Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
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    467 research outputs found

    Conscious Belief

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    Abstract: Tim Crane maintains that beliefs cannot be conscious because they persist in the absence of consciousness.  Conscious judgments can share their contents with beliefs, and their occurrence can be evidence for what one believes; but they cannot be beliefs, because they don’t persist.  I challenge Crane’s premise that belief attributions to the temporarily unconscious are literally true.  To say of an unconscious agent that she believes that p is like saying that she sings well. To say she sings well is to say that when she sings, her singing is good.  To say that she believes that p is (roughly) to say that when she consciously considers the content that p she consciously affirms (believes) it.  I also argue that the phenomenal view of intentional content Crane appears to endorse prima facie commits him to the view, at least controversial, perhaps incoherent, that there is unconscious phenomenology (the intentional contents of unconscious beliefs).Keywords: Belief; Consciousness; Unconscious; Intentional Content; Judgment. Credenze coscientiRiassunto: Tim Crane sostiene che le credenze non possano essere coscienti, dal momento che perdurano anche in assenza di coscienza. I giudizi formulati consapevolmente possono condividere i loro contenuti con le credenze e il loro verificarsi può essere una forma di evidenza a supporto di quanto uno crede. E tuttavia essi non possono essere credenze, dal momento che non perdurano. Nel commento metto in discussione la premessa di Crane secondo cui porre l’attribuzione di credenze su un piano temporaneamente inconscio sia vero in senso letterale. Dire di un agente non cosciente che esso creda che p è come dire che canti bene. Dire che canti bene è dire che quando canta, il suo canto è buono. Dire che crede che p è (in senso lato) dire che quando considera consapevolmente il contenuto p costui lo afferma consapevolmente (lo crede). Inoltre intendo affermare che la visione fenomenica del contenuto intenzionale che Crane sembra abbracciare lo impegni prima facie nei confronti della prospettiva, quantomeno controversa e probabilmente incoerente, secondo cui esisterebbe una dimensione fenomenica inconscia (ossia esisterebbero contenuti intenzionali di credenze inconsce).Parole chiave: Credenza; Coscienza; Inconscio; Contenuto intenzionale; Giudizio

    An Open Letter to RIFP Readership

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    Book Review of M. Tomasello, A Natural History of Human Morality

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    The Distribution of Consciousness: A Difficult Cartesian Chart

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    Abstract: If we were asked to draw a graph to represent the distribution of consciousness in the world around us (from dolphins to honeybees) based on objective criteria, we would definitely be in trouble. The two objective parameters that have been traditionally considered as a guide – the complexity of behavior and brain size – lead to paradoxical conclusions and turn out to be unsatisfactory, to say the least. We need to find novel, reliable metrics. However, these can be identified, validated and calibrated only if we first tackle seriously the problem of recognizing consciousness in our fellow humans, a task which is far from being obvious.Keywords: Consciousness; Animal; Brain; Behaviour; Coma La distribuzione della coscienza: un difficile diagramma cartesiano Riassunto:  Se ci chiedessero di tracciare un grafico per rappresentare la distribuzione della coscienza nel mondo che ci circonda (dai delfini alle api) su una base oggettiva, ci troveremmo sicuramente in difficoltà. I due criteri oggettivi che sono stati tradizionalmente presi in considerazione come guida – la complessità del comportamento e la dimensione del cervello – conducono a conclusioni paradossali rivelandosi, come minimo, insoddisfacenti. È necessario individuare altre misure. Ma queste potranno essere individuate, validate e calibrate soltanto se prima affronteremo seriamente il problema di riconoscere la coscienza nell’uomo, un compito tutt’altro che scontato.Parole chiave: Coscienza; Animale; Cervello; Comportamento; Com

    Experiencing the Other. How Expressivity and Value-based Perception Provide a Non-solipsistic Account of Empathy

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    Abstract: The problem of intersubjectivity has undergone multifold discussions in the philosophical, neuroscientific and psychological fields. Currently, the predominant theories in this ongoing debate contend that simulation or explicit reasoning must ground other-understanding. Yet this contention confines the subject to solipsistic self-projection without actual communication. I will provide an analysis suggesting that the roots of the concept of “empathy” reveal not only a dualistic inner-outer distinction but also an emerging reference to the bodily dimension. I claim that, by examining the verifiable-in-experience ideas of expressivity and dynamical value-based perception, the limits of the Theory Theory (TT) and of the Simulation Theory (ST) are resolved by means of a direct perceptual encounter that implies a unitary and never-isolated subject. I aim at showing that perception-based empathy provides an adequate basis for considering social dimensions from intersubjectivity to shared agency, since it allows for both direct embodied communication in cooperation and for the autonomy of agents involved in a collective domain.Keywords: Empathy; Expressivity; Embodiment; Perception; Collective Intentionality Esperire l’altro. Come espressività e percezione fondata sul valore forniscono un approccio non solipsistico all’empatiaRiassunto: Il problema dell’intersoggettività è stato oggetto di diversi dibattiti in ambito filosofico, neuroscientifico e psicologico. Le teorie oggi dominanti si interrogano se debba essere la simulazione o il ragionamento esplicito il fondamento della comprensione dell’altro. Tuttavia, questa discussione confina il soggetto in una solipsistica proiezione di sé, priva di reale comunicazione. Proporrò un’analisi che suggerisce come le radici del concetto di “empatia” rivelino non solo una distinzione dualista tra interno ed esterno, ma anche un riferimento emergente alla dimensione corporea. Sosterrò che, esaminando concetti verificabili nell’esperienza quali espressività e percezione dinamica fondata sul valore, i limiti della Theory Theory (TT) e della Simulation Theory (ST) vengono dissolti dall’incontro percettivo diretto, che considera il soggetto come unitario e mai isolato. Intendo mostrare come l’empatia fondata sulla percezione costituisca una buona base per considerare dimensioni differenti, dall’intersoggettività all’agentività condivisa, poiché riconosce in entrambe una comunicazione diretta incarnata, che rispetta la cooperazione, ma anche l’autonomia, degli agenti coinvolti in dominio collettivo.Parole chiave: Empatia; Espressività; Embodiment; Percezione; Intenzionalità collettiv

