Università degli studi di Macerata: Riviste digitali
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    Introduzione

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    Maschere, supplizi, superstizioni: il theatrum iustitiae di Leonardo Sciascia

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    |«Così la giustizia ha cominciato a darmi delle inquietudini». È un Leonardo Scia- scia poco più che ventenne a pronunciare tale frase, mentre lavorava come impiegato al Consorzio agrario di Racalmuto nell’immediato dopoguerra, di fronte ad una vicenda giudiziaria in cui erano stati denunciati un contadino ed un arciprete per sottrazione di grano dall’ammasso

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    Judicial Review in the Digital Era: Safeguarding the Rule of Law Through Added Safeguards?

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      Il presente contributo si propone di analizzare il rule of law nel mercato unico digitale, con particolare attenzione alla recente sentenza Ligue des droits humains (causa C-817/19) che riguarda la direttiva PNR (direttiva (UE) 2016/681). Con tale sentenza, la CGUE ha essenzialmente imposto garanzie aggiuntive rispetto ad una misura legislativa nel tentativo di proteggere i diritti fondamentali e lo Stato di diritto ma non ha dichiarato l’invalidità di tale misura. Ciò è indicativo di un cambiamento nel suo approccio al controllo giurisdizionale. Da un lato, tale nuovo approccio potrebbe indebolire il rule of law nel caso in cui venga dichiarata valida in via giudiziale una misura legislativa sostanzialmente invalida; di contro, potrebbe rafforzare lo Stato di diritto in ragione dell’attribuzione di garanzie aggiuntive. Tuttavia, anche in relazione a eventuali risvolti positivi, emergono questioni inerenti la certezza del diritto e l’appropriazione da parte della CGUE di funzioni quasi legislative. Come si vedrà, tali poteri giudiziari potrebbero assurgere tanto ad una benedizione quanto ad una maledizione, in particolare per quanto riguarda il mercato unico digitale, con cui il legislatore stenta a stare al passo data la sua repentina evoluzione. Un vantaggio potenziale è che la recente legislazione in campo digitale, come il Digital Markets Act e il Digital Services Act, se giuridicamente contestata e trovata carente, potrebbe avere maggiori probabilità di rimanere in piedi, il che ridurrebbe il rischio di un vuoto legislativo e di una situazione di incertezza giuridica.This article analyses the rule of law in the Digital Single Market with a particular focus on the recent Ligue des droits humains judgment (in case C-817/19), which deals with the PNR Directive (directive (EU) 2016/681). In that judgment, the CJEU essentially imposed additional safeguards on a legislative measure in an attempt to protect fundamental rights and the rule of law, rather than declaring that measure invalid. This indicates a shift in its approach to judicial review. On the one hand, this could weaken the rule of law where unfit legislation is judicially validated. On the other, the new approach might strengthen the rule of law by means of the added safeguards. This, however, raises further questions as regards legal certainty and the CJEU’s appropriation of quasi-legislative functions. As will be argued, such judicial powers may become both a blessing and a curse, in particular concerning the rather fast-paced Digital Single Market, where the legislator is often two steps behind. One potential benefit is that recent legislation in the digital field, such as the Digital Markets Act and the Digital Services Act, if legally challenged and found wanting, may be more likely to remain intact, which reduces the risk of a legislative void and legal uncertainty.

