Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
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    Against a Broad Definition of "Empathy"

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    Abstract: In this paper I will try to provide some arguments against a broad definition of “empathy”. Firstly, I will deal with attempts to define empathy as an umbrella concept. Then, I will try to point out the four main elements which contribute to the confusion that researchers in both the social and political as well as the scientific and philosophical domains face when dealing with empathy. In order to resolve this confusion, I suggest applying David Marr’s distinction to the field of empathy. Instead of providing an umbrella definition for empathy, which tries to account for all the data coming from different disciplines, I believe understanding that there are different levels of explanations and that different disciplines can contribute to each of them will provide a more detailed and less confused definition of empathy.Keywords: Empathy; D. Marr; de Waal; Identification; Helping-behavior; Cost-benefit Analysis. Contro una definizione ampia di "empatia"Riassunto: In questo articolo cercherò di fornire alcuni argomenti contrari all’adozione di una definizione ampia di “empatia”. In primo luogo cercherò di definire la nozione di empatia come una sorta di ombrello concettuale. Proverò poi a indicare i quattro principali elementi responsabili delle confusioni di cui gli studiosi cadono vittima sia in ambito sociale e politico sia in ambito scientifico e filosofico quando si occupano di empatia. Per sgombrare il campo da questa confusione proporrò di applicare la distinzione avanzata da David Marr al campo dell’empatia. Anziché dare una definizione di empatia come una sorta di ombrello concettuale, cercando di tenere insieme tutte le evidenze provenienti da discipline diverse, sono convinta che la comprensione del fatto che possono darsi livelli differenti di spiegazione e che discipline diverse possano contribuire ognuna per proprio conto alla comprensione di questi livelli costituisca la via migliore per raggiungere una definizione di empatia più specifica e meno confusa.Parole chiave: Empatia; Marr; De Waal; Identificazione; Comportamento di aiuto; Analisi costi/benefici

    La narrazione nello sviluppo del bambino

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    Riassunto: Sono numerosi i lavori recenti che riprendono i lavori pionieristici di Bruner e Ninio sulla lettura condivisa di libri di figure, condividendo con i lavori originari l’idea che questa situazione interattiva rappresenti un momento evolutivo importante, in cui il genitore può comunicare sia conoscenze sulle cose che sul modo in cui le cose avvengono. Il format narrativo della lettura condivisa di un libro di figure è stato messo in relazione allo sviluppo del linguaggio, all’alfabetizzazione, ma anche allo sviluppo cognitivo, socio-emotivo e della teoria della mente durante gli anni prescolari. Infatti, la forma narrativa si riferisce ad eventi routinari, dotati di un contesto spazio-temporale, di uno scopo, di una motivazione, di emozioni, una conclusione e una valutazione. Il presente lavoro esplora il format della lettura condivisa di un libro di figure, come un setting sistemico nel quale ci sono tre componenti fondamentali: un book reader, un bambino e un libro.Parole chiave: Lettura condivisa; Interazione narrativa; Sviluppo infantile; Teoria della mente; Linguaggio. Narrative in Infant’s DevelopmentAbstract: Many recent works recall the pioneering work on joint picture book reading of Bruner and Ninio, sharing with the original study the idea that this interactive situation represents an important developmental event, in which the parent can communicate knowledge about things and the way things happen. The narrative format of joint picture book reading has been linked to children’s language development, print concepts, emergent readings, as well as to cognitive, socio-emotional and theory of mind development during the preschool years. In fact, the narrative form refers to a mundane event, with a specific setting in time and place, recounts a central achievement or goal, its motivation, accompanying emotions, as well as a conclusion and evaluation. The purpose of this study is to explore joint book reading as a systemic context in which there are three fundamental components: a book reader, a child and a book.Keywords: Joint Picture Book; Narrative; Children’s Development; Theory of Mind; Language

    Dal solipsismo alla sharedness: una riflessione sui precursori della Teoria della Mente

