Università degli studi di Macerata: Riviste digitali
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Le droit des esclaves. I codici neri del 1685 e del 1724 nei territori della nuova Francia
Quando nel 1985 fu ricordato in Francia il trecentesimo anno dell’editto di Fontaine- bleau, le sue conseguenze disastrose relativamente alla politica di tolleranza religiosa e l’emigrazione coatta di buona parte dei protestanti verso la Germania e soprattutto l’Olanda, pochi ricordarono che quello era l’anno in cui assieme al famoso editto di Luigi XIV fu promulgato anche il Codice Nero, un testo legislativo che definiva il governo, l’amministrazione della giustizia, la disciplina e il commercio degli schiavi neri delle colonie francesi d’oltremare. Tale «dimenticanza» fu interpretata da diversi intellettuali d’oltralpe come un tentativo di «rimozione nazionale», come se la Francia avesse voluto dimenticare una delle sue pagine più buie relegando nel dimenticatoio della storia, e soprattutto della coscienza, responsabilità oggettive che investivano direttamente quello che era stato il suo ruolo nel mondo come potenza colonizzatrice e schiavista. La Francia non fu però l’unica nazione europea a praticare la tratta: la rotta degli schiavi verso le Americhe fu aperta dai Portoghesi già nel XV secolo e per circa un secolo e mezzo furono proprio i Lusitani, assieme agli Spagnoli, a praticare questo tipo di commercio. Gli inglesi e i Francesi entrarono in scena a partire dalla metà del XVII secolo quando nel 1642 Luigi XIII autorizzò ufficialmente tale pratica. Da questo momento in poi la tratta prese velocemente a svilupparsi raggiungendo il suo apogeo nel XVIII secolo: dai porti di Nantes, Le Havre, La Rochelle e Bordeaux partivano le navi che diedero vita al cosiddetto commercio triangolare. È stato cal- colato che dei circa 11 milioni di schiavi deportati, 9,5 milioni arrivarono in America, in quei territori in cui la manodopera per la coltivazione della canna da zucchero prima e del cotone poi rappresentava il vero, fondamentale motore per l’economia schiavista. I dati sono abbastanza affidabili in quanto oggetto di numerosi studi quantitativi. 
Il sistema politico e costituzionale nell’Inghilterra dell’età vittoriana attraverso il pensiero di Albert V. Dicey
L’analisi degli equilibri politici e costituzionali caratterizzanti l’Inghilterra dell’età vittoriana sarà condotta attraverso le riflessioni svolte dal celebre costituzionalista inglese, Albert Venn Dicey, con particolare riferimento alla sua significativa opera, la Introduction to the Study of the Law of the Constitution, le cui otto edizioni alle quali partecipò l’autore furono pubblicate tra il 1885 e il 1915, e che qui si considera nella sua edizione italiana a cura di A. Torre, apparsa nel 2003 con il titolo Introduzione allo studio del diritto costituzionale. Le basi del costituzionalismo inglese, Bologna, Il Mulino. Significative risultano le due citazioni con le quali si apre il lavoro dello studioso oxfordiano: la prima di Burke, che nel 1791 scriveva di una «ammirevole costituzione» che ogni inglese avrebbe dovuto, se non comprendere, venerare; la seconda di Hallam, che diciassette anni dopo vedeva nella costituzione «l’oggetto di un interesse superiore». Se ai due autori che scrivevano durante il regno di Giorgio III la costituzione appariva rivestita di una certa sacralità, per Dicey lo scopo di uno studioso della costituzione non può che essere quello di comprenderla, al di là di ogni aprioristica venerazione
Rule of law e cultura delle libertà
La prima sistematizzazione teorica del principio della rule of law si deve ad A.V. Dicey, che ne descrive i caratteri salienti e gli aspetti problematici nella seconda parte della Introduction to the study of the Law of the Constitution. Nell’opera, analizzando con metodo comparativo la libertà personale, la libertà di discussione e la libertà di riunione, l’autore esalta i vantaggi che la rule of law offre per la garanzia delle libertà rispetto ai sistemi di protezione dei diritti negli ordinamenti continentali. L’analisi consente di enunciare, quali principi fondamentali del liberalismo, il principio di legalità e il principio di unicità del soggetto di diritto
I referenti culturali
