Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
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From Cradle to Internet. The Social Nature of Personal Identity
Abstract: Contrary to what Descartes argued many centuries ago, the self seems far from being a simple and indivisible entity, easily accessible to personal scrutiny. In this paper I will endorse an anti-cartesian attitude, starting from two different perspectives. On the one hand, I will consider clinical and developmental studies showing how strongly interpersonal relations modulate the quality of introspective access. In this section, I will take into account Neisser's theory of self knowledge and Gergely and Watson's constructivist approach. On the other hand, I will consider the extended mind paradigm, a recent philosophical model that seems compatible with the idea that some important aspects of the self could also be extended to the physical world. This latter point acquires special importance when considering how much some particular electronic tools such as second generation search engines will be widespread in the future.Keywords: Self; Levels of Self-knowledge; Nativism; Constructivism; Extended Mind; Extended Self. Dalla culla a internet. La natura sociale dell'identità personaleRiassunto: Contrariamente a quanto affermato da Cartesio parecchi secoli fa, il sé non sembra affatto essere un'entità semplice e indivisibile, facilmente accessibile all'auto-indagine. In questo articolo assumerò un atteggiamento anticartesiano, partendo da due diverse prospettive. Da una parte, prenderò in considerazione studi clinici e di psicologia dello sviluppo che mostrano quanto fortemente le relazioni interpersonali modulino la qualità dell'accesso introspettivo. In questa parte farò riferimento soprattutto alla teoria della conoscenza di sé di Neisser e all'approccio costruttivista di Gergely e Watson. In secondo luogo mi confronterò con il paradigma della mente estesa, un modello filosofico recente che pare compatibile con l'idea che alcuni aspetti importanti del sé possano venire estesi al mondo fisico. Questo secondo punto acquisisce un'importanza particolare quando si consideri fino a che grado alcuni strumenti elettronici come i motori di ricerca di seconda generazione saranno diffusi nel futuro.Parole chiave: Sé; Livelli di conosceza del sé; Innatismo; Costruttivismo; Mente estesa; Sé esteso
The Metaphysics of Free Will: A Critique of Free Won’t as Double Prevention
Abstract: The problem of free will is deeply linked with the causal relevance of mental events. The causal exclusion argument claims that, in order to be causally relevant, mental events must be identical to physical events. However, Gibb has recently criticized it, suggesting that mental events are causally relevant as double preventers. For Gibb, mental events enable physical effects to take place by preventing other mental events from preventing a behaviour to take place. The role of mental double preventers is hence similar to what Libet names free won’t, namely the ability of vetoing an action initiated unconsciously by the brain. In this paper I will propose an argument against Gibb’s account, the causal irrelevance argument, which claims that Gibb’s proposal do not overcome the objection of systematic overdetermination of causal relevance, because mental double preventers systematically overdetermine physical ones, and therefore mental events are causally irrelevant.Keywords: Free Will; Free Won’t; Metaphysics; Causation; Double Prevention.La metafisica del libero arbitrio: una critica del veto cosciente come duplice inibizioneRiassunto: Il problema del libero arbitrio è intimamente legato alla rilevanza causale degli eventi mentali. Secondo l’argomento dell’esclusione causale si afferma che gli eventi mentali, per essere causalmente rilevanti, debbano essere identici a quelli fisici. In tempi recenti Gibb ha avanzato l’ipotesi che gli eventi mentali hanno rilevanza causale in quanto duplici inibitori. Secondo Gibb gli eventi mentali permettono il verificarsi di effetti fisici, impedendo che altri eventi mentali inibiscano il verificarsi di un certo comportamento. Il ruolo di duplice inibitore degli eventi mentali è quindi simile a quanto Libet chiama veto cosciente, ossia la capacità di posizione di veto nei confronti di un’azione inconsapevolmente avviata dal cervello. In questo articolo intendo proporre un argomento contrario all’approccio di Gibb, l’argomento dell’irrilevanza causale, in cui si sostiene come la proposta di Gibb non riesca a superare l’obiezione della sistematica sovradeterminazione della rilevanza causale dal momento che gli eventi mentali come duplici