Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
Not a member yet
467 research outputs found
Sort by
Il sé minimale e la tecnologia ibrida bio-macchinale: un contributo alla fenomenologia dell'incorporazione tecnologica
Riassunto: Questo articolo contribuisce alla ricerca in corso sul sé minimale, la configurazione più semplice dell’identità individuale che affonda le sue radici nelle strutture e negli schemi corporei di base. Il tema del sé minimale sarà trattato da una prospettiva fenomenologica, concentrando l’attenzione sulle problematiche relative all’incorporazione tecnologica. Alcuni tipi di tecnologia come le protesi sono vissute dall’individuo come parte del proprio corpo. Esiste una relazione rilevante, da un punto di vista fenomenologico, tra l’incorporazione di una macchina e l’esperienza minimale del sé? La domanda è cruciale per una nuova generazione di macchine incorporabili, nota come tecnologia ibrida bio-macchinale, che beneficia di significativi progressi nella modellazione digitale dei segnali corporei e nella ricerca sui materiali biointegrati. L’articolo approfondisce la relazione tra la tecnologia ibrida bio-macchinale e il sé minimale discutendo un caso di studio altamente informativo nel campo della tecnologia della visione (protesi visive biomimetiche).Parole chiave: Sé minimale; Incorporazione della tecnologia; Fenomenologia; Tecnologia ibrida bio-macchinale; Protesi biomimetiche Minimal self and bio-machine hybrid technology: A contribution to the phenomenology of technology incorporationAbstract: This article contributes to ongoing research on the minimal self, i.e., the simplest configuration of individual identity, which is rooted in basic body structures and schemes. The topic of minimal selfhood will be treated from a phenomenological perspective, focusing on issues of technology incorporation. Some types of technology, such as prosthetics, are experienced by the user as part of her or his own body. Is there a phenomenologically relevant relationship between the incorporation of a machine and minimal self-experience? The question is crucial for a new generation of incorporable machines, known as bio-machine hybrid technology, which benefits from significant advances in digital modeling of bodily signals as well as research on bio-integrated materials. The article delves into the relationship between bio-machine hybrid technology and the minimal self by discussing a highly informative case study in the field of vision technology (biomimetic visual prostheses).Keywords: Minimal Self; Technology Incorporation; Phenomenology; Bio-Machine Hybrid Technology; Biomimetic Prosthese
Deep Brain Stimulation e sintesi uomo-macchina: la possibilità di una prospettiva fenomenologica
Riassunto: La Deep Brain Stimulation (DBS) è un dispositivo annoverato tra le interfacce-cervello computer e che si qualifica come una promettente soluzione medica per far fronte al decorso di alcune malattie neurodegenerative come il Parikinson. Decenni di utilizzo clinico della DBS hanno permesso di comprenderne gli effetti collaterali e il loro impatto sul PIAAAS (Personality, Identity, Agency, Authenticity, Autonomy and Self). In tal senso, per sondare cambiamenti psicologici legati all’uso della DBS si è fatto ricorso a metodi quantitativi, come questionari incentrati su valutazioni di ordine numerico, e metodi qualitativi, che si appoggiano alle esperienze riportate dai pazienti tramite interviste. Questo articolo ha l’obiettivo di evidenziare come, a prescindere dai metodi di indagine utilizzati, la ricerca sia stata sempre focalizzata sugli effetti collaterali della DBS e gli eventuali cambiamenti sulle dimensioni comprese nel PIAAAS, lasciandosi sfuggire l’occasione di usare i numerosi dati raccolti per effettuare un’analisi fenomenologica che potesse restituirci una descrizione della sintesi uomo-macchina. Per colmare questo iato, proponiamo l’utilizzo sinergico di due metodi di raccolta e analisi dati di origine fenomenologica.Parole chiave: Deep Brain Stimulation; Effetti collaterali; Sintesi uomo-macchina; Fenomenologia Deep Brain Stimulation and the human-machine synthesis: A possible phenomenological perspectiveAbstract: Deep Brain Stimulation (DBS) is a device included among the brain-computer interfaces and that qualifies as a promising medical solution to cope with the course of some neurodegenerative diseases such as Parikinson’s. Decades of clinical use of DBS have allowed us to understand its side effects and their impact on PIAAAS (Personality, Identity, Agency, Authenticity, Autonomy and Self). In this sense, to investigate psychological changes related to the use of DBS, quantitative methods, such as questionnaires focused on numerical assessments, and qualitative techniques, which are based on experiences by patients through interviews, have been used. This article aims to highlight how, regardless of the survey methods used, research has always been focused on the side effects of DBS and possible changes in the concepts included in the PIAAAS, missing the opportunity to use the numerous data collected to carry out a phenomenological analysis that could give us a description of the human-machine synthesis. To bridge this hiatus, we propose the synergistic use of two phenomenological methods of data collection and analysis.Keywords: Deep Brain Stimulation; Side Effects; Human-machine synthesis; Phenomenolog
Recensione di C. Lucifora, C.M. Vicario, Il cervello morale. Dalle scienze cognitive all'intelligenza artificiale
"Cognition" - Let's forget it?
