Università degli studi di Macerata: Riviste digitali
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    Constitutional basis for international cooperation of the Union of Soviet Socialist Republics

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    L’articolo si occupa delle norme delle costituzioni sovietiche e delle costituzioni delle Repubbliche dell’Unione che definiscono principi e linee guida per la cooperazione internazionale con i paesi esteri. L’autrice analizza i testi della costituzione dell’URSS del 1924, della costituzione dell’URSS del 1936, della costituzione dell’URSS del 1977. I principi basilari di politica estera e cooperazione internazionale si riflettono anche nelle costituzioni delle Repubbliche dell’Unione. Pertanto nell’articolo sono state studiate le disposizioni della Costituzione della Repubblica Russa Socialista Sovietica del 1918, 1924, 1937 e 1978, così come le costituzioni di singole repubbliche sovietiche (Ucraina, Bielorussia, Kazakistan e altre). Citazioni di costituzionalisti riferentisi alle questioni esaminate sono riportate nell’articolo.The article refers to the regulations of the soviet constitutions and the constitutions of the Union Republics that define principles and guidelines for international cooperation with foreign countries. The author analyses the texts of the USSR Constitution of 1924, the USSR Constitution of 1936, the USSR Constitution of 1977. The fundamentals of foreign policy and international cooperation also reflected the constitutions of the Union Republics. Therefore, in the article the provisions of the Constitution of the Russian Soviet Socialist Republic of 1918, 1924, 1937 and 1978 were studied, as well as the constitutions of the individual soviet republics (of Ukraine, Belarus, Kazakhstan and others). Quotes of constitutionalists referring to the examined issues are given in the article. L’articolo si occupa delle norme delle costituzioni sovietiche e delle costituzioni delle Repubbliche dell’Unione che definiscono principi e linee guida per la cooperazione internazionale con i paesi esteri. L’autrice analizza i testi della costituzione dell’URSS del 1924, della costituzione dell’URSS del 1936, della costituzione dell’URSS del 1977. I principi basilari di politica estera e cooperazione internazionale si riflettono anche nelle costituzioni delle Repubbliche dell’Unione. Pertanto nell’articolo sono state studiate le disposizioni della Costituzione della Repubblica Russa Socialista Sovietica del 1918, 1924, 1937 e 1978, così come le costituzioni di singole repubbliche sovietiche (Ucraina, Bielorussia, Kazakistan e altre). Citazioni di costituzionalisti riferentisi alle questioni esaminate sono riportate nell’articolo.

    The impact of information technologies on development of archaic state structures

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    L’articolo tratta del ruolo delle tecnologie dell’informazione (IT) nei processi di democratizzazione all’interno degli stati estrattivi pre-Vestfalia. Sono analizzati gli eventi della “primavera araba”, in particolare il caso della Libia. Gli autori danno fondamento alla possibilità che l’IT abbia innescato dal basso processi politici di liberalizzazione che, a causa delle condizioni di debolezza istituzionale degli Stati pre-Vestfalia, molto probabilmente avranno come esito la loro arcaicizzazione, cioè la degenerazione dello Stato in una struttura ombra informale con nessun monopolio sulla violenza legittima. Il caso della Libia mostra che tale trasformazione è particolarmente evidente tra i regimi di sultanato in quanto le loro istituzioni statali sono estrattive e informali. L’articolo rivela che la diffusione di IT in stati estrattivi istituzionalmente deboli molto probabilmente produrrà la loro arcaicizzazione.The article is about the role of information technologies (IT) in democratization processes within extractive pre-Westphalian states. The “Arab spring” events, particularly the case of Libya, are analysed. The authors give grounds for the possibility of IT to trigger bottom-up political liberalization processes, which, under conditions of the pre-Westphalian states’ institutional weakness, will most likely result in their archaization i.e. degeneration of state into a completely informal and shadow structure with no monopoly on legitimate violence. The Case of Libya shows that such transformation is particularly evident among the sultanate regimes, since their state institutions are extractive and informal. The article reveals that the spread of IT into institutionally weak extractive states will most probably end up in their archaization

