Università degli studi di Macerata: Riviste digitali
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    La secessione in cammino. Percorsi di ricerca storico-istituzionale sulle cause della Guerra Civile Americana

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    Lo scopo che ci si propone in questa sede è quindi quello di rendere l’idea della varietà prospettica della produzione scientifica americana, tenendo presente il fatto che nessun approccio storiografico finora si è mai potuto esimere dal confronto con la questione schiavista, anche qualora – nei casi estremi – l’abbia rifiutata o – è il caso della produzione etnoculturale – ne abbia minimizzato il valore euristico, relegandola ad una posizione secondaria

    Colpo di stato a SanMarino. Il processo del 1958 ai ‘golpisti’ ed il parere accusatorio di Antonio Amorth

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    Un episodio poco conosciuto dell’ epoca della guerra fredda, e della stagione storica del primo disgelo nei rapporti tra le Potenze internazionali dell’ “Ovest atlantico” e dell’“Est sovietico”, è la crisi politica di San Marino del 1957. Crisi politica che poco mancò non sfociasse in un conflitto aperto con l’Italia. I giornali italiani (e numerosi giornali europei) diedero all’epoca grande evidenza alla vicenda. Crediamo possa far piacere a molti di coloro che intorno alla metà degli anni cinquanta erano ragazzi, o giovani studenti universitari – e che oggi hanno ormai i capelli bianchi – ricordarne i tratti ed i momenti più drammatici. Le cose andarono più o meno come cercheremo di raccontare. Dalle elezioni politiche del 1955 nella Repubblica di San Marino era emerso una Camera rappresentativa – il Consiglio Grande e Generale – composto da 23 consiglieri del PDCS (Partito democratico cristiano sanmarinese); 19 del PCS (Partito comunista sanmarinese); 2 del PSDS (Partito socialdemocratico sanmarinese). La composizione politica del consiglio Grande e Generale consentiva ai gruppi politici comunista e socialista di godervi di una maggioranza sufficiente per conservare il governo (che già teneva in pugno da dieci anni), insediando nel ruolo di Capitani Reggenti due propri esponenti. Si formò quindi nel 1955 un governo basato su una maggioranza consiliare socialcomunista – pari a 35 voti, rispetto ai 26 dell’opposizione – del tutto similmente a quello che era avvenuto nella precedente legislatura, in cui il governo era stato sostenuto dalla coalizione .fra Partito comunista sanmarinese e Partito socialista sanmarinese. Nel 1956 si ebbero i fatti di Ungheria, cioè a Budapest scoppiò una rivolta popolare contro il regime comunista ungherese asservito all’U R S S. Dopo poche settima- ne seguì la reazione del blocco sovietico

    I regolamenti parlamentari nella I legislatura repubblicana (1948-1953)

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    La I legislatura repubblicana è stata spesso interpretata come un periodo di “parla- mentarismo all’inglese”: nell’arco tempo- rale che va tra il 18 aprile 1948 e il 7 giugno 1953 “il sistema costituzionale di fatto in Italia si sarebbe singolarmente avvicinato (non per imitazione, ma per spontanea evoluzione di cose) al sistema di gabinetto inglese. Il governo dipendeva, sì, dalla fiducia del parlamento; il parlamento era, sì, più o meno controllato dalle direzioni dei partiti; ma l’autorità di De Gasperi sul partito che deteneva la maggioranza assoluta alla camera e la maggioranza quasi asso- luta al senato, condizionava e in parte invertiva il rapporto” (G. Maranini, 1967, p. 490 ss.). L’osservazione è spesso utilizzata anche allo scopo di contrapporre tale legislatura al periodo immediatamente successivo, nel quale invece “il funzionamento delle istituzioni politiche si sarebbe avvicinato sempre di più ai moduli della Quar- ta Repubblica francese” (L. Elia, 1970, p. 634 ss.)

