Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
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    Psicopatologia della Teoria della Mente: riflessioni evoluzionistiche

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    Abstract: In medicina, lo studio della patologia spesso può aiutare a comprendere meglio la fisiologia. Sulla base di questa premessa e adottando una prospettiva evoluzionistica, questo commento analizza alcune condizioni caratterizzate da un anomalo funzionamento della Teoria della Mente (ToM). È stata avanzata l’ipotesi secondo cui le disfunzioni della ToM includono non solo sindromi che implicano dei deficit (per esempio, l’autismo infantile), ma anche disordini che implicano un iper-funzionamento della cognizione sociale (per esempio, le psicosi). La disfunzione della ToM può anche consistere in una dissociazione delle sue componenti cognitive e affettive, come nel caso della psicopatia primaria. Un’analisi evoluzionistica della funzione adattiva della ToM è fondamentale per spiegare l’origine di queste condizioni statisticamente devianti e per decidere se queste sono patologiche o meno.Parole chiave: Teoria della mente; Evoluzione; Psichiatria darwiniana; Psicosi; Psicopatia. Psychopathology of Theory of Mind: Evolutionary Reflections Abstract: In medicine, the study of pathology can often help to get a better understanding of physiology. Based on this premise and adopting an evolutionary perspective, the present commentary analyzes some conditions characterized by an abnormal functioning of the Theory of Mind (ToM). It has been hypothesized that ToM dysfunctions include not only deficit syndromes (e.g., childhood autism) but also disorders involving a hyper-function of social cognition (e.g., psychosis). ToM dysfunction may also consists of a dissociation of its cognitive and affective components, as in the case of primary psychopathy. An evolutionary analysis of the adaptive function of ToM is crucial to explain the origin of these statistically-deviant conditions and to decide if they are pathological or not.Keywords: Theory of Mind; Evolution; Darwinian Psychiatry; Psychosis; Psychopathy

    The Mixed Blessing of Psychological Explanations

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    Abstract: After the recent “cognitive turn” it is commonly assumed that the domain of the cognitive is much broader than the domain of the linguistic. Consequently, the quickly decreasing appeal of “linguistic idealism” is now totally clouded by the view that language is not necessary for thought. I here highlight how the target paper is fully attuned to this mainstream view, which originally and fundamentally rejects any linguistic idealist claim. Furthermore, I propose a new formulation of an “old” methodological concern about psychological explanations, which potentially challenges the efficacy of any argumentative strategy hinging on higher order cognitive capacities.Keywords: Psychological Explanation; Morgan’s Canon; Cognitive Turn; Mentalizing; Nonlinguistic Thought. Croce e delizia delle spiegazioni psicologiche Riassunto: Dopo la recente “svolta cognitiva” è diventata un’assunzione comune ritenere che il dominio della cognizione sia più ampio di quello del linguaggio. Di conseguenza, il repentino calo di attrattività da parte dell’“idealismo linguistico” è ora completamente oscurato dall’idea per cui il linguaggio non sia necessario per il pensiero. In questa sede vorrei sottolineare come le tesi dell’articolo target stiano in piena sintonia con questa concezione dominante, che rifiuta sin nei fondamenti ogni pretesa dell’idealismo linguistico. Vorrei inoltre proporre una nuova formulazione per una “antica” preoccupazione metodologica in materia di spiegazioni psicologiche, potenzialmente capace di porre in questione l’efficacia di ogni strategia argomentativa che faccia leva su capacità cognitive di ordine superiore.Parole chiave: Spiegazioni psicologiche; Canone di Morgan; Svolta cognitiva; Mentalizzazione; Pensiero nonlinguistico