    Oscar Vergara legge / reads G. Vicente y Guerrero, Constitución y Revolución en los inicios del Estado nacional noruego

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    Is defense of stock the same as defense of race? An itinerary from the Penal Code to racial laws

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    La questione razziale svolge un ruolo marginale nella politica dello Stato fascista, almeno fino alla metà degli anni ’30. Prima che il termine “razza” faccia il suo ingresso nel linguaggio corrente della legislazione, in stentoree proclamazioni di propaganda, un’altra parola di significato simile è spesso usata: la parola “discendenza”. Essa indica l’omogeneità storica e culturale di una comunità nazionale, nonostante le variabili etno-somatiche che la compongono, e ciò particolarmente in Italia non può essere considerato irrilevante, date le marcate differenze fisiognomiche tra un abitante del Nord e uno del Sud. Quando il diritto italiano, il codice penale che nel 1930 dedicò al tema gli articoli 545-555, fa riferimento alla protezione della “stirpe”, non intende alludere alla protezione di una purezza che potrebbe essere contaminata dal contatto con membri di altre famiglie razziali, ma piuttosto alla salute riproduttiva dell’intero popolo italiano a prescindere dalla genealogia specifica dei suoi componenti. Comunque questa differenza sarà messa alla prova con la stesura delle leggi razziali. La necessità di assegnare questa scelta a un percorso ideologico autonomo in Italia è sup- portata dal riferimento a una nozione di “stirpe” che dovrebbe, secondo le intenzioni di coloro che elaborarono tale operazione, coprire la stessa area semantica del termine “razza” usato più recente- mente. La natura opportunistica di questa sovrapposizione risalta ancora di più se si considera che, proprio in Italia, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento una nutrita e agguerrita schiera di studiosi di antropologia criminale e diritto penale capeggiati da Cesare Lombroso e Enrico Ferri avevano animato un filone speculativo originale sulla cause del crimine e la sua prevenzione: la c.d. Scuola positiva. All’interno di questa si attribuiva particolare rilievo alle tare individuali nello studio dei comportamenti antisociali e il crimine veniva letto deterministicamente come l’effetto di una insana costituzione organica. Questo indirizzo, dopo confronti dottrinali aspri, lascerà tracce an- che nel Codice penale. Ma non genererà nella cultura penalistica dominante alcuna condiscendenza verso una revisione dogmatica orientata in senso razziale e, anzi, alcuni studiosi – sebbene non tutti – vicini alla radicalizzazione totalitaria del diritto penale italiano sul finire degli anni trenta furono al contempo polemici oppositori del positivismo criminologico.The racial question occupies a marginal role in the politics of the fascist State, at least until the mid-thirties. Before the term “race” enters the current language in the legislation, in stentorian proclamations of propaganda, another word of similar meaning, is often used: the word “descent”. It designates the historical and cultural homogeneity of a national community, in spite of ethnosomatic variables that compose it, and that in Italy in particular, could not be considered irrelevant, given the marked physiognomic differences between an inhabitant of the North and one of the South. When the Italian law, the Criminal Code that in 1930 dedicated articles 545-555 to the issue, refers to the protection of the “stock”, it is not intended to allude to the custody of a purity that could be contaminated by contact with members of other racial families, but to the reproductive health of the entire Italian people regardless of the specific genealogy of its components. However, this difference will be challenged with the making of racial laws. The need to assign this choice to an autonomous Italian ideological path is supported by referring to a notion of “stock” that should, within the intentions of those who elaborated such an operation, cover the same semantic area of the term “race” used more recently. The opportunistic nature of this overlapping stands out even more when one considers that just in Italy, in the late nineteenth and early twentieth century a large and fierce group of scholars of criminal anthropology and criminal law led by Cesare Lombroso and Enrico Ferri had animated a speculative original vein on the causes of crime and its prevention: the so-called Positive school. Within this school, particular importance was attributed to the study of individual hereditary vices in considering anti-social behavior and crime was read deterministically as the effect of an unhealthy organic constitution. This theoretic trend, after bitter doctrinal debates, will leave traces also in the Criminal Code. However it will not generate, in the dominant criminological culture, any condescension toward a racially orientated dogmatic revision, moreover some scholars – though not them all – close to the totalitarian radicalisation of the Italian criminal law at the end of the thirties were, at the same time, polemic opponents of the criminological positivism. 

