Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
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    467 research outputs found

    Building up Hypotheses in Clinical Psychology and Neuroscience: Similarities and Differences

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    Abstract: Hypotheses are the first step in scientific and clinical enquiry. They guide all of the subsequent steps in an investigation, and influence data collection, analysis, and interpretation. But how do we build scientific and clinical hypotheses? In both research and clinical contexts, a professional’s idiosyncratic way of perceiving reality, her prejudices and biases will influence the process of hypothesis formulation. We compare the process of formulating a scientific hypothesis in the field of neuroscience with the process of building a clinical hypothesis in the systemic therapeutic approach. This comparison is intended to highlight the biases that influence researchers and clinicians when formulating hypotheses. Our aim is to raise awareness of the most common biases, and to point out how the tools developed by clinicians could be useful to researchers, and vice versa.Keywords: Hypotheses; Clinical Psychology; Neuroscience; Bias; Interdisciplinary Approach La costruzione di ipotesi nella psicologia clinica e nella neuroscienza: similitudini e differenzeRiassunto: Le ipotesi sono il primo passo della ricerca scientifica e clinica. Sono la guida di tutti i passi successivi e influenzano la racconta dei dati, la loro analisi e l’interpretazione. Come si costruiscono le ipotesi scientifiche e quelle cliniche? Sia nell’ambito della ricerca che nei contesti clinici le idiosincrasie con cui un professionista percepisce la realtà, i suoi bias e pregiudizi influenzeranno il processo di formulazione dell’ipotesi. In questa sede intendiamo confrontare il processo di formulazione di un’ipotesi scientifica nel campo della neuroscienza e il processo di costruzione dell’ipotesi clinica nell’approccio della terapia sistemica. Questo confronto vuole mettere in luce i bias che influenzano ricercatori e terapeuti nella formulazione delle ipotesi. Il nostro scopo è mettere in luce gli errori sistematici più comuni, mostrando come gli strumenti sviluppati dai terapeuti possano essere utili per i ricercatori e viceversa.Parole chiave: Ipotesi; Psicologia clinica; Neuroscienza; Bias; Approccio interdisciplinar

    Reflections on Quasi-Indexicals, Self-Consciousness and Self-Knowledge

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    Abstract: Building on recent linguistic and philosophical research on quasi-indexicals, self-consciousness, anaphora, and discours indirect libre, I argue that they raise problems (as already pointed out by Castañeda and others) for the definition of (de se) self-knowledge understood according to the Classical Definition of Knowledge (conceived as expressing at least the necessary conditions for knowledge, if not a sufficient set of conditions). I call this extremely difficult problem the “non-detachment problem”. I show that, for this reason, self-knowledge must always be considered perspectival and non-third-personal, in the relevant cases. I also discuss and criticize the Lewis-Chierchia interpretation of de se attitudes. Furthermore, I discuss the role of the (a) self in the strict sense in an adequate account of so-called self-knowledge, and in a problem closely related to the “non-detachment problem”, that of the reconstruction of the cogito.Keywords: Indexicals; Quasi-indexicals; Classical (tripartite) Definition of Knowledge; Self-knowledge; Self-consciousness Considerazioni su quasi-indicali, autoriferimento e conoscenza di sé Riassunto: Sulla base di recenti ricerche linguistiche e filosofiche sui quasi-indicali, l‘autocoscienza, l’anafora e il discours indirect libre, intendo sostenere che essi sollevano difficoltà, già anticipate da Castañeda e altri, per la definizione della conoscenza di sé (nel senso del de se), se essa è pensata secondo la definizione classica di conoscenza considerata almeno come condizione necessaria della conoscenza. Chiamo questo problema di difficilissima soluzione il “problema della non distaccabilità”. Cercherò di mostrare che, di conseguenza, la conoscenza di sé deve essere intesa come sempre “prospettica” e non di terza persona, nei casi rilevanti. Intendo poi discutere criticamente l’interpretazione di Lewis e Chierchia delle attitudini de se. Inoltre, discuto il ruolo del (o di un) sé in senso stretto in un resoconto adeguato della cosiddetta conoscenza di sé e in un problema prossimo a quello della “non distaccabilità”: il problema della ricostruzione del cogito.Parole chiave: Indicali; Quasi-indicali; Definizione classica (tripartita) della conoscenza; Conoscenza di sé; autocoscienz