    Mindreading and Introspection

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    Abstract: In this article I take a nativist-modularist perspective on mindreading, endorsing the hypothesis that a form of primary mindreading is not a developmental achievement, but an innate social-cognitive evolutionary adaptation implemented by neurocomputational mechanisms that come online during the first year of age. Moreover, I recommend a cognitive-constructivist stance on introspection. Expanding on Peter Carruthers’ strong case for the claim that mindreading has a functional and evolutionary priority over introspection, I maintain that mindreading is also developmentally prior to introspection. If the latter is not taken as a competence in isolation, but placed in its context of meaning, i.e., the construction and defense of subjective identity, good reasons emerge for arguing that it takes shape through the act of turning on oneself the capacity to mindread other people; and that this occurs through that socio-communicative interaction with caregivers (and successively other social partners) investigated by the attachment theory.Keywords: Attachment; Subjective identity; Introspection; Mindreading.Comprensione della mente altrui e introspezione Riassunto: In questo articolo assumo una prospettiva innatistico-modularistica in relazione alla capacità di comprendere le menti altrui (mindreading), accogliendo l’ipotesi che una forma primaria di mindreading sia non già una conquista ontogenetica bensì un adattamento socio-cognitivo realizzato da meccanismi neurocomputazionali specifici per dominio, già operativi intorno ai 12 mesi di età. Adotterò invece una prospettiva cognitiva e costruttivista sull’introspezione. Estendendo il ragionamento di Peter Carruthers in favore della tesi secondo cui il mind-reading ha una priorità funzionale e filogenetica sull’introspezione, sosterrò che la prima capacità ha una priorità anche ontogenetica sulla seconda. Se la mentalizzazione in prima persona è presa nel suo contesto di senso, ovvero la costruzione e difesa dell’identità soggettiva, si può sostenere che essa si costituisce nell’atto di rivolgere su se stessi la capacità di mentalizzare in terza persona, e che questo si verifica in virtù di quella interazione socio-comunicativa con il caregiver (e successivamente con gli altri partner sociali) che è oggetto di indagine della psicodinamica dell’attaccamento.Parole chiave: Attaccamento; Identità soggettiva; Introspezione; Mindreadin

    Assistive Technologies Promoting the Experience of Self for People with Alzheimer’s Disease

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    Abstract: There is growing evidence on the importance of rehabilitation interventions promoting the persistence of the sense of self in people with Alzheimer's disease (AD) or other forms of dementia. Assistive Technologies (AT) may contribute to the development of interventions aimed to improve adaptive responses to environmental demands. This, in turns, can promote self-awareness. At the same time AT can manage computer interfaces able to record and reproduce autobiographical multimedia contents that can be very useful during reminiscence tasks carried out during conversations with supportive staff. These tasks could promote the self-concept. Globally the AT can be of great help in setting up rehabilitation and leisure environments promoting the experience of self in people with AD and other dementias.Keywords: Alzheimers’ Disease; Assistive Technologies; Reminiscence; Self-awareness; Self-concept. Tecnologie assistive a sostegno dell'esperienza di sé in soggetti affetti da malattia di AlzheimerRiassunto: Emerge con sempre maggiore chiarezza l’importanza di interventi riabilitativi in grado di promuovere l’esperienza del senso di sé in persone con la malattia di Alzheimer (AD) o altre forme di demenza. In particolare, le Tecnologie Assistive (AT) possono contribuire alla messa a punto di interventi in grado di promuovere comportamenti di risposta alle richieste dell’ambiente e questo può, a sua volta, favorire la consapevolezza di sé. Al contempo le AT possono gestire interfacce computerizzate in grado di conservare e riprodurre contenuti multimediali autobiografici che possono risultare di grande utilità durante compiti di reminiscence veicolati da conversazioni con i membri dello staff di supporto. Questi compiti possono promuovere il concetto di sé. Globalmente le AT possono risultare di grande aiuto nel costruire ambienti riabilitati e ricreativi che promuovono la perseveranza del sé in persone con AD e altre forme di demenza.Parole chiave: Malattia di Alzheimer, Tecnologie Assistive, Reminiscenza, Consapevolezza di Sé, Concetto di S

    The “Material” and the “Mental” as Brain Constructs

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    Abstract: For most philosophers it is “inconceivable” that neural states could give rise to mind. However, as Nannini demonstrates, this argument is very weak, because modern physics is full of aspects that are radically opposed to conventional thinking. Furthermore, the qualia problem represents a pseudo-problem which arises, whenever we confound events in our phenomenal world (“actuality”) with events in the consciousness-independent world (“reality”). Everything we identify and measure as “material” brain structures and functions is a mental construct of a “real” brain inaccessible to us, and as such a mental construct it cannot be the true origin of mind. We have to accept that the alleged fundamental property differences of the material and the mental world are conventions of our mind. At the same time, we may hypothesize that “in reality” mind and consciousness are mental fields as emergent properties of cortical electromagnetic fields.Keywords: Brain-mind Relationship; Qualia Problem; Actual and Real World; Electromagnetic Fields; Mental Fields. Il “materiale” e il “mentale” come costrutti cerebraliRiassunto: Per molti filosofi è inconcepibile che gli stati neurali diano origine alla mente. Tuttavia, come Nannini dimostra, l’argomento cui fanno appello è molto debole poiché la fisica moderna contempla numerosi aspetti che contraddicono il modo di pensare convenzionale. Il problema dei qualia rappresenta inoltre uno pseudo-problema riconducibile al fatto di confondere gli eventi nel nostro mondo fenomenico (l’attualità) con gli eventi di un mondo indipendente dalla coscienza (la realtà). Tutto ciò che identifichiamo e misuriamo come strutture “materiali” e funzioni del cervello è un costrutto mentale di un cervello “reale” che è a noi inaccessibile. Come tale un costrutto mentale non può essere la vera origine della mente. Dobbiamo accettare che le supposte differenze nelle proprietà fondamentali del mondo materiale e del mondo mentale siano convenzioni della nostra mente. Allo stesso tempo, possiamo ipotizzare che in realtà la mente e la coscienza siano campi mentali che si danno quali proprietà emergenti di campi elettromagnetici corticali.Parole chiave: Rapporto mente-corpo; Problema dei qualia; Mondo reale e mondo attuale; Campi elettromagnetici; Campi mentali

