Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
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Knowledge in Context
Abstract: My aim in this paper is to motivate and defend a version of epistemic contextualism; a version, that is, of what came to be called attributor or ascriber contextualism. I will begin by outlining, in the first part, what I take to be the basic idea of and motivation behind the version of epistemic contextualism that I favor. In the second part, a couple of examples will be presented in order to illustrate the contextualist point. Since epistemic (ascriber) contextualists commonly claim that knowledge ascriptions are context-sensitive, the third part of the paper will be concerned with the phenomenon of context-sensitivity at a more general level. A more detailed inquiry into the context-sensitivity natural language expressions exhibit will prove helpful in order to counter the objection that postulating context-sensitivity in the case of knowledge ascriptions is an ad-hoc-maneuver. Given that epistemic contextualism is partly an epistemological thesis, party a linguistic thesis, the remainder of the paper will be devoted to the question of how to semantically model the kind of context-sensitivity exhibited by knowledge ascriptions. The upshot will be that there are two different ways of semantically accommodating the context-sensitivity at issue. Both call for a more or less drastic departure from epistemological and semantic orthodoxy.Keywords: Epistemic Contextualism; Nonindexical Contextualism; Indexical Contextualism; Context-sensitivity; Knowledge Ascriptions. La conoscenza contestualeRiassunto: In questo lavoro intendo motivare e difendere una variante del contestualismo epistemico; una variante di cosa si è definito contestualismo delle attribuzioni o delle imputazioni. Comincerò, nella prima parte, ponendo in evidenza ciò che assumo essere l’idea di fondo e i motivi che stanno alla base della variante del contestualismo epistemico per cui propendo. Nella seconda parte saranno discussi un paio di esempi per illustrare la prospettiva contestualista. Dal momento che di solito i contestualisti epistemici (in merito alle attribuzioni) sostengono che le iscrizioni di conoscenza sono sensibili ai contesti, la terza parte di questo lavoro si occuperà in maniera più generale del fenomeno della sensibilità ai contesti. Un’indagine più dettagliata sulle espressioni del linguaggio naturale sensibili ai contesti si rivelerà utile per replicare all’obiezione secondo cui il postulato della sensibilità ai contesti nel caso delle attribuzioni di conoscenza sarebbe una manovra ad hoc. Poiché il contestualismo epistemico è una tesi in parte epistemologica e in parte linguistica, il resto del lavoro sarà dedicato al come modellare semanticamente il genere di sensibilità al contesto proprio delle attribuzioni di conoscenza. L’esito sarà che ci sono due diversi modi di soddisfare semanticamente la sensibilità ai contesti in discussione. In entrambi i casi è richiesta una deviazione più o meno drastica dall’ortodossia epistemologica e semantica.Parole chiave: Contestualismo epistemico; Contestualismo non-indessicale: Contestualismo indessicale; Sensibilità al contesto; Attribuzione di conoscenza
Epistemological Contextualism and Cultures of Knowledge
Abstract: My first aim in this article is to describe the origin of the notion of culture of knowledge due to the research activities carried out at the University of Frankfurt by the Research Group Culture of Knowledge and Social Change since 1999. In this context we examined the relation between knowledge and society and proposed the notion of culture of knowledge as a key-concept to emphasize that knowledge does always appear in a specific historical form, and can be investigated only as a social practice. This key-concept turned out to be a helpful heuristic construct and had therefore a widespread diffusion as a general and extremely flexible category which can shed light on mutual relations between knowledge and culture in several historical contexts. Secondly, I will compare the approach taken in the culture of knowledge with other contextualist approaches of contemporary research areas like History of Science and Theory of Culture to show that it is particularly helpful in terms of connecting different fields. Finally, I will drive attention to a basic question concerning the approach of the culture of knowledge which remains still unanswered. The Frankfurter Research Group considered it as a model of knowledge alternative to all those positions in History of Science and Theory of Culture that assume the universal, trans-historical, and trans-cultural validity of fundamental forms of knowledge and cognitive abilities. I will discuss whether and to what extent these positions are really alternative, and for this purpose I will focus on a central point: whether the thesis of a radical historicity of knowledge undermines the very idea of universal rationality and to what extent.Keywords: Cultures of Knowledge; Contextualism; History of Science; Epistemology; Models of Knowledge Il contestualismo epistemologico e le culture epistemiche Riassunto: