Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
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    La localizzazione dinamica. Lurija e il sistema funzionale come modello di una mente integrata

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    Riassunto: Il presente lavoro intende esplorare l’opera di Alexander R. Lurija alla luce della storia della localizzazione funzionale in neuropsicologia. Proposito fondamentale è quello di porre in risalto il superamento dialettico operato da Lurija della dicotomia tra un approccio olistico al mentale e un approccio strettamente localizzazionistico, in particolare tenendo conto della funzione del linguaggio come paradigma del funzionamento della mente nel suo complesso.Parole chiave: Localizzazione; Neuropsicologia; Linguaggio; Neurolinguistica; A.R. Lurija.Dynamic Localization. Lurija and the Functional System as a Model of an Integrated MindAbstract: The present paper aims at exploring the theory of Alexander R. Lurija in the light of the history of functional localization in neuropsychology. The fundamental purpose is to highlight Lurija’s dialectical overcoming of the dichotomy between the holistic and strictly localizational approaches, and the way in which he used the functional organization of language as a paradigm for understanding the organization of the mind as a whole.Keywords: Localization; Neuropsychology; Language; Neurolinguistic; Lurija

    Un'esplorazione neuroscientifica della dissociazione post-traumatica e la sua rilevanza per l'etica della psicoterapia

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    Riassunto: La prima parte dell’articolo riassume due ipotesi che connettono la dissociazione alle esperienze traumatiche: l’ipotesi della difesa intrapsichica contro il dolore mentale evocato dalle memorie traumatiche, e l’ipotesi dell’effetto disintegrante diretto delle esperienze traumatiche sulle funzioni mentali superiori. Nella seconda parte, l’articolo presenta sinteticamente i risultati di una ricerca in corso, che misura la connettività corticale (EEG Coherence) in una situazione sperimentale di evocazione di memorie di traumi cumulativi dell’infanzia avvenuti nel contesto delle relazioni di attaccamento. Tali risultati sembrano suffragare l’ipotesi dell’effetto disintegrante diretto, non dotato dei caratteri della difesa intrapsichica delle memorie traumatiche. Le possibili implicazioni dei contributi delle neuroscienze per l’etica della psicoterapia vengono infine discusse alla luce di questo esempio di ricerca.Parole chiave: Memorie traumatiche; Dissociazione; Etica della psicoterapia; Neuroscienza; Meccanismi di difesa.  A Neuroscientific Exploration of Post-Traumatic Dissociation and its Relevance for an Ethics of Psychotherapy Abstract: The first part of the paper presents two hypotheses linking dissociation to traumatic experiences: the idea that the link is an intrapsychic defensive process protecting an individual from the mental pain of traumatic memories, and the idea that traumatic experiences and memories directly disintegrate higher mental processes. The second part of the paper summarizes the findings of an ongoing research program assessing cortical connectivity (EEG coherence) in a situation of rehearsal of childhood cumulative traumas in the context of attachment relationships. These findings seem to support the hypothesis of a direct, non-defensive, dissociative influence of traumatic memories on cortical connectivity. This leads to a discussion on the possibility for neuroscientific contributions to the ethics of psychotherapy.Keywords: Traumatic Memories; Dissociation; Ethics of Psychotherapy; Neuroscience; Defensive Mechanisms