    Mutual Trust and Rule of Law in the EU – An Uneasy Relationship

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    Il presente contributo analizza il rapporto precario tra i principi di fiducia reciproca e stato di diritto nell’Unione Europea. Il quadro che ne emerge è di tensione, in quanto, sebbene il principio di fiducia reciproca si sia affermato come strumento per controbilanciare i coni d’ombra dello stato di diritto negli stati membri, già da tempo aveva rappresentato elemento di interferenza per lo stato di diritto di matrice comunitaria. Inoltre, non sempre ha avuto l’effetto, neanche in potenza, di far rispettare lo stato di diritto e i valori dell’articolo 2 TUE all’interno degli stati membri. Il contributo ripercorre gli sviluppi giurisprudenziali che hanno reso il principio di fiducia reciproca strumentale ai fini dello stato di diritto e si interroga circa l’adeguatezza della presunzione di legittimità nell’ottica dello stato di diritto. Tale presunzione, infatti, vanifica l’efficacia dello scrutinio giurisprudenziale, considerata l’essenza dello stato di diritto di matrice giurisprudenziale. Come dimostrato dalla giurisprudenza, le presunzioni di fiducia reciproca hanno già prodotto negli ultimi anni gravi ramificazioni relative allo stato di diritto per aver consentito, sostenuto ed extra-territorializzato presunti errori manifesti e non-conformità nella prassi. In aggiunta alle più note aree “sensibili” dei diritti fondamentali, relative al diritto d’asilo e alla materia penale, il contributo esamina la più trascura- ta materia civile e relativa giurisprudenza. La giurisprudenza analizzata sembra andare nel senso di dubitare dell’adeguatezza della presunzione di legittimità come principio dello stato di diritto: ove le presunzioni di conformità non siano rapportate alle circostanze di fatto che ne giustificherebbero il superamento, emergono seri dubbi circa il rispetto dello stato di diritto e del principio di legalità. Pertanto, sebbene il recente uso strumentale del principio di fiducia reciproca per garantire il rispetto dell’articolo 2 TUE e dello stato di diritto negli stati membri sia volto a facilitare la cooperazione tra gli stessi, nonché l’efficacia del diritto dell’Unione e della prassi giurisprudenziale, non va esente da critiche.This paper discusses the precarious relationship between the principles of mutual trust and the rule of law in the EU. It illustrates a tense interaction between the two as, although the principle of mutual trust has become a tool to tackle rule-of-law failures in Member States, it long before that also created serious rule-of-law problems in the EU itself. However, it has not always possessed the effect and potential to enforce the rule of law and Article 2 TEU values in the Member States. The paper first shows the case-law developments necessary for the instrumentalisation of mutual trust for rule- of-law purposes. It then asks the question whether a lawfulness presumption is at all an adequate principle from a rule-of-law perspective, as such a presumption frustrates effective judicial controls claimed to be of the essence of the rule of law in the EU. As the case-law examples show, mutual-trust presumptions have already had severe rule-of-law ramifications in recent years by allowing, uphold- ing and extra-territorialising alleged manifest errors and non-compliances in practice. Besides the more well-known sensitive areas of fundamental rights pertaining to asylum and criminal law, the paper showcases the more overlooked area of civil-justice case-law. The case-law analysed suggests that it is doubtful whether a lawfulness presumption is an adequate judicial principle from a rule-of- law standpoint – if compliance presumptions are not receptive to actual facts on the ground for overruling the presumption, they also bring about serious rule-of-law and legality issues. Thus, although it facilitates inter-State co-operation, the effectiveness of EU law and everyday judicial practice, the newly acquired instrumental usage of mutual trust as a vehicle for enforcing Article 2 TEU values and the rule of law in Member States might be questionable and susceptible to criticism.

    Procedural Aspects on Impartial and Independent Judging

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    La Polonia e, nello specifico, le corti polacche hanno ricevuto molta attenzione negli ultimi anni, dovuta a presunte criticità nell’organizzazione della giustizia all’interno dello stato. Si è affermato in proposito che le recenti riforme legislative e modifiche al sistema nazionale di nomina dei giudici impedirebbero alle corti polacche di giudicare in modo equo e indipendente in ossequio al principio dello stato di diritto. La situazione attuale è talmente allarmante che sia la Corte europea dei diritti dell’uomo che la Corte di giustizia dell’Unione europea hanno affermato che la nuova legislazione polacca è contraria sia alla Convenzione Europea dei Diritti Umani che al diritto dell'Unione Europea. Il presente contributo si propone di far luce sulla situazione attuale e, in particolare, di analizzare gli elementi di criticità in ottica procedurale. In altri termini, verrà fatto un tentativo di rispondere alla domanda sul perché si ritenga che il sistema giudiziario polacco si ponga in violazione del principio dello stato di diritto. A seguito di una rassegna dei criteri che debbono essere soddisfatti affinché un organo decisionale possa essere qualificato come “corte” ai sensi dell’articolo 6(1) CEDU e dell’articolo 47 CDFUE, l’attenzione è rivolta al concetto di “tribunale indipendente e terzo”, in modo particolare alla questione polacca. Sono infine condotte alcune osservazioni conclusive.Poland and Polish courts have received much attention in recent years because of alleged problems in relation to the organisation of justice in Poland. It has been claimed that proposed new legislation in Poland and changes in the national system for appointing judges prevent Polish courts from adjudicating in a fair and independent manner in accordance with the principle of the rule of law. Indeed, the situation is so serious that both the European Court of Human Rights and the Court of Justice of the European Union have ruled that the new Polish legislation is contrary to the European Convention of Human Rights and European Union law, respectively. The aim of this paper is to shed light on the current situation and specifically to explain and analyse the problems from a procedural-law perspective. In other words, it intends to answer the question of why the Polish court system is considered to violate the principle of the rule of law. The paper begins with a review of the criteria that must be met for a decision-making body to qualify as a “tribunal” for the purposes of Article 6 § 1 of the European Convention on Human Rights and Article 47 of the Charter of Fundamental Rights of the European Union. This is followed by an analysis of the concept of “independent and impartial tribunal”, with a certain focus on the situation in Poland. The paper ends with some concluding comments.  

