Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
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Soggettività animali? La concezione fenomenologica dell'animalità in Edmund Husserl
Riassunto: Si può parlare di una fenomenologia dell’animale in Husserl? Nello sviluppo delle sue analisi fenomenologiche Husserl tematizza gli animali come un caso di “anormalità”, per indagare quella soggettività che costituisce il mondo umano come mondo “normale”. Il riconoscimento di una “struttura egologica” animale e della corrispondente trascendentalità della “soggettività” animale – nella sua essenziale differenza da quella umana “personale” – costituisce un indizio della profondità a cui si spinge la ricerca husserliana, per molti versi audace. Ma quale originale contributo può offrire la fenomenologia rispetto alle ricerche delle scienze empiriche? Essa dichiara e problematizza il riferimento alla esperienza del mondo della vita quale proprio campo di lavoro e terreno implicito anche di ogni osservazione e ricostruzione scientifica, schiudendo un accesso alla vita animale che non cede a una tentazione ingenuamente ontologizzante.Parole chiave: Edmund Husserl; Vita animale; Vita etica; Soggettività animale; Empatia. Animal Subjectivities? The Phenomenological Conceptualization of Animality by Edmund Husserl Abstract: Is it possible to speak of a Husserlian phenomenology of the animal? In the course of his phenomenological analyses, Husserl thematizes animals as a case of “abnormality”, in order to investigate the subjectivity that constitutes the human world as a normal world. The individuation of an animal “egological structure”, and the transcendental function of animal “subjectivity” – characterized by essential differences from “personal” human subjectivity – hint at the profundity and boldness of Husserl’s research. However, what is the original contribution of phenomenology on this issue, in comparison with that of the empirical sciences? Phenomenology declares and problematizes the experience of lifeworld as its own field of activity, and addresses it as the implicit ground for every scientific observation and reconstruction. Phenomenology, thus, provides a new approach to animal life, avoiding naive ontological assumptions about it.Keywords: Edmund Husserl; Animal Life; Ethical Life; Animal Subjectivity; Empathy
Localizzare nel cervello le funzioni cognitive
Riassunto: I modelli adottati nella neuropsicologia per indagare le funzioni cognitive in relazione alle loro basi neurali sono il risultato tangibile di un processo che, lungo un secolo e mezzo di storia, ha coinvolto a pieno titolo medici, psicologi, neurobiologi e filosofi della mente. Oggi, le nuove criticità e i punti di forza dei paradigmi di ricerca attuali necessitano di una profonda e fertile integrazione tra le riflessioni teoriche, i dati clinici e le acquisizioni sperimentali provenienti da diverse discipline, ma anche di un processo di storicizzazione in grado di creare consapevolezza della complessità di un tema tanto dibattuto e controverso. La sezione Studi di questo volume di Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia propone una selezione dei contributi presentati nel convegno La Mente nel Cervello, svoltosi nel dicembre 2011 presso l’Università di Roma “Tor Vergata” in occasione del 150° anniversario della scoperta dell’area del linguaggio articolato da parte di Paul Broca. I lavori proposti in questa sezione presentano riflessioni storico-epistemologiche legate alla nascita delle neuroscienze, contributi inerenti il linguaggio e le sue basi neurobiologiche, una esposizione ragionata delle nuove acquisizioni cliniche e sperimentali nel campo delle neuroscienze in relazione alle funzioni linguistiche.Parole chiave: Storia della neuropsicologia; Facoltà del linguaggio; Paul Broca; Modelli della mente; Neuropsicologia cognitiva.Localizing the Cognitive Functions in the BrainAbstract: Current neuropsychological models for investigating the neural bases of cognitive functions are the product of continuous development over the past 150 years involving medical doctors, psychologists, neurobiologists and philosophers of mind. To address issues arising from these models and to enhance their strengths, clinical data and experimental evidence must be integrated with broader theoretical reflections. Taking a historical perspective is also important in raising