Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
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“Twelve Angry Men”. The Group and the Individual: From Objectiveness to Subjectiveness
Abstract: Screened fiction stirs people’s psyches through emotions, which refer to a virtual world and therefore have the potential to help the individual grow in self-awareness while feeling relatively “safe”. An innovative method to work on movies for education and training purposes was developed by Eugenio Torre, and is proposed here for the film 12 Angry Men. This movie may be used in training settings focused on helping relationships to reflect upon the meaning of being an individual in a group, being a group, responsibility and choice. A key to the reading of the movie is proposed at two different but complementary levels. From an “extra-psychical” standpoint, movie characters may represent a working group of 12 very different people sharing a task, while from an “intra-psychical” one, each character may represent an embodiment or symbol of an individual’s part and/or complex. According to the movie suggestion, we describe a path from objectiveness to subjectiveness and the final accomplishment of an ethical choice.Keywords: Cinema; Collectivism; Group Psychotherapy; Training; Ethical Choice. "La parola ai giurati". Il gruppo e l'individuo: dall'oggettività alla soggettività Riassunto: Il cinema sollecita la psiche delle persone attraverso le emozioni, che, essendo riferite a un mondo virtuale, hanno la potenzialità di favorire la crescita dell’auto-consapevolezza dell’individuo, facendolo sentire relativamente “al sicuro”. Eugenio Torre ha sviluppato un metodo innovativo che impiega i film per la formazione e l’educazione, metodo che qui viene proposto per il film La Parola i Giurati. Questo film può essere utilizzato per la formazione alla relazione di aiuto, per riflettere sul significato di essere un individuo in un gruppo, di essere un gruppo, della responsabilità e della scelta. Vengono proposte due chiavi di lettura complementari del film. Da un punto di vista “extra-psichico”, i personaggi del film possono rappresentare un gruppo di 12 persone molto diverse tra loro, che si trovano a condividere un compito; da un punto di vista “intra-psichico”, ogni personaggio può rappresentare una personificazione o simbolo di una parte e/o di un complesso dell’individuo stesso. Sulla base delle suggestioni offerte dal film, descriviamo un percorso che va dall’oggettività alla soggettività, e il raggiungimento, infine, di una scelta etica.Parole chiave: Cinema; Collettivo; Psicoterapia di Gruppo; Formazione; Scelta Etica
Naturalism and the Normative Domain: Accounting for Normativity with the Help of 18th Century Empathy-Sentimentalism
Abstract: Moral sentimentalism has seen a tremendous rise in popularity in recent years within contemporary meta-ethical theory, since it promises to delineate the normative domain in a naturalistically unobjectionable manner. After showing that both Michael Slote and Jesse Prinz’s sentimentalist positions fall short of fulfilling this promise, this essay argues that contemporary sentimentalists are advised to take their clues from Adam Smith rather than David Hume. While Hume was absolutely right in emphasizing the importance of empathy in the moral context, his official description of the mechanisms of empathy as articulated in the Treatise falls fundamentally short for this purpose. Adam Smith’s conception of empathy, a conception that in fact is closer to some of Hume’ remarks in the Enquiry rather than the Treatise, as essentially involving perspective taking and his appeal to the impartial spectator perspective proves to be more fertile. Only in this manner do sentimentalists have any hope of accounting for the intersubjective normative and obligatory dimension of moral judgments.Keywords: Moral Sentimentalism; Empathy; Adam Smith; David Hume; Michael Slote; Jesse Prinz Naturalismo e dominio normativo: affermare il normativo con l’aiuto delle teorie dell’empatia e del sentimentalismo del XVIII secolo Riassunto: Negli ultimi anni il sentimentalismo morale ha conosciuto un incredibile incremento di popolarità nel dibattito meta-etico contemporaneo, poiché promette di delineare il dominio del normativo secondo una prospettiva inequivocabilmente naturalistica. Dopo aver mostrato come le posizioni sentimentaliste di Michael Slote e Jesse Prinz non sono in grado di mantenere questa promessa, in questo lavoro si afferma che i sostenitori contemporanei del sentimentalismo sono invitati a trarre ispirazione da Adam Smith piuttosto che da David Hume. Se Hume aveva assolutamente ragione nel sottolineare l’importanza dell’empatia in ambito morale, la sua descrizione ufficiale dei meccanismi dell’empatia, così come viene presentata nel Treatise, in fin dei conti non si mostra all’altezza di questo compito. La concezione dell’empatia di Adam Smith, che nei fatti è più vicina ad alcuni tratti dello Hume dell’Enquiry piuttosto che a quello del Treatise, implicando fondamentalmente l’assunzione di prospettiva e richiamando la prospettiva dello spettatore disinteressato, dimostra di essere più feconda. Solo così i teorici del sentimentalismo possono sperare di render conto del carattere necessitante e intersoggettivamente normativo dei giudizi morali.Parole chiave: Sentimentalismo morale; Empatia; Adam Smith; David Hume; Michael Slote; Jesse Prin
