Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
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Emil Lask. Soggettività e Ricettività
Riassunto: Il presente articolo intende lumeggiare l’esito tanto fecondo quanto problematico a cui conduce l’originale opera laskiana di risemantizzazione del concetto di soggettività. Al centro di tale opera si staglia la progressiva elaborazione di ciò che il filosofo rubrica, al termine del suo Denkweg, sotto il titolo di soggetto ricettivo. Con tale concetto, a cui è intimamente legato quello di “dedizione”, Lask individua in una mera ricettività intuitiva il momento sorgivo e originario di ogni processo cognitivo; il solo momento che rende possibile un accesso diretto all’oggetto trascendente. Ma come si realizza questo accesso? Qual è lo statuto di ciò che il filosofo nomina “dedizione”? L’insufficiente risposta a tali quesiti conduce il pensiero laskiano ad un esito aporetico, ossia alla riduzione della dedizione a momento ideale e alla conseguente riattivazione, in ambito conoscitivo, dell’inaggirabile distanza tra soggetto e oggetto. Ma, se in tale aporia è riconosciuto il limite del modello della conoscenza elaborato da Lask nel suo sistema maturo, non è comunque possibile occultare il decisivo contributo offerto dalla sua riflessione al problema gnoseologico: il superamento del coscienzialismo attraverso l’elaborazione di un soggetto concreto-ricettivo e, accanto a esso, di un peculiare realismo.Parole chiave: Emil Lask; Soggettività; Ricettività; Coscienza; Concreto/astrattoEmil Lask. Subjectivity and Receptiveness Abstract: This paper intends to illuminate the problematic outcome of Lask’s redefinition of the concept of subjectivity. The main result of this operation is the elaboration of the notion of receptive subject. With this concept, strictly linked to the notion of Hingabe (dedication), Lask identifies the original element of every cognitive process in simple intuitive receptivity. Intuitive receptivity alone provides direct access to the transcendent object. But how is this access possible? What is the relation between the receptive-intuitive element of knowledge and predicative activity? What is the status of Hingabe? The insufficient answers to these questions lead the Lask’s thought to an aporetic outcome, namely, the reduction of Hingabe to an exclusively abstract and ideal receptivity, and consequently to the reactivation, in the theory of knowledge, of the distance between subject and object. However, while this distance marks the limit of the model of knowledge developed by Lask, the main contribuition of his thought remains valid: the overcoming of trascendental subjectivism through the elaboration of a concrete-receptive subject and of an original form of realism.Keywords: Emil Lask; Subjectivity; Receptivity; Consciousness; Concreteness/Abstractnes
Recensione di R. Ariano, V. Azzoni, M. Maglio (a cura di), Che cos'è un soggetto. Tra Comune e Singolare
Dilemma della prima persona e fenomenologia dell’azione: quanto è minimale l’autocoscienza?