awareness of the complexity of the wide-ranging and controversial debates on these topics. The section Studies in this Volume of Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia offers a selection of the research presented at the conference La Mente nel Cervello which took place in December 2011 at the University of Rome “Tor Vergata” in celebration of the 150th anniversary of Paul Broca’s discovery of the brain area responsible for articulated language. The papers included in this section offer historical-epistemological reflections on the origin of the neurosciences, various investigations into language and its neurobiological bases as well as critical examinations of new clinical and experimental findings on linguistic functions from the neurosciences.Keywords: History of Neuropsychology; Faculty of Language; Paul Broca; Models of Mind; Cognitive Neuropsychology
Gene Expression and Epigenetics: The Link Between Biology, Physiology and Behavior
Espressione genica ed epigenetica: il nesso tra biologia, fisiologia e comportamentoRiassunto: La capacità di parlare è considerata un tratto specificamente umano. I linguaggi sono parte della cultura umana e vngono trasmessi dai genitori alla prole. Ad ogni modo, il linguaggio possiede anche una forte componente genetica che soltanto di recente ha cominciato a essere compresa in maniera più precisa. Il presente contributo riassume alcuni dei risultati più innovativi circa l’organizzazione e la regolazione dei nostri geni e del nostro genoma, indicando alcune delle sfide con cui la ricerca dovrà misurarsi nel prossimo futuro. L’autore afferma che il progresso scientifico in questo complicato campo d’indagine necessita di un approccio interdisciplinare, nel quale le competenze specifiche di filosofi, psicologi, sociologi, biologi, etc. devono sostenersi a vicenda, per poter essere all’altezza di queste sfide.Parole chiave: Linguaggio; Comportamento; Biologia; Fisiologia; Genetica; Genoma. Abstract: Human speech is considered a specifically human trait. Languages are part of human culture, and are transmitted from parents to offspring. However, language has a strong genetic component too, which has only now begun to be understood more precisely. This paper summarizes some of the recent groundbreaking results on the organization and regulation of our genes and genome and presents some of the challenges that research will need to tackle in the near future. The author argues that scientific progress in this complex field requires an interdisciplinary approach in which the specific competences of philosophers, psychologists, sociologists, biologists, etc. are combined to reach the final objective.Keywords: Language; Behavior; Biology; Physiology; Genetics; Genome
L’amore non è soltanto chimica. I limiti di una comprensione “naturalizzata” dei legami affettivi
Riassunto: In questo testo viene discussa la tesi secondo cui sarebbe possibile una comprensione esaustiva del fenomeno amoroso sulla base dei meccanismi della chimica cerebrale. Si distinguono diversi aspetti dell'amore e si portano ragioni per le quali le chimica cerebrale può svolgere un ruolo più o meno ampio in ciascuno di essi nel fornire una spiegazione del fenomeno amoroso.Parole chiave: Amore; Chimica; Libido; Attaccamento; Libero arbitrio.Love Is Not Only Chemistry. The Limits of a “Naturalized” Understanding of Emotional BondsAbstract: In the present paper the hypothesis of an exhaustive understanding of love on the basis of neural chemistry is discussed. Different aspects of the phenomenon of love are distinguished and reasons are offered for the view according to which neural chemistry plays a relevant role in some of these aspects and a much less prominent role in others.Keywords: Love; Chemistry; Libido; Attachment; Free Will
Recensione di M. Marraffa, A. Paternoster, Sentirsi Esistere. Inconscio, coscienza, autocoscienza
Corteggiamento e musica: un approccio evolutivo
