Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
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Coscienza, consapevolezza, senso. Semiotica e neuroscienze
Riassunto: Intento di questo lavoro è di mostrare il valore euristico di alcuni modelli semiotici nella ricerca scientifica e in particolare nelle neuroscienze. Alcune teorie di Greimas, o di Lotman, per esempio, possono offrire efficaci strumenti per l’inquadramento di problemi di difficile soluzione nell'ambito degli studi sulla mente, sulla coscienza, sull’origine della semiosi e dei linguaggi. In questo modo, certe scoperte delle neuroscienze sembrano trovare coerenza alla luce dello studio dei sistemi complessi e dei modelli di informazione integrata. Ne emerge una visione di “mente estesa” nella quale la coscienza umana ha bisogno di modalità intersoggettive per la sua stessa costruzione e per il suo funzionamento.Parole chiave: Coscienza; Consapevolezza; Neuroscienze; Semiotica; Mente estesa Consciousness, Awareness, and Sense. Semiotics and NeurosciencesAbstract: This paper aims at showing the heuristic value of several semiotic models in scientific research, and in particular the neurosciences. In Greimas and Lotman’s theories, for example, we find effective and operationalized instruments that could help us address some of the most difficult problems related to the mind, consciousness, and the origin of semiosis and languages. In this way, certain scientific discoveries in the neurosciences seem to gain coherence in the light of complex systems theories and integrated information models. The emerging concept is a view of “extended mind” in which human consciousness requires an inter-subjective mode for its construction and functioning.Keywords: Consciousness; Awareness; Neuroscience; Semiotics; Extended Min
Michael Gazzaniga’s Neuro-cognitive Antireductionism and the Challenge of Neo-mechanistic Reduction
Abstract: Michael Gazzaniga, a prominent cognitive neuroscientist, has argued against reductionist accounts of cognition. Instead, Gazzaniga defends a form of non-reductive physicalism: epistemological neuro-cognitive non-reductionism and ontological monist physicalism. His position is motivated by the theses that: (1) cognitive phenomena can be realized by multiple neural systems; (2) many outcomes of these systems are unpredictable; and (3) multi-level explanations are required. Epistemological neuro-cognitive non-reductionism is presented as the most appropriate stance to account for the way in which phenomena should be explained in cognitive neuroscience. In this paper, I argue, however, that a recent form of (ontological and epistemological) neuro-cognitive reductionism, namely neo-mechanistic reductionism accounts for the arguments presented by Gazzaniga. Thus, the theory offers a more consistent and well-articulated view of the relationship between cognitive and neural phenomena that is specifically compatible with the explanatory strategies and aims of contemporary cognitive neuroscience.Keywords: Neo-mechanistic Philosophy; Michael Gazzaniga; Non-reductionism; Reductionism; Philosophy of Cognitive Neuroscience L’antiriduzionismo neurocognitivo di Michael Gazzaniga e la sfida della riduzione neomeccanicistaRiassunto: Uno dei più importanti neuroscienziati dei nostri tempi, Michael Gazzaniga, si è schierato contro una concezione riduzionista della cognizione. Al contrario Gazzaniga difende una forma di fisicalismo non-riduzionistico che risulta dalla combinazione, sul piano epistemologico, di un anti-riduzionismo cognitivo e, sul piano ontologico, di un monismo fisicalista. La sua posizione è motivata dalla tesi per cui (1) i fenomeni cognitivi possono essere realizzati da molteplici sistemi neurali; (2) molti esiti di tali sistemi non si possono prevedere; (3) e sono pertanto necessarie spiegazioni a livelli plurimi. La concezione presentata come più adeguata per dare conto sul piano epistemologico di come i fenomeni dovrebbero essere spiegati all’interno delle neuroscienze cognitive è una forma di anti-riduzionismo neuro-cognitivo. In questo articolo si sostiene tuttavia che una recente forma di riduzionismo neuro-cognitivo (epistemologico ed ontologico) può dare conto degli argomenti presentati da Gazzaniga. Si tratta di una teoria che offre una interpretazione maggiormente coerente ed articolata della relazione fra fenomeni cognitivi e neurali e che offre un modello di spiegazione compatibile con gli scopi esplicativi delle neuroscienze cognitive contemporanee.Parole chiave: Filosofia neomeccanicista; Michael Gazzaniga; Nonriduzionismo; Riduzionismo; Filosofia della neuroscienza cognitiv