Abstract: For many psychologists, “cognition” is an obvious object for study. A natural kind. What I want to do in this article is problematise “cognition”. Psychologists lived happily without “cognition” until the 1960’s and even then, its entry into psychological discourse was hardly smooth. Furthermore, the new cognitive psychology retained much of the behaviourism it wrongly claimed to have displaced. There are now some radical developments going on in “cognitive science” but those involved still retain the term “cognition”. But isn’t it like modern physicists claiming that they are coming up with new theories of phlogiston? “Cognition” – forget it?Keywords: Psychology; Cognition; Behaviourism; Cognitive Behaviourism; S-R Theory; Unconscious Mind “Cognizione”: dobbiamo lasciarla perdere?Riassunto: Per molti psicologi la “cognizione” è un oggetto di studio che rasenta l’ovvietà. Un genere naturale. Ciò che mi propongo di fare in questo articolo è problematizzare la “cognizione”. Gli psicologi hanno vissuto felicemente senza la “cognizione” fino agli Anni ’60 e anche allora la comparsa di questa nozione all’interno del lessico psicologico non è stata cosa semplice. Inoltre, la nuova psicologia cognitiva ha conservato molto di quel comportamentismo che ha affermato, sbagliando, di aver scalzato. Ci sono oggi alcuni sviluppi, anche radicali, che si affacciano nella “scienza cognitiva”, ma tutti quelli che sono coinvolti usano ancora il termine “cognizione”. Ma non è come se i fisici di oggi sostenessero di avere nuove teorie del flogisto? La “cognizione”: dobbiamo lasciarla perdere?Parole chiave: Cognizione; Comportamentismo; Comportamentismo cognitivo; Teoria stimolo-risposta; Mente inconsci
Psychology is – and should be – central to cognitive science
Abstract: Cognitive science is typically defined as the multidisciplinary study of mind, with the disciplines involved usually listed as philosophy, psychology, artificial intelligence, neuroscience, linguistics, and anthropology. Furthermore, these six “core disciplines” are generally regarded as having equal status vis-à-vis cognitive science. In contrast to the latter position, I argue that psychology has a special status here: it is central to cognitive science in a way that none of the other five disciplines is. I support this argument via both theoretical and empirical considerations.Keywords: Psychology; Cognitive Science; Interdisciplinarity/Multidisciplinarity La psicologia è – e dovrebbe essere – al centro della scienza cognitivaRiassunto: La scienza cognitiva viene definita comunemente come indagine multidisciplinare sulla mente e tra le discipline che vi sono coinvolte vengono solitamente indicate la filosofia, la psicologia, l’intelligenza artificiale, la neuroscienza, la linguistica e l’antropologia. Queste sei “discipline fondamentali” sono generalmente considerate come aventi pari dignità nell’ambito della scienza cognitiva. A dispetto di quest’ultima posizione sosterrò, invece, che alla psicologia vada riconosciuto uno status speciale: la sua importanza per la scienza cognitiva è tale da non poter essere eguagliata da nessuna delle altre cinque discipline. A supporto di questa posizione porterò alcune riflessioni di natura teoretica ed empirica.Parole chiave: Psicologia; Scienza cognitiva; Interdisciplinarità/Multidisciplinarit
Un’epoca senza contatto? Dall’io empatico al sé digitale
Riassunto: Il presente lavoro affronta il delicato tema dell’isolamento digitale e della profonda svolta antropologica scaturita dall’uso delle nuove tecnologie elettroniche. Le nostre relazioni amicali, lavorative e familiari fanno sempre più ricorso alla comunicazione telematica e meno al confronto personale. La conversazione vis-à-vis, che è quella più umanizzante, sta lasciando il posto a quella mediata da computer e smartphone. Tutto questo rischia di provocare un nocivo isolamento digitale, interrompendo ogni forma di dialogo e di introspezione personale. L’isolamento viene spesso abbinato a un utilizzo intenso di Internet e di videogiochi. Le relazioni online non possono sostituire completamente quelle che nascono nel mondo reale né, d’altra parte, è pensabile frenare l’avanzata dei contesti virtuali entro i quali siamo immersi consapevolmente e, talvolta, inconsapevolmente. Non si tratta di essere pro o contro la tecnologia. Bisogna solo ritrovare il gusto dell’incontro, della conversazione faccia a faccia, della relazione fisica. Dislocare le nostre relazioni fisiche nel mondo digitale non ha nulla di rischioso. Il pericolo, semmai, è determinato dal contrario. Se la navigazione sul web diventa lo spazio esistenziale in cui vagare liberi e senza meta, con la convinzione che solo lì è possibile ottenere un’immagine vera di sé stessi, il rischio di rimanere prigionieri della propria solitudine potrebbe essere alto. Se, al contrario, le tecnologie sono usate coscientemente, possono portare a riflessioni capaci di esplorare il nostro Io. Internet non può eludere il bisogno di avere a che fare con gli altri nel mondo reale, perché solo questo tipo di rapporto fa di noi ciò che siamo realmente.Parole chiave: Inclusione digitale; Solitudine; Connessione; Empatia; Salute mentale A contactless era? From empathic I to digital selfAbstract: This paper addresses the sensitive issue of digital isolation and the profound anthropological shift that has resulted from the use of new electronic technologies. Friendship, work, and family relationships all increasingly rely more on telematic communication and less on personal encounters; face-to-face communication is giving way to modes of communication mediated by computers and smartphones. Does circumventing all forms of dialogue and personal introspection