Consciousness: Emergent and Real
Abstract: In this paper, we propose three lines of argumentation against Nannini’s eliminativist approach towards consciousness and the Self. First, we argue that the premises he uses to argue for eliminativism can equally well be used to draw a completely different conclusion in favor of naturalistic dualism according to which phenomenal consciousness irreducibly emerges from a physical substrate by virtue of certain psychophysical laws of nature. Nannini proposes that in contrast to dualistic theses which represent the manifest image of the world, eliminativism represents the world’s scientific image just as classical physics and theories of relativity respectively represent the world’s manifest image and scientific image. And if developments in a scientific field reveal a conflict between these two images we should always vote for the scientific image. In our second line of argument, we challenge this claim by comparing two rival interpretations of quantum mechanics, i.e. the Copenhagen and Bohmian interpretation of quantum mechanics. Finally, we argue that Nannini’s identification of consciousness and the Self as illusions does not shed any light on the hard problem of consciousness since illusions themselves are instances of phenomenal experiences and need to be explained.Keywords: Naturalistic Dualism; Hard Problem of Consciousness; Emergentism; Eliminativism. La coscienza: emergente e realeRiassunto: In questo articolo proponiamo tre line argomentative contro l’approccio eliminativista di Nannini rispetto alla coscienza e al Sé. Anzitutto suggeriamo che le premesse su cui fa leva per argomentare a favore dell’eliminativismo possono essere utilizzate anche per supportare una conclusione completamente differente che propende a favore di un dualismo naturalistico per cui la coscienza fenomenale emerge irriducibilmente da un sostrato fisico in virtù di certe leggi di natura. Secondo Nannini, contrariamente rispetto alle tesi dualistiche che descrivono l’immagine manifesta del mondo, l’eliminativismo rappresenta l’immagine scientifica del mondo. Il parallelismo è con la fisica classica e con le teorie della relatività che a suo avviso descrivono rispettivamente l’immagine manifesta e quella scientifica del mondo. Laddove queste due immagini confliggano – questa la posizione di Nannini – dovremmo sempre propendere per quella scientifica. Nella nostra seconda linea argomentativa critichiamo questa posizione sulla base della comparazione fra due interpretazioni rivali della quantomeccanica, ossia l’interpretazione di Copenhagen e quella di Bohm. Infine sosteniamo che la tesi proposta da Nannini per cui la coscienza e il Sè sono mere illusioni non getta alcuna luce sull’hard problem of consciousness poiché le illusioni stesse sono istanze delle esperienze fenomenali che devono essere spiegate.Parole-chiave: Dualismo naturalistico; Hard Problem of Consciousness; Emergentismo; Eliminativismo
From Internet to Posthuman
Abstract: The social-interactive nature of the human being has produced different political, ethical, and technological structures. The Internet is one of them. A thorough understanding of the World Wide Web’s role, potentiality and risks surely requires sound sociological, psychological and cognitive paradigms but it always and above all requires a radical theoretical look at human and posthuman exists and acts on the web and its devices.Keywords: Mind; Body; Artificial Intelligence; Posthuman; Phenomenology. Da Internet al PostumanoRiassunto: La natura sociale e interattiva dell’essere umano ha generato strutture politiche, etiche, tecnologiche assai diverse tra di loro. Internet è una di esse. La comprensione della funzione, delle potenzialità e dei rischi del World Wide Web ha bisogno certamente di paradigmi sociologici, psicologici e cognitivi ma ha bisogno anche e soprattutto di uno sguardo teoretico radicale su quanto di umano e postumano abiti e si muova nella Rete e nei suoi dispositivi.Parole chiave: Mente; Corpo, Intelligenza artificiale; Postumano; Fenomenologia
Empathy and Prosocial Behaviours. Insights from Intra- and Inter-species Interactions
Abstract: It has been suggested that “sharing the same body” between the observer and the observed subject allows for a direct form of understanding and emotional attuning by a process of simulation. Then, what happens when we don’t share the same body? The aim of the present paper is to review available evidence of intra- and inter-species empathic and prosocial behaviours, with respect to within-human, within-animals and cross-specifies interactions. Similarities and differences will be evaluated using a comparative perspective, and some possible moral and ethical implications for human-animal interactions will be discussed. According to Charles Darwin’s work, the perceived differences between human and animal empathy could be more quantitative than qualitative, suggesting a common affective core which allows both categories to mirror and tune to conspecifics’ feelings, where in the case of humans it can be integrated with more complex cognitive