    Cortical Localization of Language and the "Birth" of Cognitive Neurosciences

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    Abstract: Whereas at the beginning of the XIXth century, Gall’s description of “heads” received little scientific attention, by the end of the century, the cortical maps produced by the “cerebral cartography” of Fer-rier were considered a true reproduction of the actual positions of the cortical functions. Gall conceived the brain as a mass of “organs”, each constituting a specific instrument of an equally specific “faculty” of the soul. Ferrier, by contrast, considered the brain as a unitary organ made up of specific sensory and/or motor functional centres and of “associative” areas responsible for the more complex and integrated aspects of animal and human behaviour. Building on the clinical work of Broca and Jackson, the localizationistic model, supported by Ferrier’s experimental evidences and clinical data, made it possible to replace the old neurological model with a new model for understanding the relation between the nervous system and behavior. Gall had wanted to put forward a new idea about the brain and mind, but he could only proffer a “speculative” theory devoid of clinical and experimental support in support of this idea. By the end of the century, however, the cognitive neurosciences had found their new paradigm: every mental function was considered to arise from motion and sensation, and from the integrative action of the nervous system.Keywords: Cognitive Neurosciences; Cerebral Localization; Models of Mind; History of Neuropsychology; Cognitive Diseases.La localizzazione corticale del linguaggio e la “nascita” delle neuroscienze cognitiveRiassunto: Se all’inizio del XIX secolo la descrizione dei crani di Gall riceve scarsa attenzione da parte della ricerca scientifica, a partire dalla fine del secolo le mappe corticali prodotte attraverso la “cartografia cerebrale” di Ferrier si considerano una riproduzione veritiera della posizione reale delle funzioni corticali. Gall concepisce il cervello alla stregua di una massa di “organi”, ciascuno dei quali costituisce uno specifico strumento di una altrettanto specifica “facoltà” dell’anima. Al contrario Ferrier considera il cervello alla stregua di un organo unitario formato da specifici centri funzionali di carattere sensoriale e/o motorio e da specifiche aree “associative” responsabili degli aspetti più complessi ed integrati del comportamento animale e umano. Il modello localizzazionista costruito a partire dal lavoro clinico di Broca e Jackson e supportato dalle evidenze sperimentali e dai dati clinici di Ferrier rimpiazza il vecchio modello neurologico deputato alla spiegazione delle relazioni fra il sistema nervoso e il comportamento. Il fine di Gall è quello di proporre una nuova idea circa la mente e il cervello, tuttavia riesce solamente ad avanzare una teoria di carattere speculativo sprovvista di evidenza clinica e sperimentale a suo suffragio. Alla fine del secolo, tuttavia, le neuroscienze cognitive trovano il loro nuovo paradigma, secondo il quale ogni funzione mentale trae origine dal movimento, dalle sensazioni e dall’azione integrata del sistema nervoso.Parole chiave: Neuroscienze cognitive; Localizzazione cerebrale; Modelli della mente; Storia della neuropsicologia; Disturbi cognitivi

    Systematic Knowledge Research. Rethinking Epistemology

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    Abstract: Systematic Knowledge Research is the approach used to (i) describe the peculiar profiles of various forms of knowledge (such as, e.g., conceptual and non-conceptual knowledge; explicit and implicit knowledge; knowing-how and knowing-that). It (ii) investigates the points of overlap between the various kinds of knowledge forms, and it (iii) elucidates the mechanisms of interpenetration between those forms. Systematic Knowledge Research (iv) grasps the dynamic of various forms of knowledge and their interplay, and (v) describes the practices and the manifestations of knowledge. Knowledge Research provides analyses and suggestions for modeling each of the five fields as well as their interconnections. These objectives make a difference between Systematic Knowledge Research on the one hand, and traditional theory of knowledge and varieties of science studies on the other. Knowledge Research meets the current desideratum to systematically broaden and revise the house of epistemology. Keywords: Knowledge Research; Epistemology; Types of Knowledge; Epistemic Cultures; Science Studies  La ricerca sistematica sul sapere. Ripensare l’epistemologia Riassunto: Systematic Knowledge Research è il nome di un approccio adottato per (i) descrivere il profilo caratteristico di varie forme di sapere (per esempio, tra gli altri, il sapere concettuale e non-concettuale; il sapere esplicito e implicito; il sapere-come e il sapere-che). Questo approccio (ii) indaga le sovrapposizioni tra le diverse tipologie di forme del sapere e (iii) chiarifica i meccanismi della loro compenetrazione. La Systematic Knowledge Research (iv) coglie le dinamiche di varie forme di sapere, la loro cooperazione, (v) descrivendo le pratiche e i modi di manifestazione del sapere. La Knowledge Research propone analisi e suggerimenti per modellare ognuno dei cinque campi d’indagine sopra menzionati, unitamente alle loro interconnessioni. Perseguire questi obiettivi segna la diversità tra l’approccio della Systematic Knowledge Research da una parte e quello della teoria della conoscenza tradizionale e dei diversi tipi di Science Studies dall’altra. La Knowledge Research viene incontro all’aspettativa contemporanea tesa all’ampliamento e alla revisione sistematica del territorio dell’epistemologia.  Parole chiave: Ricerche sul sapere; Epistemologia; Tipologie di sapere; Culture epistemiche; Studi sulla scienz