L'Embodied Cognition e la sfida dei concetti astratti. Un approccio multidimensionale
Riassunto: Se anche i concetti astratti possono essere spiegati completamente attraverso un approccio embodied e grounded è argomento di un crescente dibattito. Tuttavia, le teorie proposte tendono a trattarli come un insieme unitario opposto a quello dei concetti concreti; e nelle ricerche empiriche non c’è concordanza sui criteri per selezionare gli stimoli. Questo studio investiga le implicazioni di tali limitazioni con l’obiettivo di proporre un approccio di ricerca alternativo. Verranno brevemente esaminate le differenze fra parole astratte e concrete, nonché i modelli che ne descrivono la relazione. Dopo aver presentato le recenti prospettive di ricerca, si vedrà come le ipotesi delle teorie a rappresentazione multipla trovano riscontro in alcuni parametri psicolinguistici utili ad analizzare le differenze fra tipi di concetti astratti sulla base delle loro molteplici dimensioni. Si suggerisce così di integrare il modello del continuum monodimensionale della concretezza/astrattezza, al fine di rendere conto della rappresentazione delle varietà dei concetti astratti.Parole chiave: Embodied e Grounded Cognition; Varietà dei Concetti Astratti; Continuum; Rappresentazione Multipla; Dimensioni Semantiche Embodied Cognition and the Challenge of Abstract Concepts. A Multidimensional ApproachAbstract: Whether abstract concepts can also be fully explained by an embodied and grounded approach, is a topic of increasing debate. However, the theories that have been put forward tend to treat abstract concepts as a unitary whole in opposition to [the category of] concrete concepts; furthermore, in empirical research there is no agreement on the criteria for selecting stimuli. This study investigates the implications of these limitations with the aim of proposing an alternative research approach. We briefly analyze the differences between abstract and concrete concepts and the models used to describe their relationships. After introducing recent research perspectives, we highlight how the hypotheses of multiple representation theories are reflected in various psycholinguistic parameters that are useful for analyzing differences between types of abstract concepts across multiple dimensions. We suggest integrating the model of the monodimensional continuum of concreteness/abstractness, in order to provide an account for the varieties of abstract concepts.Keywords: Embodied and Grounded Cognition; Varieties of Abstract Concepts; Continuum; Multiple Representation; Semantic Dimension
Moral Beliefs and Cognitive Homogeneity
Abstract: The Emotional Perception Model of moral judgment intends to account for experientialism about morality and moral reasoning. In explaining how moral beliefs are formed and applied in practical reasoning, the model attempts to overcome the mismatch between reason and action/desire: morality isn’t about reason for actions, yet moral beliefs, if caused by desires, may play a motivational role in (moral) agency. The account allows for two kinds of moral beliefs: genuine moral beliefs, which enjoy a relation to desire, and motivationally inert moral beliefs acquired in ways other than experience. Such etiology-based dichotomy of concepts, I will argue, leads to the undesirable view of cognition as a non-homogeneous phenomenon. Moreover, the distinction between moral beliefs and moral beliefs would entail a further dichotomy encompassing the domain of moral agency: one and the same action might possibly be either genuine moral, or not moral, if acted by individuals lacking the capacity for moral feelings, such as psychopaths.Keywords: Moral Beliefs; Cognitive Homogeneity; Moral Agency; Motivation; Psychopathy