processes.Keywords: Empathy; Emotion; Prosocial Behaviours; Intra- and Inter-species Interaction. Empatia e comportamenti prosociali. Evidenze dalle interazioni intra- e interspecieRiassunto: Si è ipotizzato che la “condivisione di correlati corporei” tra soggetto osservante e soggetto osservato permetta una forma diretta di comprensione e sintonizzazione emotiva mediante un processo di simulazione. E quindi, che cosa accade quando non condividiamo lo stesso corpo? Scopo di questo lavoro è fornire una rassegna delle evidenze disponibili circa i comportamenti empatici e prosociali intra- e inter-specie, in relazione alle interazioni tra umani, tra animali e inter-specie. Similarità e differenze saranno valutate secondo un’ottica comparativa e verranno discusse alcune possibili implicazioni morali ed etiche sul piano delle interazioni tra umani e animali. Secondo quanto suggerito da Charles Darwin, le differenze percepite tra l’empatia umana e quella animale potrebbe essere più di tipo quantitativo che qualitativo, deponendo a favore di un comune nucleo affettivo che permetterebbe a entrambe le categorie di riflettersi e sintonizzarsi con i sentimenti dei propri conspecifici, dove, nel caso degli umani, questo nucleo potrebbe essere integrato con processi cognitivi più complessi.Parole chiave: Empatia; Emozione; Comportamenti prosociali; Interazioni intra- e inter-specie.Abstract: It has been suggested that “sharing the same body” between the observer and the observed subject allows for a direct form of understanding and emotional attuning by a process of simulation. Then, what happens when we don’t share the same body? The aim of the present paper is to review available evidence of intra- and inter-species empathic and prosocial behaviours, with respect to within-human, within-animals and cross-specifies interactions. Similarities and differences will be evaluated using a comparative perspective, and some possible moral and ethical implications for human-animal interactions will be discussed. According to Charles Darwin’s work, the perceived differences between human and animal empathy could be more quantitative than qualitative, suggesting a common affective core which allows both categories to mirror and tune to conspecifics’ feelings, where in the case of humans it can be integrated with more complex cognitive processes.Keywords: Empathy; Emotion; Prosocial Behaviours; Intra- and Inter-species Interaction. Empatia e comportamenti prosociali. Evidenze dalle interazioni intra- e interspecieRiassunto: Si è ipotizzato che la “condivisione di correlati corporei” tra soggetto osservante e soggetto osservato permetta una forma diretta di comprensione e sintonizzazione emotiva mediante un processo di simulazione. E quindi, che cosa accade quando non condividiamo lo stesso corpo? Scopo di questo lavoro è fornire una rassegna delle evidenze disponibili circa i comportamenti empatici e prosociali intra- e inter-specie, in relazione alle interazioni tra umani, tra animali e inter-specie. Similarità e differenze saranno valutate secondo un’ottica comparativa e verranno discusse alcune possibili implicazioni morali ed etiche sul piano delle interazioni tra umani e animali. Secondo quanto suggerito da Charles Darwin, le differenze percepite tra l’empatia umana e quella animale potrebbe essere più di tipo quantitativo che qualitativo, deponendo a favore di un comune nucleo affettivo che permetterebbe a entrambe le categorie di riflettersi e sintonizzarsi con i sentimenti dei propri conspecifici, dove, nel caso degli umani, questo nucleo potrebbe essere integrato con processi cognitivi più complessi.Parole chiave: Empatia; Emozione; Comportamenti prosociali; Interazioni intra- e inter-specie
Apprendimento sociale, narrazione e costruzione della realtà
Riassunto: In La narrazione nello sviluppo del bambino Dolores Rollo descrive gli effetti pedagogici delle attività di lettura condivisa di libri tra madre e offre una rassegna di studi sulle principali caratteristiche di questo fenomeno che possono influire sullo sviluppo del linguaggio, della cognizione e delle emozioni nella prima infanzia. Rollo ritiene necessarie ulteriori indagini, per comprendere più in profondità le caratteristiche dei libri che possono promuovere al meglio lo sviluppo infantile. Inoltre, l’autrice suggerisce come possa essere rilevante indagare popolazioni a sviluppo atipico, come quelle affette da Disturbo dello Spettro Autistico, in cui le abilità socio-comunicative sono compromesse. In questo commento intendiamo suggerire come la comprensione dei processi di attenzione condivisa possa trarre beneficio delle ricerche condotte dalle neuroscienze sociali, al fine di chiarire il ruolo centrale dei network neurali nelle capacità di condivisione dell’attenzione per lo sviluppo linguistico, l’apprendimento, l’acquisizione della Teoria della Mente e del senso di sé.Parole chiave: Narrazione; Teoria della Mente; Sviluppo infantile; Apprendimento; Neuroscienze sociali. Learning, Narrative, and Construction of RealityAbstract: In La narrazione nello sviluppo del bambino Dolores Rollo describes the pedagogical effects of mother-child bookreading activities reviewing the literature on the specific characteristics of this phenomenon that might influence the development of language, cognition, emotions and early literacy in infancy. Rollo suggests that further research is needed to better define which aspects of the bookreading activities best promote children’s development. Moreover, she suggests that it might be of interest to investigate the social deficits in children with Autism Spectrum Disorders. In our opinion, the understanding of joint attention processes might benefit from research in developmental social neuroscience that might contribute to clarifying the pivotal role of neural networks supporting joint attention in the development of language, cognition, Theory of Mind and the sense of self.Keywords: Narrative; Theory of Mind; Child Development; Learning; Social Neuroscience
