FAmagazine - Ricerche e progetti sull'architettura e la città
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La mano poetica di Alessandro Anselmi
The 1980 Venice Biennale marked the definitive break between GRAU (Gruppo Roman Urban Architects) and Alessandro Anselmi. Talented architect, but also professor and editor of several well-known magazines, Anselmi expresses his design thinking through the art of the hand. Anselmi’s drawing, of considerable figurative value, tells about the poetics of the fragments around the void: planes and surfaces that follow the traces of the context and give life to articulated spaces. In the design sketches the language of Alessandro Anselmi emerges with all its expressive power revealing the close relationship between conceptual sign and poetics; a poetics supported by numerous theoretical reflections that insist on the irreplaceable act of the hand in the creative process of architecture.La Biennale di Venezia del 1980 segna il definitivo distacco tra il GRAU (Gruppo Romano Architetti Urbanisti) e Alessandro Anselmi. Talentuoso architetto, ma anche docente e redattore di alcune riviste note, Anselmi esprime il suo pensiero progettuale attraverso l’arte della mano. Il disegno anselmiano, di notevole valore figurativo, narra della poetica dei frammenti intorno al vuoto: piani e superfici che assecondano le tracce del contesto e danno vita a spazialità articolate. Negli schizzi progettuali il linguaggio di Alessandro Anselmi emerge con tutta la sua carica espressiva rivelando lo stretto rapporto tra segno ideativo e poetica; una poetica supportata da numerose riflessioni teoriche che insistono sull’insostituibile atto della mano nel processo creativo dell’architettura
Luce, Forma e Scala. Su Sette spazi sacri di Simon Ungers
Starting from the figure of Étienne-Louis Boullée we try to face a new reading of the Seven Sacred Spaces by Simon Ungers. Through the association of seven types of sacred spaces we determine the binomials that link the idea of sacred space, developed by Ungers, and the ability of buildings, like poetry, to awaken our senses that, for Boullée, leads architecture - as art - towards the sublime.Partendo dalla figura di Étienne-Louis Boullée si tenta di affrontare una inedita lettura dei Sette spazi sacri di Simon Ungers. Attraverso l'associazione di sette tipi di spazi sacri si determinano dei binomi che legano indossolubilmente l'idea di spazio sacro, maturata da Ungers, e la capacità degli edifici, come la poesia, di risvegliare i nostri sensi che, per Boullée, conduce l'architettura – in quanto arte – verso il sublime
La figurazione prima della forma, diagrammi e form drawing nell’opera di Louis I. Kahn
Through exploring some of Kahn’s works, the essay aims to demonstrate the deep connection between drawing-diagrams and the realized work, where form materializes through the figuration of its simple patterns.To clarify this potential for listening, the essay addresses the dimension of drawing in the work of Louis I. Kahn. In his design research, the architect understands and uses the interpretive power of diagrams, which, in the book Louis I. Kahn: Conversations With Students (1998), calls “form drawing”. A thought-form considered fundamental to the Estonian architect, who from the 1960s onward would use this diagrammatic tool as a measure for investigation in defining potential forms of architecture.Attraverso l’esplorazione di alcune opere di Kahn, il saggio intende dimostrare il legame profondo fra l’uso dei disegni-diagrammi e l’opera realizzata, dove la forma si materializza attraverso la figurazione dei suoi schemi primigeni.Per chiarire questo potenziale di ascolto, il saggio affronta la dimensione del disegno nell’opera di Louis I. Kanh. Nella sua ricerca progettuale, l’architetto comprende e utilizza la forza interpretativa dei diagrammi che, nel libro Louis I. Kahn: Conversations With Students (1998), definisce “form drawing”.Una forma-pensiero fondamentale per l’architetto estone, che dagli anni ’60 in poi utilizzerà questo strumento diagrammatico come misura per l’indagine nella definizione di forme potenziali di architettura
Su Valdemaqueda. Progettare uno spazio sacro
The Church of San Lorenzo in Valdemaqueda is located 65 km far from Madrid, in the Sierra de Guadarrama, 20 km far from the Escorial. It was designed and built by architect José Ignacio Linazasoro between 1997 and 2001. It is a small but intense work. This short essay describes the design process and the references that the architect took into account during the project.La Chiesa di San Lorenzo di Valdemaqueda si trova a 65 km da Madrid, nella Sierra de Guadarrama a 20 km dall’Escorial. Progettata e costruita tra il 1997 e il 2001, è un’opera piccola ma intensa. In questo breve saggio si descrive la genesi dell’opera e del mondo di riferimenti antichi e contemporanei utilizzati durante le fasi del progetto o rinvenuti successivamene alla realizzazione.Alcuni dispositivi architettonici utilizzati sono descritti perché riconosciuti come capaci di conferire allo spazio massima intensità con il minor numero di mezzi possibile: la modulazione della luce e la conformazione dello spazio attraverso un attento controllo della sua struttura
