Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
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Can there be delusions of pain?
Abstract: Jennifer Radden argues that there cannot be delusional pain in depression, putting forward three arguments: the argument from falsehood, the argument from epistemic irrationality, and the argument from incongruousness. Whereas delusions are false, epistemically irrational, and incongruous with the person’s experience, feeling pain from the first-person perspective cannot be false or irrational, and is congruous with the person’s experience in depression. In this commentary on Radden’s paper, we share her scepticism about the notion of delusional pain, but we find the arguments from falsehood and incongruousness ultimately unconvincing, given that delusions are not always false or incongruous. Rather, we develop the argument from epistemic irrationality, suggesting that, although some aspects of pain (its cognitive and emotional components) may exhibit informational plasticity and other characteristics shared by mental states that can be assessed for their rationality, the sensory component of pain does not.Keywords: Delusion; Pain; Epistemic Irrationality; Incongruousness; Falsity; Depression Riassunto: Jennifer Radden sostiene che non può esserci dolore delirante nella depressione, proponendo tre argomentazioni che si basano sulla falsità, l'irrazionalità epistemica e l'incongruenza. Mentre i deliri sono falsi, epistemicamente irrazionali e incongruenti con l'esperienza della persona, provare dolore in prima persona non può essere falso o irrazionale ed è congruo con l'esperienza di una persona che è depressa. In questo commento all’articolo di Radden, condividiamo il suo scetticismo nei confronti della nozione di dolore delirante, ma troviamo le argomentazioni basate sulla falsità e l’incongruenza in ultima analisi non del tutto convincenti, dato che i deliri non sono sempre falsi o incongrui. Piuttosto, sviluppiamo l’argomentazione basata sull’irrazionalità epistemica, suggerendo che, sebbene alcuni aspetti del dolore (le sue componenti cognitive ed emotive) possano esibire plasticità e altre caratteristiche condivise da stati mentali che vengono valutati per la loro razionalità, la componente sensoriale del dolore non lo fa.Parole chiave: Delirio; Dolore; Irrazionalità epistemica; Incongruenza; Falsità; Depression
L'etica della passività. Lo slittamento etico della fenomenologia nel pensiero di Levinas
Riassunto: Il presente lavoro offre un’analisi dell’etica di Lévinas, in particolare in relazione alla fenomenologia genetica di Husserl. La prima parte tratta la revisione di Lévinas della sensibilità passiva, mostrando come la concezione della “passività” di Husserl e di Lévinas, lungi dall’essere reciprocamente escludentisi, godono di un rapporto di complementarità. La seconda parte offre una nuova interpretazione della posizione di Lévinas sull’etica come approfondimento necessario e legittimo della teoria husserliana dell’empatia. Questa prospettiva permette di gettar luce sul retroterra fenomenologico della tesi di Lévinas sul primato dell’etica sull’ontologia. Nella terza parte saranno analizzate e poste a confronto le posizioni di Lévinas e Ricoeur sulla nozione di “riconoscimento” al fine di mostrare come la continuità con la fenomenologia di Husserl renda possibile una considerazione dell’“etica senza riconoscimento” di Lévinas come condizione necessaria per la possibilità di ogni “etica del riconoscimento”, schermandola da diverse e importanti critiche.Parole chiave: Fenomenologia; Etica; Passività; Empatia; Riconoscimento The ethics of passivity. The ethical sliding of phenomenology in Lévinas’ thoughtAbstract: The present paper offers an analysis of Lévinas’ ethics, in particular, in relationship to Husserl’s Genetic Phenomenology. The first section deals with Lévinas’ revision of passive sensibility, revealing that Husserl’s and Lévinas’ conceptions of “passivity”, far from being mutually exclusive, enjoy a complementary relationship. The second section offers a new interpretation of Lévinas’ position on ethics as a necessary and legitimate deepening of Husserl’s theory of empathy. This perspective allows us to shed light on the phenomenological background of Lévinas’ thesis on the primacy of ethics over ontology. In the second section, Lévinas’ and Ricoeur’s positions on the concept of “recognition” are analyzed and compared in order to show how continuity with Husserl’s phenomenology makes it possible to consider Lévinas’ “ethics without recognition” a necessary condition for the possibility of any “ethics of recognition”, thereby deflecting a number of relevant criticisms.Keywords: Phenomenology; Ethics; Passivity; Empathy; Recognitio
