Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
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    Inspiring Robots: Developmental trajectories of gaze following in humans

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    Abstract: The ability to respond to gaze cueing is essential for successful social interactions and social learning. An active area of research in human robot interactions (HRI) focuses on the computational encoding of biologically realistic gaze cueing responses in robots. Studies of human development are a primary source of guidance for this field of research. The investigation of how perceived gazes constrain the developmental trajectories of visual attention in humans from childhood to adulthood might reveal important factors to implement realistic gaze following in social robots. This study investigated spontaneous gaze following in 2 and 4-year-old children and adults. Participants saw faces of an adult gazing toward an object. We found that accuracy of gaze following improved significantly with age. The results are discussed considering the development of the executive control of visual attention in humans and its possible implication in implementing gaze following in social robotics.Keywords: Gaze Following; Eye Tracking; Visual Attention; Social Robotics; Developmental TrajectoriesIspirare la robotica: traiettorie evolutive della capacità di seguire la direzione dello sguardo negli esseri umaniRiassunto: La capacità di seguire la direzione dello sguardo è essenziale per il successo delle interazioni sociali e per l’apprendimento sociale. Un’area di ricerca particolarmente attiva nell’ambito dell’interazione uomo-robot (HRI - human robot interactions) si focalizza sulla codifica computazionale della capacità di seguire la direzione dello sguardo nei robot. Studiare come la capacità di seguire lo sguardo possa influenzare l’attenzione visiva negli esseri umani dall’infanzia all’età adulta può rivelare importanti informazioni per implementare la capacità di seguire lo sguardo nei robot sociali. Questo studio ha indagato la capacità spontanea di seguire la direzione dello sguardo in bambini di 2 e 4 anni e negli adulti. I partecipanti hanno osservato una serie di volti umani con lo sguardo rivolto verso un oggetto. I risultati hanno indicato che l’accuratezza nel gaze following migliora in modo significativo con l’età. I risultati sono stati discussi considerando il ruolo del controllo esecutivo dell’attenzione visiva negli esseri umani e le sue possibili implicazioni per implementare l’abilità di seguire la direzione dello sguardo nei robot sociali.Parole chiave: Seguire la direzione dello sguardo; Eye Tracking; Attenzione visiva; Robot sociali; Traiettorie evolutiv

    Moral dilemmas in self-driving cars

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    Abstract: Autonomous driving systems promise important changes for future of transport, primarily through the reduction of road accidents. However, ethical concerns, in particular, two central issues, will be key to their successful development. First, situations of risk that involve inevitable harm to passengers and/or bystanders, in which some individuals must be sacrificed for the benefit of others. Secondly, and identification responsible parties and liabilities in the event of an accident. Our work addresses the first of these ethical problems. We are interested in investigating how humans respond to critical situations and what reactions they consider to be morally right or at least preferable to others. Our experimental approach relies on the trolley dilemma and knowledge gained from previous research on this. More specifically, our main purpose was to test the difference between what human drivers actually decide to do in an emergency situations whilst driving a realistic simulator and the moral choices they make when they pause to consider what they would do in the same situation and to better understand why these choices may differs.Keywords: Self-driving Cars; Trolley Problem; Moral Choices; Moral Responsibility; Virtual Reality Dilemmi morali nelle automobili a guida autonomaRiassunto: I sistemi di guida autonomi promettono importanti cambiamenti per il futuro dei trasporti, principalmente attraverso la riduzione degli incidenti stradali. Tuttavia, vi sono preoccupazioni etiche, in particolare due questioni centrali, fondamentali per il loro sviluppo. In primo luogo, le situazioni di rischio che comportano inevitabili danni ai passeggeri e/o ai pedoni, ovvero situazioni in cui alcune persone devono essere sacrificate a beneficio di altri. In secondo luogo, l’identificazione delle parti responsabili in caso di incidente. Il nostro lavoro affronta il primo di questi problemi etici. Siamo interessati a studiare come gli umani rispondono a situazioni critiche e quali reazioni considerano moralmente giuste o almeno preferibili. Il nostro approccio sperimentale si basa sul trolley problem e sulle conoscenze acquisite da precedenti ricerche su questo ambito. Più specificamente, il nostro scopo principale è quello di testare la differenza tra ciò che i conducenti umani decidono effettivamente di fare in una situazione di emergenza, mentre guidano un simulatore realistico, e le scelte morali che compiono se posti nella stessa situazione e hanno la possibilità di decidere senza limiti di tempo. Lo scopo è inoltre comprendere come e perché queste scelte possono differire.Parole chiave: Automobili a guida autonoma; Trolley problem; Scelte morali; Responsabilità morale, Realtà virtual

    The habit of massively multiplayer online role-playing games (MMORPGs): A phenomenological analysis of bodily self-perception in gaming addiction

