Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
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Empatia e Teoria della Mente: un unico meccanismo cognitivo
Riassunto: La Teoria della Mente (ToM) è definita come la capacità di attribuire stati mentali agli altri e di riconoscere che le menti altrui hanno credenze, desideri e intenzioni differenti da quelle delle proprie. La ToM è un fenomeno multilivello che prende avvio in stadi precoci e avanza verso elaborazioni più complesse, con la mediazione di cognizioni di ordine superiore e che si sviluppa con la socializzazione. Tradizionalmente intesa come concetto proprio del dominio della psicologia cognitiva, noi intendiamo sostenere che la capacità della ToM possa essere meglio definita come empatia. Proponiamo un modello per indagare come l’attribuzione di stati mentali agli altri e a se stessi dovrebbe essere valutata su molteplici livelli, cominciando con le determinanti fisiologiche per giungere all’interazione con l’ambiente psicologico, sociale e culturale.Parole chiave: Teoria della mente; Empatia; Approccio bioecologico; Neuroni specchio. Empathy and Theory of Mind: One Underlying Cognitive MechanismAbstract: Theory of Mind (ToM) is defined as the ability to attribute mental states to others and to recognize that other minds have beliefs, desires, and intentions which are different from one’s own mind. ToM is a multilevel phenomenon that progresses from early beginnings to more complex elaborations, mediated by higher order cognition and develops with socialization. Traditionally thought to be a concept within the domain of cognitive psychology, we argue that ToM ability may be better defined as empathy. We propose a model to study how attributing mental states to others and oneself should be assessed from multiple levels, beginning with physiological determinants to interacting with the psychological, social, and cultural environment.Keywords: Theory of Mind; Empathy; Bioecological Approach; Mirror Neurons
The Importance of Understanding Hierarchical Relations between High Order Mental Functions in Clinical Practice
Abstract: The state-of-the-art in studies on mentalization suggests that capacity to understand other minds (mindreading), self introspection and consciousness, mental time travel in the past and the present, linguistic communication, are different components of a hierarchical organization of several functions reflecting the evolutionary development of the specie and integrates increasingly complex, mutually coordinated brain levels. The understanding of the precise hierarchical relations between them, that reflect the phylo- and ontogenetic evolutionary pathway for adaptation to the complex interpersonal and socio-cultural environment, has an essential application in psychopathology and psychotherapy, in particular for those clinical conditions where the normal integration of high order mental functions is hampered by developmental relational trauma.Keywords: Hughlings Jackson; Developmental Trauma; Attachment Trauma; Mentalization; Body-centered Psychotherapies. L’importanza della comprensione delle relazioni gerarchiche tra le funzioni di ordine superiore nella pratica clinicaRiassunto: Lo stato dell’arte nell’ambito degli studi sulla mentalizzazione suggerisce che la capacità di comprendere le menti altrui (mindreading), l’introspezione e la coscienza di sé, la capacità di spostarsi temporalmente nel passato e nel presente, la comunicazione linguistica, sono componenti diverse di una organizzazione gerarchica di molte funzioni che riflettono lo sviluppo evolutivo della specie e che integra livelli cerebrali reciprocamente coordinati e di complessità crescente. La comprensione delle precise relazioni gerarchiche tra essi, che riflettono il percorso evolutivo filo- e ontogenetico verso l’adattamento al complesso ambiente interpersonal e socio-culturale, possiede un importante risvolto applicativo nel campo della psicopatologia e della psicoterapia, in particolare per quelle condizioni cliniche dove l’integrazione normale delle funzioni mentali di ordine superiore viene ostacolata da un trauma relazionale di carattere evolutivo.Parole chiave: Hughlings Jackson; Trauma evolutivo; Trauma da attaccamento; Mentalizzazione; Psicoterapie centrate sul corpo
Cognitive Naturalism and the Phenomenal Feel