    Conscious Primitives and Their Reality

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    Abstract: In The Varieties of Consciousness, Kriegel argues that it is possible to devise a method to sort out the irreducible primitive phenomenologies that exist. In this paper I argue that his neutrality notwithstanding, Kriegel assumes a form of realism that leaves unresolved many of the conundrums that characterize the debate on consciousness. These problems are evident in the centrality he assigns to introspection and his characterization of cognitive phenomenology.Keywords: Consciousness; Introspection; Realism; Type-identity; Dispositional Properties I primitivi della coscienza e la loro realtàRiassunto: In The Varieties of Consciousness Kriegel sostiene la possibilità di concepire un metodo per mettere ordine tra le esperienze fenomenicamente primitive effettivamente esistenti, ciascuna nella propria irriducibilità rispetto alle altre. In questo testo intendo sostenere che, nonostante la sua neutralità, Kriegel assume una forma di realismo che lascia aperti molti dei problemi che caratterizzano il dibattito sulla coscienza. Questi problemi diventano evidenti sia nella centralità assegnata all’introspezione sia nella caratterizzazione specifica della fenomenologia cognitiva.Parole chiave: Coscienza; Introspezione; Realismo; Identità di tipo; Proprietà disposizional

    Indexical Duality: A Fregean Theory

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    Abstract: Frege’s remarks about the first-person pronoun in Der Gedanke have elicited numerous commentaries, but his insight has not been fully appreciated or developed. Commentators have overlooked Frege’s reasons for claiming that there are two distinct first-person senses, and failed to realize that his remarks easily generalize to all indexicals. I present a perspectival theory of indexicals inspired by Frege’s claim that all indexical types have a dual meaning which, in turn, leads to a duality of senses expressed by indexical tokens.Keywords: Indexicals; First Person; Perspective; Senses La doppia natura degli indessicali: una posizione fregeana Riassunto: Le osservazioni di Frege sul pronome di prima persona contenute in Der Gedanke hanno sollevato numerosi commenti, ma le sue intuizioni non sono state pienamente comprese o sviluppate. I commentatori di Frege hanno trascurato le ragioni per le quali egli sosteneva che ci sono due distinti sensi della prima persona e non hanno colto come queste sue osservazioni possono essere facilmente estese a tutti gli indessicali. Intendo presentare qui una posizione prospettivista sugli indessicali, ispirata dall’affermazione di Frege per cui tutti i tipi di indessicali hanno un doppio significato che, a sua volta, porta a una doppia natura dei sensi espressi dalle occorrenze indessicali.Parole chiave: Indessicali; Prima persona; Prospettiva; Sens

    Une signification nouvelle. Le riflessioni sull'animalità del "primo" Merleau-Ponty

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    Riassunto: L’obiettivo di questo lavoro è di analizzare le prime riflessioni di Merleau-Ponty sul tema dell'animalità, in riferimento particolare alla sua prima opera, La struttura del comportamento. L'articolo – attraverso un’ampia introduzione sulla rielaborazione merleau-pontyana delle nozioni di “comportamento” e di “gestalt”, seguita da un’analisi specifica della tripartizione delle forme di comportamento animale – farà emergere la ricchezza e insieme l’ambiguità del primo lavoro di Merleau-Ponty: se da una parte il fenomenologo francese rintraccia fin da subito una continuità ontologica tra animale e umano, d'altra parte essa rimane ancorata in una visione “privativa” dell’animalità (visione che verrà superata nell'ultima fase di riflessione merleau-pontyana).Parole chiave: Maurice Merleau-Ponty; Animalità; Comportamento; Gestalt; Relazioni uomo/animale Une signification nouvelle. Merleau-Ponty's Early Analysis on Animality Abstract: The purpose of this article is to examine Merleau-Ponty’s early analysis on animality, particularly referring to his first work The Structure of Behaviour. The article focuses on the review of notions like “behaviour” and “gestalt” and on the analysis of the tripartition of the forms of animal behaviour. It will be underlined both the richness and the ambiguity of Merleau-Ponty’s first reflection. Indeed on the one hand, the French philosopher immediately discovers an ontological continuity between animals and humans but, on the other hand, his point of view on animality is still “privative”.Keywords: Maurice Merleau-Ponty; Animality; Behaviour; Gestalt; Human/Animal Relationship