In questo articolo intendo illustrare la nascita della nozione di cultura epistemica nell’ambito delle indagini svolte presso l’Università di Francoforte dall’unità di ricerca Cultura epistemica e mutamento sociale a partire dal 1999. In questo contesto si è indagato il rapporto tra sapere e società e proposto la nozione di cultura epistemica come concetto-chiave per sottolineare come il sapere compaia sempre in una forma storica specifica, e come questo stesso possa essere indagato solo come pratica sociale. Questo concetto-chiave si è rivelato un concetto euristicamente fruttuoso e perciò nel frattempo ha conosciuto ampia diffusione come categoria generale ed estremamente flessibile per gettar luce sui reciproci rapporti tra sapere e cultura in diversi contesti storici. Inoltre, intendo comparare l’approccio delle culture epistemiche con altri approcci propri della ricerca contemporanea in arre come la storia della scienza e la teoria della cultura per mostrarne l’utilità nel relazionare tra loro campi diversi. Infine, voglio portare l’attenzione su un problema di fondo, ancora aperto, che riguarda l’approccio delle culture epistemiche. L’unità di ricerca francofortese ha inteso questo approccio come modello di conoscenza alternativo a tutte quelle posizioni nella storia della scienza e nella teoria della cultura che assumono la validità universale, trans-culturale e trans-storica, delle forme fondamentali del sapere e delle capacità cognitive. Intendo discutere se e fino a che punto queste posizioni siano realmente alternative. Per questo mi concentrerò su un elemento centrale: se e fino a che punto con la tesi della radicale storicità del sapere venga intaccata l’idea stessa di una razionalità universale.Parole chiave: Culture epistemiche; Contestualismo; Storia della scienza; Epistemologia; Modelli della conoscenza
Control, Attitudes de se and Immunity to Error Through Misidentification
Abstract: In his work on attitudes de se, James Higginbotham has observed that the silent subject of the infinitival complements of verbs such as remember and imagine is (i) unambiguously de se and (ii) immune to error through misidentification relatively to the subject of the matrix clause. In this article, we review and criticize Higginbotham’s reflexive analysis of these infinitival complements. We also show that the type of criticism we raise against Higginbotham’s account applies likewise to analyses based on the use of acquaintance relations and centered possible worlds. Finally, following recent ideas in cognitive science, we propose an amendment to Higginbotham’s account based on the idea that the thematic-role “Experiencer” corresponds to a function mapping events into “minimal selves”, in the sense of Shaun Gallagher.Keywords: Attitudes de se; Immunity to Error Through Misidentification; Control; Thematic Roles; Minimal Self; Self-reference Controllo, Attitudini de se e immunità da errore per misidentificazione Riassunto: Nel suo lavoro sugli atteggiamenti proposizionali de se, James Higginbotham ha osservato che il soggetto nullo dei complementi infinitivi di verbi come ricordare e immaginare è (i) necessariamente de se e (ii) immune da errore per misidentificazione da parte del soggetto della frase principale. In questo articolo, presentiamo un sommario critico dell’analisi riflessiva che Higginbotham propone per questa classe di complementi infinitivi. Dimostriamo, inoltre, che le critiche sollevate contro l’approccio di Higginbotham si applicano con uguale forza alle analisi basate sull’uso di relazioni di acquaintance. Nella parte conclusiva dell’articolo, proponiamo di modificare l’analisi di Higginbotham sulla base di alcune recenti proposte nell’ambito delle neuroscienze. In particolare, proponiamo che il ruolo tematico di Esperiente corrisponda a una funzione da eventi a minimal selves, nel senso discusso da Shaun Gallagher.Parole chiave: Attitudini de se; Immunità da errore per misidentificazione; Controllo; Ruoli tematici; Sé minimo; Autoriferiment
The Unconscious, Self-Consciousness, and Responsibility
Abstract: In this article I argue that (1) introspective self-consciousness is an activity of narrative re-appropriation of the products of the cognitive unconscious; and (2) this activity has an essentially self-defensive character, being ruled by the primary and universal need to construct and protect a subjective identity whose solidity is the ground of the intrapsychic and interpersonal balances of human organism. Finally, in this framework firmly based on psychological sciences, I reconsider John Locke’s link between responsibility and self-consciousness. Keywords: Identity; Responsibility; Self-consciousness; Self-narration; Unconscious Inconscio, autocoscienza e responsabilitàRiassunto: In questo articolo sostengo che (1) l’autocoscienza introspettiva è un’attività di riappropriazione narrativa dei prodotti dell’inconscio cognitivo; e (2) questa attività ha una natura essenzialmente difensiva, essendo governata dal bisogno universale e primario di costruire e proteggere un’identità soggettiva la cui solidità è il fondamento degli equilibri intrapsichici e interpersonali dell’organismo umano. Infine, in questo quadro saldamente fondato sui dati delle scienze cognitive, riconsidero il nesso istituito da John Locke fra responsabilità e autocoscienza.Parole chiave: Identità; Responsabilità; Autocoscienza; Narrazione di sé; Inconsci
