FAmagazine - Ricerche e progetti sull'architettura e la città
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    Città Vs Campagna. Per un rinnovato interesse verso l’insediamento rurale

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    ....................................L’editoriale mette in rilievo due missioni della rivista come ribadire la memoria su fatti storici passati che le nuove generazioni potrebbero non conoscere e rendere utilizzabile l’esperienza storica come materiale di progetto. A fronte di un interesse pressoché totale ai temi della rigenerazione urbana o funzionali legati al PNRR il numero vuole riportare l’interesse degli architetti e studiosi al territorio oggi investito da una vera e propria “rivoluzione agricola”. Città e campagna nella loro complementarietà possono quindi riprendere quel dialogo costruttivo ben evidenziato da Henri Pirenne

    “Paesaggi” della memoria

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    The mystery of permanence is the theme investigated by Claudia Pirina in the forms of the sacred and in those architectural systems capable of relating man to the divine. These forms are perpetuated over time, in a circularity that becomes essence, stimulating reminiscence. They are forms of the transposition and representation of mnemonic images, delegated to the remembrance of the absent object (or person), activated by perception and by the senses. In this text, however, we are not interested in investigating only the forms themselves, but rather the ability of some architects to «bring together distant forms, in time and in the mind, [to] bring together a time with another time, [to] create short circuits; another idea of time». Two works, not contemporary to us, are used as examples for their ability to interpret differently, sometimes oscillating ambiguously between one term and the other, what Teyssot recognizes as a fundamental problem of funeral art: «invention as opposed to repetition»: PleČnik’s Garden of the Dead in the Žale cemetery in Ljubljana and Ravnikar’s Kampor Memorial on the island of Rab.Il testo indaga il mistero della permanenza nelle forme del sacro, e in quei dispositivi architettonici capaci di mettere in relazione l’uomo con il divino. Tale aspirazione è rinvenibile in una serie di forme archetipiche primigenie dell’architettura che dimostrano quanto «nell’infanzia del tempo l'arte fu preghiera». Tali forme si perpetuano nel tempo, in una circolarità che si fa essenza, stimolando la reminiscenza. Nel testo non interessa tuttavia occuparsi solamente delle forme in sé, quanto della capacità di alcuni architetti di «mettere a contatto forme lontane, nel tempo e nella mente, [di] far incontrare un tempo con un altro tempo, [di] creare dei cortocircuiti».Due opere sono utilizzate, in forma di esempio, per la loro capacità di declinare diversamente – oscillando talvolta ambiguamente tra l’uno e l’altro termine – quello che Teyssot riconosce come problema a fondamento dell’arte funebre: «quello dell’invenzione contro la ripetizione»: il Giardino dei Morti di Jože PleČnik a Lubiana e il Memoriale di Kampor di Edvard Ravnikar nell’isola di Rab

    Un modo giusto di guardare alle cose

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    Book review:Author: Alberto BolognaTitle: Chinese Brutalism TodaySubtitle: Concrete and Avant-Garde ArchitectureLanguage: EnglishPublisher: ORO EditionsFeatures: 21x30 cm, 298 pages, paperback, colourISBN: 978-1-943532-38-4Year: 2019Recensione del testo:Autore: Alberto BolognaTitolo: Chinese Brutalism TodaySottotitolo: Concrete and Avant-Garde ArchitectureLingua: IngleseEditore: ORO EditionsCaratteristiche: formato 21x30 cm, 298 pagine, brossura, coloriISBN: 978-1-943532-38-4Anno: 201