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    Riassunto: Lo sviluppo umano è stato tradizionalmente considerato come processo in cui i bambini passano da una originaria condizione solipsistica a una piena comprensione degli altri individui come agenti motivati dai propri stati mentali. Di recente invece la ricerca psicologica, in particolare quella relativa alle manifestazioni precoci della cosiddetta Teoria della Mente, sta intaccando questa lettura tràdita della vita psichica del neonato. Nozioni come sharedness o intersoggettività primaria enfatizzano proprio l’innata predisposizione della mente umana a tessere relazioni coerentemente rispetto all’idea per cui l’interazione con altre menti risulta essenziale per la sopravvivenza.Parole chiave: Teoria della Mente; Imitazione; Condivisione; Gioco di finzione; Attenzione condivisa. From Solipsism to Sharedness: A Reflection on Theory of Mind Precursors Abstract: Human development has been traditionally considered as a process in which infants – considered to be originally in a solipsistic condition – gain access to a full understanding of other persons as agents motivated by their own mental states. In recent times psychological investigations – in particular research concerning the early manifestations of the so-called Theory of Mind – are undermining this traditional picture of infants’ mental life. Notions like sharedness or primary intersubjectivity emphasize the innate tendency of the human mind to be involved in relationships, a perspective consistent with the idea that interacting with other minds is crucial for survival.Keywords: Theory of Mind; Imitation; Sharedness; Pretence; Shared Attention

    Il racconto dell’io

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    Riassunto: Il testo di Barbieri mette a disposizione di una visione sulla morfogenesi dell’identità l’intero panorama della psicologia dinamica dello scorso secolo. Si avverte però una significativa diversità tra i contesti concettuali e simbolici entro cui gli autori citati nel testo hanno svolto la loro indagine. Molto interessante e condivisibile è invece l’idea di una intersezione tra narrativo e paradigmatico nelle condotte discorsive coeve alla costituzione dell’identità di ciascuno. L’idea richiama gli studi di Ernesto Grassi sulla compresenza di assertivo e narrativo in quel passaggio della civiltà greca che conduce dalla cultura del mito agli inizi della filosofia.Parole chiave: Morfogenesi; Identità personale; Contesti simbolici; Narrazione; Linguaggio. Narrative of the IAbstract: Barbieri’s text deploys the entire range of last century’s theories in dynamic psychology to build a new perspective on the morphogenesis of identity. Nevertheless, there is significant diversity among the conceptual and symbolic contexts, within which the quoted authors worked. On the other hand, the idea of an intersection between the “narrative” and “paradigmatic” in speaking conduits, which are coexistent with the constitution of identity is interesting and valuable. This idea reminds us of Ernesto Grassi’s studies on the concurrence of “assertive” and “narrative” in the age of Greek civilization, which brought culture from myth to the beginnings of philosophy.Keywords: Morphogenesis; Personal Identity; Symbolic Contexts; Narrative; Language

    Self-experience in Dementia

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    Abstract: This paper develops a phenomenological analysis of the disturbances of self-experience in dementia. After considering the lack of conceptual clarity regarding the notions of self and person in current research on dementia, we develop a phenomenological theory of the structure of self-experience in the first section. Within this complex structure, we distinguish between the basic level of pre-reflective self-awareness, the episodic sense of self, and the narrative constitution of the self. In the second section, we focus on dementia and argue that, despite the impairment of narrative self-understanding, more basic moments of self-experience are preserved. In accordance with the theory developed in the first part, we argue that, at least until the final stages of the illness, these self-experience in dementia goes beyond the pure minimal self, and rather entail forms of self-reference and an episodic sense of self.Keywords: Narrative Self; Episodic Self; Minimal Self; Dementia; Self-disturbances; Phenomenological Psychopathology. L’esperienza del sé nella demenzaRiassunto: Questo articolo sviluppa un’analisi fenomenologica dei disturbi dell’esperienza del sé nella demenza. Dopo aver considerato l’assenza di una piena chiarezza concettuale circa le nozioni di “sé” e “persona” nella letteratura sulle demenze, la prima parte dell’articolo sviluppa una teoria fenomenologica dell’esperienza del sé. In questa struttura complessa distingueremo il livello dell’esperienza preriflessiva del sé, il senso episodico del sé e la costituzione narrativa del sé. Nella seconda parte ci concentreremo sulla demenza, sostenendo che, malgrado la compromissione dell’esperienza del sé narrativo, restano preservati momenti più elementari dell’esperienza del sé. Coerentemente con la teoria presentata nella prima parte, sosterremo che, quantomeno nelle fasi finali della malattia, questi momenti non si limitano alla dimensione del puro sé minimo, ma implicano forme di auto-riferimento e un senso episodico del sé.Parole chiave: Sè narrativo; Sè episodico; Sé minimo; Demenza; Disturbi del sè; Psicopatologia fenomenologica

