Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
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Recensione di C. Safina, Animali non umani. Famiglia, bellezza e pace nelle culture animali
Melancholic depression. A hermeneutic phenomenological account
Abstract: The overarching aim of this paper is to provide a comprehensive account of melancholic depression from the perspective of hermeneutic phenomenology. More specifically, we propose that this condition should be interpreted as an alteration in the intentional arc that affects corporeality, temporality, and spatiality, rather than as a mood disorder. In fact, classifying melancholic depression as a mood disorder seems a particularly poor choice; the mood disorder is not a cause but a consequence of a primary disturbance in operative intentionality. Our paper comprises four sections: (1) We provide a methodological and conceptual framework for our theoretical work, adopting a hermeneutic phenomenological perspective on melancholic depression, and underlining the main differences between melancholia and depression. (2) We offer a detailed reconstruction of the different interpretations of melancholic depression and their relationships to the issue of temporality. (3) We analyze the disruption of intentionality in melancholic depression and how it affects corporeality and directionality. (4) We focus on the disruption of moods and affects in melancholic depression, observing how they shape subjective experience. The goal of this theoretical contribution is to underscore the role of operative intentionality and its disruptions in melancholic depression. We argue that taking elements such as intentionality, embodiment, and spatiality into consideration could help to direct therapies along more promising paths.Keywords: Melancholic Depression; Operative Intentionality; Corporeality; Directionality; Temporality; Mood Disorders La depressione melancolica. Un’interpretazione fenomenologico-ermeneuticaRiassunto: L’intento generale di questo contributo è di fornire un’interpretazione della depressione melancolica attraverso la fenomenologia ermeneutica. Più specificatamente, la nostra ipotesi è che questa condizione potrebbe essere interpretata come un’alterazione dell’arco intenzionale la quale impatta la corporeità, la temporalità e la spazialità, e non come un disordine dell’umore. Infatti, classificare la depressione melancolica come un disordine dell’umore ci sembra una scelta particolarmente limitata; il disordine dell’umore non è la causa ma la conseguenza di un disturbo a livello primario dell’intenzionalità operativa. Il nostro contributo si articola in quattro sezioni: nella prima, forniamo una cornice metodologica e concettuale finalizzata a chiarificare le fondamenta teoretiche del nostro lavoro, ad illustrare l’utilizzo della fenomenologia ermeneutica in riferimento alla depressione melancolica, e a sottolineare le differenze principali tra melancolia e depressione. Nella seconda sezione, ricostruiamo in modo dettagliato le diverse interpretazioni della depressione melancolica e la loro relazione con la temporalità. Nella terza sezione, analizziamo l’alterazione dell’intenzionalità nella depressione melancolica e come essa impatti sia la corporeità che la direzionalità. Infine, nell’ultima sezione ci concentriamo sull’alterazione degli stati umorali e della componente affettiva, osservando come questi elementi vadano a caratterizzare l’esperienza soggettiva. Il fine di questo contributo teoretico è di evidenziare il ruolo dell’intenzionalità operativa e delle sue alterazioni nella depressione melancolica. La nostra tesi è che prendere in considerazione alcuni elementi, come l’intenzionalità, l’embodiment e la spazialità, possa contribuire a delineare interventi terapeutici in modo più promettente.Parole chiave: Depressione melancolica; Intenzionalità operativa; Corporeità; Direzionalità; Temporalità; Disturbi dell’umor
Rich or lean? A phenomenological alternative for explaining early social cognition
Abstract: In philosophy and cognitive science, the tension between cognitivism and the 4E-Cognition approach is both deep and polarizing. A lack of serious engagement with the theoretical and empirical work generated by the opposing framework seems problematic on both sides. In this paper, we closely discuss data on early socio-cognitive development produced by an influential nativist current of thought in the cognitivist paradigm. We consider these data from the point of view of a 4E-Cognition perspective called “the pairing hypothesis”, which originates in phenomenological philosophy. We show that a close examination of these cognitivist-nativist data strengthens the phenomenological 4E-Cognition perspective by significantly