    L'evoluzione della Teoria della Mente

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    Riassunto: In questo lavoro vengono individuate le pressioni specifiche che hanno portato all’emergere nei primati umani di una teoria della mente. Se ne prendono in considerazione la funzione biologica e la filogenesi e si discutono le ragioni per le quali la nostra intelligenza si configura eminentemente come sociale. La mentalizzazione era funzionale alla replicazione genica attraverso tutti i molteplici sistemi che regolano la nostra vita, quello competitivo, cooperativo, sessuale, quello legato all’accudimento e protezione della prole e si argomenta a favore dell’ipotesi che essa si sia evoluta essenzialmente in quanto necessaria ad un sensitive caregiving da parte delle madri. Anche gli altri primati hanno una teoria della mente; la risoluzione dei compiti di falsa credenza, che emerge al meglio nell’imbroglio tattico, è presente perfino in animali “non sociali”; e anche nelle altre specie la sua evoluzione è legata alle situazioni per le quali si é rivelata adattativa, le quali sono tuttavia poche e non così complesse come quelle che massimizzano il successo riproduttivo dei primati umani.Parole chiave: Teoria della mente; Funzione biologica; Filogenesi; Primati umani e non-umani; Imbroglio tattico. Evolution of Theory of Mind Abstract: In this paper I outline the specific selective pressures which led to the evolution of a Theory of Mind in humans. I also discuss the biological function and phylogeny of human intellect and the functional reasons for the development of social intelligence in human primates. The capacity for mentalization provided support for all the systems (cooperative, competitive, sexual, parental) that made survival and reproductive success possible. Nevertheless, I argue in favor of the hypothesis that theory of mind evolved mainly because it promoted sensitive caregiving by mothers. Theory of mind is present in non-human primates and other species as well and it is well expressed, for example, in tactical deception. Furthermore, even in other species it evolved because it contributed to reproductive success. Nevertheless, for other animals there are only limited situations where Theory of Mind proves adaptive and these situations are not as complex as those situations which maximize humans’ inclusive fitness.Keywords: Theory of Mind; Biological Function; Phylogeny; Human and Non-human Primates; Tactical Deceptio

    Autocontrollo, routine e libero arbitrio. Osservazioni sugli esperimenti di Benjamin Libet

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    Riassunto: In questo articolo si cercherà di mostrare come gli esperimenti di Libet sull’esistenza del libero arbitrio siano basati sull’assunto per cui il libero arbitrio sarebbe un impulso ad agire spontaneo e privo di premesse, confinato in un singolo momento. Un prototipo di quest’assunto può essere rintracciato nella filosofia di David Hume. I presupposti teorici di Libet saranno messi a confronto con modelli derivanti da altre tradizioni (per esempio, quella aristotelica), in cui il libero arbitrio è caratterizzato da deliberazione conscia e soggetta ad autocontrollo lungo una estesa dimensione temporale. Credo che, applicando questo modello “deliberativo” ai risultati di Libet, si possa dar luogo a un’interpretazione alternativa che non giunga alla negazione dell’esistenza del libero arbitrio. Questo mostra come gli esperimenti di Libet non confutino né confermino l’esistenza del libero arbitrio, se il libero arbitrio viene definito usando un quadro teorico alternativo. Si avanzerà poi l’ipotesi per cui la ricerca sperimentale definite secondo il “modello deliberativo” dovrebbe analizzare la capacità degli agenti di rovesciare comportamenti routinari estremamente radicati.Parole chiave: Libero arbitrio; Spontaneità; Deliberazione; Autocontrollo; Automatismo Self-control, Routine, and Free Will. Remarks on Benjamin Libet’s ExperimentsAbstract: This paper aims to show that Libet’s experiment on the existence of free will is based on the assumption that free will is a spontaneous and premiseless urge to act, confined to a single moment. A blueprint for this assumption can be found in David Hume’s philosophy. Libet’s theoretical background will be compared with models from other traditions (for example, that of Aristotle), in which free will is characterized by conscious and self-controlled deliberation over an extended temporal dimension. I argue that applying this “deliberative” model to Libet’s results would yield an alternative interpretation that does not deny the existence of free will. This shows that Libet’s experiment neither confutes nor confirms the existence of free will, if free will is defined using another theoretical framework. It is suggested that experimental research framed by the “deliberative model” should analyze the agent’s capacity to overthrow entrenched routine behaviors.Keywords: Free will; Spontaneity; Deliberation; Self-control; Automatism.