Credenze morali e omogeneità cognitivaRiassunto: L’Emotional Perception Model del giudizio morale offre un approccio esperienzialista alla moralità e al ragionamento morale. Il modello, che propone una spiegazione di come le credenze morali vengano prima formate e poi applicate, intende superare il disallineamento tra ragione e azione/desiderio: la moralità non riguarda le ragioni per agire, tuttavia le credenze morali, se causate dal desiderio o in relazione con esso, svolgono un ruolo motivazionale nell’azione (morale). Questo approccio consente di identificare due tipi di credenza morale: le credenze morali genuine, che trattengono una relazione con il desiderio, e le credenze morali senza relazione alcuna con il desiderio e dunque caratterizzate da inerzia motivazionale. Tale tassonomia, la cui origine è da rintracciare nell’eziologia dei concetti, porta alla sgradita visione della cognizione come fenomeno disomogeneo. Inoltre la distinzione tra credenze morali (genuine) e credenze morali (non genuine) introdurrebbe una ulteriore possibile dicotomia interna al dominio dell’azione morale: una medesima (buona) azione può essere al contempo genuinamente morale oppure no, a seconda che venga agita da un individuo con la capacità di esperire sentimenti morali o da uno che ne sia privo, come nel caso di soggetti psicopatici.Parole chiave: Credenze morali; Omogeneità cognitiva; Agentività morale; Motivazione; Psicopati
Materia e forma nella prima estetica fenomenologica di Max Scheler
Riassunto: Questo lavoro tratta le dimensioni analitiche della hyletica e della genetica nella prima fenomenologia della percezione sensibile di M. Scheler, caratterizzata da una fondazione realistica della materia e della forma del percetto. La hyletica fenomenologica indaga la “materia” o contenuto qualitativo del vissuto nel suo aspetto pre-intenzionale di dato sensoriale informe, privo cioè di forma oggettiva. La genetica fenomenologica indaga la genesi o formazione dei due poli della relazione intenzionale atto-oggetto, a partire dal loro originario momento d’indistinzione allo stadio primitivo della coscienza percettiva. In questo lavoro si sottolinea l’originale elaborazione scheleriana dell’analisi fenomenologica: hyletica e genetica sono parte di un’indagine volta a indagare i diversi aspetti della realtà intesa come fenomeno vissuto caratterizzato dalla resistenza delle cose rispetto a un comportamento animato da finalità adattative. Il percipiente non è per Scheler il soggetto autocosciente, ma l’organismo come agente di informazione/comunicazione in costante interazione con il proprio ambiente circostante.Parole chiave: Hyletica fenomenologica; Fenomenologia genetica; Oggetto reale; Materia; Resistenza Matter and Form in Max Scheler’s Early Phenomenological AestheticsAbstract: This paper addresses the analytic dimensions of Hyletics and Genetics in M. Scheler’s early phenomenology of sense perception, characterized by its realistic foundation for the matter and form of percepts. Phenomenological Hyletics studies the “matter”, i.e., the qualitative content of lived experiences with respect to the pre-intentional aspect of its unformed sensory input, lacking in objectual form. Phenomenological Genetics studies the “genesis” or formation of intentionality’s relata, starting from the early moments of indistinction at the initial phase of perceptual consciousness. This paper highlights the pivotal role and, above all, the original elaboration of these two analytic dimensions by the author: within Scheler’s work, phenomenological Hyletics and Genetics form part of an inquiry that stresses different aspects of reality, understood as a living phenomenon characterized by the resistance of things to adaptive behavior. According to Scheler, therefore, the perceiver is not a self-conscious subject, but rather an organism, i.e., an agent of information-communication that continuously interacts with his surrounding environment.Keywords: Phenomenological Hyletic; Genetic Phenomenology; Real Object; Matter; Resistenc
Altruismo parrocchiale, punizione antisociale e punizione altruistica: quale contributo possono dare gli studi empirici per la comprensione dell’etica?