    Fiducia, interesse e consenso: riflessioni sulla rappresentanza in Edmund Burke

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    The article analyses the contexts of Burke’s reflections on the concept of representation. Moreover it analyses his idea of representation in his main works by studying some related concepts like trust, interest and consensus. Following this contribution, the idea of the political representation in Edmund Burke can disclose the complexity and also the internal coherence of his thought and his diversity from the contemporary interpretations of the political activity. The consideration of Burke idea of representation shows the originality of Burke, who writes at the beginning of the modern political era. Burke looks back at the past and tries to solve the problems of the future, i.e. then issue of the revolution and of the mass mobilisation. For that reason he cannot be defined only as a political author belongin to “modernity”: he can deal with the fundamental questions of political life, starting from the consideration of pre-modern political thinking and still – or even therefore – give us a original interpretation of politics even today.L’articolo analizza il contesto in cui Edmund Burke elabora la sua idea di rappresentanza, analizzando quest’ultima in concessione con le idee di fiducia, interesse e consenso nei suoi discorsi e nelle sue opere. Secondo la tesi dell’articolo l’idea di rappresentanza politica in Burke è in grado di rivelare tutta la complessità e la coerenza interna del pensiero burkeano e la sua diversità dalla concezione politica contemporanea. Attraverso l’analisi della rappresentanza si rivela l'originalità della figura di Burke, che si situa in un momento storico a cavallo della modernità: Burke guarda al passato, alla tradizione e alla ancient constitution e, insieme, cerca di risolvere i problemi del futuro, e cioè i diritti delle popolazioni extra-europee e la questione della rappresentanza. Burke non è, però, solo una autore a cavallo della grande rottura di senso che costituisce la modernità: è un autore che riesce a conciliare i grandi ed eterni temi del pensiero politico in un sistema di pensiero articolato, equilibrato e soprattutto aperto, non stereotipizzato. Per questo, forse, il pensiero di Burke si situa più in là della modernità

    Le pouvoir exécutif en France (Révolution/Vème République). Une révolution achevée ?

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    L’ article 16 et les antagonismes constitutionnels issus de la Révolution

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    L’article 16 de la constitution de 1958 tourne le dos à la tradition révolutionnaire et républicaine de défiance envers le pouvoir exécutif, lequel est suspecté de vouloir utiliser des pouvoirs de crise pour transformer durablement les institutions dans un sens autoritaire. Cette suspicion, entretenue par la gauche, s’est atténuée depuis les deux septennats de François Mitterrand qui s’est fort bien accommodé de la présence de cet article. Le contrôle de la durée de l’application des pouvoirs spéciaux au profit du Conseil constitutionnel introduit en 2008 ne devrait guère rassurer ceux qui estiment que les garanties sont insuffisantes.Article 16 of the 1958 French Constitution is in contradiction with the revolutionary and republican tradition of distrust towards the executive power, which is suspected of wanting to use emergency powers for a lasting change of the institutions in an authoritarian way. This suspicion which is main- tained by the Left has weakened since the two consecutive mandates of François Mitterrand who has been able to take advantage of the presence of this article. The control of the emergency power’s period of application in favour of the Constitutional Council, introduced in 2008, should not reassure those who consider that the guarantees are inadequate

