Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
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Recensione di L. Albertazzi (ed.), Handbook of Experimental Phenomenology. Visual Perception of Shape, Space and Appearance
Il programma di radicale naturalizzazione della mente. Note su alcuni assunti concettuali
Riassunto: La ricerca qui proposta si rivolge al programma di radicale naturalizzazione della mente e, in particolare, alla posizione del monismo materialistico che esso produce. L’articolo si propone di individuare gli assunti fondamentali sui quali tale programma poggia. Un primo assunto identificato e discusso criticamente all’interno del lavoro concerne una concezione corrispondentista della verità. Un secondo assunto fa riferimento ad una concezione secondo la quale lo studio della mente si riduce all’individuazione di relazioni causali e leggi che regolano processi meccanici, mentre si possono considerare scientifiche solo quelle forme di indagine fondate sul principio di chiusura del mondo fisico. L’analisi si conclude sottolineando come il presupposto più significativo si riveli essere la negazione della soggettività e della coscienza, la quale viene ridotta/ricondotta a operazioni inconsce e inintelligenti. In problema rincontrato a questo rispetto è identificato nel fatto di non fare valere la fondamentale distinzione teoretica tra condizione empirica e condizione di intelligibilità.Parole chiave: Naturalizzazione; Mente; Monismo materialistico; Soggettività; Coscienza. The Project of a Radical Naturalization of Mind. Remarks on Some Conceptual Assumptions Abstract: In this paper we address the program of the radical naturalization of the mind and, in particular, the materialist monism perspective which is the product of that program. Our aim is to identify the fundamental assumptions on which the program is based. The first assumption we recognize and critically discuss concerns the correspondentist conception of truth. A second assumption is related to the view that the study of the mind consists solely in the identification of causal relations and laws that govern mechanical processes, while the only investigations that can be considered scientific are those which are based on the principle of the closure of the physical world. In conclusion, we show that the most significant assumption of this program is the negation of subjectivity and consciousness, which are reduced to unconscious, non-intelligent processes. The problem we identify with respect to this reduction is that the fundamental distinction between empirical conditions and the conditions of intelligibility is disregarded.Keywords: Naturalization; Mind; Materialist Monism; Subjectivity; Consciousness
Wissenskulturen, Wissensgeschichte und historische Epistemologie
Abstract: The term culture of knowledge has become a commonplace today and is circulating with a confusing diversity of meanings throughout various disciplines and fields, like Cultural Studies, Science Studies, History of Science, Epistemology, Sociology and History of Knowledge. This paper investigates the origins of the term culture of knowledge and discusses its various meanings, applications, and misconceptions in Cultural Theory, History of Science, Historical Epistemology and History of Knowledge. Finally, Ludwik Fleck’s theory of thought-styles is proposed as an ideal model for describing specific cultures of knowledge.Keywords: Cultures of Knowledge; Epistemic Contextualism; Social Epistemology; Relativism; History and Philosophy of Science; Ludwik Fleck Culture epistemiche, storia del sapere e epistemologia storicaRiassunto: Il termine “cultura epistemica” è oggi diventato un luogo comune e sta attraversando, con una diversità di significato che genera confusione, varie discipline e aree del sapere, come gli studi culturali, le ricerche scientifiche, la storia della scienza, la sociologia e la storia della conoscenza. Questo lavoro indaga le origini del termine “cultura epistemica” e discute i suoi diversi significati, le sue diverse applicazioni e i vari fraintendimenti cui è andato incontro nella teoria della cultura, nella storia della scienza, nell’epistemologia storia e nella storia della conoscenza. In conclusione, la teoria degli stili di pensiero di Ludwik Fleck sarà proposta come modello ideale per descrivere le culture epistemiche nella loro specificità.Parole chiave: Culture epistemiche; Contestualismo epistemico; Epistemologia sociale; Relativismo; Storia e filosofia della scienza; Ludwick Flec
Un tentativo di salvare il libero arbitrio. Il pragmatismo kantiano di Jürgen Habermas
Riassunto: Secondo Jürgen Habermas il dibattito tra libertà e determinismo sorge da una concezione errata della coscienza, intesa come entità stabile e ben definita, che può essere localizzata in un sostrato biologico. Le difficoltà relative all’identificazione di tale sostrato hanno creato un vortice che abbraccia l’idea di libertà e quella di responsabilità, aprendo le porte a tentativi epifenomenalisti o riduzionisti. Habermas tenta di difendere il ruolo del libero arbitrio mediante una sorta di pragmatismo kantiano che preveda la possibilità di riconciliare libertà e determinismo, intesi come portatori di due ontologie differenti, complementari e imprescindibili.Parole chiave: Jürgen Habermas; Pragmatismo; Libero arbitrio; Determinismo; Coscienza. An Attempt to Preserve Free Will: Jürgen Habermas' Kantian PragmatismAbstract: According to Jürgen Habermas, the debate between freedom and determinism arises from the mistaken notion that consciousness is a stable and distinct entity that can be identified in a biological substrate. The difficulties in finding such a substrate then create a vortex in which both the idea of freedom and that of responsibility are lost, opening the door to either epiphenomenalism or attempts at reductionism. Habermas tries to defend the place of free will by means of a Kantian pragmatism in which it is possible to reconcile freedom and determinism as two different, complementary and unavoidable ontologies.Keywords: Jürgen Habermas; Pragmatism; Free Will; Determinism; Consciousness
Molyneux's Question: A Window on Crossmodal Interplay in Blindness