Riassunto: Negli ultimi anni sempre maggiore attenzione viene data alla possibilità che una forma minima, pre-riflessiva di auto-coscienza preceda l’auto-coscienza introspettiva. Diversi sono stati i tentativi fatti per sostenere che questa forma “sottile” di auto-coscienza sia un prerequisito necessario della coscienza. Dopo una breve considerazione dei problemi semantici ed epistemologici relativi all’uso del pronome di prima persona, questo articolo si concentrerà sulla letteratura che analizza le eccezioni al principio di immunità dall’errore per misidentificazione dalla prospettiva della fenomenologia dell’agentività. Il nesso tra problemi epistemologici e fenomenologici intende mettere in questione l’idea per cui l’auto-coscienza sia una componente essenziale di ogni esperienza cosciente, anche e soprattutto quando sia emendata come una forma minima di auto-coscienza. La fenomenologia dell’auto-attribuzione dell’agentività sembra suggerire che l’auto-coscienza corrisponda a un sé esteso più che a un sé minimale, ossia più a un’auto-coscienza riflessiva che non pre-riflessiva.Parole chiave: Autocoscienza; Riferimento a sé; Sé minimale; Agentività; Propriocezione First Person Dilemma and the Phenomenology of Action: How Minimal is Self-consciousness?Abstract: In recent years, increasing attention has been given to the possibility that a minimal, pre-reflective form of self-consciousness precedes introspective self-consciousness. Several attempts to argue that this “thin” notion of self-consciousness is a necessary prerequisite of consciousness have been provided. After briefly considering the semantic and epistemological issues related to the first-person pronoun, this paper refers to the literature that investigates exceptions to the Immunity to Error Through Misidentification principle from the point of view of the phenomenology of agency. We interrogate the relationship between the epistemological and the phenomenological issues for the purpose of questioning the idea that self-consciousness is an essential component of every conscious experience, even and especially when it is considered to be a minimal form of self-consciousness. The phenomenology of the self-attribution of agency seems to suggest that self-consciousness corresponds to an extended rather than a minimal self, namely to a reflective rather than a pre-reflective self-consciousness.Keywords: Self-consciousness; Self-reference; Minimal Self; Agency; Ownershi
Imaginative Phenomenology and Existential Status
Abstract: In this essay I explore the account of imaginative phenomenology developed by Uriah Kriegel in The Varieties of Consciousness. On his view, the difference between perceptual phenomenology and imaginative phenomenology arises from the way that they present the existential status of their object: While perceptual experience presents its object as existent, imaginative experience presents its object as non-existent. While I agree with Kriegel that it’s likely that the difference between imaginative phenomenology and perceptual phenomenology is one not just of degree but of kind, I worry about the particular account that he has developed. I thus develop two lines of criticism. First, I question whether Kriegel is right that imagination presents its object as non-existent. Second, I question whether this account of imaginative phenomenology is consistent with other commonly-accepted facts about the nature of imagination.Keywords: Imagination; Perception; Phenomenology; J.-P. Sartre; Epistemic Value; Emotion Fenomenologia dell’immaginazione e status esistenzialeRiassunto: In questo articolo intendo indagare l’approccio alla descrizione della fenomenologia dell’immaginazione sviluppata da Uriah Kriegel in The Varieties of Consciousness. Dal suo punto di vista, la differenza tra fenomenologia della percezione e fenomenologia dell’immaginazione si mostra nel modo in cui queste presentano lo status esistenziale dei loro oggetti: se l’esperienza percettiva presenta il proprio oggetto come esistente, l’esperienza immaginativa lo presenta come non-esistente. Per un verso, concordo con Kriegel sulla probabilità che la differenza tra fenomenologia dell’immaginazione e fenomenologia della percezione non sia di grado ma di genere, mentre, per altro verso, non sono convinta della correttezza del suo approccio. Pertanto vorrei sollevare due criticità. In primo luogo, mi chiedo se Kriegel sia nel giusto quando ritiene che l’immaginazione presenti il proprio oggetto come non-esistente; in secondo luogo, mi chiedo se questa descrizione della fenomenologia dell’immaginazione sia coerente con altri fatti, comunemente accettati, circa la natura dell’immaginazione.Parole chiave: Immaginazione; Percezione; Fenomenologia; J.-P. Sartre; Valore epistemico; Emozion
Mindreading and Empathy
Abstract: This paper discusses Marraffa’s essay with regard to his views about (a) the presumed difference in the genealogies of mindreading (the capacity for reading others’ mental states) and introspection (the same capacity turned on one’s own mind) and (b) the faculties entailed in both processes. Contra Marraffa, ontogenetic and phylogenetic arguments will be provided to argue for a common innate and modular origin of both processes (but the ontological and functional priority of third-person mindreading will be recognized). Furthermore, the theoretical and inferential nature of human psychological processes will be discussed in order to describe them in a way that more adequately accounts for the complexity of the innate and acquired features of the human being.Keywords: Mindreading; Introspection; Empathy; Theory of Mind.Lettura della mente ed empatiaRiassunto: Questo articolo si propone di discutere alcune tesi sostenute in di Massimo Marraffa. Esse vertono sia sulla distinzione genealogica del mindreading (o abilità di lettura degli stati mentali altrui) rispetto all’introspezione (la stessa abilità volta su se stessi) sia sulle capacità implicate in entrambi i processi. Si sosterrà, contrariamente alla tesi dell’autore, la comune origine innata e modulare di entrambi i processi, in base ad argomentazioni di tipo sia filogenetico che ontogenetico, pur ammettendo la priorità ontologica e funzionale del mindreading in terza persona. Inoltre, la natura teorica ed inferenziale dei nostri processi psicologici sarà discussa in modo da fornirne una descrizione più adeguata a rendere conto delle complesse prerogative, innate e acquisite, della nostra natura di esseri umani.Parole chiave: Lettura della mente; Introspezione; Empatia; Teoria della Mente
Quale modello psicodinamico per ricostruire l'origine dell'identità?