Riassunto: Nel suo contributo Rosalba Morese si occupa di tre fenomeni di particolare interesse per comprendere il modo in cui gli esseri umani di fatto si comportano nei confronti dei loro simili quando sono coinvolte le loro identità di gruppo, ovvero l’altruismo parrocchiale, la punizione antisociale e la punizione altruistica. Scopo di questo lavoro è indagare se e in quale misura i dati comportamentali e di risonanza magnetica funzionale riportati da Morese possano informare le nostre teorie morali normative. Se, cioè, esse possano non solo informarci circa il modo in cui di fatto gli esseri umani si comportano, ma se possano influire sulla nostra comprensione di come essi dovrebbero comportarsi; se dicano qualcosa del “dover essere” oltre che dell’“essere”.Parole chiave: Altruismo parrocchiale; Punizione antisociale; Punizione altruistica; Etica descrittiva; Etica normativa Parochial Altruism, Antisocial Punishment, and Altruistic Punishment: What Contribution Can Empirical Data Make to the Understanding of Ethics? Abstract: In her contribution, Morese takes into account three phenomena that are particularly interesting for understanding how human beings actually behave towards others when their group identities are involved – i.e. parochial altruism, antisocial punishment, and altruistic punishment. The aim of this commentary is to understand if and to what extent the behavioral and fMRI data reported by Morese can also inform our moral normative theories. That is, if they can inform us not only about how human beings actually behave, but also influence our understanding of how they should behave; if they tell us something about the “ought” as well as the “is”.Keywords: Parochial Altruism; Antisocial Punishment; Altruistic Punishment; Ethics; Normative Ethic
Modularità ed esperienza cosciente in una prospettiva neurocognitiva
Riassunto: L’esperienza cosciente sembra essere un soggetto di studio elusivo per la ricerca neuroscientifica. Tuttavia, da un punto di vista operazionale e neurocognitivo, l’esperienza cosciente può essere vista come una collezione di eventi inseriti in una cornice bidimensionale. Una dimensione è relativa al livello di vigilanza o grado di veglia, l’altra dimensione è relativa ai contenuti esperienziali, gli oggetti della nostra consapevolezza fenomenica. A dispetto della variabilità di queste due dimensioni, il senso di unità cosciente sembra essere di norma profondo, reale e immediato. Nondimeno, alcune condizioni neurologiche avvalorano l’ipotesi che quest’unità sia il risultato di una costruzione operata da delicati e complessi meccanismi cerebrali. Si esamineranno pertanto, in una prospettiva neurocognitiva, i dati provenienti da alcune ricerche empiriche su pazienti affetti da epilessia, i risultati degli esperimenti condotti su persone split-brain e di minima coscienza, che dimostrano come l’esperienza cosciente si basi su un’organizzazione modulare del cervello.Parole chiave: Coscienza; Modularità; Livello; Contenuto; Epilessia; Split-brain; Stato di minima coscienza Modularity and Conscious Experience in a Neurocognitive PerspectiveAbstract: Conscious experience seems to be an elusive matter of study for neuroscientific research. From an operational and neurocognitive point of view, however, conscious experience can be considered as a collection of events within a bidimensional framework. One dimension relates to wakefulness or the level of arousal, the other dimension relates to experiential contents, the objects of our phenomenal awareness. The variability of these two dimensions notwithstanding, the sense of conscious unity generally appears to be deep, real and immediate. Still, certain neurological conditions provide evidence for the hypothesis that this unity may be the result of a construction achieved by subtle and complex brain mechanisms. Taking the neurocognitive perspective, I will examine data coming from empirical research on patients with epilepsy and present some results from experiments conducted on split-brain patients and individuals in a minimally conscious state, which show how conscious experience may be rooted in the modular organisation of the brain.Keywords: Consciousness; Modularity; Level; Content; Epilepsy; Split-brains; Minimally Conscious State
Franz Brentano e il cognitivismo emotivo