inibitori sovradeterminano sistematicamente quelli fisici e quindi gli eventi mentali sono causalmente irrilevanti.Parole chiave: Libero arbitrio; Veto cosciente; Metafisica; Causazione mentale; Duplice inibizione.Abstract: The problem of free will is deeply linked with the causal relevance of mental events. The causal exclusion argument claims that, in order to be causally relevant, mental events must be identical to physical events. However, Gibb has recently criticized it, suggesting that mental events are causally relevant as double preventers. For Gibb, mental events enable physical effects to take place by preventing other mental events from preventing a behaviour to take place. The role of mental double preventers is hence similar to what Libet names free won’t, namely the ability of vetoing an action initiated unconsciously by the brain. In this paper I will propose an argument against Gibb’s account, the causal irrelevance argument, which claims that Gibb’s proposal do not overcome the objection of systematic overdetermination of causal relevance, because mental double preventers systematically overdetermine physical ones, and therefore mental events are causally irrelevant.Keywords: Free Will; Free Won’t; Metaphysics; Causation; Double Prevention.La metafisica del libero arbitrio: una critica del veto cosciente come duplice inibizioneRiassunto: Il problema del libero arbitrio è intimamente legato alla rilevanza causale degli eventi mentali. Secondo l’argomento dell’esclusione causale si afferma che gli eventi mentali, per essere causalmente rilevanti, debbano essere identici a quelli fisici. In tempi recenti Gibb ha avanzato l’ipotesi che gli eventi mentali hanno rilevanza causale in quanto duplici inibitori. Secondo Gibb gli eventi mentali permettono il verificarsi di effetti fisici, impedendo che altri eventi mentali inibiscano il verificarsi di un certo comportamento. Il ruolo di duplice inibitore degli eventi mentali è quindi simile a quanto Libet chiama veto cosciente, ossia la capacità di posizione di veto nei confronti di un’azione inconsapevolmente avviata dal cervello. In questo articolo intendo proporre un argomento contrario all’approccio di Gibb, l’argomento dell’irrilevanza causale, in cui si sostiene come la proposta di Gibb non riesca a superare l’obiezione della sistematica sovradeterminazione della rilevanza causale dal momento che gli eventi mentali come duplici inibitori sovradeterminano sistematicamente quelli fisici e quindi gli eventi mentali sono causalmente irrilevanti.Parole chiave: Libero arbitrio; Veto cosciente; Metafisica; Causazione mentale; Duplice inibizione
Time and Consciousness in Cognitive Naturalism
Abstract: Eliminative materialists argue that we can overcome the phenomenological gap between two different ways of referring to our subjective experiences – either as introspectively grasped in terms of folk psychology or as explained in neurological terms – by abandoning the pre-scientific concepts of folk psychology. However, unless these theorists can offer a plausible explanation for why the scientific view of the human mind proposed by cognitive neuroscience is so deeply counter-intuitive, this argument will remain unconvincing. In order to address the difficulties involved in making the paradigm shift from folk psychology to cognitive neuroscience I (a) briefly review the theoretical revolution that marked the transition from classical mechanics to the theory of relativity at the beginning of 20th century; (b) identify some similarities between this paradigm shift in physics and the birth of a new scientific view of the mind; (c) explain by means of (a) and (b) why neurological theories that reduce consciousness and the Self to aspects of brain dynamics appear implausible from a common sense perspective despite being sound from a scientific point of view.Keywords: Time; Consciousness; Relativity Theory; Neuroscience; Eliminative Materialism. Tempo e coscienza nel naturalismo cognitivoRiassunto: I materialisti eliminativi sostengono che il divario fenomenologico tra due modi diversi di riferirsi alle esperienze soggettive, ora colte introspettivamente nei termini della psicologia del senso comune e ora spiegate in termini neurologici, può essere superato abbandonando i concetti pre-scientifici della psicologia del senso comune. Tuttavia essi continueranno a essere poco convincenti fino a quando non riusciranno a formulare una spiegazione plausibile del perché l’immagine scientifica della mente umana offerta dalla neuroscienza cognitiva sia così profondamente contro-intuitiva. Per superare le difficoltà legate al cambiamento di paradigma dalla psicologia del