Università degli studi di Macerata: Riviste digitali
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The end justifies the means. The nature of Belgium’s 1830 political liberalism
È rinomato che, a seguito degli eccessi della Rivoluzione francese, il pensiero politico liberale della Restaurazione si adoperò per mantenere le conquiste della Rivoluzione, al contempo cercando ugualmente mezzi per proteggere i cittadini da tendenze oppressive ed arbitrarie del potere politico. Subito dopo la Rivoluzione belga, i membri dell’assemblea costituente belga del 1830-31 similarmente miravano a formare un sistema statale stabile che avrebbe parimenti assicurato la libertà e la felicità del popolo attraverso la limitazione dell’autorità politica e la protezione dei diritti individuali. Tuttavia, come si doveva raggiungere questo scopo restava uno dei maggiori temi di discussione, in quanto esistevano visioni divergenti sulla nozione di “libertà”. Affidandosi a una varietà di teorie politiche contemporanee e di documenti costituzionali, ciascuno dei vari gruppi ideologici di interesse all’interno dell’assemblea argomentava che le loro rispettive visioni sulla libertà e sull’organizzazione sociale meglio rispondeva alla natura e agli interessi del popolo belga. Si sarebbe dovuta concepire la libertà come libertà da vincoli esterni, o semplicemente implicava la possibilità di partecipare direttamente all’auto-regolamentazione della società? Era la libertà, in altre parole, individuale o politica? La comprensione della libertà in questo contesto è cruciale, in quanto influenzò significativamente le scelte costituzionali decisive dei padri fondatori belgi, dando forma alla struttura dello Stato, ed al tempo stesso dando sostanza ai valori centrali del liberalismo belga. Questo articolo mira a riempire la lacuna storiografica dando conto del concetto di “libertà” nei discorsi del Congresso nazionale. Darà conto della relazione tra la comprensione della libertà e la difesa di istituzioni specifiche; una relazione che era considerevolmente presente nelle opere di Germaine de Staël e Benjamin Constant; due delle più influenti risorse intellettuali dei membri del Congresso.It is well known that, following the excesses of the French Revolution, the liberal political thought of the Restauration period endeavoured to preserve the achievements of the Revolution, whilst equally searching for means to protect citizens from oppressive and arbitrary tendencies of the political power. In the wake of the Belgian Revolution, the members of the 1830-31 Belgian constituent assembly similarly aimed to form a stable state system, which would equally assure the liberty and the happiness of the people through the limitation of political authority and the protection of individual rights. Yet, how this goal had to be achieved remained a major object of discussion, as there existed divergent views on the notion of “liberty”. Relying on a variety of contemporary political theories and constitutional documents, the various ideological interest groups within the assembly each argued that their respective views on liberty and societal organization fitted best with regard to the nature and interests of the Belgian people. Should liberty be conceived of as the freedom from external restraint, or did it imply the possibility to directly participate in the self-regulation of society? Was liberty, in other words, individual or political? The understanding of liberty in this context is crucial, as it significantly influenced the decisive constitutional choices of the Belgian founding fathers, shaping the state structure and equally substantiating the core values of Belgian liberalism. This article aims to fill the historiographical gap by accounting for the conception of “liberty” in the discourses of the National Congress. It will account for the relation between the understanding of liberty and the advocacy for specific institutions; a relation which was prominently present in the works of Germaine de Staël and Benjamin Constant; two of the most influential intellectual sources of the congressmen.
