Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
Not a member yet
467 research outputs found
Sort by
Stories may come first, but they don't come alone
Abstract: I critically engage with Francesco Ferretti’s hypothesis that narratives are the primary evolutionary driver of human language. Ferretti argues that language evolved from gestural storytelling used for persuasion, positioning narrative as prior to and independent of propositional structures. While I acknowledge the merits of this approach and its contrast with the Chomskyan model, I question the theoretical clarity of the concept of “narrative” and its supposed universal persuasive function. I also doubt that pantomimed stories could have played such a central evolutionary role. Instead, I propose a “mosaic” view of language evolution, in which multiple interacting factors – cognitive, social, and biological – contributed gradually and non-linearly to the emergence of language. I conclude that Ferretti’s narrative-centred model, though suggestive, is overly reductive and underestimates the complex, multifactorial nature of language development.Keywords: Narrative; Language Evolution; Persuasion; Mosaic Model; Cognitive Development Le narrazioni possono venire per prime, ma non da soleRiassunto: In questo breve commento analizzo criticamente l’ipotesi di Francesco Ferretti secondo cui la narrazione sarebbe stata il principale motore evolutivo del linguaggio umano. Ferretti sostiene che il linguaggio ha origine da storie gestuali a scopo persuasivo, attribuendo alla narrazione un ruolo originario e autonomo rispetto alle strutture proposizionali. Pur apprezzando il distacco dal modello chomskiano, sollevo dubbi sulla chiarezza teorica della nozione di “narrazione” e sulla sua presunta funzione persuasiva universale. Contesto inoltre l’efficacia evolutiva attribuita alla pantomima. In alternativa, propongo una visione “mosaicista” dell’evoluzione del linguaggio, secondo cui il linguaggio è un fenomeno complesso emerso dall’interazione graduale di molteplici fattori cognitivi, sociali e biologici. Concludo sostenendo che il modello narrativo di Ferretti, per quanto stimolante, risulti riduttivo e non sufficientemente fondato per rendere conto della complessità del linguaggio umano.Parole chiave: Narrazione; Evoluzione del linguaggio; Pantomima; Modello mosaicista; Comunicazione persuasiv
La società dell’ansia. Un’indagine fenomenologica tra legami, senso e tecnica
Riassunto: Il presente contributo offre una rilettura critica del saggio La società dell’ansia di Vincenzo Costa, alla luce della tradizione fenomenologica classica e contemporanea. L’analisi si sofferma sul nesso tra l’erosione dei legami affettivi, la perdita di orientamento simbolico e la crescente tecnicizzazione della vita quotidiana, con particolare attenzione alle dinamiche intersoggettive mediate dalle tecnologie digitali. Dopo aver ricostruito l’impianto teorico offerto dall’autore, il saggio discute una serie di obiezioni fenomenologiche e psicologiche alla sua interpretazione riguardo all’ansia intesa come cifra strutturale del presente. In conclusione, si propone una fenomenologia dell’ansia intesa anche come fenomenologia della resistenza, ossia capace di interrogare le nuove forme dell’abitare umano in un mondo sempre più precario, disincarnato e algoritmico.Parole chiave: Ansia; Fenomenologia; Legami; Tecnica; Intelligenza artificiale; Intercorporeità; Post-pandemia The society of anxiety. A phenomenological inquiry on human relations, sense, and technologyAbstract: The present paper presents a critical reinterpretation of Vincenzo Costa’s La società dell’ansia in the light of both classical and contemporary phenomenology. The analysis focuses on the interplay between the erosion of affective bonds, the loss of symbolic orientation, and the increasing technicization of everyday life, with particular attention to the intersubjective dynamics shaped by digital technologies. After reconstructing Costa’s theoretical framework, the essay addresses several phenomenological and psychological objections to his reading of anxiety as a structural feature of the present age. In conclusion, it proposes a phenomenology of anxiety as a form of resistance, aiming to understand the changing modalities of human dwelling in an increasingly artificial, disembodied, and algorithmically governed world.Keywords: Anxiety; Phenomenology; Bonds; Technology; Artificial Intelligence; Intercorporeity; Post-pandemic
Ways of mind-extending. A map to navigate the extended mind
