Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
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    La punizione e la cooperazione in contesti di ingroup e outgroup

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    Riassunto: In letteratura è nota la tendenza delle persone a punire i comportamenti sleali, anche nel caso in cui tali comportamenti non li riguardino direttamente, e tale punizione possa implicare un costo personale. Sono stati individuati differenti comportamenti di punizione: la punizione altruistica, la punizione di comportamenti sleali (unfair); l’altruismo parrocchiale, la tendenza attraverso la punizione a proteggere e favorire, anche senza alcun guadagno personale, i membri del proprio gruppo a scapito di quelli di altri gruppi, e la punizione antisociale, la punizione a proprio costo di comportamenti di tipo leale (fair), cooperativo. Recentemente l’interesse scientifico nell’ambito delle neuroscienze si è orientato sui processi neuronali coinvolti nei comportamenti di cooperazione e punizione modulati dai propri o differenti contesti di appartenenza di gruppo. Studi recenti hanno indagato non soltanto le differenze comportamentali, ma anche i correlati neurali sottostanti i processi di punizione di comportamenti sleali, che possono violare la cooperazione nei diversi contesti di gruppo. Studi comportamentali mostrano come la punizione di un comportamento sleale si verifichi in differenti contesti di gruppo. Recenti ricerche relative ai correlati neurali evidenziano, durante questo tipo di comportamento, il reclutamento delle aree del reward, del sistema della gratificazione. Esso, quindi, potrebbe rivestire un ruolo centrale nella motivazione e gratificazione della punizione di un comportamento sleale.Parole chiave: Punizione altruistica; Altruismo parrocchiale; Punizione antisociale; Contesti Ingroup  e Outgroup; fMRI Punishment and Cooperation in Ingroup and Outgroup Context Abstract: The tendency of people to punish unfair behavior, even when this behavior does not directly affect them, or the punishment implies a personal cost, has been reported in the literature. Different types of punishment have been identified: altruistic punishment, the punishment of unfair behaviour; parochial altruism, the tendency to use punishment to protect and favor members of one’s group at the expense of members of other groups, even when it involves no personal gain; and anti-social punishment, punishment of loyal or cooperative behaviors which entails a personal cost. Recently, research in neuroscience has focused on how neuronal processes involved in cooperation and punishment behaviors may be modulated across different personal and group membership contexts. Recent studies have investigated not only behavioral differences, but also the neural correlates of punishing unfair behaviors, which may violate the principle of cooperation in certain group contexts. Behavioral studies show how the punishment of unfair behavior occurs in different group settings. Recent research into the neural correlates of punishment shows the recruitment of the reward areas and the gratification system, suggesting these play a central role in motivation and gratification for punishment of unfair behavior.Keywords: Altruistic Punishment; Parochial Altruism; Antisocial Punishment; Ingroup and Outgroup Settings; fMR

    La ricerca scientifica sugli effetti placebo e nocebo: criticità metodologiche, rilevanza filosofica e prospettive sull’elaborazione predittiva

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    Riassunto: In questo breve commento all’articolo di Sara Palermo mi propongo di rilevare alcune criticità relative al metodo di indagine e alla solidità dell’ipotesi suggerita dall’autrice. In seguito mi concentrerò sulla rilevanza dello studio del nocebo/placebo nell’ambito del dibattito sul rapporto mente/corpo e su come questi fenomeni mettano in discussione approcci dualisti e neurocentrici ancora pervasivi soprattutto in campo filosofico. In conclusione, mi soffermerò sul ruolo delle aspettative nella costruzione del modello del nocebo/placebo, riprendendo un contesto particolarmente promettente per l’inquadramento teorico del fenomeno: il cervello predittivo.Parole chiave: Placebo; Nocebo; Meta-analisi; Cervello bayesiano; Elaborazione predittiva The Scientific Investigation on Placebo/Nocebo Effects: Methodological Criticalities, Philosophical Relevance, and Perspectives on Predictive ProcessingAbstract: In this brief commentary on Sara Palermo’s article, I highlight several methodological criticisms of the data analysis and hypotheses proposed by the author. I then focus on the relevance of nocebo/placebo studies for the contemporary debate on the mind/body problem. In particular, I show how these phenomena raise questions for dualistic and neurocentric approaches that are still prevalent in philosophy. Finally, I stress the role of expectations in nocebo/placebo models, with reference to a promising theoretical framework: the predictive brain.Keywords: Placebo; Nocebo; Meta-analysis; Bayesian Brain; Predictive Processin

