Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
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    La Filosofia di Massimo Barale

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    Riassunto: Il 12 e il 13 gennaio 2017 si è svolto a Pisa un seminario di studi su La filosofia di Massimo Barale. Di seguito si presenta un resoconto degli interventi tenuti in quell’occasione dagli ultimi allievi di Massimo Barale e da alcuni degli studenti che hanno seguito i suoi ultimi corsi. Gli interventi abbracciano gran parte degli interessi e degli studi di Massimo Barale, dalla critica al metodo adottato da Kant nella Critica della ragion pura alla valorizzazione della prospettiva della Critica del Giudizio condotta sulla scia dell’influenza di Eric Weil, dalla sua originale interpretazione delle prospettive dell’idealismo tedesco e della fenomenologia di Husserl e di Sartre sino al suo confronto con le filosofie della mente, per concludersi con una discussione dei limiti e delle potenzialità della rivalutazione di Barale del punto di vista trascendentale in filosofia.Parole chiave: Massimo Barale; Filosofia trascendentale; Idealismo tedesco; Fenomenologia; Filosofia della mente Massimo Barale’s Philosophy Abstract: In the following article, I will provide an account of the conference on The Philosophy of Massimo Barale, held in Pisa 12-13 January 2017. Younger scholars who had studied with Professor Barale or attended his last classes discussed Barale’s work and ideas. Some of them analyzed Barale’s criticism of Kant’s method in Critique of Pure Reason and his appreciation – in line with Eric Weil – for the perspective of the Critique of Judgement. Other scholars explored Barale’s interpretations of Classical German Philosophy (Hegel and Fichte) and Phenomenology (Husserl and Sartre). One talk dealt with Barale’s discussion of the perspective of philosophy of mind and the last three talks focused on the limits and the potential of Barale’s revaluation of a transcendental point of view in philosophy.Keywords: Massimo Barale; Transcendental Philosophy; German Idealism; Phenomenology; Philosophy of Min

    Il paradigma honnethiano del riconoscimento: interazione, antropogenesi e normatività

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    Riassunto: Reificazione presenta notevoli discontinuità rispetto alle precedenti e alle successive trattazioni honnethiane e costituisce un tentativo audace di fondare una teoria sociale normativa su strutture ontologiche e antropologiche. Per salvare la pregnanza di questa prova, cercheremo di conciliare gli aspetti più contraddittori dell’opera, mostrando l’unitarietà di fondo dell’intero percorso honnethiano. Innanzitutto, occorre mettere a fuoco lo statuto del riconoscimento, preso di per se stesso, al fine di comprendere l’unità che si gioca alle spalle delle diverse versioni elaborate da Honneth. Poi, ci concentreremo sul riferimento alla psicoanalisi e alla psicologia evolutiva, cercando di mettere in relazione i concetti di simbiosi e di imitazione neonatale. In terzo luogo, intendiamo illuminare la duplice dimensione del paradigma honnethiano del riconoscimento: da un lato, esso viene caratterizzato normativamente; dall’altro, ha una pretesa più propriamente ontologica e antropogenetica. Infine, occorre ridefinire l’orizzonte sorgivo del conflitto.Parole chiave: Axel Honneth; Riconoscimento; Intersoggettività; Antropogenesi; Teoria Critica Honneth’s Paradigm of Recognition: Interaction, Anthropogenesis, and NormativityAbstract: Reification demonstrates a number of discontinuities with Honneth’s earlier and later works and constitutes a bold attempt to ground a social normative theory on ontological and anthropological grounds. In order to respect the importance of this effort, I try to reconcile some of the more incompatible aspects of this work by pointing to the deep unity of the Honnethian path as a whole. First, I focus on the status of recognition itself, in order to reveal the unity of thought behind the different versions proposed by Honneth. Then, I concentrate on his references to psychoanalysis and evolutionary psychology, in an attempt to bring together the ideas of symbiosis and neonatal imitation. Third, I highlight the dual nature of the Honnethian recognition paradigm: on the one hand, it can be characterized as normative; on the other, it makes a truly ontological and anthropogenic claim. Finally, I redefine the source of the conflict between this and Honneth’s other work.Keywords: Axel Honneth; Recognition; Intersubjectivity; Anthropogenesis; Critical Theor