Riassunto: La presenza pervasiva della musica, che permea la vita umana sin dalle sue fasi embrionali, permette di spiegare, in parte, l’importanza che le viene attribuita nel suo determinarsi come accompagnamento sonoro delle nostre esperienze emotive. E tuttavia, se è legittimo presupporre la presenza nell’uomo di un codice musicale grammaticale innato che spiegherebbe la capacità dell’ascoltatore di completare, con le “giuste” note, una melodia mai udita prima, quale vantaggio biologico-evolutivo, se ne esiste alcuno, è possibile rintracciare la condivisione di tonalità edonistiche positive in corrispondenza degli stessi stimoli musicali? La propagazione, attraverso le diverse generazioni, dell’abilità di creare musica, che può essere considerata come un tentativo di penetrare il teatro privato della mente altrui, regolandone le emozioni più intime, rappresenta un tratto costoso, biologicamente parlando, e sembra essere il risultato diretto dell’azione della selezione sessuale piuttosto che di quella naturale. La sua produzione richiede, infatti, tempo e dispiego di energie e risorse, e apparentemente non presenta alcun tipo di beneficio nell’evitare la predazione od ottenere nutrimento. La componente ormonale, inoltre, che individua nel testosterone la principale leva per la rappresentazione dei comportamenti artistico-culturali con finalità di corteggiamento, sembra determinare lo sviluppo di alcune regioni cerebrali che modulano il canto nelle esibizioni melodiche dei maschi di alcune specie di volatili. In ultima analisi, se è vero che il testosterone, segnale di un’alta qualità genotipica, la cui presenza indica il possesso di un resistente sistema immunitario e lo sviluppo di un sano ed attraente aspetto fenotipico, facilita la funzionalità dell’emisfero destro del cervello, cui la produzione di armonie musicali si riferisce, allora dovrebbe corrispondervi un’istintiva ed acuta sensibilità femminile a ricercarne nel potenziale partner qualsiasi elemento indicativo della sua presenza.Parole chiave: Selezione sessuale; Grammatica musicale innata; Modello di corteggiamento; Toni edonistici; Musica e testosterone. Courtship and Music: An Evolutionary ApproachAbstract: The pervasive presence of music in human life since its embryonic stages helps to explain, in part, the importance attributed to it as our emotional experiences’ soundtrack. We may assume the presence in Man of an inborn musical grammar code, i.e. a possible evolutionary biological advantage, which would explain the listener's ability to complete, with the "right" notes, a melody never heard before. The question is: is it also possible to identify a shared positive hedonistic tone, corresponding to the same musical stimulus? The propagation of the ability to create music throughout generations, which can be considered as an attempt to penetrate the private theatre of other minds, by regulating their most intimate emotions, appears to be expensive, biologically speaking, and directly resulting from the action of sexual rather than natural selection. Its production requires, in fact, time and deployment of energy and resources, and apparently does not produce any kind of benefit in avoiding predation or obtain nourishment. Also, testosterone was shown to be the main factor in determining the development of those brain regions that modulate the melodic singing in males of some bird species. Finally, assuming that testosterone, as an index of high genotypic and phenotypic quality, facilitates the functionality of the right brain hemisphere, i.e. the source of musical harmonies, then we could expect the development in the female of a sharp attitude to identify any element indicative of its presence in the potential partner.Keywords: Sexual Selection; Musical Grammar Code; Courtship Model; Hedonistic Tones; Music and Testosterone
Verso una neuropsicopatologia ermeneutica
Riassunto: In tempi recenti si è registrata una ripresa del confronto tra psichiatri, psicopatologi e filosofi circa la natura della patologia psichiatrica. L’aspetto più interessante di questa rinnovata dialettica tra psicopatologia e filosofia sta nel fatto che essa viene in ampia parte promossa da psichiatri (come Kenneth S. Kendler), che per anni hanno svolto ricerche nel campo della psichiatria biologico-riduzionista. Le domande cui costoro cercano di dare risposta sono: Che cos’è una condizione psicopatologica? Quando dovremmo adottare una spiegazione causale e quando dovremmo adottare una spiegazione motivazionale? Quali sono le intuizioni o i principi (regole) che spingono gli psichiatri a scegliere tra spiegazioni causali e non causali? Quale il confine tra cause e motivi? Nella prima parte di questo lavoro cercheremo di mostrare come la psicopatologia, al pari di tutte le altre scienze, per indagare il proprio oggetto d’indagine (la malattia