Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
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Mechanistic explanations and the ethics of nudging
Abstract: Nudges have proven to be effective tools for steering citizens toward desirable behaviors and make valuable additions to any policy-maker’s toolbox. Disappointingly, however, there are no mechanistic explanations for how nudges work, leaving policy-makers unable to explain what happens when they are implemented. This paper identifies some neglected ethical implications of the resulting citizens lack of awareness of such mechanisms. We first examine mechanistic explanations in relation to citizens’ understanding on how they work. Then, we look at mechanistic explanations in light of the suggestion advanced by some ethicists that nudges be considered ethically acceptable in modern liberal democracies provided the explicit transparency of the nudges employed.Keywords: Nudge; Ethics of Nudging; Mechanistic Evidence; In-principle Transparency; Explicit TransparencySpiegazioni meccanicistiche e l’etica dei nudges Riassunto: I nudge si sono rivelati strumenti di policy efficaci nello "spingere gentilmente" i cittadini verso comportamenti considerati desiderabili. Per questa ragione i nudge sono considerati validi strumenti della cassetta degli attrezzi di un policymaker. Tuttavia, è in qualche modo deludente la mancanza di spiegazioni meccanicistiche dei nudge, dalla quale risulta l'incapacità dei policymaker di spiegare quello che succede quando i nudge vengono effettivamente implementati. Questo articolo identifica alcune implicazioni etiche finora trascurate connesse alla inconsapevolezza da parte dei cittadini circa i meccanismi che governano i nudge. Da una parte, le nostre considerazioni metteranno in relazione le spiegazioni meccanicistiche con la comprensione dei nudge da parte dei cittadini. Dall'altra parte, metteremo in relazione le spiegazioni meccanicistiche con il concetto di trasparenza esplicita, ossia la richiesta avanzata da alcuni eticisti al fine di considerare i nudge eticamente accettabili nelle moderne democrazie liberali.Parole chiave: Nudge; Etica dei nudge; Spiegazioni meccanicistiche; Trasparenza implicita; Trasparenza esplicit
Recensione di T. Fuchs, In defence of human being: Foundational questions of an embodied anthropology
Representations and processes: What role for multivariate methods in cognitive neuroscience?
Abstract: The significance of neuroscientific findings for the analysis of central problems in cognitive science has long been a matter of debate. Recent developments in cognitive neuroscience have reignited this discussion, especially with regard to the study of cognitive representations and cognitive processes. The present paper focuses on multivariate analyses, a class of neuroscientific methods that promises to shed new light on the neural bases of cognitive representations. Multivariate approaches are both powerful and increasingly used. Yet, we argue that their successful application in neuroscience requires significant theoretical and methodological clarification. After providing a preliminary assessment of the pros and cons of multivariate methods, we claim that their successful application crucially depends on how we conceptualize the relationships between representations, cognitive processes, and neural data, in other words, on the cognitive ontology we use to describe the human mind. Our discussion also highlights some general strengths and weaknesses of neuroscientific contributions to the program of classical cognitive science.Keywords: Cognitive Process; fMRI; Multivariate Analysis; Marr’s Three Levels of Analysis; Cognitive Ontology Rappresentazioni e processi: quale ruolo per i metodi multivariati nelle neuroscienze cognitive?Riassunto: La rilevanza dei risultati neuroscientifici per quanto riguarda i problemi centrali delle scienze cognitive è motivo di discussione. Recenti sviluppi nelle neuroscienze cognitive hanno rianimato tale dibattito, in particolare rispetto allo studio delle rappresentazioni e dei processi cognitivi. Il presente articolo si focalizza sull’analisi multivariata, un insieme di metodi neuroscientifici che si promettono di studiare le basi neurali delle rappresentazioni cognitive. Nonostante le potenzialità e l’uso pervasivo degli approcci multivariati, in questo lavoro sosteniamo