    Time and Consciousness in Cognitive Naturalism: Four Questions

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    Abstract: By referring to two paradigm shifts - the passage from classical physics to relativistic physics on the one hand and the one from folk psychology to cognitive science on the other - Nannini aims at explaining “why neurological theories that reduce consciousness and the Self to aspects of brain dynamics appear implausible from a common sense perspective despite being sound from a scientific point of view”. In the comment I underline the importance of the articulated attempt made by Nannini, whilst asking at the same time for some clarifications regarding four epistemological aspects of the perspective he defends.Keywords: Epistemology; Naturalism; Neuroscience; Relativity Theory; Manifest Image / Scientific Image.  Tempo e coscienza nel naturalismo cognitivo: quattro problemiRiassunto: Nannini si rifa a due cambi di paradigma – al passaggio dalla fisica classica alla fisica relativistica da una parte e, da un’altra, a quello dalla psicologia di senso comune alla scienza cognitiva – al fine di chiarire “perché le teorie neurologiche che riducono la coscienza e il sé ad aspetti riconducibili alla dinamica del cervello sembrano implausibili dal punto di vista del senso comune, sebbene siano scentificamente affidabili.” In questo commento sottolineo l’importanza del complesso tentativo di spiegazione elaborato da Nannini, mettendo al contempo in evidenza la necessità di fornire alcune chiarificazioni circa quttro aspetti epistemologicamente rilevanti relativi ala prospettiva che difende.Parole chiave: Epistemologia; Naturalismo; Neuroscienza; Teoria della Relatività; Immagine manifesta / immagine scientific

    Operationalizing and Measuring (a Kind of) Free Will (and Responsibility). Towards a New Framework for Psychology, Ethics, and Law