Riassunto: Quale modello psicodinamico dovrebbe essere il punto di riferimento per discutere l’ontogenesi della personalità individuale? In questo commento verrà preso in esame uno degli assunti impliciti dello scritto di Barbieri: il fatto che le teorie di autori molto diversi come Bion, Mahler, Lacan e Stern possano essere utilizzate come elementi di una proposta univoca riguardo allo sviluppo psicologico. In effetti, molti degli autori citati da Barbieri hanno avanzato proposte di modelli assai diversi a proposito della nascita psicologica del bambino e della sua relazione con l’oggetto, termine che in psicoanalisi significa in generale “l’altro significativo”. Verranno inoltre menzionati alcuni contributi recenti dell’Infant Research.Parole chiave: Identità personale; Psicoanalisi; Sviluppo psicologico; Relazioni oggettuali; Infant Research. Which Psychodynamic Model to Reconstruct the Origin of Personal Identity?Abstract: Which psychodynamic model should serve as the fundamental reference in discussing the ontogenesis of personal identity? In this commentary, one of Barbieri’s implicit assumptions will be discussed. He relies on the theories of several authors like Bion, Mahler, Lacan and Stern, using their suggestions as convergent elements in a unified proposal concerning human psychological development. Nevertheless, many of these authors outlined very different models of the psychological birth of the infant and his/her relationship with the object, which means in psychoanalysis the “significant other”. Some recent contributions to Infant Research will be mentioned as well.Keywords: Personal Identity; Psychoanalysis; Psychological Development; Object Relations; Infant Research
La Teoria della Mente nella prima infanzia: prospettive di ricerca
Riassunto: Questo articolo discute il lavoro di Antonella Marchetti e Francesca Sangiuliano Intra Mentalizzazione e tempo. La comprensione della mente attraverso le età e le relazioni, che offre una rassegna degli ambiti più innovativi delle ricerche condotte nel campo dello sviluppo della Teoria della Mente. Si prende in considerazione l’avanzamento della ricerca attuale sul primo vocabolario riferito agli stati interni e sulle basi neurali del ragionamento avente a oggetto i desideri e le credenze così come si illustrano alcune lacune presenti in letteratura. In questo commento l’autore farà riferimento ad alcune recenti evidenze empiriche di pattern distinti di attivazione neurale per atti indicativi di tipo imperativo e dichiarativo, e considererà brevemente le implicazioni di queste evidenze per le teorie esistenti.Parole chiave: Teoria della mente; Vocabolario relativo a stati interni; Correlati neurobiologici; Indicare; Prima infanzia. The Theory of Mind in Infancy: Research Perspectives Abstract: The paper presents a commentary on Antonella Marchetti e Francesca Sangiuliano Intra’s theoretical article Mentalizzazione e tempo. La comprensione della mente attraverso le età e le relazioni that reviews innovative fields of investigation into the development of Theory of Mind. The progress of current research on the development of internal state language and on the neural bases of desire-belief reasoning is considered, and some gaps present in the literature are highlighted. The author refers to recent empirical evidence for distinct behavioural and neural patterns for imperative and declarative pointing, and briefly considers its implications for existing theories.Keywords: Theory of Mind; Internal State Language; Neurobiological Correlates; Pointing; Infancy