Abstract: According to Sandro Nannini’s Time and Consciousness in Cognitive Naturalism, we can draw an analogy between the shift in the conception of time that occurred in physics with the introduction of relativity theory and a shift towards a scientifically more graspable functional concept of phenomenal consciousness. This analogy is meant to persuade us of the eliminative materialist view that we should abandon our folk psychological concept of consciousness. In my commentary, I examine the naturalization procedure underlying Nannini’s cognitive naturalism, argue for its inability to account for the phenomenal feel of conscious states, and point to some important differences between the conceptual change in the case of time and the intended change in the case of consciousness.Keywords: Eliminative Materialism; Phenomenal Consciousness; Explanatory Gap; Hard Problem; Cognitive Naturalism. Naturalismo cognitivo e sensazioni fenomenicheRiassunto: In Time and Consciousness in Cognitive Naturalism Sandro Nannini propone un’analogia tra il cambiamento radicale della nozione di tempo che ha avuto luogo in fisica con l’introduzione della Teoria della Relatività e un cambiamento radicale del concetto funzionale di coscienza fenomenica, che lo renderebbe più adatto a una descrizione scientifica. Questa analogia dovrebbe persuaderci della concezione materialistico-eliminativista, secondo cui dovremmo abbandonare la nostra concezione di senso comune della coscienza. Nel mio commento intendo esaminare la procedura di naturalizzazione sottostante al naturalismo cognitivo proposta da Nannini, cercando di mostrare come questo non sia in grado di rendere conto delle sensazioni fenomeniche che caratterizzano gli stati coscienti. Intendo inoltre rimarcare alcune importanti differenze tra il mutamento concettuale nel caso del tempo e quello ipotizzato in relazione alla coscienza.Parole-chiave: Materialismo eliminativo; Coscienza fenomenica; Iato esplicativo; Hard Problem; Naturalismo cognitivo.
The Social Roots of Human Identity and the Interplay of the Selves
Abstract: In this paper, two main aspects of Cristina Meini’s From Cradle to Internet. The Social Nature of Personal Identity are taken into consideration. In the first place, Meini’s argument concerning the structuring role for self development of caregivers’ communicative mirroring is analysed in the light of current literature concerning the multi-layered architecture of identity. I propose to integrate Meini’s interesting socio-cultural perspective with a dialectical view of the interaction between fundamental self-monitoring mechanisms addressing bodily self-awareness and psychological as well as social components of self-knowledge. This integration widely relies on the most recent contributions from Peter Fonagy’s model of mentalization deficits studied in the clinical field of personality disorders. In the second section of the comment, I present some possible ways to tackle the problem of “extended mind” through internet devices raised by Meini. In particular, the notion of extended mind is confronted with the specificities of identity building in the use of social networks.Keywords: Self; Mentalization; Adolescence; Personality Disorder; Bodily Self-awareness. Le radici sociali dell’identità umana e l’interazione dei SéRiassunto: In questo articolo saranno presi in considerazione due aspetti principali del lavoro di Cristina Meini From Cradle to Internet. The Social Nature of Personal Identity. In una prima parte l’argomento di Meini relativo al ruolo strutturante per lo sviluppo del sé del rispecchiamento comunicativo con i caregiver sarà analizzato alla luce della letteratura attuale relativa all’architettura pluristratificata dell’identità. Propongo di integrare l’interessante prospettiva socio-culturale di Meini con una visione dialettica dell’interazione tra i meccanismi di base di automonitoraggio che si rivolgono alla consapevolezza di sé corporea e alle componenti psicologiche e sociali della conoscenza di sé. Questa integrazione poggia ampiamente sui contributi più recenti derivanti dal modello di Peter Fonagy dei deficit di mentalizzazione, indagati nel campo clinico dei disturbi di personalità. Nella seconda parte di questo commento presenterò alcuni modi possibili per affrontare il problema sollevato da Meini della “mente estesa” dai meccanismi di internet. In particolare, la nozione di mente estesa sarà comparata con le specificità della costruzione di identità in uso nei social network.Parole chiave: Sé; Mentalizzazione; Adolescenza; Disturbi di personalità; Consapevolezza di sé corporea