    Maurizio Fioravanti: il viandante della storia costituzionale

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    Empire, Federalism, Nation(s) and Homeland(s) in the first Portuguese Constitutionalism (1821-1822)

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    Questo articolo riguarda diverse soluzioni progettate per risolvere il problema dell’integrazione dei territori non europei della monarchia portoghese, principalmente quelli americani, nel regime costituzionale inaugurato dalla rivoluzione liberale del 1820. Vengono analizzati i contesti e le discussioni parlamentari che hanno portato alla soluzione proposta nella Costituzione del 1822. Nel lavoro sono descritti le tensioni, i malintesi e i conflitti che sono nati da diversi intendimenti su come raggiungere un’unione equa tra i diversi territori della monarchia, nonché le circostanze e le ambivalenze che hanno dato origine al fallimento della “nazione pluricontinentale” immaginata nel primo testo costituzionale portoghese. Alla fine vengono fatte alcune “incursioni” circa il modo in cui queste prime discussioni e il vocabolario da esse generato furono decisivi nella discussione portoghese del XIX secolo sul modello di relazioni del Portogallo con i suoi territori coloniali, contribuendo alla costruzione di un modello centralizzato di amministrazione dell’Impero.This article is about several solutions that were designed to solve the problem of integrating the non-European territories of the Portuguese Monarchy, mainly the American ones, into the constitutional regime inaugurated by the liberal revolution of 1820. Parliamentary discussions and contexts that led to the solution proposed in the 1822 Constitution are analysed. The tensions, misunderstandings and conflicts that arose from different understandings on how to get to an equitative union between the different territories of the Monarchy are described, as well as the circumstances and ambivalences that gave rise to the failure of the “pluricontinental Nation” imagined in the first Portuguese Constitutional text. In the end, some incursions are made in the way in which these first discussions and the vocabulary generated in them were decisive in the Portuguese 19th century discussion about Portugal’s relationship model with its colonial territories, by contributing to the construction of a centralized model of administering the Empire.

    Due fori e un giuramento: il contributo storico-filosofico di Paolo Prodi al dibattito sul ruolo della religione nelle democrazie occidentali

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    This paper presents key elements of Paolo Prodi’s historiographic theory that allow us to include him in the contemporary debate on the role of religion and morality within democratic societies. The text is developed in three moments. First, we will briefly describe the aforementioned debate. Second, we will present the theoretical elements found in Prodi’s works which are more relevant for the topic discussed. Finally, we will offer some critical comments in order to present what, for us, is still an open question.Questo saggio si sofferma sugli apporti cruciali della teoria storiografica di Paolo Prodi che permettono di considerarlo una voce importante nel dibattito sul ruolo della religione e della morale nelle società democratiche contemporanee. Il testo si divide in tre sezioni. In primo luogo, descriveremo brevemente questo dibattito. In seconda istanza presenteremo gli elementi teorici rinvenibili nell’opera di Prodi più rilevanti per il problema in questione. Nell’ultima parte si offrirà una serie di riflessioni critiche che possano stimolare a proseguire la discussione

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