Abstract: In the contemporary debate in philosophy of mind a major problem has recently emerged about the nature of cognition: do we think just by means of our brain or, rather, our cognition extends outside of the skull? If so, what would “cognition” be? This article aims to focus on this question and to offer a map of the main positions about the Extended Mind Thesis. It firstly offers an introduction to the central problem and a crit-ical analysis of the “first-wave” arguments, based on the functional parity principle. Then, the article focuses on the “second-wave” arguments, based on complementarity and integration of cognitive resources. Finally, the article focuses on the “third-wave” arguments, that is, the most recent developments of this debate towards a social dimension of mind and cognition.Keywords: Extended Mind; Cognitive Integration; Situated Cognition; Collective Mind; Scaffolded Mind Modi di estendere la mente. Una mappa per orientarsi nella mente estesa.Riassunto: Nel dibattito contemporaneo in filosofia della mente è recentemente emersa una questione di un certo rilievo a proposito della natura della cognizione: pensiamo solo con il cervello o, piuttosto, la nostra cognizione si estende al di fuori dei limiti cranici? Se così fosse, cosa sarebbe la “cognizione”? Lo scopo di questo articolo è mettere a fuoco questa domanda e offrire una mappa delle principali posizioni sulla Tesi della Mente Estesa. Si offre in primo luogo un’introduzione al problema centrale e un’analisi critica degli argomenti della cosiddetta “prima ondata”, basati sul principio di parità funzionale. Poi, l’articolo si focalizza sugli argomenti della “seconda ondata”, basati sulla complementarità e sull’integrazione delle risorse cognitive. Infine, l’articolo si focalizza sugli argomenti della “terza ondata”, cioè, gli sviluppi più recenti di questo dibattito verso una dimensione sociale della mente e della cognizione.Parole chiave: Mente estesa; Integrazione cognitiva; Cognizione situata; Mente collettiva; Scaffolded min
The triggering factor of the origin of language. Stories come first, replies to Arbib, Benítez-Burraco, Delfitto, Romano, and Sibierska & Wacewicz
Abstract: This article responds to the comments and criticisms raised in relation to my previous work “Stories come first. The origins of human communication from a naturalized perspective of language”. The feedback can be broadly divided into “internal” criticisms, offered by scholars who share many of the underlying assumptions of my model, and “external” criticisms, advanced by those who reject its premises. Internal critiques largely emphasize that while narrative plays a crucial role in language, it should not overshadow other constitutive aspects of linguistic competence. I acknowledge the view of language as a mosaic of properties but argue that such a perspective risks conflating the study of language evolution with that of its origins. My focus remains on identifying the triggering factor of language, which I contend is the narrative function, rooted in persuasion rather than information. External critiques instead reject narrative as the origin of language, privileging sentence-level syntax as the defining feature of linguistic capacity. Against this view, I maintain that discourse structures logically and temporally precede sentence syntax, with grammar emerging secondarily to strengthen narrative efficacy. By distinguishing between internal and external criticisms, this article clarifies the theoretical implications of my model and situates narration as the most plausible starting point for understanding the origins of human communication.Keywords: Narrative; Persuasion; Origins of Language; Pantomime; Narrative Brain Il fattore di innesco dell’origine del linguaggio. Le storie vengono prima, risposta a Arbib, Benítez-Burraco, Delfitto, Romano e Sibierska Wacewicz Riassunto: Questo articolo risponde ai commenti e alle critiche rivolte al mio precedente lavoro “Stories come first. The origins of human communication from a naturalized perspective of language”. I contributi possono essere distinti in critiche “interne”, formulate da studiosi che condividono molte delle ipotesi di fondo del mio modello, e critiche “esterne”, avanzate da coloro che ne rifiutano i presupposti. Le critiche interne sottolineano in particolare che, sebbene la narrazione svolga un ruolo cruciale nel linguaggio, essa non dovrebbe oscurare altri aspetti costitutivi della competenza linguistica. Riconosco la validità della concezione del linguaggio come mosaico di proprietà, ma sostengo che tale prospettiva rischi di confondere lo studio dell’evoluzione del linguaggio con quello delle sue origini. Il mio obiettivo resta l’individuazione del fattore scatenante del linguaggio, che identifico nella funzione narrativa, radicata nella persuasione più che nell’informazione. Le critiche esterne, invece, rifiutano la narrazione come origine del linguaggio e privilegiano la sintassi della frase come carattere distintivo della capacità linguistica. A questa posizione oppongo l’idea che le strutture discorsive precedano logicamente e temporalmente la sintassi della frase, con la grammatica che emerge solo in seguito per rafforzare l’efficacia persuasiva della narrazione. Distinguendo tra critiche interne ed esterne, questo articolo chiarisce le implicazioni teoriche del mio modello e colloca la narrazione come punto di partenza più plausibile per comprendere le origini della comunicazione umana.Parole chiave: Narrazione; Persuasione; Origini del linguaggio; Pantomima; Cervello narrativ
Book-review of D. Leder, The healing body. Creative responses to illness, aging, and affliction
Epistemic wars in the humanities challenge theorists’ use of the humanities to combat psychology’s alleged scientism