psichica) parte da un’impostazione di fondo non deducibile dai risultati della ricerca psicopatologica. Questa impostazione di fondo, in relazione alla posizione che si intende proporre in questo lavoro, riguarda l’ontologia dell’oggetto di studio della psicopatologia (la persona e i suoi modi tipici e atipici di fare esperienza). Dopo una sintetica descrizione dei tratti fondamentali della fenomenologia e dell’ermeneutica su cui si basa l’approccio qui proposto, si cercherà di delineare un quadro teorico complessivo al cui interno poter dare risposta alle domande sopra indicate.Parole chiave: Psicopatologia; Neuropsicopatologia; Ermeneutica; Fenomenologia; Riduzionismo/Anti-riduzionismo. Toward an Hermeneutic Psychopathology Abstract: In recent times there has been a revival of the debate between psychiatrists, psychopathologists and philosophers about the nature of psychiatric illness. The most interesting feature of this renewed dialectic between psychopathology and philosophy lies in the fact that in large part it is promoted by psychiatrists (such as Kenneth S. Kendler), who for years have carried out research in the field of reductionist biological psychiatry. The questions they try to answer are: What is a psychopathological condition? When should we adopt a causal explanation and when should we adopt a motivational explanation? What are the insights or principles (rules) that encourage psychiatrists to choose between causal and non-causal explanations? What is the border between causes and reasons? In the first part of this work we will try to show how psychopathology, like all other sciences, investigates its topic (mental illness) by moving from a theoretical basis that cannot be derived from the results of psychopathological research. This theoretical basis, according to the position proposed in this work concerns the ontology of psychopathology (the human being and his typical and atypical modes of experience). After a brief description of the key features of phenomenology and hermeneutics, we will try to outline an overall theoretical framework within which to answer the questions above.Keywords: Psychopathology; Neuropsychopathology; Hermeneutics; Phenomenology; Reductionism/Antireductionism
Il contributo di James Hinshelwood alla comprensione dei disturbi acquisiti ed evolutivi di lettura
Riassunto: Viene descritta l’opera di James Hinshelwood, un chirurgo oculista inglese il quale, a cavallo della fine del XIX secolo analizza prima una serie ampia di casi dislessia acquisita e successivamente una serie di casi con disturbi di tipo evolutivo. La proposta interpretativa di Hinshelwood accomuna il disturbo evolutivo per tipologia (anche se non per gravità) a quello mostrato da pazienti con alessia pura senza agrafia o word blindness. Nel corso del ventesimo secolo, tuttavia, l’idea di una base visiva del disturbo evolutivo viene progressivamente messa da parte a favore di interpretazioni che enfatizzano la perturbazione di processi centrali di tipo fonologico e/o lessicale. Viene qui proposto che l’intuizione di Hinshelwood di una continuità tra disturbi evolutivi e word blindness debba essere riconsiderata alla luce sia di dati comportamentali sia di recenti studi di neuroimmagine funzionale.Parole chiave: Dislessia acquisita; Dislessia evolutiva; Disgarfia acquisita; Alessia pura; James Hinshelwood. The Contribution of James Hinshelwood to the Comprehension of Acquired and Developmental Reading Disturbance Abstract: This paper describes the work of James Hinshelwood, a British ocular surgeon at the turn of the 19th Century who analyzed a large number of cases of acquired dyslexia and then of developmental disturbances. Hinshelwood’s theoretical framework associates the developmental disorder for type (if not severity) with that shown by patients with pure alexia without agraphia or word blindness. During the 20th century, the notion that the developmental disorder has a visual basis progressively lost ground in favour of interpretations emphasizing the perturbation of both phonological and lexical central processes. Here we propose that Hinshelwood’s hypothesis of continuity between developmental dyslexia and word blindness deficits should be reconsidered on the basis of behavioural and recent functional neuroimaging data.Keywords: Acquired Dyslexia; Evolutive Dyslexia; Acquired Dygraphia, Pure Alexia; James Hishelwood