappresentazione. A partire da una composizione assonometrica prodotta in quegli anni, il contributo esamina la tensione tra il disegno come spazio mentale e spazio materiale, rivelando le possibilità inaspettate di insinuare una vera e propria contro-argomentazione rispetto allo stesso apparto teorico da cui quella composizione sembrava discendere.

    0

    full texts

    485

    metadata records
    Updated in last 30 days.
    FAmagazine - Ricerche e progetti sull'architettura e la città
    Access Repository Dashboard
    Do you manage Open Research Online? Become a CORE Member to access insider analytics, issue reports and manage access to outputs from your repository in the CORE Repository Dashboard! 👇