Libet-like Experiments and the Efficacy of the Will
Abstract: Skepticism about free will is increasingly often associated with the results of some empirical tests – launched by Libet’s trailblazing experiments on the timing of conscious intentions – aiming to teach us that our apparently free choices are originated unconsciously. In the present paper, I present some theoretical reasons to doubt if the upshots of Libet-like experiments purport to the revolutionary consequences they envisage. I will isolate a couple of points I wish to discuss, since they gained much attention in the recent philosophical debate. First, I claim that actually available neuroscientific data do not offer a solution to the traditional free will quarrel in compatibilist or incompatibilist terms. Second, one might doubt if the kind of free will that is at stake in Libet-like experiments is what really matters for grounding our normative concepts. My conclusion will be that what is scrutinised in Libet-like experiments resembles palely the kind of free will we would like to enjoy.Keywords: Libet-like Experiments; Efficacy of the Will; Illusionism; Compatibilism / Incompatibilism; Control. Esperimenti à la Libet ed efficacia della volontà Riassunto: Lo scetticismo sul libero arbitrio è sempre più spesso associato ai risultati di alcuni test empirici – inaugurati dai pionieristici esperimenti di Libet sulla tempistica delle intenzioni coscienti – il cui scopo consiste nel mostrare che scelte apparentemente libere hanno un’origine inconscia. L’articolo si propone di offrire alcune ragioni teoriche per dubitare che i risultati degli esperimenti à la Libet portino alle rivoluzionarie conseguenze che promettono. Discuterò di due questioni che hanno ricevuto particolare attenzione nel dibattito filosofico recente. In primo luogo, si sosterrà che i dati attualmente disponibili non consentono di formulare una soluzione del tradizionale problema del libero arbitrio in termini compatibilisti o incompatibilisti. In secondo luogo, si metterà in dubbio che il tipo di scelta libera che è in gioco negli esperimenti à la Libet abbia un ruolo nella costruzione dei concetti normativi. La conclusione consisterà nella tesi secondo cui l’oggetto di indagine degli esperimenti ispirati da Libet è solo lontanamente simile al tipo di libero arbitrio di cui vorremmo godere.Parole chiave: Esperimenti à la Libet; Efficacia della volontà; Illusionismo; Compatibilismo / Incompatibilismo; Controllo
Recensione di M. Nicolelis, Il cervello universale. La nuova frontiera delle connessioni tra uomini e computer
Analogies, Non-reductionism and Illusions
Abstract: This commentary focuses on three aspects of Sandro Nannini’s paper Time and Consciusness in Cognitive Naturalism: (1) the parallel between Einstein’s theory of relativity and the new science of the mind/brain; (2) the Cartesian characterization of non-reductionist positions in the philosophy of mind; (3) the alleged illusory status of consciousness, free will and the Self. We suggest, first, that Nannini overstates the success of cognitive neuroscience; second, that non-reductionism is not necessarily a Cartesian position; and third, that the neurocognitive science data do not show or even suggest, that consciousness, free will and the Self are illusory phenomena.Keywords: Cognitive Neuroscience; Non-reductionism; Cartesianism; Self; Consciousness.Analogie, anti-riduzionismo e illusioniRiassunto: Questo commento si concentra su tre aspetti dell’articolo di Sandro Nannini Time and Consciusness in Cognitive Naturalism: (1) il parallelo tra la teoria della relatività di Einstein e la nuova scienza della mente/cervello; (2) la caratterizzazione cartesiana delle posizioni non-riduzionistiche in filosofia della mente; (3) il presunto status illusorio della coscienza, del libero arbitrio e del sé. Riteniamo, in primo luogo, che Nannini sopravvaluti i successi della neuroscienza cognitiva, in secondo luogo che l’anti-riduzionismo non sia necessariamente una posizione cartesiana e, in terzo luogo, che i dati della neuroscienza cognitiva non mostrino, e neppure suggeriscano, che coscienza, libero arbitrio e sé siano fenomeni illusori.Parole chiave: Neuroscienza cognitiva; Anti-riduzionismo; Cartesianesimo; Sé; Coscienza
Epidemiologia e riabilitazione della malattia di Alzheimer: un approccio psicosociale