lead to dangerous digital isolation? The risk is real. Only through a balanced use of digital resources can we mitigate the harmful effects of social isolation. Online relationships cannot completely replace those that take place in the real world. At the same time, we cannot stop the advance of the virtual contexts within which we are consciously and sometimes unconsciously immersed. It is not a question of being for or against technology. We just need to rediscover our taste for human encounters, face-to-face conversations, and physical relationships. Displacing our physical relationships to the digital world is not in itself risky. The danger, if any, arises from another direction. If web surfing becomes the existential space in which we can roam freely and aimlessly, in the belief that only there is it possible to obtain a true image of oneself, then the risk of remaining a prisoner of one's own lonelinesss rises with devastating consequences at a psychological level. In contrast, technologies are used consciously, they can lead to valuable reflections that help us explore ourselves. The Internet should never circumvent or replace our need to deal with each other in the real world, because it only these kinds of real world relationship that make us who we really are.Keywords: Digital inclusion; Loneliness; Connection; Empathy; Mental Healt
Somewhere in-between: Inner speech and the proto-mental content
Abstract: In this paper, I explain emerging mental content by focusing on the role of inner speech in reading acquisition. I offer a hybrid explanation that relates a Vygotskian conception of inner speech (constructivism) to dual-route psycholinguistic models of reading (cognitivism) and the notion of content-involving mental states based on socio-cultural practices (enactivism). I first clarify some of the presuppositions that allow for my proposed conception of proto-content. Second, I explore the relationship between inner speech and reading acquisition. Lastly, I develop a notion of “proto-content” grounded in the idea of internal aboutness.Keywords: Mental Representations; Reading Acquisition; Linguistic Content; Constructivism; Enactivism; Cognitivism Da qualche parte, là in mezzo: il discorso interiore e il contenuto proto-mentaleRiassunto: In questo lavoro intendo illustrare l’emergere del contenuto mentale concetrandomi sul ruolo del discorso interiore nella acquisizione della capacità di lettura. Intendo offrire un modello ibrido di spiegazione che metta in relazione una concezione vygotskiana del discorso interiore (costruttivismo) e i modelli di lettura psicolinguistici a due vie (cognitivismo) con la nozione di stati mentali provvisti di contenuto. Chiarirò in primo luogo alcuni presupposti della mia concezione del proto-mentale. In secondo luogo esplorerò la relazione tra discorso interiore e acquisizione della capacità di lettura. In ultima istanza svilupperò una nozione di “proto-contenuto” fondata nell’idea della capacità interna di riferimento.Parole chiave: Rappresentazione mentale; Acquisizione della capacità di lettura; Contenuto linguistico; Costruttivismo; Enattivismo; Cognitivism
Two open questions in the reformist agenda of the philosophy of cognitive science
Abstract: In this paper we carve out a reformist agenda within the debate on the foundations of cognitive science, incorporating some important ideas from the 4E cognition literature into the computational-representational framework. We are deeply sympathetic to this reformist program since we think that, despite strong criticism of the concept of computation and the related notion of representation, computational models should still be at the core of the study of mind. At the same time, we recognize the need for a liberalization of the computational and representational framework that can address deep dissatisfaction with the anti-biologism and radical internalism of classical cognitive science. However, reform is a difficult task, so in this article we focus on two open questions within the reformist agenda. The first concerns the possibility of combining mechanistic-computational and dynamical explanations. The second concerns related changes in the notion of representation and its use (with special attention to Andy Clark’s radical predictive processing).Keywords: Continuum of Representational Genera; Enactivism; Predictive Processing; Radical Embodied Cognition Thesis; RepresentationalismDue problemi aperti nell’agenda riformista della filosofia della scienza cognitivaRiassunto: In questo lavoro identifichiamo un’agenda riformista nel dibattito sui fondamenti della scienza cognitiva che incorpora alcune idee centrali provenienti dalla letteratura sulla cognizione 4E all’interno di una cornice computazionalista e rappresentazionalista. Tale agenda considera il quadro computazionalista e rappresentazionalista ancora imprescindibile ai fini dello studio integrato della mente e del cervello, ma ne persegue una liberalizzazione nell’intento di renderlo idoneo ad accogliere alcuni importanti spunti emersi dalla letteratura sulla cognizione delle 4E. Tuttavia, riformare è un compito difficile. In questo articolo ci concentriamo su due problemi aperti nell’agenda riformista. Il primo riguarda la possibilità di mettere assieme le spiegazioni meccaniciste e computazionaliste con quelle dinamiche. Il secondo riguarda i cambiamenti relativi alla nozione di rappresentazione e al suo impiego (con particolare attenzione all’elaborazione predittiva radicale di Andy Clark).Parole chiave: Continuum dei generi rappresentazionali; Elaborazione predittiva; Enattivismo; Tesi della cognizione incarnata radicale; Rappresentazionalism
What future for cognitive science(s)?