Ricordo di Nicolao Merker
On 6th June 2017 many colleagues, friends and pupils of Nicolao Merker met at the Department of Philosophy of the University “La Sapienza” in Rome, in order to remember the great scholar after few months of his death. It was the occasion for reflecting on the important role played by Merker in the Italian culture of the last decades, as well as on the most relevant themes which were at the core of his long and prolific intellectual path: from the political and cultural history of modern Germany to the transformations of Marxism, from the nationalism/colonialism nexus to the populist issue. The focus published in this issue of the «Journal of Constitutional History» gathers the contributions of that day of studies, in a polyphonic dialogue which is also an endorsement of the extraordinary rich- ness and modernity of that research path.Il 6 giugno 2017 molti colleghi, amici e allievi di Nicolao Merker si sono riuniti presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università “La Sapienza” di Roma, per ricordare il grande studioso a pochi mesi dalla sua scomparsa. È stata l’occasione per riflettere sull’importante ruolo svolto da Merker nella cultura italiana degli ultimi decenni oltre che sulle più rilevanti tematiche poste al centro del suo lungo e prolifico itinerario intellettuale: dalla storia politica e culturale della Germania moderna alle trasformazioni del marxismo, dal nesso nazionalismo/colonialismo alla questione populista. Il focus pubblicato in questo numero del «Giornale di storia costituzionale» raccoglie i contributi di quella giornata di studi, in un dialogo a più voci che è anche una testimonianza della straordinaria ricchezza e attualità di quel percorso di ricerca
Coke’s ‘Tales’ about Sovereignty
Durante il XVII secolo, le lunghe tensioni tra prerogative regie e rule of common law si sono attenuate. I risultati di queste lotte hanno portato alla limitazione costituzionale delle prerogative regie nel Bill of Rights del 1689 frutto della Glorious Revolution del 1688, che ha messo fine alla dinastia Stuart. Tuttavia questi conflitti furono preparati in anticipo, visto che il Parlamento di Westminster e, in particolare, il giudiziario hanno sviluppato un concetto di rule of common law che aveva la precedenza e il primato sul potere personale del re e inquadrato la sovranità del Parlamento sulla base dell’istituzionalizzazione del Parlamento come principale tribunale comune. La svolta in tal senso fu data dal giurista Sir Edward Coke che, nel corso di decenni e malgrado i tentativi monarchici di estrometterlo, elaborava una dottrina imperniata su fatti storici e argomentazioni giuridiche che sostenevano la “ragione artificiale” del common law e confermavano la posizione di primo piano del Parlamento sia in senso giuridico che politico. Come vuole dimostrare questo articolo, le argomentazioni di Coke sono state invenzioni creative e le sue idee sulla supremazia del diritto e sulla sovranità del Parlamento si basavano più su “racconti” ben informati che su formulazioni giuridiche. In tal modo, tuttavia, Coke è riuscito a modellare i conflitti costituzionali durante l’assolutismo degli Stuart, ponendo così il common law lungo un sentiero unico e apprezzato che lo protegge da intrusioni arbitrarie e, in ultima analisi, ha fortemente influenzato l’idea del rule of common law che continua fino ad oggi.During the seventeenth century, longstanding tensions in the relationship between royal prerogative and the rule of common law came to a head. The results of these struggles led to the constitutional limitation of royal prerogative in the Bill of Rights 1689 arising from the Glorious Revolution of 1688 that brought an end to the Stuart dynasty. Yet the ground for these conflicts had been prepared well in advance, as the Westminster Parliament and, in particular, the common law judiciary developed a concept of the rule of common law that overrode and held primacy over the personal exercise of power of the king and framed the sovereignty of Parliament on the basis of Parliament’s institutionalization as the highest common law court. Key to this was the jurist Sir Edward Coke who, over the course of decades and in spite of monarchical attempts to sideline him, crafted a web of history and legal arguments that championed artificial reason and confirmed Parliament’s leading position in a judicial as well as political sense. As this article demonstrates, Coke’s argumentations were creative inventions, and his ideas of supremacy of law and Parliamentary sovereignty were based more on well-told “tales” than legal correctness. In doing so, however, Coke shaped the course of the constitutional conflicts with Stuart absolutism, thereby setting English common law on a unique and treasured path that protected it from arbitrary intrusion and, ultimately, heavily influenced the British idea of the rule of common law that continues to this day.
