Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
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    Oltre l’etica: un approccio antropodecentrico all’intelligenza artificiale

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    Riassunto: Sviluppandosi sul piano della “prevenzione del rischio”, dei “livelli di controllo” in fase di programmazione e del possibile inserimento dei cosiddetti “algoritmi etici”, il dibattito sul presente e il futuro dell’Intelligenza Artificiale, ha favorito nel corso degli anni la creazione di una sempre più profonda spaccatura tra discipline “tecniche” e saperi “umanistici”, tra il dominio del “fare” e il dominio del “pensare”. Prendendo atto di questa sterile distanza, occorre mettere in questione i metodi dell’etica e interrogarsi sull’efficacia e l’utilità della teoria e, più in generale, meglio definire la relazione che la filosofia oggi intrattiene – e potrà ancora intrattenere – con le macchine progettate per pensare e con i loro progettisti.Parole chiave: Filosofia; Etica; Intelligenza artificiale; Cibernetica; Controllo Beyond ethics: An anthropodecentric approach to artificial intelligenceRiassunto: The ethical and philosophical debate around the present and future of Artificial Intelligence has grown in intensity over the years. Continual development within AI in terms of “prevention of risks”, “levels of control in programming”, and the inclusion of so-called “ethical algorithms”, has encouraged an ever deeper split between “technicians” and “humanists”, between the domains of “making” and “thinking”. Focusing on this unproductive distance, we interrogate ethical approaches methods and the effectiveness and utility of ethical theories. More generally, we attempt to better define the relationship that philosophy has today – and will be able to maintain in the future tomorrow – with machines designed to think and with their designers.Keywords: Philosophy; Ethics; Artificial Intelligence; Cybernetics; Contro

    Il deficit pragmatico a seguito di TCE: un approccio fenomenologico alla riabilitazione

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    Riassunto: Tra i disturbi del linguaggio, il deficit di tipo pragmatico viene spesso osservato nelle persone a seguito di trauma cranio-encefalico (TCE). Nonostante sia negletta nella pratica clinica, questa componente gioca un ruolo centrale nella qualità di vita di persone con TCE. L’aspetto peculiare del deficit di tipo pragmatico è la sua natura intrinsecamente connessa sia ad altre capacità di tipo cognitivo che relazionali delle persone fin nella storia pre-morbosa. L’obiettivo di questo lavoro è proporre un punto di vista teorico che, beneficiando del dialogo tra neuropsicologia e fenomenologia, possa costituire un paradigma utile per considerare in modo più sistematico il deficit di tipo pragmatico. Piuttosto che frammentarlo e ridurlo solo a una lista di singoli sintomi, esso viene analizzato come conseguenza di un’alterazione non storica dell’ipseità, mettendolo in relazione con il concetto di “embodiment”. Si avanza, in conclusione, una possibile proposta di presa in carico di tale neuropsicopatologia.Parole chiave: Trauma cranio-encefalico; Pragmatica; Comunicazione; Embodiment; Fenomenologia Pragmatic disorder due to TBI: A phenomenological approach to rehabilitation – Abstract: People who suffer from traumatic brain injury (TBI) are frequently affected by pragmatic disorder (PD), among other communicative impairments. While largely neglected in terms of rehabilitation strategies, the skills impaired by PD play a fundamental role in the quality of life of people who suffer from TBI. PD uniquely impacts a person’s cognitive and interpersonal abilities, including those from their pre-morbid history. The aim of this work is to propose a theoretical framework, based on a dialogue between neuropsychology and phenomenology, that may provide a useful paradigm in approaches to rehabilitation in PD. Instead of fragmenting this disorder into a list of symptoms, we address it as a consequence of a non-historical alteration of “ipseity” in connection with the concept of “embodiment”. In conclusion, we suggest an intervention for this neuropsychopathology.Keywords: Traumatic Brain Injury; Pragmatics; Communication; Embodiment; Phenomenolog