Riassunto: Il presente studio intende mostrare la natura specifica del cognitivismo emotivo proposto da Franz Brentano. In maniera più o meno evidente, la teoria del valore delineata da Brentano ha ricoperto un ruolo di primaria importanza nel dibattito assiologico-etico di fine Ottocento e inizio Novecento ed è ampiamente discussa anche all’interno del dibattito contemporaneo. Nel contributo (a) vengono richiamati gli aspetti generali di tale teoria soffermandosi sulla nozione di “rappresentazione intuitiva” intesa come modalità che permette di conoscere ciò che giusto e ciò che è ingiusto. Si passa dunque a (b) discutere l’accezione brentaniana di “preferibilità intrinseca”, (c) rilevando, in sede di conclusione, che l’effettiva centralità e attualità della teoria brentaniana sono conseguenza diretta della sua intrinseca natura “non univoca”.Parole chiave: Franz Brentano; Valore; Emozione; Cognitivismo emotivo; Presentazione intuitiva Franz Brentano and Emotional CognitivismAbstract: This essay aims to describe the specific nature of the emotional cognitivism sketched out by Franz Brentano. Indeed in a more or less direct way the value-theory he developed has played a key-role both within the ethical-axiological debate at the turn of the 20th century and in contemporary debate. In this paper I (a) describe the general traits of Brentano’s value-theory focusing primarily on his account of concrete intuitive presentation insofar as it allows us to acknowledge what it is right and wrong. Then (b) I discuss Brentano’s characterization of “intrinsic preferability” and conclude by arguing that (c) the historical-philosophical prominence and relevance of this value-account may be sought in its “not univocal nature”.Keywords: Franz Brentano; Value; Emotion; Emotional Cognitivism; Intuitive Presentatio
Un approccio pragmatico al “problema reale” della coscienza
Riassunto: Nonostante le difficoltà teoretiche ed epistemologiche nell’affrontare il fenomeno della coscienza, l’autore individua una metodologia pragmatica e sperimentalmente consistente, fondata sull’approccio neurocognitivo bidimensionale: per evitare di rimanere incagliati nel “problema complesso” della coscienza, è preferibile infatti concentrarsi sul “problema reale”, ovvero sui meccanismi empiricamente rilevabili, lasciando in secondo piano le caratteristiche epistemiche e fenomenologiche degli stati mentali coscienti. Dall’analisi della relazione gerarchica tra stato di veglia e contenuto di coscienza emerge un’interessante interpretazione che tenta di rendere ragione dell’unitarietà della coscienza e, al contempo, della sua varietà fenomenica. Tuttavia, alcuni studi sul sonno, sulla fase REM e sugli incubi potrebbero mettere in discussione una certa versione forte di questa relazione gerarchica tra stati di coscienza. È inoltre importante chiedersi se una prospettiva bidimensionale sia sufficiente a definire esaustivamente le caratteristiche oggettive della coscienza o se sia auspicabile un diverso approccio tridimensionale.Keywords: Coscienza; Problema reale; Veglia; Consapevolezza; Fase REM A Pragmatic Approach to the “Real Problem” of ConsciousnessAbstract: Despite the theoretical and epistemological complexities involved in dealing with the phenomenon of consciousness, the author describes defines a pragmatic and experimental methodology, based on a two-dimensional neurocognitive approach. Indeed, in order to avoid the hard problem of consciousness, it would be better to focus on the real problem, i.e. on mechanisms that can be empirically observed, leaving out all of the epistemic and phenomenological features of conscious states. The idea of a hierarchical relationship between the level (wakefulness) and the content (awareness) of consciousness could give rise to an interpretation which justifies both the unity and, at the same time, the phenomenal variety of consciousness. However, studies on sleep, REM phase and nightmares might challenge at least the strong version of this hypothetical relationship between different features of consciousness. Furthermore, it is important to consider whether a two-dimensional perspective, rather than a three-dimensional one, would be sufficient to exhaustively define all the objective features of consciousness.Keywords: Consciousness; Real Problem; Wakefulness; Awareness; REM Phas