Fenomenologia in "prima" e in "terza" persona: Searle e Dennett critici di Husserl
Riassunto: In questo lavoro intendo confrontare le posizioni di Searle e Dennett nell’ambito della teoria della mente con la teoria husserliana della coscienza. Mostrerò come questi autori modifichino la nozione fenomenologica di intenzionalità, trasformandola in un modello di descrizione in “terza persona”. Tale cambiamento ha conseguenze problematiche riguardanti (i) la distinzione fra un atto mentale e il suo contenuto e la conseguente critica alla teoria rappresentazionale della mente; (ii) l’argomento del teatro cartesiano, quello dell’omuncolo e lo smantellamento della nozione di soggettività; (iii) il rifiuto dell’inconscio. Mostrerò come le concezioni di Searle e Dennett nascano da un concetto contraddittorio di riduzionismo, implicito anche negli sviluppi della “fenomenologia naturalizzata” e della neurofenomenologia. Queste difficoltà non si possono risolvere adattando o applicando il metodo fenomenologico alle scienze cognitive, né tornando semplicemente alla teoria husserliana. Bisogna invece individuare i problemi specifici affrontabili fenomenologicamente all’interno di un contesto scientifico: per esempio, la struttura temporale della coscienza e la questione dei contenuti inconsci della mente.Parole chiave: Fenomenologia; Filosofia analitica; Teoria della coscienza; Filosofia della mente; Scienze Cognitive. “First” and “Third” Person Phenomenology: Searle and Dennett Critics of HusserlAbstract: In this paper I compare Searle’s and Dennett’s philosophies of mind with Husserl’s theory of consciousness. My aim is to show how they modified the phenomenological concept of intentionality turning it into a “third-person” model of description. This change leads to problematic consequences concerning mainly (i) the distinction between a mental act and its content, and the related criticism of the representational theory of mind; (ii) the Cartesian Theater argument and the related Homunculus argument as well as the claim that the notion of subjectivity needs to be dismantled; (iii) the rejection of the Unconscious. I my view Searle’s and Dennett’s positions follow from embracing a contradictory notion of reductionism, which is also implicit in the developments of “naturalized phenomenology” and neurophenomenology. These difficulties cannot be solved by adapting or applying the phenomenological method to cognitive sciences, nor even by merely returning to Husserl’s theory. Rather, we need to determine what specific problems can be phenomenologically addressed in a scientific context: for instance the temporal structure of consciousness and the issue of the unconscious contents of mind.Keywords: Phenomenology; Analytic Philosophy; Theory of Consciousness; Philosophy of Mind; Cognitive Sciences
Leadership and Moral Imagination: Beyond the Decision-making Context
Abstract: Moral imagination is often viewed as a necessary condition for ethical leadership on account of its role in managerial decision-making and organizational management. This article argues that an extension of the notion beyond this limited context sheds light on recent reconceptualizations of the nature of business and the relation of business and society proffered by several well-known business leaders. It is suggested that an account of moral imagination which takes into consideration its contribution to the development of a morally deeper and broader perspective and its bearing on character is of particular value for business leaders.Keywords: Leadership; Moral Imagination; Mental Models; Moral Self-cultivation; Character; Ray Anderson. Leadership e immaginazione morale: oltre i contesti decisionaliRiassunto: L’immaginazione morale è spesso considerata una condizione necessaria per una leadership etica in virtù del suo ruolo nei processi decisionali a livello manageriale e nella gestione organizzativa. In questo articolo si sostiene che un’estensione di questa nozione al di là dei limiti di questo contesto sia utile a comprendere alcune recenti riconcettualizzazioni della natura del business e il rapporto tra business e società avanzate proposte da diversi leader d’azienda molto affermati. Si suggerisce che una considerazione dell’immaginazione morale che tenga conto del suo contributo allo sviluppo di una prospettiva morale più profonda e ampia e del suo peso rispetto al carattere possa avere grande importanza per i leader d’azienda.Parole chiave: Leadership; Immaginazione morale; Modelli mentali; Educazione del sé morale; Carattere; Ray Anderson
Le culture epistemiche. A proposito di status e funzione di un concetto epistemologico