    Divina Acqua. Il rito della "discesa" nell'Architettura del Pozzo

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    The present paper tries to highlight certain characters of the Architecture of Holy Well starting from the Sardinian experience assumed as one of the first excellent signs of the architecture of Rite in the Mediterranean. In the Pagan rites, mostly than into the Roman-Christian subsequent experiences, the role of nature, the divination of its resources but also its figurative interpretation, they entered to belong to the idea of space to the point that the Architecture of Well could be considered as the ritual Sardinian Architecture’s crowning point, at least until the Basilica period.So, the paper is to be seen over the track already outlined by a certain Italian culture that sees the architecture as a continuous experience which has his roots int the most archaic spatial manifestations and also sees the rite as the first design form of architecture.Il presente contributo prova a delineare alcuni caratteri dell’Architettura del Pozzo Sacro a partire dall’esperienza sarda assumendola come una delle prime manifestazioni eccellenti dell’architettura del rito in ambito mediterraneo. Nei riti pagani del neolitico, ben più che nelle sovrascritture romano-cristiane successive, il ruolo della natura, la divinazione delle sue risorse ma anche la sua interpretazione figurativa, entravano a far parte della concezione dello spazio a tal punto che l’Architettura del Pozzo, diversamente da altri tipi, può essere interpretata come la massima espressione formale dell’architettura rituale in Sardegna almeno fino al periodo basilicale. Il contributo si iscrive quindi in quel solco tracciato da una certa cultura italiana che vede l’architettura come esperienza continua che affonda le sue radici nelle manifestazioni spaziali più arcaiche e che vede nel rito la sua prima forma di progetto

    Il restauro e la riconfigurazione architettonica del Cimitero delle 366 Fosse e del Sepolcreto dei Colerici a Napoli

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    The 366 Fosse Cemetery and the Colerici Burial Ground represent, in different forms, two of the most important monumental complexes in the city of Naples. The necessity to carry out the restoration stems from the desire to bring to light the original singularity - architectural and symbolic - that these monuments established with the place of settlement. Two singular works, whose peculiarities appear today obscured by degradation and superfetations that poorly tell the original spatial configurations that have marked this part of the city. The re-signification of the spatial qualities inherent in this place are therefore to be understood as an opportunity to return, to the city and the community, a historic gateway to the cemetery park of the hill of Poggioreale.Il Cimitero delle 366 Fosse e il Sepolcreto dei Colerici rappresentano, in forme diverse, due dei più importanti complessi monumentali della città di Napoli. La necessità di operare il restauro nasce dalla volontà di far riaffiorare le originarie singolarità – architettoniche e simboliche – che tali monumenti instauravano con il luogo di insediamento. Due opere singolari, le cui peculiarità appaiono oggi oscurate dal degrado e dalle superfetazioni che mal raccontano le originarie configurazioni spaziali che hanno disegnato questa parte di città. La risignificazione delle qualità spaziali insite in questo luogo è dunque da intendersi come una opportunità per restituire, alla città e alla collettività, una storica porta di accesso al parco cimiteriale della collina di Poggioreale

    Un “Fantastique” de bibliothèque

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    Recensione del libro Curatori: Anna Maritano, Francesco Saverio FeraTitolo: Marino Narpozzi. Conversazioni in-disciplinateLingua: ItalianoEditore: Aión, FirenzeCaratteristiche: 24x17 cm, 152 pagine, brossura, bianco e neroISBN: 978-88-98262-78-64Anno: 201

    La precisione di una idea

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    This essay describes the relationship between drawing and design in the work of Antonio Monestiroli. Precision and essentiality are the hallmarks of his works of architecture, which also governed his ways of drawing, a design tool focused on technical representations, at an urban scale and that of the individual building. Plans, elevations, cross sections, volumetric plan views, collages and scale models were the prevailing ways in which his projects were explored and illustrated, even during the transition from analogue to digital drawing.Il testo descrive il rapporto fra disegno e progetto nel lavoro di Antonio Monestiroli. Precisione ed essenzialità sono le cifre distintive delle sue architetture che indirizzano anche i modi del disegno, strumento del progetto di cui privilegia le rappresentazioni tecniche, sia alla scala urbana che a quella del singolo edificio. Piante, prospetti, sezioni, viste planivolumetriche, collage, modelli in scala sono i modi prevalenti secondo cui i progetti sono studiati e illustrati, anche nel passaggio dal disegno analogico a quello digitale

    In che senso l’architettura è complessa: il ruolo del disegno nel progetto di architettura