expanding the range of findings it can account for. By addressing the debate between rich and lean explanations in early social cognition, we corroborate the idea that careful interaction between cognitivism and the 4E-Cognition approach can lead to progress in cognitive science.Keywords: Development of Social Cognition; Cognitivist Nativism; Direct Social Perception; Phenomenology and the Cognitive Sciences; Action Production and PerceptionSpiegazioni ricche o parsimoniose? Un’alternativa fenomenologica per lo sviluppo della prima cognizione socialeRiassunto: Un’accesa e radicale tensione nelle scienze cognitive è quella tra il cognitivismo e il cosiddetto approccio delle quattro E (Embodied, Enactive, Embedded e Extended). La mancanza di una riflessione aperta e sostanziale sul lavoro teorico ed empirico proposto dall’approccio opposto appare problematica da entrambe le parti. Il presente contributo analizza a fondo le evidenze empiriche presentate da una delle maggiori correnti innatiste del paradigma cognitivista nello studio dello sviluppo socio-cognitivo. Queste evidenze sperimentali vengono esaminate dal punto di vista della “ipotesi dell’appaiamento”, ipotesi inserita nel quadro della prospettiva teorica 4E e che proviene dalla filosofia fenomenologica. Il presente contributo mostra come una considerazione approfondita dei dati generati dal cognitivismo innatista può rafforzare il potere esplicativo della prospettiva fenomenologica 4E, ampliandone in misura significativa la gamma di evidenze scientifiche che essa può contribuire a spiegare. Affrontando il dibattito sullo sviluppo della prima cognizione sociale tra spiegazioni ricche e parsimoniose, viene corroborata l’idea che un’attenta interazione tra cognitivismo e approccio 4E può essere un modo per far progredire le scienze cognitive.Parole chiave: Sviluppo della cognizione sociale; Innatismo cognitivo; Percezione sociale diretta; Fenomenologia e scienze cognitive; Produzione e percezione di azion
Are moral intuitions intellectual perceptions?
Abstract: This paper discusses an influential view of moral intuition, according to which moral intuition is a kind of intellectual perception. The core claim of this quasi-perceptualist theory is that intuitions are like perceptual experiences in presenting propositions as true. In this work, it is argued that quasi-perceptualism is explanatorily superfluous in the moral domain: there is no need to postulate a sui generis quasi-perceptual mental state to account for moral intuition since rival theories can explain the salient mental features of moral intuition. The essay is structured into three main sections. In a first one, I introduce the quasi-perceptualist view of moral intuition. In the second, I show that ordinary accounts can explain the salient psychological features of moral intuition without referring to intellectual perceptions. Finally, in the third section, I discuss whether moral intuitions have presentational phenomenology like perceptual experiences.Keywords: Moral Intuition; Quasi-perceptualism; Moral Intuitionism; Perceptual Experiences; Psychological Plausibility Le intuizioni morali sono percezioni intellettuali?Riassunto: Questo articolo tratta di un’importante prospettiva sull’intuizione morale, secondo la quale l’intuizione morale stessa sarebbe un tipo di percezione intellettuale. La tesi centrale di questa teoria quasi-percettualista afferma che le intuizioni sono simili a esperienze percettive in relazione al fatto che esse presentano proposizioni come vere. In questo lavoro si sostiene che il quasi-percettualismo sia esplicativamente superfluo in ambito morale: non c’è bisogno di postulare uno stato mentale sui generis di tipo quasi-percettivo per rendere ragione dell’intuizione morale, dal momento che le teorie rivali sono in condizione di spiegare le proprietà mentali salienti dell’intuizione morale. Questo articolo è organizzato in tre sezioni principali in una prima introdurrò la prospettiva quasi-percettualista sull’intuizione morale. Nella seconda mostrerò che le descrizioni ordinarie possono spiegare le proprietà psicologiche salienti dell’intuizione morale senza far riferimento alle percezioni intellettuali. Infine, in una terza sezione, discuterò se le intuizioni morali possiedano una fenomenologia presentativa come le esperienze percettive.Parole chiave: Intuizione morale; Quasi-percettivismo; Intuizionismo morale; Esperienze percettive; Plausibilità psicologicaAbstract: This paper discusses an influential view of moral intuition, according to which moral intuition is a kind of intellectual perception. The core claim of this quasi-perceptualist theory is that intuitions are like perceptual experiences in presenting propositions as true. In this