Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
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Le allucinazioni uditive tra neurobiologia e fenomenologia
Riassunto: Il presente lavoro proporre una rassegna che consideri il fenomeno delle allucinazioni uditive da due diverse prospettive: quella neurobiologica e quella fenomenologica. La neurobiologia indaga i meccanismi cerebrali correlati alle allucinazioni uditive, focalizzandosi sulla presenza di attivazioni neurali anomale; la fenomenologia, diversamente, si concentra sui processi psichici, mostrando come i pazienti hanno difficoltà a distinguere le sensazioni causate dalle proprie azioni da quelle che derivano da influenze esterne. Queste prospettive non sono mutualmente esclusive. Gli studi che verranno discussi sono organizzati in base all’eziologia delle allucinazioni uditive e la loro ultima finalità è quella di guadagnare una prospettiva ampia che possa fornire una spiegazione e una comprensione completa di sintomi per promuovere in futuro trattamenti più efficaci per la presa in carico del paziente affetto da allucinazioni uditive.Parole chiave: Allucinazioni uditive; Fenomenologia; Psichiatria fenomenologica; Neurologia Auditory hallucinations between neurology and phenomenology Abstract: This paper aims to serve as a review article investigating the phenomenon of auditory hallucinations from two different perspectives: neurobiological and phenomenological. Neurobiology investigates brain mechanisms related to auditory hallucinations by focusing on the presence of abnormal neural activations. Phenomenology pays attention to psychic processes, demonstrating that patients have difficulty distinguishing sensations caused by their own actions from those derived from external influences. These two perspectives are not mutually exclusive. This paper aims at gaining a broad perspective that can provide an explanation and understanding of symptoms that will promote more effective future treatments for patients with auditory hallucinations.Keywords: Auditory Hallucinations; Phenomenology; Phenomenological Psychiatry; Neurolog
Recensione di F. Faggin, Irriducibile. La coscienza, la vita, i computer e la nostra natura
Le questioni morali e le implicazioni psicologiche della riproduzione, del sesso e delle relazioni affettive nelle missioni spaziali
Riassunto: I bisogni sessuali degli astronauti rappresentano un tema lungamente trascurato delle missioni spaziali. Soltanto di recente la comunità scientifica ha incominciato a interessarsi alla vita sessuale degli astronauti e a rivolgere una qualche attenzione alle questioni che riguardano il sesso nello spazio. Comunque, il sesso è una questione centrale per gli astronauti impegnati nelle missioni spaziali. Noi sosteremmo che nella prima fase di esplorazione e di colonizzazione dello spazio e di nuovi pianeti, gli astronauti dovrebbero avere la possibilità di fare sesso ma non dovrebbero avere figli. Affermeremo, inoltre, che un programma di colonizzazione di nuovi pianeti dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di affiancare agli astronauti macchine sempre più intelligenti in grado non soltanto di assisterli nella missione, a livello operativo, ma anche di soddisfare i loro bisogni sessuali. Finora il dibattito sui sex robot ha considerato quasi esclusivamente il loro uso sul nostro pianeta. Tuttavia, i sex robot potrebbero rivelarsi una risorsa importante per le missioni spaziali che hanno l’obiettivo di avviare la costruzione di nuove stazioni spaziali o colonizzazione di nuovi territori.Parole chiave: Bioetica; Riproduzione; Sessualità; Spazio; RobotMoral and psychological issues of reproduction, sex, and affective relationships in space missionsAbstract: The sexual needs of astronauts have long been overlooked in space missions. Only recently has the scientific community begun to show interest in the sexual lives of astronauts and pay attention to the issues surrounding sex in space. However, sex remains a central concern for astronauts involved in space missions. We would argue that in the initial phase of space exploration and colonization of new planets, astronauts should have the opportunity for sexual activity but should not have children. Furthermore, we assert that a program for the colonization of new planets should consider the possibility of providing intelligent machines to accompany astronauts, capable not only of assisting them operationally in their mission but also of satisfying their sexual needs. So far, the debate on sex robots has primarily focused on their use on our planet. However, sex robots could prove to be a valuable resource for space missions aimed at establishing new space stations or colonizing new territories.Keywords: Bioethics; Reproduction; Sex; Space; Robo