Abstract: In this introduction to the thematic issue on the future of the cognitive science(s), we examine how challenges and uncertainties surrounding the past and present of this discipline make it difficult to chart its future. We focus on two main questions. The first is whether cognitive science is a single unified field or inherently pluralistic. This question can be asked at various levels: First, with respect to the disciplines that should be included in the cognitive hexagon and their reciprocal relationships: should we speak of cognitive science or of the cognitive sciences? Second, with regard to the conceptual and methodological changes (turns or revolutions) that have taken place within the cognitive project from its inception to the present day. Third, it pertains to cognitive psychology as a discipline. Before the emergence of cognitive science psychology was a fragmented discipline characterized by different traditions and approaches: has cognitive science been able to stem this fragmentation? Finally, we can question the unity of the cognitive architecture itself: is cognition produced by homogeneous or heterogenous mechanisms for information processing? We show that the issue of unity is addressed by several of the papers included in this thematic issue. In the second part of this introduction, we query the role that each component discipline should play in the cognitive project and in particular which should lead the project going forward, and why. Again, we show how this issue has been tackled by several articles featured in this collection.Keywords: Future of Cognitive Science; Cognitive Psychology; Pluralism and Cognitive Science; Philosophy and Cognitive Science; Fragmentation of Psychology Quale futuro per la scienza cognitiva?Riassunto: In questa introduzione al fascicolo tematico dedicato al futuro della scienza cognitiva prendiamo in considerazione sfide e incertezze che caratterizzano il passato e il presente di questa disciplina, rendendo difficile prevedere il suo futuro. Due le questioni principali su cui concentriamo l’attenzione. La prima: la scienza cognitiva è un ambito unitario o intrinsecamente pluralistico? Questo problema si manifesta a diversi livelli. In primo luogo, riguarda le discipline che dovrebbero comporre l’esagono cognitivo e le loro relazioni reciproche: dovremmo parlare di scienza cognitiva o di scienze cognitive? In secondo luogo, riguarda le trasformazioni (svolte o rivoluzioni) concettuali e metodologiche avvenute all’interno di questo progetto dalla sua nascita fino ai giorni nostri. In terzo luogo, riguarda la psicologia cognitiva. Prima della nascita della scienza cognitiva la psicologia era una disciplina frammentaria caratterizzata da diverse tradizioni e approcci: possiamo dire che la scienza cognitiva abbia posto rimedio a tale frammentazione? Infine, il problema dell’unità sorge anche in relazione all’architettura cognitiva stessa, considerando che la cognizione potrebbe o potrebbe non essere prodotta da meccanismi omogenei di elaborazione delle informazioni. Nella presentazione che segue si cerca di mostrare come l’unità, in tutte queste varianti, sia una questione affrontata da diversi articoli presenti in questo fascicolo tematico. Nella seconda parte di questa introduzione prendiamo in considerazione il problema del ruolo che ciascuna disciplina componente dovrebbe svolgere nel progetto cognitivo e, in particolare, quale dovrebbe guidare il progetto e perché, ponendo in evidenza come anche questa sia una questione centrale, tematizzata da diversi lavori presentati in questo fascicolo.Parole chiave: Futuro della scienza cognitiva; Psicologia cognitiva; Pluralismo e scienza cognitiva; Filosofia e scienza cognitiva; Frammentazione della psicologi