work, it is argued that quasi-perceptualism is explanatorily superfluous in the moral domain: there is no need to postulate a sui generis quasi-perceptual mental state to account for moral intuition since rival theories can explain the salient mental features of moral intuition. The essay is structured into three main sections. In a first one, I introduce the quasi-perceptualist view of moral intuition. In the second, I show that ordinary accounts can explain the salient psychological features of moral intuition without referring to intellectual perceptions. Finally, in the third section, I discuss whether moral intuitions have presentational phenomenology like perceptual experiences.Keywords: Moral Intuition; Quasi-perceptualism; Moral Intuitionism; Perceptual Experiences; Psychological Plausibility Le intuizioni morali sono percezioni intellettuali?Riassunto: Questo articolo tratta di un’importante prospettiva sull’intuizione morale, secondo la quale l’intuizione morale stessa sarebbe un tipo di percezione intellettuale. La tesi centrale di questa teoria quasi-percettualista afferma che le intuizioni sono simili a esperienze percettive in relazione al fatto che esse presentano proposizioni come vere. In questo lavoro si sostiene che il quasi-percettualismo sia esplicativamente superfluo in ambito morale: non c’è bisogno di postulare uno stato mentale sui generis di tipo quasi-percettivo per rendere ragione dell’intuizione morale, dal momento che le teorie rivali sono in condizione di spiegare le proprietà mentali salienti dell’intuizione morale. Questo articolo è organizzato in tre sezioni principali in una prima introdurrò la prospettiva quasi-percettualista sull’intuizione morale. Nella seconda mostrerò che le descrizioni ordinarie possono spiegare le proprietà psicologiche salienti dell’intuizione morale senza far riferimento alle percezioni intellettuali. Infine, in una terza sezione, discuterò se le intuizioni morali possiedano una fenomenologia presentativa come le esperienze percettive.Parole chiave: Intuizione morale; Quasi-percettivismo; Intuizionismo morale; Esperienze percettive; Plausibilità psicologic
Creativity as an information-based process
Abstract: Creativity, mostly ignored in Western philosophy due to its supposed mysteriousness, has recently become a respected research topic in psychology, neuroscience, and artificial intelligence. We discuss how in science the approach has mainly been to describe creativity as an information-based process, coherently with a computational view of the human mind started with the cognitive revolution. This view has produced progressively convincing models of creativity, up to current artificial neural network systems, vaguely inspired by biological neural processing, but already competing with human creativity in several fields. These successes suggest that creativity might not be an exclusively human function, but actually a way of functioning of any natural or artificial system implementing the creative process. We conclude by acknowledging that the information-based view of creativity has tremendous explanatory and generative power, but we propose a thought experiment to start discussing how it actually leaves out the experiential side of being creative.Keywords: Creative Cognition; Cognitive Neuroscience; Computational Creativity; Generative Algorithms; Cognitive Science La creatività come processo basato sull’informazioneRiassunto: La creatività, spesso ignorata dalla filosofia occidentale per la sua presunta oscurità, in tempi recenti è diventata un rispettabile oggetto di ricerca per la psicologia, la neuroscienza e l’intelligenza artificiale. Vogliamo illustrare il modo in cui lo sguardo scientifico sia rivolto prevalentemente a considerare la creatività come processo information-based, coerentemente con la prospettiva computazionale sulla mente umana aperta dalla rivoluzione cognitiva. Questa prospettiva ha prodotto modelli della creatività sempre più convincenti, fino agli attuali sistemi di reti neurali artificiali, vagamente inspirati al processamento biologico neurale, ma già competitivi rispetto alla creatività umana in molti ambiti. Questi successi suggeriscono che la creatività possa non essere una funzione esclusivamente umana ma in effetti un modo di funzionare di un sistema naturale o artificiale capace di implementare il processo creativo. In conclusione, pur riconoscendo come il considerare la creatività come processo information-based possieda grande potere esplicativo e generativo, proporremo un esperimento mentale per aprire una discussione sul come questa prospettiva non copra in effetti il lato esperienziale dell’essere creativo.Parole chiave: Cognizione creativa; Neuroscienza cognitiva; Creatività