Re-thinking the UK Constitution
Secondo il concetto tradizionale di costituzione britannica elaborato da Dicey, la libertà legislativa del Parlamento è limitata soltanto da realtà politiche, e nessuno norma è di maggiore importanza giuridica rispetto a qualsiasi altra. Tuttavia, il Parlamento non opera in un vuoto costituzionale. Alcune regole stabilite governano l’interpretazione della legislazione. In particolare, se il Parlamento desidera negare alcuni principi fondamentali, deve manifestare la sua intenzione in modo inequivocabile. Negli ultimi anni, la natura della costituzione britannica è stata riesaminata dalla Corte Suprema del Regno Unito. È stata posta enfasi sui principi costituzionali nel common law e su una distinzione tra leggi ordinarie e “leggi costituzionali”. La Corte, costruendo su precedenti dagli anni 90, ha sviluppato l’idea di diritti costituzionali di common law. Questa idea si è rivelata importante relativamente alla relazione tra diritto interno e diritto dell’UE, che venne considerato nei casi HS2 e Pham. In HS2, la Corte ha riconosciuto che alcuni principi costituzionali sono più importanti di altri e che ci sono limiti entro i quali accordare primato giuridico alle norme UE sulle norme costituzionali interne. Questi sviluppi suscitano domande concernenti la gerarchia di promulgazione di norme di importanza costituzionale e la risoluzione di conflitti tra principi costituzionali. Pertanto la Corte Suprema sta sviluppando una visione più ricca della costituzione britannica moderna che richiede siano prese in considerazione le interazioni complesse all’interno di un corpo di principi costituzionali. La sovranità parlamentare è uno di questi principi, ma non esiste indipendentemente.According to the traditional Diceyan conception of the UK constitution, Parliament’s legislative freedom is limited only by political realities, and no statute is of greater legal significance than any other. However, Parliament does not operate in a constitutional vacuum. Certain established rules govern the interpretation of legislation. In particular, if Parliament wishes to override certain fundamental principles, it must make its intention unmistakably plain. In recent years, the nature of the UK constitution has been re-examined by the Supreme Court of the United Kingdom. There has been an emphasis upon constitutional principles in the common law and on a distinction between ordinary statutes and “constitutional statutes”. The Court, building upon precedents from the 1990s, has developed the idea of common law constitutional rights. This idea has proven important as regards the relationship between domestic and EU law, which was considered in the cases of HS2 and Pham. In HS2, the Court recognised that some constitutional principles are more important than others and that there are some limits to the extent to which EU law can be accorded primacy over domestic constitutional law. These developments raise questions concerning the hierarchical ordering of enactments of constitutional importance and the resolution of conflicts between constitutional principles. Thus, the Supreme Court is in the process of developing a richer view of the modern UK constitution which requires consideration of the complex interactions between a body of constitutional principles. Parliamentary sovereignty is one of those principles, but it does not exist in isolation.
Sovranità, autonomia, democrazia: El Estado integral spagnolo del 1931 come laboratorio del regionalismo contemporaneo
The democratic constitutionalism in the first half of the twentieth century has tried to overcome the monism and the centrality of the concept of sovereignty with the state democratization. With this purpose the concept of autonomy was the main tool to give space to the territorial, political and social pluralism in the framework of the rule of law. The German constitution of 1919 and the Austrian 1920 were the forerunners of a process that had in the Spanish Constituent of 1931 an important turning point, especially on the territorial problem. Purpose of this essay is to seek out the sources and the cultural roots of the Estado integral model of the second Republic, in order to better understand the democratization function that the regionalism should have assumed in Western constitutionalism.Il costituzionalismo democratico della prima metà del ventesimo secolo ha cercato di superare il monismo e la centralità del concetto di sovranità con la democratizzazione dello stato. Con questa finalità il concetto di autonomia fu lo strumento principe per dare spazio al pluralismo territoriale, politico e sociale nella cornice dello stato di diritto. La costituzione tedesca del 1919 e la austriaca del 1920 furono le apripista di un processo che ebbe nella costituente spagnola del 1931 un importante momento di svolta, specie sul problema territoriale. Scopo di questo saggio è ricercare le fonti e le radici culturali del modello dell’Estado Integral della seconda Repubblica, per meglio comprendere la funzione di democratizzazione che il regionalismo avrebbe dovuto assumere nel costituzionalismo occidentale