    Cognitive penetrability and late vision

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    Abstract: In Cognitive penetrability and the epistemic role of perception Athanasios Raftopoulos provides a new defense of the thesis that, unlike early vision, late vision is cognitively penetrable, in accordance with a new definition of cognitive penetrability that is centered on the ideas of direct influence of cognition upon perception and of the epistemic role of perception. This new definition allows him to maintain that late vision is a genuinely perceptive stage of the perceptual process. In this paper, I try to discuss not only whether this new definition has plausible consequences that allow only late vision to be cognitively penetrable but also whether the claim that late vision is genuinely perceptual allows it to have the kind of hybrid content, half nonconceptual and half conceptual, that Raftopoulos now wants to ascribe to it.Keywords: Cognitive Penetrability, weak, strong, and superstrong; Early and Late Vision; Nonconceptual Content Penetralibità cognitiva e visione secondariaRiassunto: In Cognitive penetrability and the epistemic role of perception Athanasios Raftopoulos dà una nuova difesa della tesi secondo cui, a differenza della visione primaria, la visione secondaria è penetrabile cognitivamente, secondo una nuova definizione della nozione di penetrabilità cognitiva centrata sulle idee di influenza diretta della cognizione sulla percezione e di ruolo epistemico della percezione. Questa nuova definizione gli consente di sostenere che la visione secondaria è una fase genuinamente percettiva del processo percettivo. Nell’articolo, provo a discutere non solo se la nuova definizione ha conseguenze plausibili che consentono solo alla visione secondaria di essere penetrabile cognitivamente, ma anche se l’idea che la visione secondaria sia genuinamente percettiva consente ad essa di avere il contenuto ibrido, in parte nonconcettuale e in parte concettuale, che Raftopoulos vuole ora ascriverle.Parole chiave: Penetrabilità cognitiva debole, forte e superforte; Visione primaria e secondaria; Contenuto nonconcettual

    The cognitive impenetrability of early vision: What’s the claim?

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    Abstract: Raftopoulos’s most recent book argues, among other things, for the cognitive impenetrability of early vision. Before we can assess any such claims, we need to know what’s meant by “early vision” and by “cognitive penetration”. In this contribution to this book symposium, I explore several different things that one might mean – indeed, that Raftopoulos might mean – by these terms. I argue that whatever criterion we choose for delineating early vision, we need a single criterion, not a mishmash of distinct criteria. And I argue against defining cognitive penetration in partly epistemological terms, although it is fine to offer epistemological considerations in defending some definitions as capturing something of independent interest. Finally, I raise some questions about how we are to understand the “directness” of certain putative cognitive influences on perception and about whether there’s a decent rationale for restricting directness in the way that Raftopoulos apparently does.Keywords: Perception; Cognitive Penetration; Modularity; Perception/Cognition Distinction; Early Vision L’impenetrabilità cognitiva delle prime fasi della visione: di che si tratta?Riassunto: L’ultimo libro di Raftopoulos argomenta, tra le altre cose, in favore della impenetrabilità cognitiva della visione primaria. Prima di poter vagliare un’affermazione di questo tipo, bisogna sapere cosa si intende con “visione primaria” e con “penetrazione cognitiva”. Nel mio contributo a questo simposio prenderò in considerazione diversi elementi cui ci si può riferire con questi termini – e a cui, nei fatti, Raftopoulos potrebbe riferirsi. Sosterrò che qualsiasi criterio si scelga per descrivere la visione primaria, è necessario che si tratti di un criterio singolo e non di un insieme di criteri differenti. Presenterò quindi un argomento contro la definizione della penetrazione cognitiva in termini parzialmente epistemologici, sebbene sia utile offrire considerazioni epistemologiche nel difendere alcune definizioni come definizioni che colgono qualcosa di indipendente dall’interesse. Solleverò infine alcune questioni relative a come dobbiamo intendere la “direzionalità” di certe presunte influenze cognitive sulla percezione e se ci sia una ragione soddisfacente per restringere la direzionalità nel modo in cui Raftopoulos, a quanto pare, la restringe.Parole chiave: Percezione; Penetrazione cognitiva; Modularità; Distinzione percezione/cognizione; Visione primari

    Commercial Content Moderation: An opaque maze for freedom of expression and customers’ opinions