Comprensione vs. produzione del sarcasmo: il ruolo delle capacità affettive e argomentative in età evolutiva
Riassunto: Nell’età dello sviluppo, i bambini iniziano a comprendere e a produrre le prime espressioni ironiche, in particolare nel contesto familiare. Sebbene sia comprensione sia produzione di ironia richiedano abilità linguistiche, pragmatiche, di Teoria della Mente e di tipo socio-comunicativo, non è ancora chiaro come tali abilità entrino in gioco nel caso della produzione del sarcasmo. Questo contributo ripercorre gli studi principali sulla comprensione vs. produzione dell’ironia in età evolutiva, mettendo in evidenza il ruolo delle capacità affettive e argomentative necessarie alla produzione dell’ironia e del sarcasmo. In riferimento a studi recenti, si ipotizza che le capacità di Mind-mindedness genitoriale possano influenzare lo sviluppo delle capacità di lettura della mente e, più in particolare, gli aspetti affettivi e relazionali nel processo di comprensione dell’ironia. Si ipotizza altresì che la produzione dell’ironia, e in particolare del sarcasmo, sia modulata non solo dalle capacità affettive ma anche da quelle argomentative in via di sviluppo.Parole chiave: Produzione del sarcasmo; Capacità affettive; Capacità argomentative; Comprensione; Teoria della mente Comprehension vs. Production of Sarcasm: The role of the affective and argumentative capacities in childhoodAbstract: Children start comprehending and producing their first ironic expressions quite early especially in the family environment. The comprehension and the production of irony require linguistic, pragmatic, social and communicative capacities as well as abilities related to the Theory of Mind. However, it is not yet clear how these abilities are involved in the production of sarcasm. In this manuscript we review the main studies on the production of irony in childhood in order to identify the affective and argumentative capacities that are needed for the production of irony and sarcasm and the specific role they play in that. On the basis of these studies, we hypothesize that parental mind-mindedness promote children’s development of mindreading capacities and, more specifically, of those affective and relational aspects needed for the comprehension of irony. Moreover, we also argue that the production of irony and even more of sarcasm depends not only on the affective capacities but also on the developing argumentative capacities of the children.Keywords: Production of Sarcasm; Affective Capacities; Argumentative Capacities; Comprehension, Theory of Min
Explaining impossible and possible imaginings of pain
Abstract: Jennifer Radden argues that it is impossible to imagine sensuously pain and explains this by noting that pains are sensory qualities for which there is no distinction between appearance and reality. By contrast, I argue that only basic sensuous imaginings of pain from the first person perspective are, with some qualifications, impossible. Non-basic sensuous imaginings of pain from the first person perspective are possible. I explain the extent to which imagining pain is impossible in terms of the conditions required for representing the painfulness of pain. I outline some difficulties with Radden’s favoured explanation and note how imagining pains may have a role in depression and, to that extent, keep open the option that it may have a partly delusional character.Keywords: Imagination; Pain; Depression; Action; Delusion Spiegare l'impossibilità e la possibilità di immaginare il doloreRiassunto: Jennifer Radden sostiene come l’immaginazione sensoriale del dolore non sia possibile e lo motiva facendo notare come i dolori siano qualità sensoriali per cui non c’è distinzione tra apparenza e realtà. Per converso io sostengo come sia impossibile solo l’immaginazione sensibile di base del dolore dalla prospettiva della prima persona, con alcune specificazioni. L’immaginazione sensibile non di base del dolore dalla prospettiva della prima persona è possibile. Illustro fino a che punto l’immaginare il dolore è impossibile in termini di condizioni richieste per rappresentare la dolorosità del dolore. Sottolineo alcune difficoltà della spiegazione proposta da Radden e faccio notare come l’immaginare il dolore può aver un ruolo nella depressione e come, per questo, resti aperta l’opzione che il dolore possa avere in parte carattere illusorio.Parole chiave: Immaginazione; Dolore; Depressione; Azione; Illusion
Il problema mente-corpo in Henri Bergson e l’esternalismo in filosofia della mente. Spunti per un modello ontologico.