    Free Will, Compatibilism, and Incompatibilism. A Dialogue with Daniel Dennett

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    Recensione di D.M. Armstrong, Che cos'è la metafisica. Un profilo sistematico

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    Per una revisione della teoria della pedagogia naturale

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    Riassunto: Con pedagogia naturale si intende un sistema di apprendimento sociale basato sulla comunicazione ostensiva e finalizzato alla trasmissione di conoscenze tra adulti e bambini. Secondo la teoria della pedagogia naturale i bambini sono in grado di riconoscere l’intenzione comunicativa dell’adulto, quando quest’ultimo si indirizza specificatamente a loro tramite segnali ostensivi. La teoria prevede inoltre che i bambini, molto precocemente, attribuiscano ad altri membri della comunità non presenti nel puntuale contesto di apprendimento i contenuti informativi acquisiti pedagogicamente. Sebbene Csibra e Gergely abbiano finora negato un rapporto tra mentalizzazione e pedagogia naturale, sostengo che forme molto premature di mindreading siano componenti fondamentali per tale sistema di apprendimento infantile, come gli ultimi risultati sperimentali sembrano mostrare.Parole chiave: Pedagogia naturale; Mindreading; Test della falsa credenza; Cognizione sociale; Teoria della simulazione vs Teoria della teoriaThe Natural Pedagogy Theory RevisedAbstract: Natural Pedagogy refers to social learning based on ostensive communication between adults and infants which results in rapid and efficient transmission of cultural information. The theory predicts that children are able to recognize communicative intention when adults address them using ostensive signals. Furthermore, natural pedagogy predicts that infants ascribe the knowledge they have acquired to others according to what is called the “assumption of universality”. In other words, infants are able to ascribe informative contents to others even when they are outside the bounds of the learning context. Although Csibra and Gergely have so far denied any type of relationship between natural pedagogy and mindreading capacities, I suggest that early mindreading capacities are components of the natural pedagogy system, as recent experimental findings on early Theory of Mind abilities appear to show.Keywords: Natural Pedagogy; Mindreading; False-belief Task; Social Cognition; Simulation Theory vs. Theory-Theor

    On The Adequacy of Emotions and Existential Feelings

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    Abstract: In the analytic tradition of the philosophy of emotions the folk notion of adequacy is understood with regard to – at least four – different questions, viz. (a) a moral question, (b) a prudential question, (c) an epistemic question, and (d) a fittingness (or correctness) question. Usually, the fittingness question is treated as being the central one. I have some doubts concerning this assessment, particularly when it comes to substantial – interpersonal or cultural – controversies about whether a specific emotional response is adequate or whether a specific event deserves the emotional responses it triggers. To approach these matters, I recommend first doing without the established distinctions, for they may prematurely tempt us into assessing the adequacy of emotional responses in terms of one of these categories thereby overlooking other features that deserve attention. Instead, I will start with the folk notion of adequacy and then refine stepwise the conceptual landscape to get closer to what the crucial issues of adequacy are.Keywords: Philosophy of Emotions; Emotional Atmospheres; Existential Feelings; Adequacy of Emotional Responses L’adeguatezza delle emozioni e dei sentimenti esistenzialiRiassunto: All’interno della tradizione analitica della filosofia delle emozioni la nozione comune di adeguatezza è presa in considerazione in relazione ad almeno quattro diversi problemi: (a) un primo è di carattere morale; (b) un secondo riguarda la discrezionalità; (c) un terzo è di tipo epistemico e (d) un quarto concerne l’appropriatezza (o correttezza). Di solito, all’appropriatezza viene riservata maggiore importanza. Personalmente nutro diversi dubbi su questa valutazione, in particolare quando si tratta di dirimere questioni sostanziali – interpersonali o culturali –, se una data risposta emotiva è adeguata o se un dato evento merita la risposta emotiva che ha innescato. Per affrontare questi problemi, mi sento in primo luogo di suggerire di fare a meno delle distinzioni maggiormente in uso, poiché possono spiprematuramente a valutare l’adeguatezza delle risposte emotive nei termini una delle categorie già menzionate, trascurando quindi altre proprietà degne di attenzione. Intendo invece partire dalla nozione di adeguatezza propria del senso comune e poi gradualmente raffinare il panorama concettuale, per approssimarmi ai problemi fondamentali dell’adeguatezza.Parole chiave: Filosofia delle emozioni; Atmosfere emotive; Sentimenti esistenziali; Adeguatezza delle risposte emotiv