computazionale; Algoritmi generativi; Scienza cognitivaAbstract: Creativity, mostly ignored in Western philosophy due to its supposed mysteriousness, has recently become a respected research topic in psychology, neuroscience, and artificial intelligence. We discuss how in science the approach has mainly been to describe creativity as an information-based process, coherently with a computational view of the human mind started with the cognitive revolution. This view has produced progressively convincing models of creativity, up to current artificial neural network systems, vaguely inspired by biological neural processing, but already competing with human creativity in several fields. These successes suggest that creativity might not be an exclusively human function, but actually a way of functioning of any natural or artificial system implementing the creative process. We conclude by acknowledging that the information-based view of creativity has tremendous explanatory and generative power, but we propose a thought experiment to start discussing how it actually leaves out the experiential side of being creative.Keywords: Creative Cognition; Cognitive Neuroscience; Computational Creativity; Generative Algorithms; Cognitive Science La creatività come processo basato sull’informazioneRiassunto: La creatività, spesso ignorata dalla filosofia occidentale per la sua presunta oscurità, in tempi recenti è diventata un rispettabile oggetto di ricerca per la psicologia, la neuroscienza e l’intelligenza artificiale. Vogliamo illustrare il modo in cui lo sguardo scientifico sia rivolto prevalentemente a considerare la creatività come processo information-based, coerentemente con la prospettiva computazionale sulla mente umana aperta dalla rivoluzione cognitiva. Questa prospettiva ha prodotto modelli della creatività sempre più convincenti, fino agli attuali sistemi di reti neurali artificiali, vagamente inspirati al processamento biologico neurale, ma già competitivi rispetto alla creatività umana in molti ambiti. Questi successi suggeriscono che la creatività possa non essere una funzione esclusivamente umana ma in effetti un modo di funzionare di un sistema naturale o artificiale capace di implementare il processo creativo. In conclusione, pur riconoscendo come il considerare la creatività come processo information-based possieda grande potere esplicativo e generativo, proporremo un esperimento mentale per aprire una discussione sul come questa prospettiva non copra in effetti il lato esperienziale dell’essere creativo.Parole chiave: Cognizione creativa; Neuroscienza cognitiva; Creatività computazionale; Algoritmi generativi; Scienza cognitiv
Consciousness and brain mechanisms: Epistemological investigations between phenomenology and clinical neuroscience
Abstract: This paper investigates epistemological differences in the cognitive neuroscientific and phenomenological approaches to outstanding questions in psychiatry. We argue that clinical neuroscience provides scientific explanation in line with a mechanistic approach and describe several examples from computational approaches that illustrate what research on neural processing can tell us about psychiatric diseases. By contrast, phenomenology offers complex descriptions of experiential phenomena. Through a discussion of executive function and the related construct of impulsivity, we show that both cognitive neuroscience and phenomenology provide valuable types of explanation. Our focus on psychopathology also allows us to address some important epistemic differences between these two disciplines.Keywords: Phenomenology; Consciousness; Clinical Neuroscience; Computational Neuroscience; Cognitive Mechanisms Coscienza e meccanismi cerebrali: ricerche epistemologiche tra fenomenologia e neuroscienza clinicaRiassunto: Il presente lavoro propone di esaminare le differenze epistemologiche tra la fenomenologia e le neuroscienze cognitive riguardo dibattiti psichiatrici. Le neuroscienze cliniche saranno discusse in linea con un approccio meccanicista della spiegazione scientifica, mentre descrizioni fenomenologiche saranno proposte nel momento in cui complessi fenomeni esperenziali dovranno essere indagati. Un’interpretazione meccanicista delle neuroscienze cognitive sarà esemplificata ricorrendo ad alcuni esempi dagli approcci computazionali che si occupano di questi temi, i quali ci aiuteranno a definire cosa le ricerche sui processi neurali ci stanno dicendo rispetto alle sintomatologie psichiatriche. Questi argomenti saranno sviluppati attraverso una discussione che verterà sulle funzioni esecutive e il costrutto di impulsività a esse legato. Sarà discusso come sia le neuroscienze cognitive sia la fenomenologia possano fornire specifiche forme di spiegazione. Allo