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    Abstract: We investigate the role played by bodily self-perception and social self-presentation in addiction to massively multiplayer online role-playing games (MMORPGs). In this paper we will develop the hypothesis that, at least in some cases, the habit of role-playing can be interpreted as a response to gamers’ need to explore a different bodily self-identity. Players tend to become deeply involved in this kind of game, especially in the character identity creation process. Participants might see and seek reflections of their desired selves in their avatars. We suggest that in some cases gaming can be considered an addiction associated with self-perception, social acceptance, and body-image distortion. We explore how the phenomenological duality of body (Leib and Körper) can be useful for analyzing the creation of game identities preferred by players. On the basis of this analysis, we sketch some therapeutic suggestions, combining aspect from two specific therapies: Internet Addiction-Cognitive Behavioral Therapy (IA-CBT) and Body Image Cognitive Behavioral Therapy (BI-CBT). We hope these suggested approaches will be of value to gaming addiction specialists.Keywords: MMORPGs; Leib/Körper; Bodily Self-perception; Game Identity; Addiction L’abitudine ai giochi di ruolo in rete multigiocatore di massa (MMORPGs): una analisi fenomenologica della percezione corporea di sé nella dipendenza da giocoRiassunto: Intendiamo indagare il ruolo svolto dalla percezione corporea di sé e dalla autopresentazione sociale nella dipendenza da gioco di ruolo in rete multigiocatore di massa (MMORPGs). In questo lavoro illustreremo l’ipotesi per cui, quantomeno in alcuni casi, la disposizione al gioco di ruolo può essere interpretata come risposta al bisogno dei giocatori di esplorare una diversa identità corporea di sé. Chi partecipa a questo tipo di gioco tende a un coinvolgimento profondo, specialmente nel processo di creazione dell’identità caratteristica. I partecipanti possono vedere e cercare riflessi dei loro sé desiderati nei loro avatar. Noi suggeriamo che in alcuni casi il gioco può essere considerato una dipendenza associata alla percezione di sé, alla accettazione sociale e alla distorsione della immagine corporea. Esploreremo come la dualità fenomenologica tra corpo vissuto e corpo (Leib and Körper) possa essere utile per analizzare la creazione delle identità di gioco preferite dai giocatori. Su questa base offriremo alcuni suggerimenti terapeutici, combinando aspetti tratti da due terapie specifiche: la Internet Addiction-Cognitive Behavioral Therapy (IA-CBT) e la Body Image Cognitive Behavioral Therapy (BI-CBT). Auspichiamo che questi approcci possano essere validi per chi lavora nel campo della dipendenza da gioco.Parole chiave: MMORPGs; Leib/Körper; Percezione corporea di sé; Identità di gioco; Dipendenz

    Coping with informational atomism - one of Jerry Fodor’s legacies

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    Abstract: Fodor was passionately unwilling to compromise. Of his several commitments, I focus here on informational atomism. Fodor staunchly rejected semantic holism for two conspiring reasons. He took it to threaten his commitment to the nomic character of psychological explanation. He also took it to pave the way towards relativism, which he found deeply offensive. In this paper, I reconstruct the strands of Fodor’s commitment to the computational version of the representational theory of mind that led him to informational atomism. I take issue with three features of informational atomism. First, I argue that it deprives content from its expected causal role in psychological explanation. Secondly, I take issue with Fodor’s claim that only informational atomism can meet the requirements of the principle of compositionality. Finally, I argue that informational atomism yields a bloated or unwieldy category of nomic properties.Keywords: Informational Atomism; Representational Theory of Mind; Psychological Explanation; Principle of Compositionality; Jerry A. Fodor Fare i conti con l’atomismo informazionale: uno dei lasciti di Jerry FodorRiassunto: Fodor è stato fortemente maldisposto al compromesso. Tra le molte cose di cui si è occupato, intendo qui concentrarmi sull’atomismo informazionale. Fodor ha coerentemente rifiutato l’olismo semantico per due ragioni convergenti. Lo vedeva come minaccia per il suo impegno verso il carattere nomico della spiegazione psicologica e come porta aperta verso il relativismo, cosa che considerava profondamente minacciosa. In questo lavoro, intendo riprendere le fila dell’impegno di Fodor verso la versione computazionale della teoria rappresentazionale della mente che lo ha portato all’atomismo informazionale, chiarendo tuttavia che non sono d’accordo con tre aspetti dell’atomismo informazionale. In primo luogo, mostrerò come questo sottragga al contenuto il suo ruolo causale nella spiegazione psicologica. In secondo luogo, non sono d’accordo con l’affermazione di Fodor  per cui solo l’atomismo informazionale possa soddisfare i requisiti del principio di composizionalità. Illustrerò infine come l’atomismo informazionale ceda il passo a un insieme di proprietà nomiche ampio o difficile da gestire.Parole chiave: Atomismo informazionale; Teoria rappresentazionale della mente; Spiegazione psicologica; Principio di composizionalità; Jerry A. Fodo