    Concedere la cittadinanza come Caracalla? L’esperienza francese e il Code Napoléon

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    This article aims to provide an overview of the debate surrounding the first title of the French Civil Code (chap. I, De la jouissance des droits civils). This title is important for many reasons. The code civil is the most significant and influential example of civil codification during the Nineteenth century. The Code’s discipline as regards ‘citizenship’ as a principle of nationality based on jus sanguinis marks an important turning point in relation to revolutionary legislation based on jus soli. This debate was long and very complex and it saw Napoleon play an active role, favorable to the jus soli principle on account of his geo-strategic goals. The drafting and the debate evoke in different ways Roman law and the Antonine Constitution of 212 a.C. We can discern some analogies but it is more interesting to understand why French jurists and Parliament speakers evoke the Roman law topos to build their discursive strategies. If citizenship is a personal right, peculiar to every nation, how is it possible to extend it? The era of the French Civil Code opens up new horizons and new contradictions.Questo articolo intende offrire una panoramica sul dibattito che ha riguardato il Titolo primo del codice civile francese (Cap. I, Del godimento dei diritti civili). Questo titolo è importante per diverse ragioni. Il code civil è il più significativo e influente esempio di codificazione civile per gran parte dell’Ottocento. La disciplina codicistica che riguarda la cittadinanza come principio di nazionalità basato sullo jus sanguinis segna un importante punto di svolta rispetto alla legislazione rivoluzionaria fondata sullo jus soli. Il dibattito fu lungo e articolato e vide Napoleone giocare un ruolo attivo, favorevole al principio dello jus soli in virtù dei suoi obiettivi geopolitici e strategici. I progetti e il dibattito evocano in vari modi il diritto romano e la Costituzione antoniniana del 212 d.C. Possiamo così cogliere alcune analogie ma ciò che più interessa è capire perché i giuristi francesi e gli oratori parlamentari usano il topos romanistico per costruire le loro strategie discorsive. Se la cittadinanza è un diritto individuale, proprio ad ogni nazione, come è possibile estenderlo? L’età del codice civile francese apre nuovi orizzonti ma anche nuove contraddizioni

    Il processo di Danton

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    The trial of the Dantonist group constitutes a revealing moment not only for the ideological and political conflicts of the French Revolution, but also for the different world views of the two major historical figures of that event: Danton and Robespierre. The essay analyses the various phases which would lead to the epilogue at the Revolutionary Court during the 1794 Spring with particular reference to the campagne pour l’indulgence of Camille Desmoulins. Specific attention is paid to contemporary sources and historiographical debates, also with the aim of reconstructing further traits of the intellectual personality of Danton, as well as of highlighting the role of other ‘minor’, but significant members of the Jacobin milieu during the Terror: Legendre, Dufourny, and Fréron. The essay can be considered an ideal follow up to a previous study published on the JCH entitled The ‘Modernity’ of Danton.Il processo al gruppo dei dantonistes costituisce momento rivelatore non soltanto dei conflitti ideologici e politici della Rivoluzione francese ma anche delle diverse visioni del mondo dei due maggiori protagonisti di quella vicenda: Danton e Robespierre. Il saggio analizza le varie fasi che avrebbero condotto all’epilogo davanti al Tribunale rivoluzionario, nella primavera del 1794, con particolare riferimento alla cosiddetta campagne pour l’indulgence di Camille Desmoulins. Fonti contemporanee e dibattito storiografico sono oggetto di una specifica attenzione, anche al fine di delineare ulteriori tratti della personalità intellettuale di Danton, così come di valorizzare l’apporto storico di alcune ‘minori’ ma significative figure del milieu giacobino nei giorni del Terrore: Legendre, Dufourny, Fréron. Il saggio si pone in ideale seguito al precedente, già apparso sul GSC, con il titolo La ‘modernità’ di Danton

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