    Response to Dennett on Free Will Skepticism

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    Abstract: What is at stake in the debate between those, such as Sam Harris and me, who contend that we would lack free will on the supposition that we are causally determined agents, and those that defend the claim that we might then retain free will, such as Daniel Dennett? I agree with Dennett that on the supposition of causal determination there would be robust ways in which we could shape, control, and cause our actions. But I deny that on this supposition we would have the control in action required for us to basically deserve to be blamed, praised, punished or rewarded. In this response, I argue that this is the core issue that divides compatibilists and incompatiblists about free will and causal determination, and that the incompatibilist position is the right one to accept.Keywords: Sam Harris; Daniel Dennett; Free Will Skepticism; Compatibilism; Incompatibilism Risposta a Daniel Dennet sullo scetticismo circa il libero arbitrioRiassunto: Qual è la posta in gioco nel dibattito che vede contrapporsi chi – come Sam Harris e me – sostiene che non avremmo libertà di volere sulla scorta dell’ipotesi per cui siamo agenti causalmente determinati e chi, al contrario – come Daniel Dennett – difende l’idea che possa darsi un libero volere? Concordo con Dennett circa il fatto che, anche nell’ipotesi della determinazione causale, resterebbe lo spazio per sostenere che per vari e importanti aspetti saremmo comunque noi a modellare, controllare e causare le nostre azioni. E tuttavia rifiuto che su questa base avremmo il controllo in azioni richieste per meritare di essere biasimati, lodati, puniti o premiati. A mio avviso questo è l’elemento cardine che divide i compatibilisti dagli incompatibilisti all’interno del dibattito sul libero arbitro e sulla determinazione causale e ritengo che la posizione corretta sia quella incompatibista.Parole chiave: Sam Harris; Daniel Dennett; Scetticismo verso il libero arbitrio; Compatibilismo; Incompatibilism

    Stimmung e trascendenza. Il ruolo del pathos in Martin Heidegger

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    Riassunto: In questo lavoro si intende indagare la valenza degli stati d’animo all’interno di una lettura filosofica delle emozioni, per comprendere se essi siano un ostacolo da eliminare o piuttosto una via d’accesso al mondo. L’ambito in cui si muoveranno le presenti considerazioni è il pensiero di Martin Heidegger. Inizialmente ci si concentrerà sulla nozione di vorweltlich (ciò che precede il significato), per illustrare come questo termine indichi la dimensione emozionale dell’esistenza, nello specifico lo stato d’animo, ossia – in termini heideggeriani – la tonalità affettiva (Stimmung). L’esistenza umana non è un neutrale esser-ci, ma un essere-affetti, essere-in-uno-stato d’animo. Il ruolo delle tonalità affettive sarà poi ricondotto alla nozione di trascendenza e, attraverso l’analisi di due importanti fonti heideggeriane quali Agostino e Aristotele, ne verranno individuati tre aspetti: la Stimmung come apertura al mondo, la Stimmung come movimento teleologico e la Stimmung come evento della differenza ontologica. Nella parte finale si discuterà il contributo di questi aspetti del pensiero di Heidegger alla discussione contemporanea sulle emozioni. Parole chiave: Tonalità emotive; Stati d’animo; Martin Heidegger; Emozioni; Evento Stimmung and Transcendence. The Role of Pathos in Martin HeideggerAbstract: This paper aims to investigate the significance of mood for a philosophical approach to emotion. Are moods problematic because they constrain us in an affective cage? Or do they rather give us access to the world? The starting point for this investigation is the work of Martin Heidegger: I analyze what he defines as vorweltlich (what comes before meaning) arguing that this term refers to the emotional dimension of human existence, in particular, to mood, or, in Heideggerian terms, Stimmung. Human existence is not just a neutral being-there but a being-affected, a being-in-a-mood. I then move on to consider the role of mood in relation to the concept of transcendence, providing an analysis of two main source of inspiration in Heidegger’s thought: Augustine and Aristotle. This allows us to distinguish three aspects of Stimmung: Stimmung as openness to the world, Stimmung as teleological movement, and Stimmung as event of ontological difference. In the final section, I discuss the contribution of these aspects of Heidegger’s thought to the contemporary debate on emotions.Keywords: Stimmung; Moods; Martin Heidegger; Emotions; Ereigni

    The Imperfect Dialogic Democracy. Habermas’s Discourse Principle and Experimental Studies on Collective Reasoning

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    Abstract: Habermas believes that the foundation of democracy is to be found in the discourse principle. Also, some cognitive and experimental studies have suggested that democratic procedures can promote a debate between different opinions and ideas, thus improving the decision-making performance of public authorities. However, Habermas believes that, while, on the one hand, the democratic community is based on the premise that participants in the discourse collectively strive to find the best solutions, on the other, the democratic process allows citizens to irrationally misuse their political rights. If, therefore, reasoned decision and dialogue have an important role in the justification of democracy, but it is a limited role, we propose the idea of an imperfect dialogic democracy.Keywords: Jürgen Habermas; Collective Reasoning; Cognitive and Experimental Studies; Democracy; Decision Making La democrazia dialogica imperfetta: il principio discorsivo di Habermas e gli studi sperimentali sul ragionamento collettivoRiassunto: Secondo Habermas il fondamento della democrazia risiede nel principio del discorso. Alcuni studi cognitivi e sperimentali suggeriscono che le procedure tipiche delle democrazia siano in grado di promuovere un dibattito fra opinioni e idee diverse, capace di migliorare le performances decisionali delle autorità pubbliche. Tuttavia, da un lato Habermas ritiene che la comunità democratica sia basata sulla presupposto che chi partecipa a un pubblico discorso si impegni a trovare la migliore soluzione, dall’altro le procedure democratiche non impediscono che i cittadini utilizzino in maniera irrazionale i loro diritti politici. Se le decisioni ragionate e il dialogo hanno un ruolo importante nella legittimazione della demcocrazia, un ruolo che tuttavia resta limitato, allora suggeriamo l’idea di una democrazia dialogica imperfetta.Parole chiave: Jürgen Habermas; Ragionamento collettivo; Studi cognitivi e sperimentali; Democrazia; Processi decisional