    Francesco Bonatelli: A Critical (Experience-grounded) Approach to Consciousness and Human Subject between Spiritualism and Positivism

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    Abstract: In the context of nineteenth-century philosophical reflection, Francesco Bonatelli (1830-1911) set himself the following goal: to defend the pillars of Spiritualism (the existence of a human subject with intellectual or supra-sensitive cognitive functions) and ontology (the notions of esse and substantia) through an careful examination of psychic contents and consciousness, while closely contesting both the psychology and the psychophysiology of Positivism (without rejecting its results in toto) and Spiritualism itself (with all its uncritical assumptions and unnecessary metaphysical speculations. In works such as Pensiero e conoscenza (1864), La coscienza e il meccanesimo interiore (1872) and Percezione e pensiero (1892-1895) Bonatelli puts forward his “critical experience-grounded philosophy” and proposes an original solution to the problem of the nature of the subject, (self-)consciousness and its unity, using an analysis of “sentiments” to reveal the inseparable tangle of the cognitive and ontological dimensions of the self.Keywords: Positivism; Consciousness; Self-consciousness; Actus essendi; Substance; Gnoseology Francesco Bonatelli: un approccio critico (a base sperimentale) alla coscienza e al soggetto umano tra spiritualismo e positivismoRiassunto: Nel contesto della riflessione filosofica dell’Ottocento, Francesco Bonatelli (1830-1911) scelse come proprio ufficio la difesa dei capisaldi dello spiritualismo (l’esistenza di un soggetto umano dotato di funzioni cognitive intellettive o sovra-sensitive) e dell’ontologia (le nozioni di esse e di substantia), mediante un attento esame dei contenuti psichici e della coscienza stessa, in un serrato confronto con la psicologia e psicofisiologia del positivismo (senza rifiutarne in blocco i risultati) e con lo spiritualismo stesso (con tutte le sue acritiche assunzioni e superfetazioni metafisiche). In opere come Pensiero e conoscenza (1864), La coscienza e il meccanesimo interiore (1872) e Percezione e pensiero (1892-1895), Bonatelli espose la propria “filosofia critica a base sperimentale” e propose una soluzione originale al problema della natura del soggetto, della coscienza (come auto-coscienza) e della sua unità, mostrando come nell’analisi dei sentimenti si riveli l’inscindibile intreccio delle due dimensioni, cognitiva e ontologica, dell’io.Parole chiave: Positivismo; Coscienza; Autocoscienza; Actus essendi; Sostanza; Gnoseologi

    The Agent as Her Self: How Taking Agency Seriously Leads to Emergent Dualism

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    Abstract: To act is to be the author of an intentional bodily movement. I will show that, in order for that authorship to be assured, the agent must both amount to more than the mereological sum of her mental or neural states and events, and have an irreducible causal power over, at least, some of them. Hence, agent-causalism is the best position for any realist about action to assume. I will contend that, contrary to what many have claimed, agent-causalism is not an unscientific theory, since it can ground its view of the agent on a form of emergent dualism that can account for robust forms of agency without having to challenge the natural supervenience of the mental on the physical. I claim that the conditions of possibility for a causally effective emergent self are the presence of neuronal indeterminism and the break of causal closure, both of which will be shown to be compatible with our current scientific picture of the world.Keywords: Action; Self; Emergent Dualism; Downward Causation; Indeterminism Prendere sul serio l’agente: ovvero, come un’attenta analisi dell’agentività ci conduce al dualismo emergentistaRiassunto: Agire vuol dire essere l’autore di un movimento corporeo intenzionale. Intendo mostrare che, per assicurarsi il riconoscimento di essere l’autore di un’azione, l’agente debba essere più della semplice somma mereologica dei propri stati mentali ed eventi neurali e che debba anche avere un irriducibile potere causale su di essi, o al limite su parte di essi. Pertanto, una concezione causale riferita all’agente è la migliore posizione da assumere per chi voglia dirsi realista riguardo alle azioni. Intendo affermare che, diversamente a quanto da molti sostenuto, la concezione causale riferita all’agente non sia una teoria non scientifica, dal momento che può fondare la sua concezione dell’agente su una forma di dualismo emergentista in grado di legittimare forme robuste di agentività senza dover mettere in dubbio la sopravvenienza del mentale sul fisico. Indeterminismo neurale e rottura della chiusura causale saranno indicate come condizioni di possibilità per un sé causalmente ed effettivamente emergente e mostrerò come entrambi siano compatibili con l’immagine scientifica del mondo che oggi abbiamo.Parole chiave: Azione; Sé; Dualismo emergentista; Causalità rivolta verso il basso; Indeterminism

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