Spazio, forma, materia, contesto La lezione perpetua di Távora
Text review:Author: Fernando TávoraEdited by: Carlotta TorricelliTitle: Dell’organizzazione dello spazioLanguage of the text: italianoPublisher: nottetempo srl, MilanoFeatures: 24x14 cm, 192 pagine, brossura, bianco e neroISBN: 978-88-7452-915-5Year: 2021Recensione del testo:Autore: Fernando TávoraA cura di: Carlotta TorricelliTitolo: Dell’organizzazione dello spazioLingua del testo: italianoEditore: nottetempo srl, MilanoCaratteristiche: 24x14 cm, 192 pagine, brossura, bianco e neroISBN: 978-88-7452-915-5Anno: 202
La forma dell'assenza. Riflessioni su città, memoria e monumento a partire dal progetto per Braunschweig di Luigi Snozzi
When architecture is called to give shape to what is no longer there, the art of building faces the challenge of transposing the emptiness of loss into an image. It then finds itself having to fix a certain temporal segment within the dynamic flow of collective memory, to root the event it has been asked to represent within the specific character of a place, to define a precise image – among the many possible ones – which contributes to locating that trauma within the choral narrative it is a part of. By questioning the potential implicit in the intimate link that exists between construction and destruction, we come face to face with a reflection on the relationship between memory and the city, starting from an investigation around a project in which an erased urban reality is reconstructed in the negative in the ground, like an imprint, while it itself is translated into a monument.Quando l’architettura è chiamata a dare figura a ciò che non c’è più, l’arte del costruire affronta la sfida di trasporre in immagine il vuoto della perdita. Si trova, difatti, a fissare un determinato segmento temporale all’interno del fluire dinamico della memoria collettiva, a radicare l’evento che è chiamata a rappresentare nella specificità di un luogo, a definire un preciso immaginario, tra i molti possibili, che contribuisca a collocare quel trauma all’interno della narrazione corale cui prende parte. Interrogando le potenzialità implicite nell’intimo legame che sussiste tra costruzione e distruzione, si affronta una riflessione sul rapporto tra memoria e città, a partire dall’indagine intorno a un progetto in cui una realtà urbana cancellata viene ricostruita in negativo nel suolo, come un’impronta, e tradotta, essa stessa, in monumento
A partire dalla (triste) realtà
An architecture magazine has to deal with disciplinary issues also starting from the contingent reality. In this period, deeply marked by the SARS-CoV-2 Pandemic, it appeared right, after the double issue Coronavirus City Architecture. Perspectives of the architectural and urban project, to go back to doing something.A consequence of the pandemic documented by images that have traveled around the world was the cancellation of the funeral rite of death which took place in many countries. From this reflection (and from the sharing and discussion of the theme with the editorial staff) this issue is born which aims to underline (and remember) that architecture is inherent in death and the rituality connected to it no less than many other central spaces in the life of the individual.Una rivista di architettura si deve occupare dei temi disciplinari anche a partire dal dato reale contingente. In questo periodo, profondamente segnato dalla Pandemia da SARS-CoV-2, è parso giusto dopo il corposo numero doppio Coronavirus Città Architettura. Prospettive del progetto architettonico e urbano, tornare a fare qualcosa.Una conseguenza della Pandemia documentata da immagini che hanno fatto il giro del Mondo è stata l’annullamento del rito funebre della morte verificatosi in molti Paesi. Da questa riflessione (e dalla condivisione e discussione del tema con la redazione) nasce questo numero che ha l’obiettivo di sottolineare (e ricordare) che l’architettura è connaturata alla morte e alla ritualità in essa connessa non meno di molti altri spazi centrali nella vita dell’individuo
Il disegno dell’architettura. Progetto e scritture