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    Abstract: The present work analyses Content Moderation, focusing on ethical concerns and cognitive effects. Starting from a general description and history of the moderation process, it stresses some ethical problems: quality of moderation, transparency, and the working conditions of human moderators. Using some of Facebook leaked slides offering examples of moderation, we define some controversial rules and principles for Commercial Content Moderation. These examples highlight a general lack of coherency and transparency, which has the potential to affect users’ cognitive attitudes, their perception of reality, and their freedom of speech. Such effects are studied in comparison to other well-known online cognitive phenomena (bubbles and echo chambers) and in relation to the most recent dedicated legislation in EU countries. The current Content Moderation scheme leaves users at risk of specific cognitive distortions, highlighting the urgent need for greater transparency throughout the moderation process and better working conditions for moderators.Keywords: Content Moderation; Freedom of Speech; Epistemic Bubble; Technology EthicsCommercial Content Moderation: un oscuro labirinto per la libertà d’espressione e le opinioni degli utentiRiassunto: Il presente lavoro offre un’analisi approfondita della moderazione di contenuti, concentrandosi sulle problematiche etiche e sugli effetti cognitivi. A partire da una introduzione ai concetti chiave e alla storia della moderazione di contenuti online, si concentra su alcuni problemi etici primari: la qualità della moderazione, la sua trasparenza e le condizioni di lavoro dei lavoratori. Utilizzando dei documenti formativi interni di Facebook, pubblicati da un quotidiano e dagli esempi in essi contenuti, definiremo le controverse regole e i principi della Commercial Content Moderation. Ne emerge una generale mancanza di coerenza organizzativa e di trasparenza nel processo, che mostra potenziali effetti dannosi sulle attitudini degli utenti, sulla loro percezione della realtà e la loro libertà di parola. Tali effetti saranno studiati in confronto con i più conosciuti effetti cognitivi del mondo dei social (epistemic bubble, filter bubble, echo chamber) ed in relazione alle più recenti disposizioni di leggi europee in merito. Gli schemi attualmente in uso producono degli specifici effetti di distorsione cognitiva e conseguentemente mostrano l’importanza di una maggiore attenzione alla trasparenza del processo e alle condizioni di lavoro dei moderatori.Parole chiave: Moderazione di contenuti; Libertà di parola; Bolla epistemica; Etica della tecnologi

    Driven towards a moral crash

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    Abstract: Accidents will survive the outbreak of driverless cars, but their moral implications will suffer substantial changes. The decision made today by a human in a fraction of a second will eventually be replaced by an algorithm subject to moral scrutiny. This not only raises the question of how the algorithm should work, or whether alternatives solutions are indeed comparable, but also changes the essence of the problem: from ascertaining liability to defining desired outcomes. In this paper, I first contest two possible approaches to resolving the driverless car dilemma – which I call statistical and nominal – to conclude that neither is morally sound. I then propose an alternative solution based on “time-relative equality”, or always sparing younger people. This follows from seeking (i) an egalitarian solution, that is (ii) the least intrusive – a position I defend from a possible ageist critique.Keywords: Driverless Cars; Accident; Algorithm; Age-relative Equality Condotti verso un incidente moraleRiassunto: Vi saranno incidenti anche dopo la diffusione delle auto a guida autonoma, ma le loro implicazioni morali subiranno mutamenti sostanziali. Le decisioni prese oggi in una frazione di secondo dagli esseri umani saranno alla fine sostituite da un algoritmo soggetto a controllo morale. Sorge non solo il problema di come dovrebbe funzionare questo algoritmo – o se vi siano soluzioni alternative comparabili –, ma cambia anche la sostanza del problema: dall’accertamento dell’imputabilità alla definizione dell’esito auspicato. In questo lavoro discuterò due possibili approcci per risolvere il dilemma – che chiamerò “statistico” e “nominale” –, per concluderne che non sono moralmente corretti. Proporrò quindi una soluzione alternativa, basata sulla “eguaglianza tempo-relativa”, il principio per cui bisogna sempre salvare il più giovane. Questo segue dal cercare (i) una soluzione egalitarista, che sia (ii) la meno intrusiva – una posizione che difenderò da una possibile critica che la vede come discriminatoria verso gli anziani.Parole chiave: Automobili a guida automatica; Incidenti; Algoritmo; Eguaglianza relativa all’et

    Artificial intelligences as extended minds. Why not?

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    Abstract: Artificial intelligences and robots increasingly mimic human mental powers and intelligent behaviour. However, many authors claim that ascribing human mental powers to them is both conceptually mistaken and morally dangerous. This article defends the view that artificial intelligences can have human-like mental powers, by claiming that both human and artificial minds can be seen as extended minds – along the lines of Chalmers and Clark’s view of mind and cognition. The main idea of this article is that the Extended Mind Model is independently plausible and can easily be extended to artificial intelligences, providing a solid base for concluding that artificial intelligences possess minds. This may warrant viewing them as morally responsible agents.Keywords: Artificial Intelligence; Mind; Moral Responsibility; Extended CognitionIntelligenze artificiali come menti estese. Perché no?Riassunto: Intelligenze artificiali e robot simulano in misura sempre crescente le capacità mentali e i comportamenti intelligenti umani. Molti autori, tuttavia, sostengono che attribuire loro capacità mentali umane sia concettualmente errato e moralmente pericoloso. In questo lavoro si difende l’idea per cui le intelligenze artificiali possano avere capacità mentali simili a quelle umane, sostenendo che menti umane e artificiali possano essere considerate come menti estese – sulla scorta della prospettiva di Chalmers e Clark circa la mente e la cognizione. L’idea principale alla base di questo lavoro è che il Modello della Mente Estesa abbia plausibilità a prescindere e che possa essere facilmente esteso alle intelligenze artificiali, fornendo una base solida per concludere che le intelligenze artificiali possiedano delle menti e si possano considerare come agenti moralmente responsabili.Parole chiave: Intelligenza artificiale; Mente; Responsabilità morale; Conoscenza estes

