Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
Not a member yet
    467 research outputs found

    Due (o tre) sfide per l'approccio multidimensionale

    Get PDF
    Riassunto: L’articolo di Caterina Villani intende mostrare come, per risolvere la “sfida dei concetti astratti”, all’Embodied Cognition occorra concepire l’astrattezza da una prospettiva “multidimensionale”. Questo commento contiene due considerazioni. La prima riguarda il nesso logico tra la sfida dei concetti astratti e il cosiddetto “problema della generalizzazione”. La seconda discute alcune possibili tensioni dell’approccio multidimensionale stesso.Parole chiave: Concetti astratti; Concetti concreti; Embodied Cognition; Approccio multidimensionale; GeneralizzazioneTwo (or three) Challenges for the Multidimensional ApproachAbstract: Caterina Villani’s paper aims to show how, in order to solve the “challenge of abstract concepts”, the paradigm of Embodied Cognition might have to conceive of abstractness from a “multidimensional” perspective. The present commentary includes two considerations. The first addresses the logical relationship that is supposed to hold between the challenge of abstract concepts and what is called the “generalization problem”. The second concerns possible tensions involved in the multidimensional approach itself.Keywords: Abstract Concepts; Concrete Concepts; Embidied Cognition; Multidimensional Approach; Generalization

    From Empathy to Empathies. Towards a Paradigm Change

    Get PDF
    Abstract: Today’s debate on empathy is characterized by an interplay between neuroscience, philosophy of mind and phenomenology that has led to several distinct definitions of empathy (enlarged, restricted, minimalist). Much of the difficulty in defining empathy is due to the emphasis on its prosocial value, a feature that has made it a “keyword” of our time. Does the role empathy has been assigned in social interactions imply its involvement in matters of identity, similarity and affective resonance? What happens when the flow of sensations and emotions between humans produces more complex interactions and gives rise to feelings of estrangement, facing the unknown, or a fear of others? We need a paradigm shift in which we consider empathy in practice, rather than theory. We need to consider how various empathies arise in different contexts and manifest in diverse ways. In this way, we can shed light on the limits and failures of mutual comprehension, and arrive at a more radical and realistic vision of the great challenge involved in relating to others.Keywords: Empathy; Phenomenological Approach; Intersubjectivity; Neuroscience; Otherness Dall’empatia alle empatie. Verso un mutamento di paradigmaRiassunto: Il dibattito attuale sull’empatia è caratterizzato da uno scambio particolarmente vivo tra neuroscienze, filosofia della mente e fenomenologia. Da un esame dei numerosi contributi che hanno tentato di rispondere alla domanda “che cos’è l’empatia?” proponendo varie definizioni (allargata, ristretta, minimalista) risulta chiaro che la difficoltà di fondo dell’intero dibattito consiste nel fare i conti con il valore prosociale dell’empatia, l’aspetto che ne ha fatto una parola chiave del nostro tempo. Per esplicare il ruolo che le viene assegnato nelle interazioni sociali l’empatia deve implicare somiglianza e corrispondenza affettiva? Che cosa accade quando il flusso di sensazioni e di emozioni tra esseri umani genera movimenti più complessi, in cui emergono l’estraneità, l’ignoto, la paura dell’altro? È necessario cambiare paradigma e considerare l’empatia non in teoria, ma in pratica. E guardare alle empatie, i cui contesti e differenti manifestazioni mettono in luce limiti e fallimenti, che forniscono una visione più radicale e realistica della grande scommessa delle relazioni con gli altri.Parole chiave: Empatia; Approccio fenomenologico; Intersoggettività; Neuroscienza; Alterit

    Reflective Efficacy

    Get PDF
    Abstract: The purpose of this paper is to highlight some difficulties of Neil Sinhababu’s Humean theory of agency, which depend on his radically reductivist approach, rather than to his Humean sympathies. The argument is that Sinhababu’s theory builds upon a critique of reflective agency which is based on equivocation and misunderstandings of the Kantian approach. Ultimately, the objection is that his reductivist view is unequipped to address the  rclassical problems of rational deliberation and agential authority.Keywords: Humean Theory; Rational Deliberation; Agency; Authority; Christine Korsgaard Efficacia riflessivaRiassunto: Questo articolo mette in luce alcune difficoltà della teoria proposta da Neil Sinhababu, che dipendono daun approccio radicalmente riduttivista. Si argomenta che la teoria di Sinhababu è basata su alcuni fraintendimenti a proposito dell'approccio kantiano alla teoria dell'azione. L'obiezione fondamentale è che questa posizione riduttivista non riesce a rendere conto adeguatamente della deliberazione razionale e dell'autorità dell'agente.Parole chiave: Teoria humeana; Deliberazione razionale; Agentività; Autorità; Christine Korsgaar