Riassunto: Il miglioramento delle condizioni socioeconomiche e assistenziali che ha caratterizzato le società ad alto reddito a partire dal dopoguerra e l’incremento delle risorse cerebrali e cognitive con cui le persone affrontano oggi l’invecchiamento potrebbero mitigare l’incidenza futura delle demenze e della Malattia di Alzheimer, la prevalente tra tutte le demenze. Nondimeno le stime di prevalenza e incidenza di questa malattia prospettano ancora drammatici peggioramenti soprattutto nel rapporto tra numero di persone affette e numero di persone sane in grado di prendersene cura come caregiver informali. La possibilità di affrontare tali cambiamenti attraverso i servizi sociosanitari è limitata per la scarsa efficacia dei sistemi di cura ora utilizzati. Le ricerche in ambito psicosociale orientate alla valutazione integrata della personalità suggeriscono prospettive di sviluppo interessanti in ambito preventivo, clinico e riabilitativo.Parole chiave: Malattia di Alzheimer; Epidemiologia; Demenza; Riabilitazione; Sistema sanitario.Epidemiology and Rehabilitation of Alzheimer’s Disease: A Psychosocial ApproachAbstract: The improvement of the welfare conditions that has characterized the high-income societies after the II World War and the increase in brain and cognitive resources through which people face aging, could mitigate in the future the incidence of dementia and Alzheimer's disease, the prevalent among all dementias. Nevertheless, the estimations of prevalence and incidence of this disease still acknowledge about dramatic decline especially regarding the relationship between the number of people affected and the number of healthy people able to care for them as informal caregivers. The aptitude to address these changes through health / social services is limited by the lack of effective models of interventions. The research in the psychosocial field oriented to the integrated assessment of personality suggests interesting perspectives in the preventive, clinical and rehabilitation care.Keywords: Alzheimer’s Disease; Epidemiology; Dementia; Rehabilitation; Health Care Service
Are we Living an Illusion? Folk Intuitions on the Problem of Free Will
Abstract: In recent years, philosophy has witnessed the birth and development of a new research program that has provoked both enthusiasm and strong criticism: Experimental Philosophy (or X-Phi). In this contribution, I will briefly examine the new field of experimental philosophy, its purposes and methodologies. I will then summarize some of the objections that have been raised against this research program, and the arguments with which experimental philosophers have used to counter these objections pointing to the usefulness of their studies for philosophy in general. I will then focus on a specific subject that has drawn the attention of experimental philosophers: the problem of free will, its compatibility with determinism, and the related issue of the role of intentionality in action generation. Free will is one of the most ancient and debated problems in philosophy, and also one of the issues on which experimental philosophy methods can be most fruitfully applied, the concepts of free will and of moral responsibility being pervasive in everyday life and grounded in common sense.Keywords: Free Will; Determinism; Experimental Philosophy; Folk Intuitions; Lay-theories Vivere un'illusione? Le intuizioni di senso comune sul libero arbitrioRiassunto: Recentemente la filosofia ha vissuto nascita e sviluppo di un nuovo programma di ricerca che ha suscitato entusiasmo e forti critiche: la filosofia sperimentale. In questa sede intendo illustrare la filosofia sperimentale, le sue finalità e i suoi metodi. Cercherò poi di riassumere alcune delle obiezioni sollevate contro questo programma di ricerca e gli argomenti dei filosofi sperimentali per replicare alle critiche e sottolineare l’utilità dei loro studi per la filosofia in generale. Mi concentrerò poi su un particolare tema che è all’attenzione dei filosofi sperimentali: la questione del libero arbitrio, la sua compatibilità con il determinismo e il ruolo dell’intenzionalità nella genesi dell’azione. Il libero arbitrio è uno dei più antichi e dibattuti problemi della filosofia e anche una delle questioni cui meglio si possono applicare i metodi della filosofia sperimentale, poiché libero arbitrio e responsabilità morale, concetto a esso collegato, sono molto presenti nella vita quotidiana ed estremamente radicati nel senso comune.Parole chiave: Libero arbitrio; Determinismo; Filosofia sperimentale; Intuizioni di senso comune; Teorie di senso comune