stesso tempo, si proporrà un’argomentazione che consentirà di discernere differenze epistemiche che caratterizzano i suddetti approcci, le quali potranno con più facilità emergere nel dibattito psichiatrico.Parole chiave: Fenomenologia; Coscienza; Neuroscienza clinica; Neuroscienza computazionale; Meccanismi cognitiviAbstract: This paper investigates epistemological differences in the cognitive neuroscientific and phenomenological approaches to outstanding questions in psychiatry. We argue that clinical neuroscience provides scientific explanations in line with a mechanistic approach and describe several examples from computational approaches that illustrate what research on neural processing can tell us about psychiatric diseases. By contrast, phenomenology offers complex descriptions of experiential phenomena. Through a discussion of executive function and the related construct of impulsivity, we show that both cognitive neuroscience and phenomenology provide valuable types of explanation. Our focus on psychopathology also allows us to address some important epistemic differences between these two disciplines.Keywords: Phenomenology; Consciousness; Clinical Neuroscience; Computational Neuroscience; Cognitive Mechanisms Coscienza e meccanismi cerebrali: ricerche epistemologiche tra fenomenologia e neuroscienza clinicaRiassunto: Il presente lavoro propone di esaminare le differenze epistemologiche tra la fenomenologia e le neuroscienze cognitive riguardo dibattiti psichiatrici. Le neuroscienze cliniche saranno discusse in linea con un approccio meccanicista della spiegazione scientifica, mentre descrizioni fenomenologiche saranno proposte nel momento in cui complessi fenomeni esperenziali dovranno essere indagati. Un’interpretazione meccanicista delle neuroscienze cognitive sarà esemplificata ricorrendo ad alcuni esempi dagli approcci computazionali che si occupano di questi temi, i quali ci aiuteranno a definire cosa le ricerche sui processi neurali ci stanno dicendo rispetto alle sintomatologie psichiatriche. Questi argomenti saranno sviluppati attraverso una discussione che verterà sulle funzioni esecutive e il costrutto di impulsività a esse legato. Sarà discusso come sia le neuroscienze cognitive sia la fenomenologia possano fornire specifiche forme di spiegazione. Allo stesso tempo, si proporrà un’argomentazione che consentirà di discernere differenze epistemiche che caratterizzano i suddetti approcci, le quali potranno con più facilità emergere nel dibattito psichiatrico.Parole chiave: Fenomenologia; Coscienza; Neuroscienza clinica; Neuroscienza computazionale; Meccanismi cognitiv
Verso una definizione delle “near-death experiences”: dimensioni fisiologiche, psicologiche e culturali
Riassunto: Il fenomeno delle “near-death experiences” (NDE), esperienze soggettive intense e profonde, è caratterizzato dalla percezione di essere in una dimensione diversa da quella ordinaria, di aver abbandonato il proprio corpo e, con esso, la dimensione spazio-temporale del mondo fisico. Il termine NDE è utilizzato per indicare esperienze simili occorse in condizioni cliniche molto diverse, ad esempio l’arresto cardiaco, il coma, lo svenimento o l’assunzione di sostanze psicotrope. In questo lavoro si considerano esclusivamente quelle esperienze sperimentate in condizioni di prossimità alla morte. Il fenomeno viene discusso confrontando gli elementi più comunemente presenti nelle NDE di soggetti occidentali con quelli riportati da soggetti di altre culture. Le varie esperienze pre-morte sono discusse in funzione dei contenuti riportati e delle modalità con cui si sono verificate. Infine, lo stato di coma è stato valutato come condizione di “near-death” nell’ottica di considerare la morte come un processo.Parole chiave: Near-death Experiences; Cultura; Coscienza; Memoria; Arresto cardiaco; Coma Towards a definition of “near-death experiences”: Physiologic, psychologic and cultural dimensionsAbstract: The phenomenon of near-death experiences (NDE), intense and profound subjective experiences, is characterized by the perception of being in a different dimension from the ordinary one, of having abandoned one’s body and, with it, the space-time dimension of the physical world. The term NDE has been used to indicate similar experiences that occurred in very different clinical conditions, namely cardiac arrest, coma, fainting, use of psychotropic substances, etc. In what follows will be considered only experiences taking place in conditions of proximity to death. The phenomenon will be discussed comparing elements most commonly present in NDEs of Western subjects with those reported by subjects from other cultures. The various near-death experiences will be discussed in according to the contents reported and the ways in which they occurred. Finally, the state of coma was considered as a near-death condition under the assumption of death as a process.Keywords: Near-Death Experiences; Culture; Consciousness; Memory; Cardiac Arrest; Com