    Recensione di A. Benini, Neurobiologia del tempo

    Get PDF

    Reply to Symposiasts

    Get PDF

    Distorsioni temporali e coscienza dell'azione intenzionale

    Get PDF
    Riassunto: Le “distorsioni” temporali paiono riguardare l’agentività umana in tutte le proprie manifestazioni. Da una prospettiva strutturale, l’azione si manifesta come un intreccio di processi che fondamentalmente comprende la formulazione di un’intenzione, l’esecuzione di un movimento e infine il processamento di un feedback che include gli effetti dell’azione. Lo studio dell’agentività umana ha incontrato molti ostacoli dovuti principalmente alla complessità dei processi mentali che accompagnano azioni specifiche. E tuttavia studi recenti hanno gettato luce sui processi mentali sottostanti l’azione. In questo articolo intendo sostenere che, lungi dall’essere “distorsioni” temporali, le discrepanze tra tempo soggettivo (in prima persona) e tempo oggettivo (terza persona) mostrano più profonde modalità soggettive inconsce di costituzione del tempo, che aggirano l’indagine scientifica e puntano direttamente alla costituzione fenomenologica di una rappresentazione del mondo coerente e dotata di significato, che non può essere ulteriormente ridotta mediante il riferimento al tempo oggettivo.Parole chiave: Soggettività; Tempo; Agentività; Distorsioni temporali; EsperienzaTemporal Distorsions and Consciousness of Intentional Action Abstract: Temporal “distortions” seem to affect human agency in all its manifestations. From a structural point of view, action manifests itself as a plot of processes that essentially include the formulation of an intention, the execution of a motion, and, finally, processing feedback including the effects of the action. The study of human agency has encountered several obstacles which are mainly due to the complexity of mental processes that accompany specific actions. Yet recent studies have shed light on the mental processes underlying action. In my paper I argue that, far from being temporal “distortions”, mismatches between subjective time (first person) and objective time (third person) indicate deeper unconscious subjective modes of in-forming time, which bypass scientific exploration and point directly to the phenomenological constitution of a consistent and meaningful representation of the world, which cannot be further reduced by referring to clock time.Keywords: Subjectivity; Time; Agency; Temporal Distorsions; Experience 

    Il criterio del “danno” nella definizione di disturbo mentale del DSM. Alcune riflessioni epistemologiche

    Get PDF
    Riassunto: In questo contributo analizzeremo il criterio del danno, presente nella definizione generale di disturbo mentale del DSM. La questione ha rilevanza sia da un punto di vista filosofico, perché il danno è una componente normativa e valoriale, non oggettiva, sia da un punto di vista clinico, perché chi ha difeso il criterio del danno ha spesso sostenuto che in sua assenza avremmo troppi falsi positivi. Infine, ha importanza dal punto di vista socio-sanitario in relazione al rapporto tra la psichiatria e la medicina non psichiatrica, nello specifico tra il DSM e l’ICD. Sosterremo che ci sono buone ragioni per non mantenere il danno come criterio necessario nella definizione generale del disturbo mentale. Dopo una breve introduzione, forniremo una panoramica storica sul ruolo del criterio del danno nelle varie edizioni del DSM. Successivamente si illustrerà la principale obiezione contro l’inclusione del criterio del danno nella definizione generale di disturbo mentale, ossia il problema dei falsi negativi, per poi presentare e discutere ulteriori ragioni – medico-pratiche e concettuali – che depongono a sfavore dell’attribuzione di un forte peso al criterio del danno. In sede conclusiva ribadiamo come la decisione presa dalla task force del DSM-5 di escludere il criterio del danno dalla definizione generale di disturbo mentale debba essere sostenuta.Parole chiave: Danno; Disabilità; Disagio; Disturbo mentale; DSM “Harm” as Criterion for the Definition of Mental Disease in DSM. Some Epistemological Reflections Abstract: In this paper, we analyse the harm requirement in the general definition of mental disorder in the Diagnostic and Statistical Manual for Mental Disorders (DSM). This issue has both philosophical and clinical relevance: on the one hand the harm requirement is a normative, value-laden, non-objective component in the definition of mental disorder; on the other hand, the harm requirement has often been defended on the grounds that it prevents an increase in false positives. The issue is also important in assessing the relationship between psychiatry and somatic medicine, more precisely, between the DSM and the International Classification of Diseases (ICD). We argue that there are good reasons not to maintain the harm requirement in the general definition of mental disorder. After a brief introduction, we overview the history of the harm requirement across the various editions of the DSM. Then, we examine the main objection to the inclusion of the harm requirement in the general definition of mental disorder, that is, the problem of false negatives, and also present several other points – both practical and conceptual – that help demonstrate why the harm requirement is inadequate as a definiens of mental disorder. To conclude, we stress that the decision of the DSM-5 task force not to regard the harm requirement as a necessary component of mental disorder should be endorsed.Keywords: Harm; Disability, Distress; Mental Disorder; DS

    Finzione e cognizione sociale

    Get PDF
    Riassunto: Negli ultimi anni alcuni studi cruciali condotti nell’ambito della psicologia cognitiva, della psicologia sociale e della psicologia dei media, e più in generale nelle scienze neurocognitive, hanno dimostrato che la finzione è in grado di favorire processi di apprendimento relativi alla cognizione sociale, in particolare rendendo possibile l’acquisizione di credenze, lo sviluppo di competenze sociali, il cambiamento degli atteggiamenti. Questo articolo esamina criticamente i risultati sperimentali più rilevanti relativi all’apprendimento dalla finzione e integra in un quadro teorico unitario i diversi meccanismi cognitivi coinvolti.Parole chiave: Simulazione; Finzione; Credenze; Vigilanza epistemica; RiflessioneFiction and Social CognitionAbstract: In recent years several crucial studies in cognitive psychology, social psychology, media psychology, and more generally in the neurocognitive sciences, have shown that fiction can facilitate learning processes related to social cognition. In particular these studies indicate that fiction enables the acquisition of beliefs, the development of social skills, and attitude change. This article discusses the most important experimental results for learning through fiction, and integrates the cognitive mechanisms engaged by fiction in a consistent theoretical framework.Keywords: Simulation; Fiction; Beliefs; Epistemic Vigilance; Reflection

    467

    full texts

    467

    metadata records
    Updated in last 30 days.
    Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
    Access Repository Dashboard
    Do you manage Open Research Online? Become a CORE Member to access insider analytics, issue reports and manage access to outputs from your repository in the CORE Repository Dashboard! 👇