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    Abstract: Free will is usually defined by three conditions: (1) the ability to do otherwise; (2) control of one’s own choices; (3) responsiveness to reasons. The compatibility of free will with determinism lies at the heart of the philosophical debate at the metaphysical level. This debate, while being increasingly refined, has not yet reached a conclusion. Recently, neuroscience and empirical psychology have tried to settle the problem of free will with a series of experiments that go in the direction of so-called illusionism: free will as the conscious control of our behavior cannot exist, being a mere illusion. But even in this case, the experimental results are challenged at various levels. Considering that in most moral and legal systems, the subject’s liability derives from their freedom, the usefulness of preserving the concept of freedom – which incidentally responds to a very strong commonsensical intuition – suggests the need for an operational solution. This could be done by resorting to the concepts of capacity and cognitive control, which are measured by a set of well-established neuropsychological tests. Our preliminary proposal is to create an index, the first step towards a specific quantification and measurement of free will, to be used especially in ethical and legal contexts. Theoretical premises, practical difficulties and objections to this approach are also discussed and addressed.Keywords: Free Will; Responsibility; Self-control; Cognitive Functions; Determinism/Compatibilism. Operazionalizzare e misurare (un tipo di) libero arbitrio (e di responsabilità). Un nuovo quadro di riferimento per la psicologia, l'etica e il dirittoRiassunto: Il libero arbitrio è solitamente definito da tre condizioni: (1) la possibilità di fare altrimenti; (2) il controllo delle proprie scelte; (3) la sensibilità alle ragioni. L’esistenza del libero arbitrio rispetto alla verità del determinismo è il cuore del dibattito filosofico a livello metafisico. E tale dibattito, pur sempre più raffinato, non ha ancora raggiunto un punto di approdo. Recentemente, le neuroscienze e la psicologia empirica hanno cercato di dirimere il problema del libero arbitrio con una serie di esperimenti che vanno nella direzione del cosiddetto illusionismo. In altre parole, il libero arbitrio come controllo cosciente del nostro comportamento non esisterebbe. Ma anche in questo caso i risultati sperimentali sono sfidati a vari livelli. Considerato che dalla libertà discende, in gran parte dei sistemi morali e legali, la responsabilità degli individui, l’utilità di conservare il concetto di libertà, verso la cui esistenza c’è anche una forte intuizione tra i non esperti, suggerisce di circoscrivere e operazionalizzare il libero arbitrio. Ciò potrebbe essere fatto ricorrendo alle nozioni di capacità e controllo cognitivo, che sono misurati da una serie di test neuropsicologici ben consolidati. La proposta preliminare è quella di creare un indice sintetico, primo passo verso una specifica quantificazione e misurazione del libero arbitrio di cui siamo dotati, da utilizzare soprattutto in ambito etico e giuridico. Premesse teoriche, difficoltà pratiche e obiezioni a questo approccio sono discusse e affrontate.Parole chiave: Libero arbitrio; Responsabilità; Autocontrollo; Funzioni cognitive; Determinismo/Compatibilismo

    Recensione di V. Costa, Il movimento fenomenologico

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    Cognitive Foundations of the Narrative Self

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    Abstract: In this paper we tackle the issue of the role of narrative language in the constitution of human subjectivity. There are at least two different approaches to this issue. The first one is consistent with the view that language has a unique constitutive role in cognition. According to this account, human subjectivity is a by-product of the advent of language. We will refer to it as linguistic idealism and will argue that, in spite of its popularity in the philosophy and social sciences, this view is completely unfounded. We will defend a second approach, which acknowledges the relevant role of language in human subjectivity but interprets this role in the light of a relation of coevolution between language and cognition. We will suggest that this relation is asimmetric and the priority is given to the cognitive foundations of human sense of the self. The influence of language on human subjectivity is then analyzed in terms of a retroactive effect. We will argue that the relation of coevolution between language and cognition provides an interpretative tool that allows us to account for human subjectivity in accordance with darwinian naturalism.Keywords: Language; Mental Time Travel; Metarepresentation; Narrative Self I fondamenti cognitivi dell'identità narrativaRiassunto: In questo articolo affrontiamo il problema del ruolo che il linguaggio narrativo svolge nella costituzione della soggettività umana. Vi sono almeno due differenti approcci a questo problema. Il primo approccio si basa sull’idea che il linguaggio svolge un peculiare ruolo costitutivo nella cognizione; in quest’ottica, la soggettività umana è un sottoprodotto dell’avvento del linguaggio. Definiremo questa tesi “idealismo linguistico” e sosterremo che, malgrado la sua popolarità in filosofia e nelle scienze sociali, è completamente priva di fondamento. Difenderemo allora un secondo approccio, che riconosce il ruolo significativo del linguaggio nella soggettività umana ma lo intende alla luce della relazione di coevoluzione fra linguaggio e cognizione. Questa relazione è asimmetrica: la priorità va assegnata ai fondamenti cognitivi del senso di sé umano. L’influenza del linguaggio sulla soggettività umana sarà quindi analizzata come effetto retroattivo. La nostra conclusione è che la relazione di coevoluzione fra linguaggio e cognizione offre uno strumento interpretativo che consente di spiegare la soggettività umana in accordo col naturalismo darwiniano.Parole chiave: Linguaggio; Mental Time Travel; Metarappresentazione; Identità narrativa.

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