Lineamenti di una fenomenologia dell’attenzione. Da Husserl a Waldenfels
Riassunto: In questo articolo cercheremo di delineare le caratteristiche di una fenomenologia dell’attenzione incentrata sui concetti di interesse e selezione. Partiremo dall’analisi del concetto di attenzione in Husserl per poi concentrarci sulle riflessioni di William James, Alfred Schutz ed Erving Goffman che riconoscono un ruolo fondamentale dell’attenzione nei processi con cui gli attori sociali inquadrano e definiscono la realtà e, infine, analizzeremo la proposta teorica di Bernhard Waldenfels che propone un’etica dell’attenzione che è sia un’etica dell’apertura e del riconoscimento dell’altro sia, soprattutto, una risposta e un antidoto alla xenologia e alla xenopolitica.Parole chiave: Edmund Husserl; Alfred Schutz; Bernhard Waldenfels; Fenomenologia; Attenzione Delineating a phenomenology of attention: From Husserl to WaldenfelsAbstract: In this paper we will attempt to outline a phenomenology of attention centered around the concepts of interest and selection. We will start with an analysis of Husserl’s notion of attention, then turn to the reflections of William James, Alfred Schutz and Erving Goffman, all of whom recognized the fundamental role attention plays in the processes by which social actors frame and define reality. Finally, we will consider Bernhard Waldenfels’ ethics of attention. He offers an ethics based on openness to and recognition of the other that, above all, offers both a response and an antidote to xenology and xenopolitics.Keywords: Edmund Husserl; Alfred Schutz; Bernhard Waldenfels; Phenomenology; Attentio
Distributed loci of control: Overcoming stale dichotomies in biology and cognitive science
Abstract: We argue that theoretical debates in biology and cognitive science often are based around differences in the posited locus of control for biological and cognitive phenomena. Internalists about locus of control posit that specific causal control over the phenomenon is exerted by factors internal (to the relevant subsystem) of an organism. Externalists posit that causally specific influence is due to external factors. In theoretical biology, we suggest, a minimal agreement has developed that the locus of control for heritable variation is distributed – that is, both internal and external factors exert specific, non-redundant causal influence on evolved traits. We suggest that debates in cognitive science, particularly surrounding “enactivism”, should also embrace a distributed locus of control. We show how both internal and external factors contribute non-redundantly to psychological capacities and behavior. We further suggest that embracing a distributed locus of control provides a basis for a revisionary, but substantive account of “mental representation”.Keywords: Locus of control; Internalism/Externalism; Evolutionary Biology; Cognitive Science; Mental Representation Loci di controllo distribuiti: superare le vecchie dicotomie nella biologia e nella scienza cognitivaRiassunto: Numerose discussioni in biologia e nella scienza cognitiva vertono spesso su differenze nella individuazione del locus di controllo dei fenomeni biologici e cognitivi. Posizioni internaliste rispetto al locus di controllo ritengono che il controllo causale specifico su un fenomeno biologico o cognitivo venga esercitato da fattori interni a (un sottosistema rilevante) di un organismo. Al contrario, posizioni esternaliste assumono che specifiche influenze causali siano dovute a fattori esterni. In questo articolo mostriamo che nell’ambito della biologia teorica si è giunti a un minimo accordo rispetto al fatto che il locus di controllo per l’emergere di variazioni ereditarie è distribuito – ossia dovuto sia a fattori interni che esterni all’organismo che esercitano influenze specifiche e non-ridondanti sui tratti che si sono evoluti. Riteniamo che tale accordo debba essere raggiunto anche nell’ambito della scienza cognitiva, in particolare per quel che concerne l’enattivismo. In questo articolo mostriamo che sia i fattori interni che quelli esterni contribuiscono in maniera non-ridondante alle capacità psicologiche e al comportamento di un individuo. Inoltre sosterremo che l’adozione di un locus di controllo distribuito possa costituire un buon punto di partenza per una revisione sostanziale della nozione di “rappresentazione mentale”.Parole chiave: Locus di controllo causale; Internalismo/Esternalismo; Biologia evolutiva; Scienze cognitive; Rappresentazione mental
The future of cognitive science is pluralistic, but what does that mean?