    Recensione di D.M. Wegner, L'illusione della volontà cosciente

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    Out of body. Language, emotions and art in Vygotsky’s "Notebooks"

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    Abstract: According to the extended mind thesis, the human mind is not limited by the boundaries of the body. In this paper, we propose a description of human emotions based on two distinct theories,  not usually considered together: Vygotsky’s historical-cultural psychology and Chomsky’s theory of language. Together these two perspectives allow us to construct a global theory of extended mind that considers emotions to be artificial entities that have a specific “biological” goal and are external to the body. In the last short section, this model will be applied to the case of “artistic” human affect.Keywords Extended Mind; Language; Lev S. Vygotsky; Noam Chomsky; Human Emotions; Aesthetic Reaction Fuori dal corpo. Linguaggio, emozioni e arte nei diari di VygotskyRiassunto: Secondo la tesi della mente estesa, la mente umana non è confinata entro i limiti del corpo. In questo lavoro, proponiamo una descrizione delle emozioni umane basata su due diverse teorie, che solitamente non vengono considerate assieme: la psicologia storico-culturale di Vygotsky e la teoria del linguaggio di Chomsky. Prese assieme queste due prospettive ci permettono di costruire una teoria globale della mente estesa che consideri le emozioni come entità artificiali che hanno uno specifico fine “biologico” e che tuttavia sono “esterne” rispetto al corpo. Nell’ultima breve sezione, questo modello sarà applicato al caso del peculiare affetto “artistico” umano.Parole chiave: Mente estesa; Linguaggio; Vygotsky; Chomsky; Emozioni umane; Reazioni estetich

    Object individuation by iconic content: How is numerosity represented in iconic representation?

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    Abstract: Fodor argues that perceptual representations are a subset of iconic representations, which are distinguished from symbolic/discursive representations. Iconic representations are nonconceptual (NCC) and they do not support the abilities afforded by concepts. Iconic representations, for example, cannot support object individuation. If someone thinks that perception or some of its parts has imagistic NCC, they face the following dilemma. Either they will have to accept that this NCC does not allow for object individuation, but it represents instead conglomerations of properties and at some stage of visual processing it must interface with cognition and its conceptual capacities for the visual objects to be individuated. Or, they will have to hold that the imagistic, NCC of (or, a stage of) perception, allows for object individuation. I opt for the second thesis because I think there is strong empirical evidence that objects are individuated during early vision. I also think that early vision individuates objects by means of, what I had previously called nonconceptual perceptual demonstrative reference. I argue, first, why Fodor’s view that iconic NCC does not enable object individuation is false. I also argue, contra Fodor, that early vision allows the perception of the cardinality of sets of objects.Keywords: Early Vision; Analog Representations; Object Individuation; Arithmetic Cognition; Cardinality of Sets L'individuazione di oggetti mediante il contenuto iconico: come è rappresentata la numerosità nella rappresentazione iconica? Riassunto: Per Fodor le rappresentazioni percettive sono un sottoinsieme delle rappresentazioni iconiche, distinte dalle rappresentazioni simbolico/discorsive. Le rappresentazioni iconiche sono nonconcettuali e non supportano le abilità richieste dai concetti. Le rappresentazioni iconiche, per esempio, non supportano l'individuazione di oggetti. Se si pensa che la percezione o qualche sua parte abbia un contenuto nonconcettuale (NCC) come immagine, si ci si imbatte nel seguente dilemma. O si accetta che il NCC non permetta di individuare oggetti, ma che rappresenti conglomerati di proprietà e che (durante il processamento visivo) si interfacci con la cognizione e le sue capacità concettuali, per individuare gli oggetti visivi. O si dice che l'immagine, il NCC (o una su stadio), della percezione consenta di individuare oggetti. Propendo per la seconda tesi, poiché penso che ci sia solida evidenza empirica per cui gli oggetti vengono individuati durante le prime fasi della visione, in cui l’individuazione avviene mediante quanto definito come riferimento dimostrativo del contenuto nonconcettuale percettivo. Chiarirò le ragioni per cui la concezione di Fodor, per cui il contenuto nonconcettuale iconico non supporta l’individuazione di oggetti, è falsa. Inoltre, contra Fodor, sosterrò che le prime fasi della visione permettono la percezione della cardinalità di insiemi di oggetti.Parole chiave: Prime fasi della visione; Rappresentazioni analogiche; Individuazione di oggetti; Cognizione aritmetica; Cardinalità degli insiem

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