Abstract: As many theoretical psychologists turn to the humanities to construct a psychological science that does not shortchange human subjectivity, many humanities scholars have turned to the sciences to bolster their declining standing in the academy. In juxtaposing these trends, I consider how epistemic and methodological wars in the humanities echo those that have plagued psychology and so call into question their use to remedy an allegedly scientistic “mainstream” psychology. By failing to grapple with this most relevant controversy, theoretical psychologists may be jeopardizing their efforts to put a more human face on scientific psychology.Keywords: Epistemic Wars; Scientism; Humanities; Psychology; Psychological Humanities I conflitti epistemici nelle scienze umanistiche e il loro impiego teorico contro il presunto scientismo della psicologiaRiassunto: Molti teorici della psicologia si rivolgono alle discipline umanistiche per costruire una scienza psicologica che non sottovaluti la soggettività umana, mentre molti studiosi attivi nel campo delle discipline umanistiche si rivolgono alle scienze per puntellare la loro autorità all’interno dell’accademia. Nel porre a confronto queste due linee di tendenza mostrerò come i conflitti epistemici e metodologici all’interno delle discipline umanistiche riecheggino quelli che hanno gravato sulla psicologia. A partire da qui metterò in discussione il loro uso per fare da correttivo a una presunta psicologia dominante che sarebbe troppo “scientistica”. Sottraendosi alla trattazione di questo problema, che è di estrema importanza, i teorici della psicologia rischiano di compromettere i loro sforzi volti a dare un volto più umano alla psicologia scientifica.Parole chiave: Conflitti epistemici; Scientismo; Scienze umane; Psicologia; Psychological Humanitie
Reflecting on psychology through a double lens: The Psychological Humanities as an integrated approach
Abstract: In this paper, we argue that the recent debates and proclaimed crises in psychology are partly due to a reflection deficit and the reductionist understanding of psychology as exclusively a science. For this reason, we introduce Psychological Humanities as a novel interdisciplinary approach that defines psychology as its object of investigation and opens a field of reflection. Although the study of psychological topics with an orientation toward the humanities is not new, either within or outside of psychology, we argue for the introduction of the collective term Psychological Humanities for four reasons: (1) the definition of Psychological Humanities does more justice to central psychological subject areas such as subjectivity, (2) it serves as a common term of interconnectedness and visibility, (3) it resonates with new reflective fields in related disciplines, such as the medical humanities, and (4) it is more consistent with intersubjective practice in applied psychology. In what follows, we present our approach to Psychological Humanities, developed at the University of Lübeck. Our model differentiates between two fundamental views: a view from the outside on the discipline of psychology and its contexts (e.g., through history, cultural studies, and ethics) and a view from the inside on psychology (e.g., through theoretical psychology, critical psychologies, or epistemology of psychology).Keywords: Interdisciplinary Research; Subjectivity; Epistemology of Psychology; Applied Psychology; Psychological Humanities Guardare la psicologia attraverso una doppia lente: le Psychological Humanities come approccio integratoRiassunto: In questo articolo sosterremo che le discussioni recenti e le crisi proclamate in psicologia sono dovuti in parte a un deficit di riflessione e a una comprensione riduttiva della psicologia come disciplina esclusivamente scientifica. Per questo motivo presentiamo le Psychological Humanities come nuovo approccio interdisciplinare che ha la psicologia come proprio oggetto di indagine e apre un campo d’indagine. Sebbene lo studio di argomenti psicologici con un orientamento verso le discipline umanistiche non sia nuovo, né all’interno né all’esterno della psicologia, sosterremo l’introduzione del termine collettivo Psychological Humanities per quattro motivi: (1) la definizione di Psychological Humanities rende maggiormente giustizia ad aree tematiche psicologiche centrali come la soggettività, (2) funge da termine comune di interconnessione e visibilità, (3) richiama altri ambiti di riflessione in discipline affini quali le medical humanities ed (4) è più coerente con la pratica intersoggettiva in psicologia applicata. Nel lavoro che segue presenteremo l'approccio alle Psychological Humanieties che abbiamo sviluppato presso l’Università di Lubecca. Il nostro modello differenzia tra due prospettive fondamentali: uno sguardo esterno alla psicologia come disciplina e ai suoi contesti (per esempio attraverso la storia, gli studi culturali e l’etica) e uno sguardo interno alla psicologia (per esempio attraverso la psicologia teoretica, le psicologie critiche o l’epistemologia della psicologia).Parole chiave: Ricerca interdisciplinare; Soggettività; Epistemologia della psicologia; Psicologia applicata; Psychological Humanitie