Riassunto: Questo articolo propone un confronto tra la teoria mente-corpo di Henri Bergson e gli ultimi sviluppi della filosofia della mente e, più specificamente, con il cosiddetto “esternalismo”. Lo scopo è duplice. In primo luogo, si vuole sostenere che l’opera del filosofo francese ha anticipato i principali punti teorici dell’esternalismo: la teoria della percezione di Bergson, infatti, ha molti e rilevanti tratti in comune con la cosiddetta 4E Cognition (embodied, embedded, enactive, extended), che finora non sono stati adeguatamente riconosciuti. In secondo luogo, l’articolo intende anche mostrare come il quadro ontologico in cui Bergson colloca la propria interpretazione dell’esperienza cosciente, possa fungere da utile riferimento per il modello esternalista, al fine di sistematizzare i dati sperimentali entro un orizzonte teorico coerente. La teoria della "percezione pura" di Bergson, infatti, supera il modello correlazionista dell’esperienza, rilevando come quest’ultima, allo stato puro, si collochi nelle cose stesse, a un livello di realtà che precede la divaricazione dell’esperienza tra soggetto e oggetto, livello che deve essere pensato come l’origine impersonale della coscienza soggettiva.Parole chiave: Esternalismo; Percezione; Azione; Problema mente/corpoThe mind/body problem in Henri Bergson e the externalism in philosophy of mind. Towards an ontological modelAbstract: In this article we contrast Henri Bergson’s mind-body theory with the latest developments in Philosophy of Mind, more specifically, in so-called “Externalism”. This paper has two specific aims. First, we argue that the work of this French philosopher anticipated the main theoretical concepts of Externalism. Indeed, Bergson’s theory of perception shares many important features, which have not been adequately recognized until now, with so-called 4E Cognition (embodied, embedded, enactive, extended). Second, we show how Bergson’s basic ontology, which frames his interpretation of conscious experience, could offer a coherent theoretical framework to systematize experimental data in an externalist model. Bergson’s theory of “pure perception” goes beyond correlation, showing that our experience, in its purest state, takes place within things themselves, at a level of reality that precedes the bifurcation of experience into a subject and an object. This undivided level of reality can be considered the impersonal origin of subjective consciousness.Keywords: Externalism; Perception; Action; Mind/Body Proble
Autrui: etica e antropologia in Lévinas
Riassunto: Questo lavoro sviluppa due elementi, apparentemente lontani, ma per alcuni aspetti non secondari, convergenti. Per un verso l’attenzione è rivolta all’origine delle regole che disciplinano il comportamento sociale umano, oltrepassando le regole di matrice istituzionale e convenzionale, che sono spesso considerate le più nobili e le più umane, nel tentativo di far affiorare le regole più remote del nostro agire, legate al patrimonio genetico degli individui della nostra specie, al parlamento dei nostri istinti, sviluppatisi durante l’evoluzione filogenetica. Lungo questo primo tratto del percorso l’articolo fa riferimento in particolare al pensiero di Konrad Lorenz e della sua scuola. Per altro verso, si seguono le tracce del pensiero etico di Lévinas, soffermandosi su alcuni punti fondamentali: il volto dell’altro, la passività, la responsabilità, al fine di porre in evidenza come tra il filosofo e l’etologo, pur nelle evidenti differenze di linguaggio, di approccio e di orizzonti, siano ravvisabili tratti e conclusioni comuni.Parole chiave: Alterità; Relazione; Istinto; Etica; Responsabilità Autrui: Ethics and anthropology in Lévinas Abstract: This paper moves along two seemingly distant paths, that turn out to converge in some significant ways. The first path leads us to the origin of what are often considered the most noble and essentially human principles that regulate our social behaviour, going beyond institutional and conventional norms. This allows us to highlight the deepest and most evolutionarily remote rules of human behaviour, related to our genetic code and instincts, which developed over phylogenetic evolution. As we move along this first path, we pay special attention to the work of Konrad Lorenz and his school. The second path follows the traces of Lévinas’ ethical thought, dwelling on some fundamental issues: the face of the other, passivity, and responsibility, and helps us shed light on some ideas and conclusions that are common to the philosopher and the ethologist, despite their clear differences in language, approach, and horizons. We hope this will show how the insights of each can be used to support of the theories of the other.Keywords: Otherness: relationship; Instinct; Ethics; Responsibilit
Making enactivism even more pragmatic: The Jamesian legacy in Shaun Gallagher’s enactivist approach to cognition