    Mindreading, introspezione e metacognizione: implicazioni per la neuropsichiatria cognitiva

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    Riassunto: In questo articolo ci proponiamo di portare alla luce i netti confini che separano i concetti di mindreading, introspezione e metacognizione con l’obiettivo di dissipare alcuni fraintendimenti presenti nella letteratura clinica. A tal fine, iniziamo identificando due posizioni principali nell’odierno dibattito filosofico cognitivo sull’introspezione: da un lato le teorie che sostengono che “introspezione” è la denominazione impropria per un processo interpretativo; da un altro lato le teorie che continuano a ritenere che almeno in alcuni casi l’accesso alla propria mente sia diretto e non interpretativo. Dopodiché prendiamo posizione contro le teorie dell’accesso diretto e in favore di una certa versione dell’approccio interpretativista. Infine, da questo approccio ricaviamo alcune linee guida per l’uso della Theory of Mind in neuropsichiatria cognitiva.Parole chiave: Introspezione; Mindreading; Confabulazione; Metacognizione; Psicopatologia.Mindreading, Introspection, and Metacognition: Implications for Cognitive Neuropsychiatry Abstract: The aim of this article is to draw sharp boundaries between the concepts of mindreading, introspection and metacognition in order to rectify some common misunderstandings in the clinical literature. To this aim, we begin with identifying two main approaches in the current philosophical and psychological debate on introspection: at one end of the spectrum, the view that “introspection” is a misnomer for an interpretative activity; at the other end of the spectrum, the view that, at least in some cases, the access to one’s own inner life is direct and non-interpretative. Thereafter, we side against “direct access” theories and in favor of a particular version of the interpretativist approach to introspection. Finally, we propose some guidelines based on this approach for applying a Theory of Mind in cognitive neuropsychiatry.Keywords: Introspection; Mindreading; Confabulation; Metacognition; Psychopathology

    Kant, i Wodaabe e gli uccelli giardinieri: ontogenesi e filogenesi dell'istinto artistico

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    Riassunto: È possibile parlare dell’arte in termini biologico-evolutivi? L’articolo si pone l’obiettivo di rivisitare gli interrogativi kantiani sull’estetica alla luce delle più recenti acquisizioni nell’ambito della psicologia evoluzionistica, attraverso uno stretto confronto tra le pagine della Terza Critica e le ricerche portate avanti da numerosi studiosi contemporanei, tra i quali Denis Dutton, Ellen Dissanayake e Geoffrey Miller. Se con Kant viene postulata l’esistenza di un senso comune estetico, correlato emotivo-concettuale che consente di provare la validità universale dei giudizi estetici sul bello e sulla produzione artistica del genio, numerosi sono gli argomenti sostenuti dagli evoluzionisti a sostegno di un’interpretazione biologica dell’attività creativa per eccellenza. Non solo l’arte è ancora utilizzata infatti, in particolare sotto forma di utilizzo di ornamenti corporei, con fini riproduttivi in molte culture contemporanee, come quella dei Wodaabe nel centro Africa, ma esistono tratti genetici trans-culturali che predispongono le capacità adattative delle strutture cerebrali, quando esposte a diversi contesti culturali, e che consentono di parlare dell’arte come di un istinto, tipicamente maschile, fondato sulla selezione sessuale. In questa prospettiva l’arte si presenta con una veste utilitaristica, che permette di inscriverla in un quadro di continuità filogenetica, ma che poco si lega all’intuizione romantica di immersione in un universo ateleologico. Ciò nonostante, la visione realistica dell’esistenza di un concetto di bello interessato, accanto a quella di bello privo di scopi, sembra poter fungere da trait-d’union tra il pensiero del filosofo tedesco e le tendenze contemporanee dell’estetica.Parole chiave: Estetica kantiana; Psicologia evoluzionistica; Istinto artistico; Giudizio estetico; Selezione sessuale. Kant, the Woodabe and the Bowerbirds. Ontogenetics and Phylogenetics of the Artistic InstinctAbstract: Can we talk about art in terms of biological evolution? This article aims to revisits Kantian approaches to aesthetics in light of recent developments in the field of evolutionary psychology by providing a comparative analysis of Kant’s third Critique and the research of a number of contemporary scholars, including Denis Dutton, Ellen Dissanayake and Geoffrey Miller. Kant postulates the existence of a common aesthetic sense, a conceptual-emotional correlate that in his view provides proof for the universal validity of aesthetic judgments, while these researchers put forward several arguments that support a biological interpretation of art as the creative activity par excellence. In fact, art not only continues to be used for reproductive purposes in many contemporary cultures, like that of the Wodaabe in Central Africa, but there also appear to be genetic traits that predispose us to cross-cultural adaptations, when we are exposed to other cultural contexts. This may allow us to speak about art as a typically masculine instinct, driven by sexual selection. From this perspective, art can be considered to perform a utilitarian function, and we can approach it using a phylogenetic continuity framework. However, such a conceptualization stands in stark contrast to the Romantic intuition of an a-teleological universe. By juxtaposing the realist view of art as evolutionarily motivated, to that of art as purposeless beauty, I reveal a link between the German philosopher and contemporary aesthetic trends.Keywords: Kantian Aesthetics; Evolutionary Psychology; Art Instinct; Aesthetic Judgment; Sexual Selection