    Précis of "Cognitive penetrability and the epistemic role of perception"

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    Extended mind and the brain-computer interface. A pluralist approach to the human-computer integration

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    Abstract: This paper uses Extended Mind Theory (EMT) to explore Brain-Computer Interfaces (BCIs), demonstrating how this conceptual framework provides a wide-ranging interpretation of the potential integration of user and computer. After a preliminary analysis of first- and second-wave EMT arguments and other pragmatic criteria, I present BCI technology, addressing the issues that arise. Can BCIs extend our mental processes and to what degree? What EMT criteria should be applied to this technology? What is the role of the body in the process of integrating user and computer? What are current limits to complete cognitive and bodily extension by BCIs? In line with this discussion, I suggest a pluralist approach to BCIs, allowing for specific and appropriate application of the various models and paradigms. I also advocate greater focus on the integration of body and tool, primarily for clinical purposes, but also for applications that will meet daily needs in the future.Keywords: Extended Mind; Brain-Computer Interface; Embodiment; Parity Principle; Cognitive Artefacts. Mente estesa e brain-computer interface. Un approccio pluralista all’integrazione uomo-macchinaRiassunto: Il presente articolo fa uso della Extended Mind Theory (EMT) per indagare le Brain-Computer Interfaces (BCIs), dimostrando che questo framework concettuale offre un’interpretazione ad ampio raggio della potenziale integrazione tra utente e computer. Dopo un’analisi preliminare degli argomenti della EMT di prima e seconda generazione e altri criteri pragmatici, presenterò la tecnologia delle BCIs, affrontando alcune questioni a essa collegate. Le BCIs possono estendere i nostri processi mentali e fino a che punto? Quali criteri della EMT dovrebbero essere applicati a questa tecnologia? Qual è il ruolo del corpo nel processo di integrazione utente-computer? Quali sono gli attuali limiti per completare l’estensione cognitiva e corporea da parte delle BCIs? In linea con questa discussione, suggerirò un approccio pluralistico alle BCIs che permetta un’applicazione specifica e appropriata dei vari modelli e paradigmi. Sosterrò inoltre la necessità di una maggiore attenzione all’integrazione tra corpo e strumento, principalmente per scopi clinici ma anche per applicazioni future che soddisfino le esigenze quotidiane.Parole chiave: Mente estesa; Brain-Computer Interface; Incorporamento; Principio di Parità; Artefatti cognitivi

    L’impianto cocleare come potenziatore cognitivo? Una prospettiva neuroetica sulle obiezioni della comunità sorda

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    Riassunto: L’impianto cocleare (IC) è una neuroprotesi che consente un recupero parziale dell’udito nella persona sorda. Nonostante la sua generale efficacia nel contrastare alcuni dei problemi legati alla sordità, il suo utilizzo è stato fortemente osteggiato da quella parte della comunità sorda che vede nella sordità una forma di identità culturale e non una patologia. Questo articolo inquadra in una prospettiva neuroetica le preoccupazioni della comunità sorda – difficilmente comprensibili agli udenti – esaminando le analogie fra il rifiuto dell’IC e il disagio che si osserva nella popolazione generale relativamente al Potenziamento Cognitivo (PCog). Nel PCog, individui sani insoddisfatti delle proprie prestazioni, o comunque desiderosi di migliorarle, ricorrono ad interventi artificiali per potenziare le proprie funzioni cognitive. L’analisi evidenzia come, nel rifiutare l’IC, la comunità sorda possa voler tutelare un insieme di valori non così diverso da quello che la comunità generale richiama spesso nelle sue preoccupazioni rispetto alla diffusione dei PCog.Parole chiave: Impianto cocleare; Potenziamento cognitivo; Sordità; Cultura sordaThe cochlear implant as cognitive enhancement? A neuroethical perspective on some issues raised by the deaf community Abstract: The cochlear implant (CI) is a neuroprosthesis that allows for partial recovery of auditory function in individuals who are deaf. Despite its general efficacy, its use has been strongly opposed by a part of the deaf community that perceives deafness as a form of cultural identity, rather than a pathology. This article considers the concerns of the deaf community – which are often difficult for hearing people to understand – from a neuroethics perspective, proposing that such opposition to CI is analogous to the general population’s unease with regard to Cognitive Enhancement (CE). CE allows healthy individuals who are unsatisfied with – or would like to improve – their performance to use artificial interventions that enhance cognitive functions. The analysis reveals that, when opposing CIs, the deaf community may be protecting a set of values similar to those that the general community often evokes when voicing concerns about CE diffusion.Keywords: Cochlear Implant; Cognitive Enhancement; Deafness; Deaf Cultur

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