che prima di poter valutare il loro effettivo contributo nello studio delle rappresentazioni cognitive sia necessaria una chiarificazione teorica e metodologica. Dopo una discussione preliminare dei vantaggi e degli svantaggi dei metodi multivariati, evidenziamo come una loro efficace applicazione dipenda in maniera sostanziale da come viene intesa la relazione tra rappresentazioni, processi cognitivi e dati neurali o, in altre parole, dall’ontologia cognitiva che impieghiamo per descrivere la mente umana. Il presente lavoro affronta inoltre i generali punti di forza e gli elementi critici rispetto al contributo della ricerca neuroscientifica nel programma delle scienze cognitive classiche.Parole chiave: Cognitive Process; fMRI; Multivariate Analysis; Marr’s Three Levels of Analysis; Cognitive Ontolog
Corpo funzionale e corpo senziente. La tesi forte del carattere incarnato della mente in fenomenologia
Riassunto: In questo lavoro distinguo tra due versioni della tesi del carattere incarnato della mente: “debole” e “forte”. Secondo la versione debole, il possesso di stati mentali presuppone l’esistenza di un corpo che si muove ed agisce nell’ambiente, ossia un corpo funzionale. Secondo la versione forte, invece, il possesso di stati mentali presuppone l’esistenza di un corpo non solo funzionale ma anche senziente, ossia: il corpo come sede della sensibilità o coscienza fenomenica. Sostengo che alcuni approcci all’interno della “scienza cognitiva incarnata” implicano la forma debole di embodiment: la robotica di Brooks, l’enattivismo sensomotorio di Noë e O’Regan e l’enattivismo radicale di Hutto e Myin. In contrapposizione a queste prospettive, e basandomi sull’analisi fenomenologica della corporeità vivente e vissuta, difendo la forma forte di embodiment, secondo cui la mente si fonda essenzialmente sul corpo funzionale e senziente.Parole chiave: Fenomenologia; Embodiment; Coscienza fenomenica; Enattivismo; Qualità sensibili Functional body and sentient body. The strong view on the embodied mind in phenomenologyAbstract: In this paper, I draw a distinction between weak and strong versions of the “embodiment thesis”. The weak version claims that mental states are grounded in a body that moves and acts in the environment, i.e., a functional body. The strong version claims that mental states are grounded in a body that is not only functional but also sentient, i.e., a body that is the locus of sensibility or phenomenal consciousness. I argue that some approaches within the “new embodied cognitive science” – Brooks’ robotics, Noë’s and O’Regan’s sensorimotor enactivism, Hutto’s and Myin’s radical enactivism – imply a weak version of the embodiment thesis. In contrast, by drawing on a phenomenological analysis of living and lived corporeality, I argue for the strong version, which claims that the mind is essentially grounded in the functional and sentient body.Keywords: Phenomenology; Embodiment; Phenomenal Consciousness; Enactivism; Sensible Qualitie
The “cognitive neuroscience revolution” is not a (Kuhnian) revolution. Evidence from scientometrics
Abstract: Fueled by the rapid development of neuroscientific tools and techniques, some scholars consider the shift from traditional cognitive psychology toward cognitive neuroscience to be a revolution (most notably Boone and Piccinini). However, the term “revolution” in philosophy of science can easily be construed as involving a paradigm shift in the sense of Kuhn’s The Structure of Scientific Revolutions. Is a Kuhnian account sound in the case at hand? To answer this question, we consider heuristic indicators of two features of paradigm shifts: the incommensurability of ontologies; and a gap between scientific communities. Based on our evidence, we argue that no revolution has occurred (at least, not yet).Keywords: Cognitive Neuroscience; Cognitive Psychology; Philosophy of Science; Thomas Kuhn; Scientometrics La “rivoluzione delle neuroscienze cognitive” non è una rivoluzione (in senso kuhniano). Evidenze scientometriche Riassunto: Complice il rapido sviluppo di strumenti e tecniche in neuroscienze, alcuni studiosi (in particolare Boone e Piccinini) intendono il passaggio dalla psicologia cognitiva classica alla neuroscienza cognitiva nei termini di una rivoluzione. Tuttavia, il termine ‘rivoluzione’ in filosofia della scienza è strettamente associato alla nozione di successione