Abstract: In 1688, the Irish scientist William Molyneux sent a letter to the philosopher John Locke in which he asked whether a man who had been born blind and whose experience of the world was based on senses other than vision, would be able to distinguish and name a globe and a cube by sight alone, once he had been enabled to see. This issue immediately raised considerable interest amongst philosophers, who, for centuries, have continued to speculate about how this issue might be resolved. More recently, the possibility of corrective surgery for people born with congenital cataracts, has offered a valuable opportunity to explore this topic experimentally. A discussion of how Molyneux’s question has been addressed over the centuries, allows us to investigate a number of intellectual challenges, involving a variety of fields, ranging from philosophy, psychology and the cognitive sciences, to neuroscience. For instance, Molyenux’s question raises the question of whether sensory experience is specific to each sensory modality, or rather supramodal, and if a transfer of knowledge across modalities can be established. Molyneux’s question is also relevant to the discussion of whether, how and to what extent a concept of space can be developed by blind people. More generally, it concerns the idea of how conceptual knowledge is acquired and processed when vision is lacking. The present paper aims to provide an overview of all the issues raised by Molyenux’s question.Keywords: Molyneux; Multisensory; Blindness; Nativism; Empiricism. Il problema di Molyneux: una finestra sull’interazione intermodale nella cecitàRiassunto: Nel 1688 lo scienziato irlandese William Molyneux inviò una lettera al filosofo John Locke in cui chiedeva se un uomo nato cieco e la cui esperienza del mondo è basata su sensi non visivi, avrebbe potuto discriminare e nominare una sfera e un cubo semplicemente guardandoli, una volta acquistata la vista. La questione destò immediatamente grande interesse tra i filosofi, i quali per secoli avevano cercato di trovare una soluzione speculativa a questo problema. In tempi più recenti, la possibilità di sottoporre a un intervento individui nati con cataratta congenita ha offerto un’occasione propizia per indagare il tema in via sperimentale. Discutere il modo in cui il problema di Molyeux è stato affrontato nei secoli, permette di considerare un gran numero di questioni intellettuali che abbracciano campi diversi, dalla filosofia, alle neuroscienze, passando per la psicologia e le scienze cognitive. Per esempio, il problema di Molyenux investe la questione se l’esperienza sensibile sia specifica per ogni modalità sensibile o se, invece, sia supermodale, e se si possa dare un passaggio di conoscenza da una modalità all’altra. Il problema di Molyneux investe anche come e fino e che punto il concetto di spazio possa essere sviluppato da persone non vedenti. Più in generale, riguarda l’idea di come la conoscenza concettuale è acquisita e processata quando la vista manca. Questo articolo intende fornire una visione d’insieme che abbraccia i diversi temi legati al problema di Molyenux. Parole chiave: Molyneux; Multisensorialità; Cecità; Innatismo; Empirismo.Abstract: In 1688, the Irish scientist William Molyneux sent a letter to the philosopher John Locke in which he asked whether a man who had been born blind and whose experience of the world was based on senses other than vision, would be able to distinguish and name a globe and a cube by sight alone, once he had been enabled to see. This issue immediately raised considerable interest amongst philosophers, who, for centuries, have continued to speculate about how this issue might be resolved. More recently, the possibility of corrective surgery for people born with congenital cataracts, has offered a valuable opportunity to explore this topic experimentally. A discussion of how Molyneux’s question has been addressed over the centuries, allows us to investigate a number of intellectual challenges, involving a variety of fields, ranging from philosophy, psychology and the cognitive sciences, to neuroscience. For instance, Molyenux’s question raises the question of whether sensory experience is specific to each sensory modality, or rather supramodal, and if a transfer of knowledge across modalities can be established. Molyneux’s question is also relevant to the discussion of whether, how and to what extent a concept of space can be developed by blind people. More generally, it concerns the idea of how conceptual knowledge is acquired and processed when vision is lacking. The present paper aims to provide an overview of all the issues raised by Molyenux’s question. Keywords: Molyneux; Multisensory; Blindness; Nativism; Empiricism. Il problema di Molyneux: una finestra sull’interazione intermodale nella cecitàRiassunto: Nel 1688 lo scienziato irlandese William Molyneux inviò una lettera al filosofo John Locke in cui chiedeva se un uomo nato cieco e la cui esperienza del mondo è basata su sensi non visivi, avrebbe potuto discriminare e nominare una sfera e un cubo semplicemente guardandoli, una volta acquistata la vista. La questione destò immediatamente grande interesse tra i filosofi, i quali per secoli avevano cercato di trovare una soluzione speculativa a questo problema. In tempi più recenti, la possibilità di sottoporre a un intervento individui nati con cataratta congenita ha offerto un’occasione propizia per indagare il tema in via sperimentale. Discutere il modo in cui il problema di Molyeux è stato affrontato nei secoli, permette di considerare un gran numero di questioni intellettuali che abbracciano campi diversi, dalla filosofia, alle neuroscienze, passando per la psicologia e le scienze cognitive. Per esempio, il problema di Molyenux investe la questione se l’esperienza sensibile sia specifica per ogni modalità sensibile o se, invece, sia supermodale, e se si possa dare un passaggio di conoscenza da una modalità all’altra. Il problema di Molyneux investe anche come e fino e che punto il concetto di spazio possa essere sviluppato da persone non vedenti. Più in generale, riguarda l’idea di come la conoscenza concettuale è acquisita e processata quando la vista manca. Questo articolo intende fornire una visione d’insieme che abbraccia i diversi temi legati al problema di Molyenux. Parole chiave: Molyneux; Multisensorialità; Cecità; Innatismo; Empirismo