Abstract: We imagine the future of cognitive science by first considering its past, which shows remarkable transformation from a field that, although interdisciplinary, was initially marked by a narrow set of assumptions concerning its subject matter. In the last decades, multiple alternative frameworks with radically different ontological and epistemic commitments (e.g., situated cognition, embodied cognition, extended mind) found broad support. We address the question of how to understand these changes, noting as logical alternatives that (1) newer approaches are not properly cognitive; (2) that newer approaches are cognitive but not science; and (3) that cognitive science has become pluralistic. We endorse the third position and venture to guess that the future of cognitive science is also pluralistic. We are left, however, with the question of what this means. After noting the polysemous nature of the term “pluralism”, we attempt to add clarity by distinguishing three forms: ontological, epistemic, and ethical. We then consider what each form might imply for the future of cognitive science.Keywords: Cognitive Science; Pluralism; Relativism; History of Science; Philosophy of Science Il futuro della scienza cognitiva è pluralista, ma che vuol dire?Riassunto: Pensiamo al futuro della scienza cognitiva in primo luogo considerando il suo passato, il quale è notevolmente cambiato rispetto al presente. Per quanto si proponesse come un campo di studi interdisciplinari, la scienza cognitiva delle origini era caratterizzata da un insieme ristretto di assunzioni riguardanti il proprio oggetto. Negli ultimi decenni hanno trovato supporto diverse cornici teoriche in reciproca competizione e con impegni ontologici ed epistemologici radicalmente differenti (si pensi, per esempio, alla cognizione situata, alla cognizione incarnata, alla mente estesa). Proveremo a dare risposta alla domanda su come intendere questi cambiamenti, prendendo atto che ci troviamo di fronte a una serie di posizioni che sono logicamente alternative fra loro: (1) gli approcci più recenti non sono propriamente cognitivi; (2) oppure che gli approcci più recenti sono cognitivi, ma non scientifici; (3) la scienza cognitiva è diventata pluralista. Noi crediamo che la terza posizione sia corretta e scommettiamo su un futuro della scienza cognitiva che sia anche pluralista. Resta aperto, tuttavia, il problema di cosa questo significhi. Dopo aver preso atto della natura polisemica del termine “pluralismo”, cercheremo di far chiarezza distinguendo tre forme di pluralismo: ontologico, epistemico, ed etico. Considereremo quindi ciò che ciascuna può comportare per il futuro della scienza cognitiva.Parole chiave: Scienza cognitiva; Pluralismo; Relativismo; Storia della scienza; Filosofia della scienz
The mind-body problem between philosophy and the cognitive sciences
Abstract: Here, I examine the main philosophical solutions to the mind-body problem distinguishing between “historicist” solutions that (more or less clearly) separate philosophy from science and solutions that instead result from a double “cognitive turn”, and see “continuity” between philosophy of mind and the cognitive sciences. The “historicist” solutions include ontological dualism (together with “skepticism” and “new mysterianism”), epistemological dualism, subjective idealism, and absolute idealism. In this group, transcendental idealism, phenomenology, and neutral monism are the solutions most open to a dialogue between philosophy and science. The “naturalistic” solutions can be divided into four groups: (1) behaviorism (psychological, logical, philosophical-analytical behaviorism); (2) materialism (identity theory, physicalism); (3) “weak naturalism” (functionalism, anomalous monism, “biological naturalism”, liberal naturalism, emergentism); (4) “strong naturalism” (“cognitive neo-evolutionism”, eliminativism). These offer a physicalist-eliminative solution to the mind-body problem (here called “soft physicalistic eliminativism”) that allows for more continuity between philosophy of mind and the cognitive sciences.Keywords: Mind/Body-Problem; Cognitive Science; Cognitive Turn; Naturalism; Eliminativism Il problema mente-corpo in filosofia e le scienze cognitiveRiassunto: Vengono esaminate le principali soluzioni filosofiche al problema mente-corpo al fine di distinguere le soluzioni di origine storicistica che separano (più o meno chiaramente) filosofia e scienza da quelle che invece, nate da una duplice “svolta cognitiva”, favoriscono la “continuità” tra filosofia della mente e scienze cognitive. Le soluzioni del primo gruppo sono anzitutto il dualismo ontologico (insieme allo “scetticismo” e al “neo-misterianismo”), il dualismo epistemologico, l’idealismo soggettivo e l’idealismo assoluto. L’idealismo trascendentale, la fenomenologia e il monismo neutrale sono invece soluzioni più aperte al dialogo tra filosofia e scienza. Le soluzioni del secondo gruppo, quelle “naturalistiche”, vengono suddivise in quattro grandi gruppi: (1) il comportamentismo (psicologico, logico e filosofico-analitico); (2) il materialismo (teoria dell’identità e fisicalismo); (3) il “naturalismo debole” (funzionalismo, monismo anomalo, “naturalismo biologico”, naturalismo liberalizzato e emergentismo); (4) il “naturalismo forte” (“neo-evoluzionismo cognitivo” ed eliminativismo). In conclusion, una soluzione di tipo fisicalistico-eliminativo (qui chiamata “eliminativismo fisicalistico moderato”) al problema mente-corpo è quella che più di altre favorisce la continuità tra filosofia della mente e scienze cognitive.Parole chiave: Problema mente/corpo; Scienza cognitiva; Svolta cognitiva; Naturalismo; Eliminativism
What philosophy, if any, is needed for cognitive science?