di paradigmi esposta da Kuhn ne La struttura delle rivoluzioni scientifiche. Obiettivo di questo lavoro è capire se effettivamente la concezione kuhniana offra una corretta descrizione di questa dinamica storica. In particolare, prenderemo in esame due indicatori euristici delle rivoluzioni kuhniane: l’incommensurabilità ontologica trai due paradigmi e la diversa composizione demografica delle comunità scientifiche. Sulla base delle evidenze scientometriche che prenderemo in esame, affermeremo che non è avvenuta nessuna rivoluzione (almeno per ora).Parole chiave: Neuroscienze cognitive; Psicologia cognitiva; Filosofia della scienza; Thomas Kuhn; Scientometri
The being-in-the-world of psyche: Derrida’s early reading of Freud
Abstract: In this article, I propose an original re-interpretation of the encounter between deconstruction and psychoanalysis as it is described by Jacques Derrida in his early essay “Freud and the scene of writing” (1966). My working hypothesis is that Derrida first reads psychoanalysis as a partially deconstructive human science. To test this hypothesis, I begin by demonstrating that Derrida’s reading draws on the description of deconstructive sciences offered since his early version of Grammatology (1965-66). Second, I explain that it traces across Freud’s work the increasing adequation of the psychoanalytic account of psychism to the model of a somehow spontaneous archiving machine. Finally, I show that, for Derrida, as a consequence of this adequation, psychism – understood as the origin of life, temporalization and the relation to the other – also marks the beginning of the history of technics. As my analyses develop, it should become increasingly evident that any critical assessments of Derrida’s encounter with psychoanalysis must reckon with the overall project of deconstruction in which this encounter is inscribed.Keywords: Deconstruction; Life; Psychoanalysis; Technics; World L’essere-nel-mondo della psiche: le prime interpretazioni freudiane di DerridaRiassunto: In questo lavoro intendo proporre una re-interpretazione originale dell’incontro tra decostruzione e psicoanalisi come lo descrive Jacques Derrida nel suo saggio “Freud e la scena della scrittura” (1966). La mia ipotesi di lavoro è che Derrida abbia letto in prima istanza la psicoanalisi come una scienza umana in parte decostruttiva. Per verificare questa ipotesi inizierò mostrando che la lettura di Derrida attinge alla descrizione delle scienze decostruttive offerta sin dalle prime versioni di Della grammatologia (1965-66). In secondo luogo proverò a illustrare come si ritrovi nell’opera di Freud un progressivo allinearsi della descrizione psicoanalitica dello psichismo al modello di un apparato di archiviazione più o meno spontaneo. Mostrerò infine che, per Derrida, come conseguenza di questo allineamento, lo psichismo – inteso come origine della vita, temporalizzazione e relazione all’altro – segna anche l’inizio della storia della tecnica. Con lo sviluppo delle mie analisi diverrà sempre più chiaro che una valutazione critica dell’incontro di Derrida con la psicoanalisi debba fare i conti con il progetto complessivo della decostruzione in cui questo stesso incontro si iscrive.Parole chiave: Decostruzione; Vita; Psicoanalisi; Tecnica; Mond
Back to the future of scientific epistemology? Jean Piaget on science and epistemology
Abstract: The sciences achieved consensus amongst their practitioners through emancipation from philosophy. In the first half of the 20th century, philosophers began to align themselves with science, and most contemporary philosophers call themselves naturalists. Epistemology was still largely considered a philosophical prerogative until Quine’s paper “Epistemology naturalized” (1969). Opinion is now divided. Ironically, the prodigious work that secured Jean Piaget’s reputation as a cognitive developmental psychologist was actually carried out largely in service of epistemology. Disillusioned with philosophical speculation and with a background in empirical science (Piaget trained as a biologist), Piaget conceived a method based on psychological and historical evidence to investigate epistemological questions scientifically. In this paper, I outline his genetic-epistemological method and locate it in the discourse on naturalism. I conclude by classifying genetic epistemology according to Goldman’s