    Embodied Semantics 150 Years After Broca: Context-Dependent Negation in Novelistic Storytelling

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    Abstract: The present study capitalizes on recent advances in neurophysiology concerning the involvement of the sensory-motor system in language recognition and understanding during reading and listening so as to explain the various roles played by negation in novelistic descriptions since the medieval origins of the genre. Textual evidence from a famous medieval verse novel, Chrétien de Troyes’ Chevalier de la Charrette, demonstrates that negation does not simply complicate the processing of a given description. Indeed, negative descriptions can be completely understood only if fully integrated in a complex context which entails the conceptual representation of the negated state of affairs.Keywords: Embodied Semantics; Negation; Narrative Description; Ecology of the Novel; Medieval Verse Novel.La semantica incarnata 150 anni dopo Broca: la negazione contesto-dipendente nella narrazione romanzescaRiassunto: Questo studio approfitta delle ultime scoperte nel campo della neurofisiologia circa il coinvolgimento del sistema senso-motorio nel riconoscimento e nella comprensione del linguaggio durante l’ascolto e nel corso della lettura silenziosa per spiegare il senso variabile e articolato della negazione nella narrazione romanzesca fin dalle origini medievali del genere. Evidenze testuali estratte da un famoso romanzo medievale in versi, il Chevalier de la Charrette di Chrétien de Troyes, consentono di illustrare come la negazione non si limiti a complicare il processo di comprensione di una data descrizione. Infatti, il senso delle descrizioni negative può essere compreso nella sua complessità soltanto se completamente integrato in un contesto che implica di necessità la rappresentazione concettuale dei fatti e delle circostanze negate.Parole chiave: Semantica incarnata; Negazione; Descrizione narrativa; Ecologia del racconto; Romanzo medievale in versi

    Le difficoltà emotive nello sviluppo: il caso dell’alessitimia e dell’autolesionismo. Dalla ricerca psicologica e neuroscientifica alla psicoterapia.