Abstract: The article outlines some similarities between the perspectives adopted by Shaun Gallagher and William James. In particular, assuming that the issue of representation in cognitive systems provides a valuable starting point and testing ground for verifying James’ possible contribution to enactivism, we argue that there is a considerable degree of similarity between Gallagher’s and James’ non-representational models of direct perception. Furthermore, we propose that by combining James’s theory of time and spatial perception with Gallagher’s Husserlian-inspired theory of retentional-protentional structure, we can strengthen the theoretical assumptions of enactivism, integrating elements taken from phenomenology and aspects of Jamesian pragmatics. Understood in this way, James’ enactive theory of action and perceptual causality provides a promising opportunity for an innovative and coherent enactivist research program.Keywords: Enactivism; Pragmatism; 4E Cognition; William James; Shaun GallagherRendere l’enattivismo ancora più pragmatico: l’eredità jamesiana nell’approccio enattivista alla cognizione di Shaun GallagherRiassunto: In questo lavoro si pongono in evidenza alcune somiglianze tra la prospettiva enattivista di Shaun Gallagher e la psicologia di William James. In particolare, assumendo che il tema della rappresentazione nei sistemi cognitivi fornisca un valido punto di partenza e un terreno di prova per verificare il possibile contributo di James all’enattivismo, ritengo che esista una notevole assonanza tra l’anti-rappresentazionalismo di Gallagher e la teoria della percezione diretta di James. Sostengo inoltre che attraverso una combinazione della teoria del tempo e della percezione spaziale di James con la teoria di Gallagher della struttura ritentivo-protensiva di ispirazione husserliana sia possibile rafforzare i presupposti teorici dell’enattivismo, integrando elementi tratti dalla fenomenologia con aspetti pragmatisti. La teoria jamesiana dell’azione e della causalità percettiva sembra fornire una promettente opportunità per un innovativo programma di ricerca in ambito enattivista.Parole chiave: Enattivismo; Pragmatismo; 4E Cognition; William James; Shaun Gallaghe
Le menti non sono documenti (e viceversa)
Riassunto: Per la teoria della documentalità gli oggetti sociali sono atti iscritti e per la teoria della mente estesa le menti si estendono a processi o dispositivi esterni al corpo. Pur per motivi diversi, le due teorie convergono nel ridurre le differenze fra menti e documenti, e hanno a loro supporto la dimensione semiotica di menti e documenti; eppure, in una certa lettura, tali teorie risultano implausibili se si considera che le proprietà delle cose che chiamiamo “menti” non sono identiche alle proprietà delle cose che chiamiamo “documenti” (così come, per altro verso, le proprietà degli oggetti sociali non sono identiche alle proprietà degli atti che li costituiscono). Ciò chiama in causa una implicita tesi comune alle due teorie, quella di un esternismo forte che può essere messo in discussione in favore di un esternismo moderato o interazionista.Parole chiave: Diritto; Documentalità; Esternismo; Oggetti sociali; Ontologia sociale; Mente estesa; Maurizio Ferraris Minds are not documents (and vice versa)Abstract: In the theory of documentality, social objects are understood as inscribed acts; in extended mind theory, minds are considered to extend beyond the body to external processes and devices. Although for different reasons, these two theories rely on the semiotic dimension to reduce the differences between minds and documents. Yet, in a certain reading, such theories are implausible if we consider that the properties of the things we call “minds” are not identical to the properties of the things we call “documents” (just as, on the other hand, the properties of social objects are not identical to the properties of the acts that constitute them). This calls into question a common thesis implicit in both theories: that moderate or interactionist externalism can be used to challenge strong externalism.Keywords: Law; Documents; Extended Mind; Externalism; Social Objects; Social Ontology; Maurizio Ferrari
Riflessioni sull'esperienza cosciente. Le prospettive della teoria della informazione integrata
Riassunto: Il presente contributo esamina il concetto di esperienza cosciente da una prospettiva epistemologica evoluzionista, ispirata ad un approccio naturalistico non riduzionista. Il lavoro si inserisce nel quadro concettuale delle ricerche nel campo della filosofia della mente, avanzando delle ipotesi circa i possibili processi che hanno determinato la comparsa e lo sviluppo nella nostra biosfera di una mente specificatamente umana sia dal punto di vista filogenetico che da quello ontogenetico. In quest’ottica, vengono rivisitati in chiave epigenetica alcuni tratti salienti della teoria della coscienza di Edelman alla luce delle più recenti ricerche sulla misurazione dell’esperienza cosciente, condotte da Tononi e da altri studiosi nell’ambito della Integrated Information Theory (IIT). In un quadro siffatto, l’articolo analizza alcune criticità dell’approccio algoritmico della IIT, evidenziando la necessità di individuare nuove misure della complessità (nuovi sistemi assiomatici) per quanto riguarda lo studio dei processi semantici di trasmissione dell’informazione biologica (intenzionale).Parole chiave: Coscienza; Evoluzione naturale; Neuroplasticità; Informazione intenzionale; Seconda natura Reflections on conscious experience. The perspectives of the integrated information theoryAbstract: This paper examines the concept of conscious experience from an evolutionary epistemological perspective, inspired by a non-reductionist naturalistic approach. Situated in the conceptual framework of philosophy of mind, it considers what processes could have led to the appearance and development of a specifically human mind in our biosphere, both from a phylogenetic and an ontogenetic point of view. Salient features of Edelman’s theory of consciousness are revisited from an epigenetic perspective, in light of some of the most recent measurements of conscious experience proposed by Tononi and other scholars in the field of Integrated Information Theory (IIT). The paper analyzes some criticalities in the algorithmic approach of the IIT, highlighting the need to identify new measures of complexity (new axiomatic systems) for the study of semantic processes of transmission of biological (intentional) information.Keywords: Consciousness; Natural Evolution; Neuroplasticity; Intentional Information; Second Natur