Mentalizzazione, relazione di attaccamento e narrazione
Riassunto: La narrazione nello sviluppo del bambino di Dolores Rollo affronta il tema della lettura condivisa fra bambino e adulto, individuando in essa “un setting sistemico” nel quale, in età prescolare, “lo sviluppo del linguaggio, l’alfabetizzazione, lo sviluppo cognitivo, socio-emotivo e della teoria della mente” trovano un contesto di interazione reciproca. Rollo attribuisce al linguaggio un ruolo preferenziale, partendo dall’ipotesi che un’esposizione precoce alle storie “sembra connettersi positivamente sia con lo sviluppo emotivo e cognitivo” sia “con le successive acquisizioni di lettura e scrittura”. Questo commento prenderà in esame il ruolo – da noi ritenuto assai più centrale – che nello sviluppo della narrazione è giocato da altri fattori. Questi ultimi interagiscono con il linguaggio e determinano lo sviluppo emotivo e cognitivo del bambino, fungendo da predittori circa il successo in interazioni efficaci più tardive oltre che nello sviluppo della narrazione. Rollo presenta prove convincenti del contributo che la lettura condivisa apporta allo sviluppo del bambino; si tratta tuttavia di una fase dello sviluppo posteriore al raggiungimento di tappe emotive, cognitive e mentalistiche che sono da situare nel quadro di una complessa interazione fra sistemi.Parole chiave: Mentalizzazione; Attaccamento; Regolazione emotiva; Narrazione; Linguaggio. Mentalization, Attachment, and Self-narrative Abstract: Dolores Rollo’s The Narrative in Child Development focuses on the shared reading of a picture book, identifying “a systemic setting” in which “the development of language, literacy, the cognitive, socio-emotional and mentalistic development during the preschool years” would find a context of mutual interaction. Rollo assigns a pivotal role to language, making the hypothesis that an early exposure to stories seems to be positively correlated with both the emotional and cognitive development and the later achievements in reading and writing. In this commentary the focus will be on the much more central role that other factors play in child narrative development. These factors interact with language and determine the child’s emotional and cognitive development, predicting success in later effective interactions as well as in narrative development. Rollo offers robust evidence of the contribution that shared reading makes to child development; but it is a later stage following the acquisition of emotional, cognitive and mentalization abilities, which are to be considered in the context of a complex interaction of systems.Keywords: Mentalization; Attachment; Emotional Regulation; Self-narrative; Language
Replies to Parrini, Di Francesco & Tomasetta, Maleeh & Stephan, Hoerzer, and Roth
Author's replies to discussants on Time and Consciousness in Cognitive Naturalis
Epistemological Remarks on Libet’s Experiments on Free Will: Between Voluntarism and Will
Abstract: Libet’s experimental setting has been criticized at length ever since its first appearance, under both methodological and empirical aspects. In this paper, the attention will be driven on a neglected underpinning theme which has not yet been investigated, central for the economy of the argument: the time of choices. The pivotal role played by mental chronometry at the beginning of psychology and neurophysiology will be pointed out, and how the lack of a proper definition of time affected the course of the following research on the subject. The Aristotelian definition of time will be considered in order to cast some light upon Libet’s empirical findings.Keywords: Benjamin Libet; Neuroscience; Time; Free Will; Voluntary Action. Osservazioni epistemologiche sugli esperimenti di Libet sul libero arbitrio: tra volontarismo e volontàRiassunto: Il setting sperimentale di Libet è stato duramente criticato sin dai propri esordi, sia dal punto di vista metodologico che empirico. In questo lavoro si porterà l’attenzione su una questione di fondo che sin qui non è stata indagata, e tuttavia centrale per l’economia dell’argomento: il tempo delle scelte. Saranno messi in evidenza sia il ruolo centrale svolto dalla cronometria mentale all’inizio della psicologia e della neurofisiologia, sia gli effetti sul corso della ricerca determinati dall’assenza di una definizione appropriata di tempo. La definizione aristotelica di tempo sarà considerata per gettar luce sui risultati empirici di Libet.Parole chiave: Benjamin Libet; Neuroscienze; Tempo; Libero arbitrio; Azione volontaria