classification of naturalistic epistemologies and by assessing it in the light of criticism typically levelled at naturalistic epistemologies, before highlighting some salient points for a future scientific epistemology.Keywords: Epistemology; Naturalism; Psychologism; Genetic Epistemology; Jean Piaget Ritorno al futuro dell’epistemologia scientifica? Jean Piaget su scienza ed epistemologiaRiassunto: Le scienze hanno acquisito credito tra gli addetti ai lavori emancipandosi dalla filosofia. Nella prima metà del XX secolo i filosofi hanno iniziato ad allinearsi alla scienza e molti filosofi si definiscono oggi naturalisti. L’epistemologia è stata considerata materia filosofica fino alla “Epistemologia naturalizzata” di Quine (1969). Qui le opinioni si dividono. Per ironia della sorte il poderoso lavoro che ha consegnato a Jean Piaget reputazione di psicologo cognitivo dello sviluppo è stato di fatto svolto largamente al servizio dell’epistemologia. Deluso dalla speculazione filosofica e formatosi nell’ambito delle scienze empiriche Piaget (che era un biologo di formazione) ha elaborato un metodo basato sull’evidenza storica e psicologica per dare risposte scientifiche a problemi epistemologici. In questo lavoro intendo illustrare il suo metodo epistemologico-genetico, collocandolo all’interno del discorso sul naturalismo. Concluderò discutendo l’epistemologia genetica in base alla classificazione delle epistemologie naturaliste proposta da Goldman e valutandola alla luce delle critiche tipicamente rivolte alle epistemologie naturaliste, prima di illustrare alcuni punti salienti per una futura epistemologia scientifica.Parole chiave: Epistemologia; Naturalismo; Psicologismo; Epistemologia genetica; Jean Piage
L’intelligenza tra generalità, integrazione e controllo cognitivo
Riassunto: In che modo il nostro cervello è in grado di produrre quel tipo di comportamento flessibile e volto a specifici scopi che chiamiamo intelligenza? Le differenze cognitive tra individui sono dovute a una varietà di abilità mentali o a una sola? Questo articolo discute gli elementi centrali della teoria dell’intelligenza generale proposta da John Duncan nel volume How intelligence happens, tradotto recentemente in italiano (a cura di F. Pavani) e corredato da un capitolo conclusivo inedito. Prendendo le mosse dalla ricerca di Charles Spearman sull’intelligenza generale e sui test d’intelligenza, Duncan caratterizza l’intelligenza nei termini di integrazione e controllo cognitivo. I dati neuroscientifici raccolti da Duncan suggeriscono che questi aspetti chiave del comportamento intelligente siano realizzati da un circuito cerebrale, chiamato multiple-demand system, in grado di scomporre problemi complessi in sotto-problemi più semplici e integrare informazioni da varie aree del cervello.Parole chiave: Intelligenza generale; Fattore g; Molteplici positività; Multiple-demand System Intelligence as generality, integration, and cognitive control Abstract: How does our brain generate that sort of flexible and goal-directed behaviour that we call intelligence? Are individual differences in intelligence due to a variety of cognitive abilities or do they depend on one single mental ability? In this commentary, I revise and critically assess the key elements of John Duncan’s theory of general intelligence presented in the popular-science book How intelligence happens, recently translated into Italian and edited by F. Pavani, with a new final chapter. Starting from Charles Spearman’s research on a general intelligence factor and psychometric tests, Duncan advances a theory that characterises intelligence in terms of integration and cognitive control. Neuropsychological and neuroimaging data suggest that such key aspects of intelligent behaviour are realised by a brain network called a multiple-demand system, which is capable of decomposing complex problems into simpler sub-problems and then integrating information from different brain areas.Keywords: General Intelligence; G Factor; Positive Manifold; Multiple-Demand Syste
Network and ramifications: Relational perspectives in plant cognition