L’opera di Dicey, Introduzione allo studio del diritto costituzionale, è una monografia che tenta di dare agli studiosi dell’ordinamento britannico una visione articolata delle origini e delle caratteristiche fondanti del sistema costituzionale inglese, benché l’autore stesso affermi che altre opere hanno tentato di farne oggetto di analisi e approfondimento
Tra Repubblica e Santa Fede. Aporie e tensioni del 1799 in terra d’Otranto
La nascita della Repubblica Romana, la deposizione e il trasferimento di Pio VI in Toscana scatenarono opposte reazioni. Le cronache leccesi del cattolico e borbonico Buccarelli svelano squarci d’ansia verso una scossa sociale che ne mina in profondità l’ordine. Ordine che non è tale solo di fatto, ma anche, nella prospettiva teologica e politica dell’epoca, di diritto divino: l’autorità non proviene dal basso ma deriva la sua legittimità dall’alto: da Dio. Il Papa è, per i cattolici, il vicario di Cristo, il suo rappresentate in terra. L’arresto di Pio VI fu evento sconvolgente per una città come Lecce che dal cattolicesimo aveva tratto un elemento fondante la sua identità. Lecce ha un primato religioso in tutto il Regno. Prima- to che le permette di non essere subalterna a Napoli. Il caso del santo gesuita Bernardino Realino spiega la capacità di questa città di crearsi una propria indipendenza religiosa nei confronti della capitale (Sallmann, Santi barocchi, p. 193)
El Trienio Liberal en España: una visión moderna de la Hacienda Pública
El año 1820 el alzamiento militar del General Rafael del Riego instauraba un régimen constitucional en España. El monarca Fernando VII se vio forzado a jurar la Constitución que las Cortes de Cádiz habían aprobado en el año 1812. El recién instaurado régimen liberal era uno de los pioneros en la Europa del momento y continuaba la experiencia constitucional española del periodo comprendido entre 1810-1814, desarrollada durante el cautiverio de Fernando VII en tierras francesas como resultado de la maniobra política de Napoleón para instaurar en el trono español a su her- mano José Bonaparte
L’intellettuale e il regime socialista: Le vite degli altri
Un’opera (letteraria, teatrale o cinematografica) dedicata al tema dell’individuo nello Stato socialista rischia di apparire dozzinale a priori. Ciò è dovuto probabilmente a una diffusa modalità di rappresentazione definibile come “realsocialismo a rovescio”: là gli orrori del capitalismo spietato, qua quelli del socialismo senza cuore; là l’egoismo individuale che si abbatte disumanamente sulle masse sfruttate, qua lo Stato burocratico che annienta l’umanità dell’individuo. Fino alla caduta del muro, fin quando cioè la pubblicazione di opere di autori dissidenti dell’Europa dell’Est (che si trattasse di samizdat – pubblicati da soli – o di tamizad – pubblicati là, cioè oltre la cortina) ha rappresentato di per sé un atto a favore della libertà di espressione, sovente l’occhio della critica si è lasciato abbagliare dal “coraggio intellettuale” del dissidente. Oggi non è più così: per la sensibilità occidentale alcuni scrittori russi appaiono comunque censurabili, basti pensare all’esasperato nazionalismo di Evgenij Evtusˇenko o al leader del movimento nazional-bolscevico Eduard Limonov
Riflessioni su un’esperienza di lavoro alla Corte costituzionale
A mio parere, ogni considerazione sul modo d’essere e di agire della Corte costituzionale esige necessariamente che si abbia una piena consapevolezza di ciò che essa fa effettivamente nella specifica contingenza storica nella quale essa opera
L’invenzione della Marbury v. Madison
La Marbury v. Madison (5 U.S. (1 Cranch) 137 (1803)) è convenzionalmente considerata la sentenza che ha inaugurato negli Stati Uniti il sindacato di costituzionalità. Di norma, lo studio che la riguarda risolve nei corsi di diritto costituzionale il problema della legittimità del judicial review nel sistema americano
Lo sviluppo costituzionale in Egitto
La storia dell’Egitto moderno può farsi iniziare nel 1805 quando Muhammad Ali assunse il potere per volontà popolare. Le diverse classi del popolo egiziano si riunirono e combatterono affinché Muhammad Ali fosse nominato Wali (Governante). Precedentemente l’Egitto era una delle province dell’Impero Ottomano governata da un Wali turco nominato dal Sultano (la Sublime Porta). Dal 1805 ad oggi possiamo distinguere tre diversi periodi nella storia egiziana, in base al cambiamento dei sistemi costituzionali e politici