    Vivid Representations and Their Effects

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    Abstract: Sinhababu’s Humean Nature contains many interesting and important ideas, but in this short commentary I focus on the idea of vivid representations. Sinhababu inherits his idea of vivid representations from Hume’s discussions, in particular his discussion of calm and violent passions. I am sympathetic to the idea of developing Hume’s insight that has been largely neglected by philosophers. I believe that Sinhababu and Hume are on the right track. What I do in this short commentary is to raise some questions about the details. The aim of asking these questions is not to challenge Sinhababu’s proposal (at least his main ideas), but rather to point at some interesting issues arising out of his proposal. The questions are about (1) the nature of vividness, (2) the effects of vivid representations, and (3) Sinhababu’s account of alief cases.Keywords: Vivid Representation; Desire; Procrastination; Akrasia; Alief Le rappresentazioni vivide e i loro effettiRiassunto: Humean Nature di Neil Sinhababu contiene molte idee interessanti e importanti; tuttavia in questo breve commento intendo concentrarmi sulle rappresentazioni vivide. Sinhababu eredita l’idea di rappresentazione vivida dalle analisi di Hume, in particolare dall’analisi delle passioni calme e violente. Condivido l’intento di sviluppare questa intuizione di Hume, ampiamente trascurata dai filosofi. Credo che Sinhababu e Hume siano sulla strada giusta. Quanto intendo fare in questo breve commento è sollevare alcune questioni di dettaglio, il cui fine non è quello di mettere in discussione la proposta di Sinhababu (quantomeno nei suoi intenti principali), quanto piuttosto di indicare alcuni punti interessanti che emergono dalla sua proposta. Le mie questioni investono (1) la natura della vividezza, (2) gli effetti delle rappresentazioni vivide e (3) la descrizione di Sinhababu dei casi di alief.Parole chiave: Rappresentazione vivida; Desiderio; Temporeggiare; Akrasia; Cattiva volont

    Researching "The Mind"

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    Abstract: The first section of this paper outlines the major theme, that “mind” is not the label of something unitary but of a collection of things that can only be revealed by research at three different levels. The first level of enquiry is the account of mind that can be gleaned from what is often referred to as our folk psychology. Even with its limitations, it is an indispensable part of our social interactions. The second section outlines how, with the rise of experimental psychology, our account of human minds has been extended because experimental psychology often reveals a level of factors in our mental life which is not open to ordinary observation. The third section explores how our account of human minds is extended even further by the modern instrument-aided researches at the level of neuropsychology. The fourth section argues that no one level of enquiry should be described as ultimate or dominant but that each level reveals different facts about our mental life. The fifth section sums up and argues that a common narrow version of  “naturalizing the mind” is a mistaken enterprise.Keywords: Mind; Mind/Body Problem; Naturalism and Naturalization; Psychology; Neuropsychology Alla ricerca della "mente"Riassunto: La prima parte di questo articolo illustra il tema principale del lavoro, ossia che “mente” non è l’etichetta linguistica per qualcosa di unitario, ma sta a indicare un insieme di cose che può solo essere svelato da una ricerca da condurre su tre differenti livelli. Il primo livello d’indagine è la descrizione della mente che può essere desunta da ciò cui solitamente ci si riferisce come la nostra psicologia ingenua. Nonostante i suoi limiti questa è una parte imprescindibile delle nostre interazioni sociali. La seconda parte illustra come, con il sorgere della psicologia sperimentale, la nostra descrizione delle menti umane si è estesa, poiché la psicologia sperimentale spesso rivela un livello di fattori nella nostra vita mentale che non sono accessibili con l’osservazione ordinaria. La terza parte esplora come la nostra descrizione delle menti umane è andata anche oltre grazie all’apparato strumentale di cui i ricercatori hanno potuto fruire sul piano della neuropsicologia. Nella quarta parte si sostiene che nessuno dei livelli d’indagine può essere descritto come ultimo o dominante, ma ogni livello rivela fatti diversi sulla vita della mente. Nella quinta parte si tirano le fila del discorso, sostenendo come una visione ristretta di senso comune della “naturalizzazione della mente” sia un’impresa fuorviante.Parole chiave: Mente; Problema mente/corpo; Naturalismo e naturalizzazione; Psicologia; Neuropsicologi