Riassunto: In questo articolo si illustrerà il concetto di culture epistemiche, termine con il quale nel lessico dell’epistemologia, della filosofia della cultura e della sociologia della conoscenza si indica il carattere contestuale, relazionale, culturalmente e storicamente condizionato dei processi conoscitivi umani. Questo concetto si riferisce in primo luogo alla genesi della conoscenza, ma anche ai processi di sviluppo e di giustificazione della stessa. Ampio spazio sarà dedicato a una descrizione delle caratteristiche strutturali di questa nozione e alla descrizione delle fonti che hanno consentito di introdurla nell’ambito dell’epistemologia. Si discuterà inoltre come l’idea di culture epistemiche dia vita a una concezione intrinsecamente relazionale e contestuale della conoscenza umana.Parole chiave: Culture epistemiche; Pluralismo; Contestualismo; Struttura della rappresentazione; Ludvik Fleck. Cultures of Knowledge. On Status and Function of an Epistemological ConceptAbstract: This article illustrates the concept of “cultures of knowledge”. This is used in the fields of epistemology, philosophy of culture and of sociology of knowledge to indicate the contextual and the relational character of human knowledge, which is always determined by cultural and social factors. The expression “cultures of knowledge” is related mainly to the processes through which knowledge is developed and justified. This work will be focused primarily on the description of the structural characteristics of this notion and of the sources through which this has been developed in the literature. Furthermore, the paper will show that the idea of “cultures of knowledge” produces an intrinsically relational and contextual view of human knowledge.Keywords: Cultures of Knowledge; Pluralism; Contextualism; Structure of Representation; Ludvik Fleck
The “Other” Localization: XIX Century French Neurophysiological Models for the Seat of Musical Faculty in the Brain
Abstract: At the beginning of the second half of the XIX century, Paul Broca’s discoveries on the localization of the seat of the articulated language faculty laid the foundations for modern neuropsychology, confirming the localizationistic hypothesis to the detriment of previous theories of mind-body interaction. This epoch also recorded the first scientific observations on the relationships between music and the nervous system: in the present essay, we trace the genesis and the history of the models debated by the French scientific community of the XIX century, analyzing them through the works of the most famous authors of that period, and reflecting on their implications for subsequent developments in the psychology and neuroscience of music.Keywords: Music; Faculty; Brain; Localization; History of Neuropsychology.L’“altra” localizzazione: modelli di localizzazione cerebrali delle facoltà musicali nella neurofisiologia francese del XIX secoloRiassunto: All’inizio della seconda metà del 1800, le scoperte di Paul Broca sulla localizzazione della facoltà del linguaggio articolato gettarono le basi per la nascita della moderna neuropsicologia, confermando l’ipotesi localizzazionistica delle funzioni mentali a discapito delle precedenti teorie sull’interazione tra mente e corpo. A questo periodo risalgono le prime osservazioni scientifiche sul rapporto tra musica e sistema nervoso: nel presente contributo, tracceremo la genesi e le vicende dei modelli discussi nella comunità scientifica francese del XIX secolo, analizzandoli a partire dai testi dei più importanti autori del periodo e riflettendo sulle loro implicazioni per i successivi sviluppi della psicologia e delle neuroscienze della musica.Parole chiave: Musica; Facoltà; Cervello; Localizzazione; Storia della neuropsicologia
Searle's New Mystery, or, How not to Solve the Problem of Consciousness
Il nuovo mistero di Searle, ovvero: come non risolvere il problema della coscienzaRiassunto: John Searle ha più volte affermato di aver risolto il problema mente-corpo, in particolar modo per quel che riguarda il mistero della coscienza. Obiettivo di questo lavoro è presentare e analizzare la sua teoria del naturalismo biologico, dalla sua prima formulazione, alla metà degli anni ’80, sino alle sue ultime manifestazioni. La nostra analisi mostrerà che il naturalismo biologico di Searle presenta molti problemi teorici e incongruenze logiche, che non depongono a suo favore come buona spiegazione sia per il problema della coscienza sia per il problema mente/cervello. In definitiva, lungi dall’offrire una soluzione al problema della coscienza, Searle finisce col fare della coscienza un nuovo mistero.Parole chiave: John Searle; Coscienza; Naturalismo biologico; Problema mente-corpo; Filosofia della mente. Abstract: John Searle repeatedly claims to have offered a solution to the mind-brain problem, especially as regards the mystery of consciousness. The aim of this paper is to present and analyse Searle’s theory of biological naturalism, from its earliest expression in the 1980s to his most recent works. Our analysis shows that Searle’s biological naturalism suffers from many theoretical difficulties and logical inconsistencies, which disqualify it as a sound explanation for consciousness and the mind-brain problem. We conclude that, far from offering a solution to the problem of consciousness, Searle ended up creating a new mystery of consciousness.Keywords: John Searle; Consciousness; Biological Naturalism; Mind-Body Problem; Philosophy of Mind