The present paper aims to propose a relational approach to the study of cognition that, in the reciprocal interrogation of philosophy, ecological and cognitive sciences, might offer a novel perspective on the cognitive behaviors of plants, sessile organisms without a nervous system.Leveraging on the inspiring, clarifying and, in some cases, heuristic potential of different epistemic tools, plant cognition can be understood as the result of a set of processes constantly shaped by multiple co-constructive relationships between organisms and their ecological niches. Organisms and niches are indeed conceivable as dense multi-functional systems of resources and information interchange. The concepts of network and ramification are fruitful keys to frame forms of dynamic relationships between elements. Networks and ramifications, in their alternatively iconical, metaphorical, and conceptual-modeling potentialities, have been used to identify different types of relationships and transmitted information. The explanatory and heuristic scope of these two concepts needs to be further investigated when linked to aspects which are cognitive in nature, especially for those concerning the concept of ramification.Looking at the plant world, whereas much has been written about networks, relatively little has been said about ramifications (branching capacity, branching characteristics, and habits), and their relationship with aspects related to plant cognition and behavior.Abstract: This paper aims to propose a relational approach to the study of cognition that can offer a perspective on the cognitive behaviours of plants – sessile organisms without a nervous system – when considered in the reciprocal interrogation of philosophy and the cognitive and ecological sciences. When leveraging the inspiring, clarifying, and occasionally heuristic potential of different epistemic tools, plant cognition can be understood as the result of processes constantly shaped by multiple co-constructive relationships between organisms and their ecological niches. Organisms and niches are conceivable as dense multi-functional systems of resources and information interchange. The concepts of network and ramification are fruitful keys to frame forms of dynamic relationships between elements. In their alternatively iconical, metaphorical, and conceptual-modelling potentialities, networks and ramifications have been used to identify different types of relationships and transmitted information. The explanatory and heuristic scope of these two concepts needs to be further investigated when linked to cognitive aspects, especially with regard the concept of ramification. Looking at the plant world, whilst much has been written about networks, relatively little has been said explicitly about ramifications (branching capacity, branching characteristics and habits) and their relationship with aspects related to plant behaviour and cognition.Keywords: Plant Cognition; Ramifications; Networks; Ecology; Cognitive Science Reti e ramificazioni: prospettive relazionali nello studio della cognizione vegetale Riassunto: Questo lavoro intende proporre un approccio relazionale allo studio della cognizione che possa offrire una prospettiva sui comportamenti cognitivi delle piante – organismi sessili privi di sistema nervoso – considerati dalla prospettiva filosofica e delle scienze cognitive ed ecologiche. Dato il potenziale ispiratore, chiarificatore e a volte euristico dei diversi strumenti epistemici, la cognizione delle piante può essere vista come risultato di processi costantemente plasmati da molteplici relazioni co-costruttive tra gli organismi e le loro nicchie ecologiche. Organismi e nicchie sono infatti concepibili come un denso sistema multi-funzionale di scambio di risorse e informazioni. I concetti di rete e ramificazione sono utili chiavi di lettura per inquadrare forme di relazione dinamica tra elementi. Nelle loro potenzialità iconiche, metaforiche e concettuali, le reti e le ramificazioni sono state usate per identificare diversi tipi di relazioni e informazioni trasmesse. Lo scopo esplicativo ed euristico di questi due concetti necessita di essere ulteriormente indagato, quando legato agli aspetti cognitivi, specialmente per quanto riguarda il concetto di ramificazione. Guardando il mondo vegetale, mentre molto è stato scritto sulle reti relativamente poco si è detto esplicitamente sulle ramificazioni (capacità di ramificazione, caratteristiche e abitudini di ramificazione) e sulle loro relazioni con aspetti legati al comportamento e alla cognizione.Parole chiave: Cognizione vegetale; Ramificazioni; Reti; Ecologia; Scienza cognitiv