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    Riassunto: Lo scopo del lavoro è esaminare il contributo che la ricerca psicologica e neuroscientifica sulle difficoltà emotive nello sviluppo può offrire alla psicoterapia. Come situazioni esemplificative sono prese in esame l’alessitimia (incapacità di riconoscere ed esprimere le proprie emozioni) e le condotte autolesive in adolescenza, alla cui base ritroviamo alcune problematiche emotive. Infine, a partire dall’analisi effettuata vengono discusse alcune questioni aperte di carattere sia teorico sia metodologico.Parole chiave: Competenza emotiva; Alessitimia; Autolesionismo; Neuroscienza; Psicoterapia.  Emotional Developmental Disorders: The Case of Alexithymia and Self-harm. From Psychological and Neuroscientific Research to Psychotherapy Abstract: The paper examines the contribution that psychological and neuroscientific research on emotional developmental problems may offer for psychotherapy. Alexithymia – i.e. the inability to recognize and express one’s own emotions – and self-harm in adolescence are considered as examples of emotional problems. Starting from this analysis, we address some currently debated theoretical and methodological issues in psychotherapy.Keywords: Emotional Competence; Alexithymia; Self-Harm; Neuroscience; Psychotherapy

    Coscienza senza intenzionalità. La discussione sul "marchio" del mentale

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    Riassunto: In questo lavoro intendo mostrare che il cosiddetto programma intenzionalista, secondo il quale gli aspetti qualitativi del mentale vanno ricondotti alle sue caratteristiche intenzionali, non funziona. Infatti, contrariamente a quanto pensava Brentano, la proprietà che costituisce la parte principale di tali caratteristiche intenzionali, l’intenzionalità, non è il marchio del mentale, né in senso propriamente brentaniano, per cui l’intenzionalità è la condizione necessaria e sufficiente del mentale, né in un senso annacquato recentemente difeso da Tim Crane, per cui l’intenzionalità è solo la condizione necessaria del mentale. Questo però non fa sì che essere mentale sia una mera categoria eterogenea. Può esserci infatti qualcos’altro che funge da marchio del mentale, cioè la coscienza, nel senso fenomenologico della proprietà di essere esperito.Parole chiave: Intenzionalità; Coscienza; Intenzionalismo; Franz Brentano; Tim Crane. Consciousness without Intentionality. On the Controversy About the "Mark" of the MentalAbstract: In this paper, I want to show that the so-called intentionalist programme, according to which the qualitative aspects of the mental have to be brought back to its intentional features, is doomed to fail. For, pace Brentano, the property that constitutes the main part of such intentional features, i.e., intentionality, is not the mark of the mental, neither in the proper Brentanian sense, according to which intentionality is the both necessary and sufficient condition of the mental, nor in its ‘watered down’ counterpart recently defended by Tim Crane, according to which intentionality is just the necessary condition of the mental. However, this does not mean that being mental is a merely heterogenous category. For there may be another mark of the mental, i.e., consciousness, in the phenomenological sense of the property of being experienced.Keywords: Intentionality; Consciousness; Intentionalism; Franz Brentano; Tim Crane

    Il linguaggio come forma del presente: l'uso delle parole per essere. L’esperienza con i pazienti affetti da malattia di Alzheimer

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    Riassunto: La localizzazione delle aree del linguaggio da parte di Broca ha consentito di sviluppare la neurobiologia del linguaggio. Certamente oggi molto è noto dello sviluppo, dell’evoluzione e della complessità che costituisce il meccanismo neurale di tale processo. A dispetto della grande quantità di nozioni acquisite, tuttavia, non siamo ancora in grado di rispondere alla domanda: perché parliamo? L’autore, prendendo spunto dalla propria esperienza con pazienti affetti da malattia di Alzheimer, propone una ipotesi che possa dare almeno in parte risposta a tale domanda. L’ipotesi sulla quale si fonda la proposta poggia sul concetto che “noi parliamo” (il linguaggio è) in quanto espressione del tempo presente di ciascuno di noi.Parole chiave: Malattia di Alzheimer; Linguaggio; Tempo; Presente; Afasia. Language as a Form of the Present: The Use of Words to be. Experiences with Patients affected by Alzheimer’s DiseaseAbstract - Broca’s localization of language areas led to great developments in the neurobiology of language, clarifying the neural mechanisms which underpin the development, evolution and complexity of language. Despite this, we are still unable to answer a basic question: why do we talk? The author proposes an original hypothesis based on his experience with Alzheimer’s disease patients. which offers a partial explanation. His main hypothesis is that “we talk” (language is) to live (with) our present.Keywords: Alzheimer’s Disease; Language; Time; Present; Aphasia

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