    A Pragmatic and Empirical Approach to Free Will

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    Abstract: The long dispute between incompatibilists (namely, the advocates of the contemporary version of the illusory nature of freedom) and compatibilists is further exemplified in the discussion between Sam Harris and Daniel Dennett. In this article I try to add to the discussion by outlining a concept of free will linked to five operating conditions and proposing its operationalization and quantification. The idea is to empirically and pragmatically define free will as we need it for moral blame and legal liability, while separating it from the debate on global determinism, local determinism, automatisms and priming phenomena on a psychological level. This is made possible by weakening the claims of determinisms and psychological automatisms, based on the latest research, and by giving a well-outlined definition of free will as I want to defend it.Keywords: Compatibilism; Daniel Dennett; Free Will Quantification; Global Determinism; Local Determinism Un approccio pragmatico ed empirico al libero arbitrioRiassunto: La lunga disputa tra incompatibilisti (vale a dire i sostenitori della versione contemporanea dell’illusorietà del libero arbitrio) e compatibilisti trova un’esemplificazione nel dibattito tra Sam Harris e Daniel Dennett. In questo articolo cerco di contribuire alla discussione delineando un concetto di libero arbitrio legato a cinque condizioni operative e proponendo la sua operazionalizzazione e quantificazione. L’idea è di definire empiricamente e pragmaticamente il libero arbitrio di cui abbiamo bisogno per trattare di colpa morale e di responsabilità legale, separandolo dal dibattito su determinismo globale, determinismo locale, automatismi e fenomeni di innesco a livello psicologico. Ciò è reso possibile indebolendo le pretese di determinismi e automatismi psicologici, che si basano su recenti ricerche empiriche, e dando una precisa definizione di libero arbitrio per come voglio difenderlo.Parole chiave: Compatibilismo; Daniel Dennett; Quantificazione del libero arbitrio; Determinismo globale; Determinismo local

    Dreaming Consciousness: A Contribution from Phenomenology

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    Abstract: The central aim of this paper is to offer a historical reconstruction of phenomenological studies on dreaming and to put forward a draft for a phenomenological theory of the dream state. Prominent phenomenologists have offered an extremely valuable interpretation of the dream as an intentional process, stressing its relevance in understanding the complexity of the mental life of subject, the continuous interplay between reality and unreality, and the possibility of building parallel spheres of experience influencing the development of personal identity. Taking into consideration the main characteristics of dream experience emphasized by these scholars, in the final part of the paper I propose to elaborate a new phenomenology of dreaming, which should be able to offer a theoretical description of dream states. My sketched proposal is based on Eugen Fink’s notion of the dream as “presentification”. By combining the past and the present of phenomenological investigation, I aim at suggesting a philosophical framework to explain the intentional features of dreaming as Erlebnis.Keywords: Phenomenology; Dreaming State; Presentification; Erlebnis; Ego La coscienza sognante: un contributo dalla fenomenologiaRiassunto: Lo scopo principale di questo articolo è offrire una ricostruzione storica degli studi fenomenologici sul sogno e proporre un abbozzo per una teoria fenomenologia dello stato onirico. Importanti fenomenologi hanno offerto un’interpretazione particolarmente valida del sogno inteso come processo intenzionale, mettendone in rilievo il significato per la comprensione della complessità della vita mentale del soggetto, la continua interazione tra realtà e irrealtà, e la possibilità di costruire sfere parallele di esperienza che esercitano un’influenza sull’identità personale. Prendendo in considerazione le principali caratteristiche dell’esperienza onirica messe in luce da questi studiosi, nella parte finale dell’articolo propongo di elaborare una nuova fenomenologia del sogno, che dovrebbe essere in grado di offrire una descrizione teoretica degli stati onirici. Il mio abbozzo di proposta si basa sulla nozione di “presentificazione” di Eugen Fink. Mettendo insieme il passato e il presente dell’indagine fenomenologica, il mio obiettivo è proporre una cornice filosofica per chiarire le strutture intenzionali del sogno inteso come Erlebnis.Parole chiave: Fenomenologia; Stato onirico; Presentificazione; Erlebnis; Eg

    Recensione di A. Chiera, Appesi a un filo. La comunicazione tra comprensione e fraintendimento

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    Aspects of Psychologism: Précis

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