    Mentalizzazione e tempo. La comprensione della mente attraverso le età e le relazioni

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    Riassunto: In anni recenti il costrutto di Teoria della Mente (ToM) è stato affiancato spesso da quello di Mentalizzazione. Tale trasformazione terminologica riflette una interpretazione maggiormente processuale del costrutto. Già vent’anni fa il proliferare degli studi in questo ambito mostrava l’opportunità dell’adozione di una prospettiva life-span e di conseguenti metodologie di indagine. Scopo del contributo è evidenziare come l’accezione processuale del costrutto assuma una dimensione tanto diacronica (capacità o insieme di capacità che si trasforma lungo tutto il ciclo di vita) quanto sincronica (capacità o insieme di capacità che può variare per lo stesso individuo in funzione della relazione interpersonale osservata). Verrà fatto specifico riferimento ad alcuni ambiti in cui la ricerca ha fornito evidenze innovative: i correlati neurobiologici della mentalizzazione, le sue trasformazioni nell’invecchiamento fisiologico e patologico, il ruolo dei contesti per il cambiamento sia longitudinale-diacronico sia sincronico e, infine, le implicazioni terapeutiche ed educative per gli individui e le organizzazioni degli interventi a sostegno della mentalizzazione.Parole chiave: Mentalizzazione; Prospettiva Life-span; Correlati neurobiologici; Invecchiamento; Contesti. Mentalization and Time.Understanding Mind Through Aging and Relationship Abstract: In recent years the concept of Theory of Mind has frequently been linked to or replaced by the concept of Mentalization. This change in terminology reflects a more procedural interpretation of the construct. Already twenty years ago an increasing number of studies in this area pointed to the relevance of a life-span approach and the resulted from the theoretical as well as from the methodological point of view. The aim of this paper is to highlight that this procedural interpretation has both a diachronic dimension (changes of mentalization abilities across the life-span) and a synchronic dimension (changes in the mentalization abilities of the same individual as a function of interpersonal relationships). Various innovative fields of investigation are taken into account: the neurobiological basis of mentalization, changes that occur with physiological and pathological aging, the role of context for the development of mentalization from the longitudinal-diachronic and the synchronic perspectives, and the therapeutic and educational implications for individuals and organizations of mentalization-based interventions.Keywords: Mentalization; Life-span Perspective; Neurobiological Correlates; Aging; Contexts

    Libero arbitrio e neuroscienze: verso un modello naturalistico delle scelte coscienti

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    Riassunto: Il presente contributo intende esplorare la possibilità di una ridefinizione del concetto di libertà alla luce di un quadro naturalistico di riferimento. Per un verso, si rileva come le concezioni della libertà che cercano di salvaguardare una posizione dell’uomo estranea al naturalismo sono contrassegnate da una componente “quasi-teologica”; per altro verso, si analizzano due importanti teorie elaborate in ambito neurobiologico (epigenesi per stabilizzazione selettiva delle sinapsi e darwinismo neurale) per mettere in evidenza come la libertà, non intesa come liberum arbitrium indifferentiae, possa avere un inquadramento più preciso come capacità di scelta a partire da percorsi esperienziali stabilizzati nella trama di vita di un soggetto. Considerata da questa prospettiva, la libertà sarà l’espressione della capacità di ciascun individuo di essere se stesso in una determinata situazione della propria esperienza di vita.Parole-chiave: Libertà: Naturalismo; Determinismo; Epigenetica; Selezione. Free Will and Neuroscience: Towards a Naturalistic Model of Conscious Choice Abstract: This paper aims at exploring the possibility of redefining the concept of freedom from a naturalistic standpoint. On the one hand, it is argued that conceptions of freedom that seek to preserve man’s privileged position in the world suffer from an “almost theological” component. On the other hand, two important theories developed in neurobiology are analyzed (epigenesis of neuronal networks by selective stabilization of synapses and neural darwinism) in order to highlight a conception of freedom far from the idea of a “liberum arbitrium indifferentiae” as the ability to choose from paths of experiences stabilized by selective processes. From this perspective, freedom is the ability of individuals to act as a consequence of experiences stabilized over the course of a lifetime.Keywords: Freedom; Naturalism; Determinism; Epigenetics; Selection

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