senso comune alla neuroscienza cognitiva si presenta qui un argomento articolato in tre passaggi: (a) viene brevemente esaminata la rivoluzione teorica che ha segnato il passaggio dalla meccanica classica alla teoria della relatività all’inizio del XX secolo; (b) vengono messe in luce alcune somiglianze tra, da un lato, il summenzionato cambiamento di paradigma in fisica e, dall’altro, la nascita odierna di una nuova visione scientifica della mente; (c) viene spiegato per mezzo di (a) e (b) il motivo per cui le teorie neurologiche che riducono la coscienza e l’io ad aspetti della dinamica del cervello appaiono implausibili al senso comune, sebbene siano pienamente convincenti da un punto di vista scientifico.Parole chiave: Tempo; Coscienza; Teoria della Relatività; Neuroscienze; Materialismo Eliminativo
Implicit and Explicit Mentalization and its Relationship to Introspection
Abstract: In this paper I will discuss some claims made by Marraffa in his article Mindreading and Introspection. Early studies claimed that mentalization (or Theory of Mind – ToM) should first be observed during the preschool years. Subsequent research pointed out that ToM seems to be already present in infants. I will try to argue that the apparent inconsistency between these findings can be reduced by distinguishing between implicit and explicit ToM. From an evolutionary perspective the function of the two ToM systems seems to be different. The first is a genetically inherited neurocognitive mechanism which allows accurate expectations about behavior. The second is a culturally inherited skill, needed to modulate more complex social interactions. I will then discuss the relationship between implicit and explicit mentalization and introspection.Keywords: Theory of Mind; Implicit Mentalization; Explicit Mentalization; Introspection; Cultural Transmission. La mentalizzazione implicita ed esplicita e la sua relazione con l’introspezioneRiassunto: In questo articolo discuterò alcune tesi formulate da Marraffa nel suo Mindreading and Introspection. Studi precedenti hanno affermato che la mentalizzazione (o Teoria della Mente – TdM) dovrebbe essere osservata inizialmente durante gli anni precedenti la scolarizzazione. Ricerche successive hanno sottolineato che la TdM sembra essere già presente negli infanti. Cercherò di sostenere che l’apparente incongruenza tra questi risultati può essere ricomposta distinguendo tra una TdM implicita e una TdM esplicita. Da una prospettiva evoluzionistica la funzione dei due sistemi TdM sembra essere differente. Il primo è un meccanismo neuro cognitivo ereditario che permette di avere precise attese sul comportamento. Il secondo è un’abilità ereditata culturalmente, che ha bisogno di modellare più complesse interazioni sociali. Cercherò quindi di discutere il rapporto tra la mentalizzazione implicita ed esplicita e l’introspezione.Parole chiave: Teoria della mente; Mentalizzazione implicita; Mentalizzazione esplicita; Introspezione; Trasmissione culturale
Identità, alterità, narrazione. Un approccio psicodinamico
Riassunto: L’articolo esamina l’ontogenesi dell’identità personale, intesa come senso di sé sorretto da una teoria di sé, in cinque tappe: il “Sé nucleare”, l’autoriconoscimento di fronte allo specchio, l’uso del pronome “io”, l’alternanza dei pronomi io e tu nel dialogo, la capacità del bambino di connettere il proprio senso di sé corporeo e psichico con la propria immagine e di esprimere tale connessione con la frase “quello sono io”. Si evidenzia anche l’importanza della relazione interpersonale nella costruzione dell’identità attraverso il rispecchiamento, la mentalizzazione e il riconoscimento reciproco. L’identità è concepita come un sistema complesso articolato su un “polo sé” riferito alla dinamiche psichiche introiettive e su un “polo io-altro” riferito alle dinamiche proiettive. Infine si analizza il modo in cui il pensiero narrativo e il pensiero paradigmatico (entrambi coscienti) si connettono con il pensiero inconscio e con quello preconscio per la definizione della propria identità.Parole chiave: Identità; Pensiero narrativo; Pensiero paradigmatico; Pensiero inconscio; Pensiero preconscio. Identity, Alterity, Narrative. A Psychodynamic ApproachAbstract: This article explores the development of personal identity - construed as a sense of self underpinned by a theory of self - in five steps: the “core self”; mirror self-recognition; the use of the pronoun “I”; alternating use of the pronouns “I” and “you” in dialogue; children’s capacity to connect their bodily and psychological sense of self to their self-image and to report this connection through the sentence “That’s me”. Moreover, the importance of interpersonal relationships in the construction of personal identity through mirroring, mentalization, and mutual identification is emphasized. Identity is conceived as a complex system with a “self pole”, involving the dynamics of introjection, and an “I-other pole”, involving the dynamics of projection. Finally, the author analyses how narrative and paradigmatic thinking (both conscious) join with unconscious and preconscious thinking in the definition of one’s own identity.Keywords: Identity; Narrative Thinking; Paradigmatic Thinking; Unconscious Thinking; Preconscious Thinking