    Considerazioni metodologiche sull’individuazione dei sensi

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    Riassunto: In questo lavoro intendo discutere alcune questioni metodologiche relative al dibattito sull’individuazione delle modalità sensoriali. In primo luogo, cercherò di distinguere tra un problema metafisico, che riguarda la natura dei sensi, e un problema di classificazione, che riguarda la loro tassonomia. I criteri comunemente impiegati per individuare i sensi dovrebbero essere in grado di affrontare entrambi i problemi. In secondo luogo, delineerò cinque zone grigie, ossia cinque gruppi di casi problematici, che gli autori interessati nel difendere un criterio dovrebbero essere in grado di affrontare. Il fine di questo lavoro non è quello di discutere i criteri e le aree grigie per se, bensì quello di chiarire alcune premesse metodologiche sullo sfondo del dibattito che qui si sta considerando.Parole chiave: Individuazione dei sensi; Filosofia della percezione; Metafisica dei sensi; Classificazione dei sensi; Zone grigieMethodological Considerations on the Individuation of the SensesAbstract: In this paper, I discuss some methodological issues relevant to the debate on the individuation of the sensory modalities. First, I make a distinction between a metaphysical question related to the nature of the senses, and a classificatory question related to their taxonomization. The criteria commonly used to individuate the senses should be able to address both questions. Second, I articulate five grey areas, namely, five groups of problematic cases that authors interested in defending a specific criterion should be able to tackle. The aim of this paper is not to discuss these criteria and grey areas per se, but to clarify some methodological premises that frame the debate under consideration.Keywords: Individuation of the Senses; Philosophy of Perception; Metaphysics of the Senses; Classification of the Senses; Grey Area

    The Mechanics and Psychology of Practical Reasoning

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    Abstract: In this commentary on Sinhababu’s Humean Nature I will explore three lines of inquiry. The first asks about the explanatory power of the Desire-Belief Theory of Reasoning, by way of wondering about how desires and beliefs combine with one another. The second question continues along these lines, asking about the further conditions Sinhababu places on reasoning and whether a theory of reasoning can be normatively neutral. The third points out the need for more clarity in his account of intention by contrasting it with practical reasoning.Keywords: Desire; Belief; Humean Psychology; Intention; Practical Reasoning Meccanica e psicologia del ragionamento praticoRiassunto: In questo commento su Humean Nature di Neil Sinhababu intendo esplorare tre linee di indagine. La prima si interroga sul potere esplicativo della Desire-Belief Theory of Reasoning, indagando come desideri e credenze si combinano reciprocamente. La seconda prosegue su questa strada, interrogando le ulteriori condizioni che Sinhababu pone sul ragionamento e chiedendomi se una teoria del ragionamento possa essere normativamente neutrale. La terza individua il bisogno di maggiore chiarezza nella sua descrizione dell’intenzione, mostrandone le differenze rispetto al ragionamento pratico.Parole chiave: Desiderio; Credenza; Psicologia humeana; Intenzione; Ragionamento pratic

    Argomentazioni Analogiche e Processi di Categorizzazione nella Diagnosi Nosologica