Constitutional Control in Russia: issues of evolvement, theory and practice
L’articolo è focalizzato sugli stadi di formazione ed evoluzione del controllo costituzionale durante il primo periodo di sviluppo dello statalismo sovietico. L’articolo contiene il resoconto del primo tentativo istituzionale nella storia russa di implementare l’idea della protezione della Costituzione attraverso un sistema onnicomprensivo di controllo costituzionale. L’autore identifica il ruolo della Corte Suprema dell’URSS all’interno dell’istituzione del controllo costituzionale e descrive la formazione della dottrina sovietica del controllo costituzionale dando particolare rilievo agli effetti che l’ambiente sociale, economico e politico in Russia ebbe sulla scelta del modello di controllo costituzionale. In conclusione, le autrici affermano che l’esperienza costituzionale accumulata e le tradizioni politiche precedenti hanno avuto un grosso impatto sull’evoluzione del controllo costituzionale durante il periodo post-sovietico.The article highlights the stages of the formation and evolvement of constitutional control during the first period of the development of the Soviet statehood. The article contains the review of the first institutional attempt in Russian history to implement the idea of the Constitution protection via the formation of the comprehensive system of constitutional control. The authors identify the role of the Supreme Court of the USSR within the institution of constitutional control and describe the formation of the Soviet doctrine of constitutional control placing special emphasis on the effect that social, economic and political environment in Russia had on the choice of the models of constitutional control. In conclusion, the authors state that accumulated constitutional experience and former political traditions have had great impact on the evolvement of constitutional control during post-Soviet period.
Primo piano / In the foreground Giuseppe Mecca legge / reads Romano Ferrari Zumbini, Tra norma e vita. Il mosaico costituzionale a Torino 1846-1849
Il laboratorio europeo e le sfide del costituzionalismo globale
The aim of this essay is the analysis of the crisis of constitutionalism in the Global Age, characterized by an unstable equilibrium, being caught between the inadequacy of the old categories and the lack of effectiveness of the new ones. A real litmus test of these categories has been the ‘European constituent process’: after decades of silence, it was a precious opportunity for jurists and philosophers, to discuss not only the problem of the political form of the European Union but also to debate on the meaning of “Constitution” and the sense of “challenge” that this term evokes. In such a ‘European laboratory’ it has been affirmed the primacy of rights and the de-politicization of European society. Considering the protection of fundamental rights as founding principle of the European Union and indispensable prerequisite for its legitimacy, it means a factual deprivation of authority of the traditional principle of popular sovereignty, strengthening the paradoxical idea of ‘a constitution without people’, raised as a possible model for future post-State constitutions, in such a way letting us imagine in which direction ‘global constitutionalism’ could be developed. In particular, the excessive employ of rights and the attribution to them of a constituent force led to the annihilation of the creative power of the people, in line with the liberal tradition, constantly marked by the ‘anxiety’ that the people could regain the constituent power, shutting, once and for all, the problematic relationship between Europe and popular sovereignty.Il presente saggio si propone di analizzare la crisi del costituzionalismo nell’epoca globale, caratterizzato da un equilibrio instabile, trovandosi in bilico tra l’inadeguatezza delle vecchie categorie e la mancanza di efficacia delle nuove. Il banco di prova per saggiare la fecondità o meno di tali concetti è stato il ‘processo costituente europeo’, occasione proficua per illustri giuristi e filosofi, dopo decenni di silenzio, per confrontarsi non solo sul problema della forma politica dell’Unione Europea ma sul significato stesso di “costituzione” e il senso di “sfida” che tale termine sembra evocare. In tale ‘laboratorio’ si è affermato il primato dei diritti e la spoliticizzazione della società europea. Difatti, considerare la tutela dei diritti fondamentali come il principio fondatore dell’Unione europea e il presupposto indispensabile della sua legittimità, vuol dire esautorare il tradizionale principio della sovranità popolare, andando a rafforzare ulteriormente la paradossale idea di una Costituzione senza popolo innalzata come possibile modello delle future costituzioni post-statuali e post-moderne, lasciando così presagire in quale direzione potrebbe svilupparsi il costituzionalismo nell’epoca globale. In particolare, l’eccessiva valorizzazione dei diritti e il riconoscimento ad essi di una forza costituente ha determinato l’annichilimento del potere creativo del popolo, in continuità con la tradizione liberale, continuamente segnata dall’angoscia che il popolo possa riappropriarsi del potere costituente, chiudendo di fatto il problematico rapporto tra Europa e sovranità popolare