Mentalization and Self-identity: Philosophical and Psychological Approaches
Editors' Presentatio
Empathy and the Disunity of Vicarious Experiences
Abstract: What makes one individual’s experience vicarious is that it is both similar to, and caused by, another’s psychological state. Vicarious responses are mediated by the observation of another’s goal-directed or expressive action. While the evidence from cognitive neuroscience suggests the ubiquity of vicarious responses to others’ goals, intentions, sensations and emotions, the question is: is the general function of vicarious responses to understand another’s mind? In this paper, I argue for a dual view of the function of vicarious responses: while empathetic responses are other-directed, contagious responses are self-centered.Keywords: Empathy; Vicarious Responses; Action; Self; Otherness.L'empatia e la disunità delle esperienze vicarieRiassunto: Quel che rende un’esperienza individuale un’esperienza vicaria è al contempo il suo essere simile a, ma anche causata da, uno stato psicologico di un altro individuo. Le risposte vicarie sono mediate dall’osservazione dell’azione di un altro nel suo essere diretta al raggiungimento di uno scopo oppure nel suo portare a espressione qualcosa. Se l’evidenza proveniente dalla neuroscienza cognitiva ci autorizza a pensare come ubiquitarie le risposte vicarie nei confronti di obiettivi, intenzioni, sensazioni ed emozioni altrui, la questione che resta aperta è la seguente: la funzione generale delle risposte vicarie è quella di comprendere la mente altrui? Nel presente lavoro intendo proporre un duplice punto di vista sulla funzione delle risposte vicarie: mentre le risposte empatiche sono rivolte verso gli altri, le risposte determinate da esperienze di contagio sono centrate sul sé.Parole chiave: Empatia; Risposte vicarie; Azione; Sé; Alterità
Qualità della vita e benessere psicologico: il caso dell'acalasia esofagea
Riassunto: La riflessione teorica sull’esistenza delle persone, in particolare su quelle colpite da malattie rare, impone una analisi multidisciplinare. In queste occasioni di riflessione condivisa è possibile cercare di cogliere il denominatore comune delle storie individuali: una domanda di benessere prima ancora che di salute. Durante il VI Meeting di Amae Onlus si è parlato di Qualità della Vita (QOL) delle persone con acalasia esofagea in un’ottica bio-psico-sociale, affrontando temi quali le tecniche di gestione del dolore, alimentazione smart, la relazione medico-paziente e il ruolo del benessere psicologico nella QOL dei malati. Il confronto ha fatto convergere i diversi collocutori sul bisogno del superamento del paternalismo forte a favore della spinta gentile del paternalismo libertario. Un percorso di extraordinarium auxilium in cui l’ultima parola spetta comunque alla persona malata e alla sua personale e incontestabile scelta di qualità della vita.Parole chiave: Acalasia esofagea; Relazione medico-paziente; Ansia di tratto; Approccio bio-psico-sociale; Errori diagnostici. Quality of Life and Psychological Well-being: The Case of AchalasiaAbstract: The theoretical reflection on people, particularly on those affected by a rare illness, requires a multidisciplinar analysis. This shared reflection allows to gather the common denominator of the individual histories: a call for well-being even before health. During the 6th Meeting of Amae Onlus it was talked about Quality of the Life (QOL) for achalasia patients according to a biopsychosocial approach, tackling topics like the management of pain, the smart feeding, the doctor-patient relationship and the role of psychological cares in affecting the QOL of patients. Scholars converged on the need to overcome the strong paternalism in favour of the nudge: accompaning somebody to move towards a good choice. A path towards extraordinarium auxilium in which the final word is left to the individual and to his personal and indisputable choice of quality of life.Keywords: Achalasia; Doctor-patient relationship; Trait anxiety; Biopsychosocial approach; Misdiagnosis