The essay examines the debate on architectural design in the early eighties. The aim of this study is to reconstruct the history of the working meetings Il disegno dell'architettura, organized by the Centro Studi e Archivio della Comunicazione of the University of Parma on 23-24 October 1980. A conference, which coincides with the opening to the public of the collections of the Project Department, today the Project Section, in which the greatest designers and historians of architecture of our country participate. The speeches get to the heart of the debate on the reform of national cultural institutions. A contribution to the study of architectural design, a material space for theoretical reflection and research, emancipated from the univocal relationship with constructive and professional practice.Il saggio prende in esame il dibattito sul disegno d’architettura nei primi anni Ottanta. Obiettivo del presente studio è ricostruire la storia degli incontri di lavoro Il disegno dell’architettura, organizzati dal Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma nelle giornate del 23-24 ottobre 1980. Un convegno, che coincide con l’apertura al pubblico delle raccolte del Dipartimento Progetto, oggi Sezione Progetto, al quale partecipano i maggiori progettisti e storici dell’architettura del nostro paese. Gli interventi entrano nel vivo del dibattito sulla riforma delle istituzioni culturali nazionali. Un contributo allo studio del disegno d’architettura, spazio materiale della riflessione teorica e della ricerca, emancipato dall’univoca relazione con la pratica costruttiva e professionale
Dialettica in stato di quiete. Progetto per il nuovo cimitero di Pesaro di Luciano Semerani e Gigetta Tamaro.
This essay proposes an interpretation of the project for a new Pesaro cemetery developed by Luciano Semerani and Gigetta Tamaro in 1979. The fundamental reason why it is considered important to reflect on this unrealized project lies in the exemplary way in which the two architects conceived and developed the project’s forms, pursuing an analogy between those of the “city of the living” and those of the “city of the dead”. This analogy defines the project’s metahistorical space, favouring, in other words, the conception of a symbolic space to which the political task of passing on the common learning on death is entrusted to the life of the city, while each individual is guaranteed a spiritual request which allows him or her to keep a dialogue with the deceased alive.Il testo propone una lettura del progetto per il nuovo cimitero di Pesaro elaborato da Luciano Semerani e Gigetta Tamaro nel 1979. La ragione fondamentale per cui si ritiene rilevante riflettere su questo progetto non realizzato risiede nel modo esemplare con cui i due architetti hanno concepito e sviluppato le forme del progetto rincorrendo all’analogia tra le forme della «città dei vivi» e le forme della «città dei morti». Questa analogia definisce lo spazio metastorico del progetto, favorendo, in altri termini, l’ideazione di uno spazio simbolico a cui è affidato da una parte il compito politico di tramandare nella vita della città l’apprendimento comune della morte e da un’altra parte è garantito ad ogni individuo l’istanza spirituale che consente di tenere vivo il dialogo coi defunti
La porta del Pantheon, il ‘muro’ di Alberti e quello di Chillida. Forme dell’ipogeo e l’architettura degli spazi cavi
No form or type seems to be uniquely linked to sacred architecture, yet many of these sites possess a common character: the idea of hypogeal space. If in some of these places – especially the oldest – the space is the product of a real material movement, in others – more recent – the effect is reproduced by massive forms, by the logic of subtraction of volumes, by the conception of space as a place 'carved out of the solid'.Tracing the origins of this need apparently common to many cultures is hard, if not impossible, and although it is fascinating to think that all this has its genesis in the gesture of the excavation of the first tombs, the hypothesis would remain indemonstrable. Through three quick incursions, we will try to reflect on the sense of space in places devoted to the sacred and the ritual.Nessuna forma e nessun tipo sembrano potersi ricondurre univocamente alle architetture del sacro, eppure molti di questi siti posseggono un carattere comune: l’idea dello spazio ipogeo. Se in alcuni di questi luoghi – soprattutto i più antichi – lo spazio è prodotto di un reale movimento materico, in altri – più recenti – ciò è riprodotto dalle forme massive, dalle logiche di sottrazione dei volumi, dalla concezione dello spazio come luogo ‘cavato dal pieno’.È difficile, se non impossibile, risalire alle origini di questa esigenza apparentemente comune a molte culture, e sebbene sia affascinante pensare che tutto ciò abbia genesi nel gesto dello scavo delle prime tombe, l’ipotesi rimarrebbe indimostrabile. Attraverso tre rapide incursioni, si tenterà una riflessione sul senso dello spazio nei luoghi deputati al sacro ed al rito