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    Riassunto: Lo scopo di questo lavoro è fornire una spiegazione filosofico-cognitiva della diagnosi nosologica legando i classici temi filosofici delle forme del ragionamento scientifico (come induzione, deduzione, abduzione, analogia) con gli aspetti cognitivi del ragionamento di senso comune (come la categorizzazione, i prototipi, le argomentazioni). In filosofia della medicina sono state proposte varie teorie della diagnosi per analizzare e spiegare il ragionamento diagnostico; una di queste è la diagnosi nosologica: un particolare tipo di diagnosi a-teorica e basata sulla similarità. In questo lavoro mostriamo come la diagnosi nosologica si possa considerare come un procedimento scientifico composto sia da processi induttivi di categorizzazione e concettualizzazione che di argomentazioni per analogia; i processi di categorizzazione coinvolti sono spiegabili usando due delle teorie dei concetti proposte nella scienza cognitiva: la teoria dei prototipi e la teoria degli esemplari; mentre le argomentazioni usate sono analogie sia simmetriche che anti-simmetriche. Infine, presentiamo un modello della diagnosi nosologica che lega in un quadro coerente queste precedenti analisi; in questo modello la diagnosi nosologica basata sul riconoscimento del quadro morboso tipico, la sindrome, è spiegata in termini di teoria dei prototipi e di argomentazioni analogiche anti-simmetriche; mentre la diagnosi nosologica basata su di un precedente caso clinico è spiegata con la teoria degli esemplari e con le usuali argomentazioni analogiche simmetriche.Parole chiave: Diagnosi; Categorizzazione; Analogia; Induzione; Nosologia Analogical Arguments and Categorization Processes in Nosological Diagnosis -Abstract: The purpose of this work is to provide a philosophical-cognitive explanation of nosological diagnosis by linking the classical philosophical themes of scientific reasoning (such as induction, deduction, abduction, analogy) to cognitive aspects of common sense reasoning (such as categorization, prototypes, argumentation). In philosophy of medicine, various theories of diagnosis have been proposed to analyze and explain diagnostic reasoning; one of these is nosological diagnosis: a particular type of atheoretical diagnosis based on similarity. In this paper, we show how nosological diagnosis can be considered as a scientific process composed of both inductive processes of categorization and argumentation by analogy; the categorization processes involved can be explained using two of the theories of concepts proposed in cognitive science: the theory of prototypes and the theory of exemplars; while argumentation uses both symmetrical and anti-symmetrical analogies. Finally, we present a model of nosological diagnosis that binds these previous analyses into a coherent framework; in this model, nosological diagnosis based on the recognition of a typical syndrome is explained in terms of prototype theory and anti-symmetrical analogical argumentation; while nosological diagnosis based on previous clinical case studies is explained by the theory of exemplars and the usual symmetrical analogical argumentation.Keywords: Diagnosis; Categorization; Analogy; Induction; Nosolog

    Un dialogo tra neuroscienze e filosofia

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    Solo lacrime di coccodrillo per la morte di Han Solo? Vere emozioni per oggetti di finzione

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    Riassunto: In questo lavoro mi propongo di mostrare che emozioni reali potrebbero essere causate da oggetti fittizi, offrendo una soluzione per il cosiddetto “paradosso della finzione” e incentrando la mia tesi su una critica alla soluzione finzionalista del problema del “make-believe” di Kendall Walton. A mio parere la validità della distinzione tra emozioni e “quasi-emozioni” deve essere respinta, ammettendo che un oggetto immaginario può suscitare reazioni emotive, anche se l’osservatore non è presente nella scena ed è anche consapevole della non-esistenza dell’oggetto che suscita tali reazioni emotive. Inoltre, cercherò di mostrare come la produzione pornografica può servire come un caso prototipico per mettere in discussione la tesi di Walton. A mio parere l’approccio proposto potrebbe offrire una soluzione per il “paradosso della finzione” basata sulla teoria ontologica dell’oggetto, sostenuta anche da evidenze fornite nel campo delle neuroscienze (il circuito neurale del “come-se”, la teoria della “Simulazione Incarnata”, e la cosiddetta “empatia corporea ed emozionale” messa in atto dai “meccanismi di rispecchiamento neurale”).Parole chiave: Paradosso della finzione; Kendall Walton; Teoria ontologica dell’oggetto; Empatia; Meccanismi di rispecchiamento neurale Only Crocodile Tears for Han Solo’s Death? Real Emotions for Fictional ObjectsAbstract: In this paper I aim to show that real emotions can be caused by fictional objects, offering a solution to the so-called “paradox of fiction”. My argument focuses on a critique of the fictionalist solution to Kendall Walton’s “make-believe” problem. In my opinion, we should reject the validity of the distinction between emotions and “quasi-emotions” and admit that a fictional object can elicit emotional reactions, even if the observer is not present in the scene and is aware that the object eliciting his emotional response is non-existent. Furthermore, I will try to show how pornographic production can serve as a prototypical case to challenge Walton’s arguments. In my opinion the proposed approach could offer a solution to the “paradox of fiction”: a solution based on ontological object theory and further supported by neuroscientific evidence (the neural circuitry of the “as-if body loop”, “Embodied Simulation” theory, and the so-called “bodily and emotional empathy” implemented by “neural mirroring mechanisms”).Keywords: Paradox of Fiction; Kendall Walton; Ontological Object Theory; Empathy; Neural Mirroring Mechanism

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