    Albert Venn Dicey: un constitutional lawyer al tramonto dell’età vittoriana

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    La Introduction to the Study of the Law of the Constitution (d’ora in poi, in breve, la Intro- duction), la cui traduzione è stata per la prima volta proposta al pubblico italiano nel 2003 a cura di chi scrive, è l’opera di Albert Venn Dicey (1835-1922) che, fin dalla sua prima apparizione – e in ciò eguagliata dal manuale giuridico Conflict of Laws che ha reso autorevole la riflessione giuridica d’impronta diceyana presso l’esigente pubblico dei common lawyers – ha conosciuto un gran numero di edizioni e ristampe. Apparsa in prima edizione nel 1885, è certamente lo scritto dell’eminente giuri- sta vittoriano che si è immerso più in profondità nella cultura giuspubblicistica del suo tempo e del secolo a venire, ed è tra le opere fondamentali del costituzionalismo britannico contemporaneo. L’influenza della dogmatica diceyana sul pensiero costituzionalistico del Regno Unito dell’ultimo secolo è indubbia, anche se molti autori delle generazioni successive ne hanno riconsiderato criticamente il contributo di pensiero indicandone nuove prospettive di superamento soprattutto per quanto concerne la questione della sovranità parlamentare che, come si vedrà, è uno dei pilastri fondamentali su cui si sostengono le concezioni costituzionali di A.V. Dicey (Allan 1997, p. 443 ss.; Goldsworthy 2001-A, p. 9 ss. e 167 ss.). Ma gli autori che, in alcuni casi, l’hanno contestato in modo esplicito e perfino virulento sono più che altro studiosi del government e politologi e non constitutional lawyers appartenenti al novero dei giuristi

    Alcune riflessioni metodologiche sulla storia costituzionale

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    l punto di partenza del presente studio è di considerare la storia costituzionale una disciplina storica molto specializzata, concepita sub specie iuris, che si occupa della genesi e dello sviluppo della costituzione dello Stato liberale e liberal-democratico, indipendentemente dalla forma adottata da quella determinata costituzione e della sua posizione nell’ordinamento giuridico, anche se questa forma e questa posizione – come si vedrà in seguito – costituiscono entrambe elementi di massimo rilievo per la storia costituzionale

    I rapporti fra Corte e Parlamento in mancanza di una politica costituzionale

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    Nel corso del primo cinquantennio di attività della Corte costituzionale, le questioni dell’identità dell’organo e del suo ruolo nell’ordinamento repubblicano si sono sempre intrecciate con quella della natura del controllo sulle leggi

    Pietrarubbia (PU)

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    Introduzione. Il dopoguerra dei bambini: emergenza, assistenza, quotidianità

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    Edith Bruck e la vita dopo Auschwitz. Una prospettiva tra storia, memoria, letteratura (1999-2014)

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    This essay examines the narrative production of Edith Bruck, situating it at the intersection of history, memory, and literature. It focuses in particular on the years 1999-2014, considered as an autonomous phase marked by a renewed attention to the long postwar period and to processes of resettlement and redefinition of identity. By interweaving memoir writing and oral sources, it interrogates the contradictions of survival and explores the reworking of trauma across public role, writing, and the inner world. Adopting a gendered perspective, it also frames the author’s experience within the broader context of displaced persons and postwar migratory trajectories.This essay examines the narrative production of Edith Bruck, situating it at the intersection of history, memory, and literature. It focuses in particular on the years 1999-2014, considered as an autonomous phase marked by a renewed attention to the long postwar period and to processes of resettlement and redefinition of identity. By interweaving memoir writing and oral sources, it interrogates the contradictions of survival and explores the reworking of trauma across public role, writing, and the inner world. Adopting a gendered perspective, it also frames the author’s experience within the broader context of displaced persons and postwar migratory trajectories

    Kopernik and ReConFort: A Copernican Turn in Comparative Constitutional History?

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