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    This essay traces the fundamental relationship between architecture as a discipline and a work of architecture. Architecture and works of architecture are constantly swapping places within a circle, an experience which, over time, has built up and gradually standardized their rapport: works start from the nomenclature of which the discipline is constituted, whose validity is in turn certified by the works built.The midpoint term which conveys the flow along the (circular) process of architectural design is drawing, in its twofold value of representation and figuration, with that semiotic and notational value with which Leon Battista Alberti exhorted his students to learn to paint as one learns to write.Il saggio ripercorre la relazione fondamentale che intercorre tra l’architettura intesa come disciplina e l’opera di architettura. Architettura e architetture si scambiano continuamente di posto all’interno di un circolo, l’esperienza del quale ha costruito nel tempo e convenzionato gradatamente il loro rapporto: le opere prendono avvio dalla nomenclatura di cui è costituita la disciplina, la cui validità è a sua volta certificata dalle opere costruite.Il termine medio che veicola lo scorrimento lungo il processo (circolare) della progettazione architettonica è il disegno, nella sua doppia valenza di rappresentazione e raffigurazione, con quel valore segnico e notazionale per cui Leon Battista Alberti esortava i suoi allievi a imparare a dipingere come si impara a scrivere

    Paesaggi comuni, paesaggi trasposti. Insediamenti cimiteriali del Mediterraneo islamico

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    The essay starts from theoretical observations on the general meaning of the cemetery as other city, considering the symbolic, morphological and settlement constants of ancient cemeteries in the Mediterranean Islamic world. The city of the dead is always related to the city of the living by analogies and juxtapositions, in line with Islamic cosmology. Both Istanbul's Ottoman graveyards, internal and external to the city, and the cemeterial settlements next to the gates of the ancient Fez, reveal this feature. The essay aims to point out some recurring compositional principles (the presence of a boundary, the relationship with the topography and the urban structure) and compare the different values to those of the European cemeteries. The goal is to identify practical tools for designing new landscapes of the deadPartendo da considerazioni generali e comuni ad ogni civiltà, sul significato di cimitero come città altra, il saggio prende in considerazione alcune costanti simboliche, formali e insediative degli antichi cimiteri del mondo islamico mediterraneo, al fine di riconoscerne i caratteri che possano essere trasposti e riattualizzati per il progetto di nuovi paesaggi dei morti. Dagli insediamenti cimiteriali situati in prossimità delle porte della medina di Fès (Bab Ftouh, Bab al-Hamra, Bab Guissa, Bab Mahrouk, Bab Segma), fino ai cimiteri ottomani di Istanbul, interni ed esterni alla città (Eyüp e Karacaahmet), la città dei morti si relaziona sempre con la città dei vivi per analogie e contrapposizioni morfologiche, in linea con la cosmologia islamica

    Tramandare l’immateriale. Temi della cremazione per l’architettura funeraria

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    This paper aims to investigate how the practice of cremation can contribute to the configuration and resemanticization of places intended for the cult of the dead. We will identify those architectural features that are linked to the burial and the dispersion of ashes, capable of giving meaningful form to the impalpable matter of memory. Even though there is no longer a body to testify to human existence, we intend to demonstrate, through the concrete answers offered by architectural practice, how the burial of ashes can inform or modify the character of the modern cemetery, allowing a typological analysis rooted in compositional principles and archetypal images.Il presente contributo si propone di indagare in che modo la pratica della cremazione può concorrere alla configurazione e alla ri-semantizzazione dei luoghi destinati al culto dei morti, individuando quei connotati architettonici, legati alla sepoltura e alla dispersione delle ceneri, in grado di dare forma significante all’impalpabile materia del ricordo. Nonostante non ci sia più un corpo a testimoniare l’esistenza umana, si tenderà a dimostrare, attraverso le risposte concrete offerte dalla pratica architettonica, in quale misura le istanze legate al destino delle ceneri possano confermare o modificare il carattere del cimitero moderno, permettendo una tipizzazione radicata in principi compositivi e immagini archetipiche

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