I am mind, therefore I am map. Mapping as extended spatio-temporal process
Abstract: The multifaceted nature of the map animates a wide range of debates that reveal its interdisciplinary nature. Our goal is to overcome classical cognitivism harmonizing the fields of neuroscience, geography, and enactivism to promote a holistic view not only of the map, but also of human beings and, more specifically, of the dynamic subject-world relationship. We have retraced the spatiality of the body and described the spatial dimension of implicit and explicit bodily skills and properties involved in the exploration of – and engagement with – the world. We believe that maps, which present space in isolation, cannot grasp the global quality of subjective experience: space and time are not separable concepts for a cognitive agent engaged in the world. Finally, going beyond the theory of the extended mind to extended consciousness, we argue that ecological mapping, mental mapping, and practical mapping are closely interrelated.Keywords: Mapping; Enactivism; Image; Perception; Extended Consciousness Sono una mente, quindi sono una mappa. La costruzione di mappe come processo spazio-temporale estesoRiassunto: La natura poliedrica della mappa anima una vasta gamma di dibattiti che rivelano la sua natura interdisciplinare. Nostro scopo è quello di superare il cognitivismo classico, armonizzando campi quali la neuroscienza, la geografia e l’enattivimo, per promuovere una visione olistica non solo della mappa, ma anche dell’essere umano e, più specificamente, del rapporto dinamico tra soggetto e mondo. Intendiamo ripercorrere la spazialità del corpo e descrivere la dimensione spaziale delle abilità e delle proprietà corporee implicite ed esplicite implicate nell’esplorazione del – e nel coinvolgimento con – il mondo. Crediamo che le mappe, che presentano lo spazio in maniera isolata, non possono cogliere la qualità globale dell’esperienza soggettiva: lo spazio e il tempo non sono concetti separabili per un agente cognitivo coinvolto nel mondo. Infine, passando dalla teoria della mente estesa a quella della coscienza estesa, intendiamo sostenere che la creazione di mappe ecologiche, mentali e pratiche sia un’attività profondamente interconnessa.Parole chiave: Mappatura; Enattivismo; Immagine; Percezione; Coscienza estes
Fodor, Kim e l'autonomia delle scienze cognitive
Riassunto: Lo statuto della psicologia come scienza speciale è l’oggetto del dibattito pluridecennale intercorso tra Jerry Fodor e Jaegwon Kim. La questione epistemologica delle leggi delle scienze cognitive si intreccia inestricabilmente con riflessioni di tipo metafisico sul dilemma mente-corpo: se Fodor ammette la validità delle leggi psicologiche, considerate irriducibili alle leggi della fisica, il fisicalismo riduzionista di Kim esclude invece tale possibilità. Così, il dialogo tra i due paradigmi funzionalisti delinea una serie di snodi problematici relativi sia allo status delle proprietà mentali, come alla possibilità di una scienza che possa aprirsi alla inter-specificità, o alla trasversalità delle strutture di implementazione. Centrale, nel dibattito, è la nozione di realizzabilità multipla: tale argomento, che viene addotto a sostegno di un certo grado di autonomia del mentale, viene da Kim giudicato, invece, essenzialmente aporetico.Parole chiave: Filosofia della mente; Scienze cognitive; Realizzabilità multipla; Funzionalismo; Fisicalismo riduzionista Fodor, Kim and the autonomy of cognitive sciencesAbstract: The status of psychology as a special science is the main topic of the debate between two of the most important philosophers of mind in our times: Jerry Fodor and Jaegwon Kim. The epistemology of psychological laws is inextricably intertwined with the metaphysical quarrel over the mind-body problem. Fodor argues for the validity of psychological laws and their irreducibility to physical ones, whereas Kim’s reductive physicalism rules out their validity. Therefore, the dialogue between these two functionalist paradigms covers a range of open questions concerning the status of mental properties within a physicalist framework, as well as questions concerning the possibility of cross-species cognitive sciences. The notion of multiple realization is a pivotal point in this debate: it should indicate that the mind enjoys a certain degree of autonomy, yet Kim judges it to be aporetic in nature.Keywords: Philosophy of Mind; Cognitive Sciences; Multiple Realization; Functionalism; Reductive Physicalis