    La Theorie des Gefühls hegeliana in dialogo con le recenti teorie sulle emozioni

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    Riassunto: Questo contributo si propone di instaurare un proficuo dialogo tra la Philosophie des subjektiven Geistes hegeliana e i principali studi neuroscientifici e psicologici sulle emozioni. Ciò alla luce del fatto che caratteristica dell’attuale dibattito sulle emozioni è proprio l’interazione tra neuroscienze, psicologia e filosofia. Dopo aver mostrato come Hegel abbia elaborato una Theorie des Gefühls, mediante un’analisi del ruolo di Empfindungen (sensazioni) e Gefühle (sentimenti) nella Enzyklopädie der philosophischen Wissenschaften (1830), emergerà come il dialogo tra il pensiero hegeliano e le prospettive contemporanee sulle emozioni possa contribuire a chiarire questioni quali la distinzione tra diversi tipi di emozioni o la differenza che sussiste tra il loro aspetto cognitivo e quello affettivo. È l’aspetto cognitivo insito nelle emozioni, come sottolineato sia da Hegel sia dai più recenti studi sulle emozioni, che consente al soggetto di orientarsi nel mondo.Parole chiave: G.W.F. Hegel; Spirito soggettivo; Emozione; Sentimento; Cognizione Hegel’s Theorie des Gefühls in Dialogue with Contemporary Theories of EmotionsAbstract: Considering the relevance of the interaction between neuroscience, psychology, and philosophy in the contemporary debate on emotions, this paper aims at establishing a fruitful dialogue between Hegel’s Philosophie des subjektiven Geistes and the most important neuroscientific and psychological research on emotions. By means of an analysis of the role of Empfindungen (sensations) and Gefühle (feelings) in the Enzyklopädie der philosophischen Wissenschaften (1830), we will show that Hegel developed a Theorie des Gefühls. The proposed dialogue between Hegel’s thought and contemporary theories is useful for distinguishing the various types of emotions and their cognitive and affective aspects. In fact, it will emerge that both Hegel and recent studies on emotion consider emotions to be characterized by a cognitive valence which enables a person to orient herself/himself in the world.Keywords: G.W.F. Hegel; Subjective Spirit; Emotion; Feeling; Cognitio

    Response to De Caro, Lavazza, Lemos, and Pereboom

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    Author's reply to De Caro's, Lavazza's, Lemos', and Pereboom's comments on D.C. Dennett, Reflection on Sam Harris' "Free Will

    A Libertarian Response to Dennett and Harris on Free Will

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    Abstract: This article critically examines central arguments made in Sam Harris’ Free Will as well as key aspects of Daniel Dennett’s compatibilist conception of free will. I argue that while Dennett makes thoughtful replies to Harris’ critique of compatibilism, his compatibilism continues to be plagued by critical points raised by Bruce Waller. Additionally, I argue that Harris’ rejection of the libertarian view of free will is ill-informed and I explain the basics of Robert Kane’s libertarian view, arguing that it can be defended against points raised by both Dennett and Harris.Keywords: Free Will; Libertarianism; Compatibilism; Daniel Dennett; Sam Harris Una replica libertaria Dennett e Harris sul libero arbitrioRiassunto: Questo articolo prende criticamente in esame gli argomenti principali presentati nel volume di Sam Harris “Free Will” e gli aspetti principali della concezione compatibili sta proposta da Daniel Dennett sul libero arbitrio. Intendo sostenere che Dennett, pur rispondendo accuratamente alla critica del compatibilismo proposta da Harris, sostiene un compatibilismo che resta sotto il giogo delle critiche sollevate da Bruce Waller. Inoltre, cercherò di sostenere che il rifiuto della prospettiva libertarian proposto da Harris è una posizione male informata ed esporrò I principi di base della prospettiva libertarian di Robert Kane, affermando che lo si può difendere dale critiche sollevate sia da Dennett che da Harris.Parole chiave: Libero arbitrio; Libertarianismo; Compatibilismo; Daniel Dennett; Sam Harri

    Recensione di G. Colombetti, The Feeling Body. Affective Science Meets the Enactive Mind

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