Il ritorno al futuro del costituzionalismo: un progetto di ricerca su spazi politici, soggetti sociali, nuove istituzioni
With this essay we want to investigate the possibility of a return to the origins of the “new” constitutionalism, with its all too often failed promises, in the light of the social and institutional transformation processes inspired by the principles and practices of individual autonomy and political self-government, of justice and social equity: between liberty and solidarity. To this end we propose a short-circuit between the often heretical and defeated origins of modern constitutionalism, and the possible paths of a future constitutionalism. The research project of this “new” constitutionalism is divided into three parts: beyond the constitutions of the nation-State and traditional “methodological nationalism”, surpassing the centrality of wage labour, rethinking the traditional cleavage between possessive individualism and statism, in order to affirm new institutions capable of coping with a radically changing global epoch.L’intento di questi appunti è quello di indagare un possibile ritorno alle origini del “nuovo” costituzionalismo, alla luce delle sue promesse non sempre mantenute, nel segno di processi di trasformazione sociale e istituzionale ancorati ai principi e alle pratiche della autonomia individuale e dell’autogoverno politico, di giustizia ed equità sociale: fra libertà e solidarietà. Si propone un cortocircuito temporale dalle origini del costituzionalismo moderno, spesso eretiche e sconfitte, ai possibili sentieri del costituzionalismo del futuro. La visione di questo “nuovo” costituzionalismo è articolata in tre momenti: oltre le Costituzioni dello Stato-nazione e la tradizionale mentalità e metodologia nazionalistica, superando la centralità del lavoro salariato e ripensando il tradizionale clivage proprietario tra statalismo e individualismo possessivo, per l’affermazione di istituzioni che si confrontino con un’età globale in radicale trasformazione
Via giuridica e via sociologica al global constitutionalism: una critica politico- costituzionale
The proposals for a global constitutionalism can be methodologically divided in two groups: on one hand, the normative ones, aiming to a gradual evolution of international law into a constitutional law of the nascent international community; on the other, the empirical analysis affirming the existence of a spontaneous process of constitutionalisation of the world society. Moving from a synthetic exposition of the two lines of research, this article interprets such methodological preferences as “taking a stand”: by affirming a de-politicised character, both lines introduce a hegemonic political vision. As for the legal way, I will focus on the “judicialisation” of politics, founded on a presumed nexus between the trans-national net of lawyers and the international community. The sociological way, on the other side, calls for abandoning the idea of a free and rational subject, and with it the claims for political legitimacy also, for an anonymous action of the “autopoietic system”.Le proposte per un global constitutionalism possono essere suddivise metodologicamente in due gruppi: da un lato quelle normative, per una graduale evoluzione del diritto internazionale in un diritto costituzionale della nascente comunità internazionale; dall’altro lato le analisi empiriche che affermano l’esistenza di un processo spontaneo di costituzionalizzazione della world society. Muovendo da una sintetica esposizione delle due linee di ricerca, il presente contributo riconduce queste preferenze metodologiche a delle “scelte di campo”: nell’affermare il proprio carattere de-politicizzato, ambedue introducono una visione politica egemone della prospettiva globale. Nel caso della via giuridica, si osserva la “giuridicizzazione” della politica, fondata su un presunto nesso tra la rete trans-nazionale di giuristi e la comunità internazionale. La via sociologica, invece, suggerisce di abbandonare l’idea del soggetto libero e razionale, e con esso anche le pretese di legittimità politica, per adattarsi all’opera anonima del “sistema autopoietico”