Abstract: The question posed in the title serves as a springboard to examine the interdisciplinary nature of cognitive science and the role philosophy should play. I will argue that philosophy has a clearly defined role to play over and above the contributions made by philosophies specific to the various disciplines engaged in cognitive science. I also point out that by engaging with cognitive science – an endeavor defined by a clear scientific goal – philosophy itself will have to change in ways that are bound to affect the future of philosophizing. In the first part of this paper, I play devil’s advocate, arguing that philosophy should not be amongst the disciplines engaged in cognitive science. In the second part, I discuss how the relationship between philosophy and psychology has been changed by their common participation in cognitive science: psychology is now admittedly philosophical and philosophy has become naturalized. In the third part, I suggest that philosophy is better equipped than psychology to handle the thorny question of representation in cognitive science. In the fourth part and conclusion, I argue that cognitive science will influence both the theory and practice of philosophy: the futures of cognitive science and philosophy are tied together.Keywords: Philosophy; Cognitive Science; Cognitive Psychology; Naturalism; Epistemology Quale filosofia – se una ce ne vuole – per la scienza cognitiva?Riassunto: L’interrogativo posto nel titolo funge da punto di partenza per analizzare la natura interdisciplinare della scienza cognitiva e il ruolo che la filosofia dovrebbe avere al suo interno. Sosterrò che alla filosofia spetti un ruolo ben definito, al di là dei contributi forniti dai particolari indirizzi filosofici coinvolti nella scienza cognitiva. Sottolineerò anche che, confrontandosi con la scienza cognitiva – un ambito caratterizzato da un chiaro obiettivo scientifico – la filosofia stessa dovrà cambiare, assumendo modalità che influenzeranno il futuro del filosofare. Nella prima parte di questo articolo metterò le vesti dell’avvocato del diavolo, sostenendo come la filosofia non dovrebbe essere tra le discipline coinvolte nella scienza cognitiva. Nella seconda parte discuterò come il rapporto tra filosofia e psicologia sia mutato per effetto della comune partecipazione al progetto della scienza cognitiva: ora la psicologia è apertamente filosofica e la filosofia è filosofia naturalizzata. Nella terza parte mostrerò come la filosofia sia meglio equipaggiata della psicologia per fronteggiare l’ostico problema della rappresentazione nella scienza cognitiva. Nella quarta parte e nelle conclusioni sosterrò che la scienza cognitiva potrà influenzare la teoria e la pratica del filosofare: il futuro della scienza cognitiva e della filosofia sono reciprocamente legati. Parole chiave: Filosofia; Scienza cognitiva; Psicologia cognitiva; Naturalismo; Epistemologi
The ordering mind. The Goldstein-Cassirer approach to neuropathology and its relevance today
Abstract: In this paper, I will examine the Goldstein-Cassirer approach to neuropathology to determine its current potential for yielding valuable insights. To this end, I will reconstruct the philosophical and theoretical underpinnings of such a standpoint in the first four sections. What will emerge is that it entails a definition of pathology as the loss of balance in the adaption of human beings to the environment, leading to a lack of proclivity to categorical behaviour and symbolic performances. Furthermore, we will see that there are behavioural alterations which are not related to the locus of lesions. In the fifth section, I will compare and contrast the holistic stances with current research in neuropsychology. The sixth section is dedicated to conclusive remarks.Keywords: Psychopathology; Neuropathology; Ernst Cassirer; Kurt Goldstein; Holism La mente ordinatrice. La concezione di Goldstein e Cassirer della neuropatologia e la sua rilevanza oggiRiassunto: In questo articolo intendo analizzare l’approccio Goldstein-Cassirer alla neuropatologia per comprendere se esso può rivelarsi ancora utile alla luce delle ricerche attuali. A tal fine, ne ricostruirò le basi filosofiche e teoriche nei primi tre paragrafi. Scopriremo che esso implica una definizione di patologia come perdita di equilibrio nell’adattamento degli esseri umani all’ambiente, a seguito della quale viene a mancare la naturale tendenza verso il “comportamento categoriale” e le prestazioni simboliche. Vedremo, inoltre, che vi sono alterazioni del comportamento non collegabili al sito delle lesioni. Nel quinto paragrafo, metterò a confronto le istanze olistiche con le ricerche contemporanee nel campo della neuropsicologia. Il sesto paragrafo contiene le considerazioni conclusive.Parole chiave: Psicopatologia; Neuropatologia; Ernst Cassirer; Kurt Goldstein; Olism