Università degli studi di Macerata: Riviste digitali
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Il regime concordatario francese e l’“eccezione” al principio di laicità in Alsazia-Mosella
L’interesse di studiare oggi la situazione francese in tema di laicità deriva anche dalla considerazione che in essa convivono più discipline (in antitesi con l’uniformità normativa tradizionale della Francia), come avviene, ad esempio, negli Stati federali dove, ovviamente, più legislazioni si affiancano, e cioè quelle dei diversi soggetti membri dello Stato federale, da un lato, e di quest’ultimo, dall’altro
«Fare la guardia al Santo Sepolcro?» La questione della riforma dello Statuto in epoca fascista
Lo Statuto albertino è infranto o mantenuto intatto dal fascismo? – ci si chiede. E la domanda resta in varia misura valida per tutto il Ventennio. Ma se non si vuole cade- re nelle paralizzanti trappole di questa manichea alternativa e si vuole cercare di comprendere come le istituzioni si rapportino in concreto al dettame statutario, risulta forse più utile interrogarsi – almeno in queste pagine – sulla stabilità e credibilità politica della Carta del marzo 1848.
Consuetudini costituzionali e Regolamenti parlamentari
Vorrei anzitutto fare alcune precisazioni sulla prima legislatura repubblicana, che è stata definita “all’inglese” per una caratteristica predominante; e cioè per la doppia titolarità da parte del premier De Gasperi sia della Presidenza del Consiglio che della leadership del suo partito. Lo statista trentino, pur non essendo più segretario della Democrazia cristiana, ne era però il leader indiscusso. In tutta la prima legislatura non si riscontra mai quella polemica contro il doppio incarico che si rivolgerà più tardi contro Fanfani e contro De Mita, per il fatto di cumulare la carica di segretario del partito e di Presidente del Consiglio. De Gasperi, pur non rivestendo la carica di segretario del partito, tenuta prima da Piccioni, poi da Taviani e da Gonella, è sempre stato il leader, riconosciuto da tutti come tale. Questo assimilava la forma di governo italiana alla situazione inglese
Edmund Burke, ricette di populismo contro il 1789
Nella parola d’ordine della Rivoluzione francese – “libertà, uguaglianza, fraternità” – i primi due termini reggevano se funzionava il terzo. “Fraternità” aveva un senso preciso. Tutti i membri della società civile dovevano non solo riconoscere in reciprocità la pari dignità umana di ciascuno; ma anche tutti, indistintamente, godere a uguale titolo i diritti di libertà e uguaglianza, quest’ultimi da fissare in una Carta costituzionale. Ciò discendeva dai 17 articoli della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino proclamata a Parigi nell’agosto del 1789. C’era stato un precedente. Un decennio prima, nell’America del 1776, la Dichiarazione d’indipendenza delle colonie inglesi si era appellata anch’essa ai “diritti innati”, giusnaturalistici, della libertà e uguaglianza. In nome di questi diritti i coloni avevano combattuto una guerra ostinata contro la Gran Bretagna, creando alla fine gli Stati Uniti d’America. Intorno a Dichiarazioni di “diritti naturali” universali, sovversive del vecchio ordine costituito, potevano dunque aggregarsi energie capaci di imporre concretamente mutamenti epoca- li, moderni, nella società civile e nelle istituzioni politiche
Les racines historiques du contrôle de constitutionnalité en France
La multiplication des Cours constitutionnelles en Europe, après la chute du mur de Berlin et dans le monde, en particulier sous la houlette de spécialistes français reconnus, participant à «l’ingéniérie» de ces instances, laisserait penser à la nouveauté d’un contrôle né avec l’accession à la démocratie de ces pays. Le contrôle de constitutionnalité est ainsi devenu un «must» juridique, même s’il y a beaucoup à dire sur l’effectivité et l’efficacité des pratiques
«Gouverner n’est point administrer. Régner est encore autre chose que gouverner». Il ritorno di un vegliardo: P.-L. Roederer e il problema del “governo” durante la monarchia di Luglio (1835)
Sul finire del 1834 esce anonimo a Parigi un pamphlet dal contenuto provocatorio. Nel febbraio 1835 il Pari di Francia Pierre Louis Roederer conferma di esserne l’autore (come già tutti sanno e dicono). La “confessione” di Roederer è però un modo per rilanciare: accompagna infatti la seconda edizione del testo con un importante Avant-Propos. L’autore infatti intende giustificare il suo operato rispondendo alle critiche ricevute. La polemica viene così rinfocolata e, per almeno un paio di mesi, seguirà un fitto dibattito sulla stampa e nei luoghi deputati della politica
L’ istituzione della Corte costituzionale e la sua affermazione: una lezione dalla storia
Com’è noto, la Corte costituzionale italiana non è stata oggetto di numerosi studi di «storia costituzionale» o, perlomeno, con riferimento a questa istituzione repubblicana è stato particolarmente ampio il divario tra quella che Enzo Cheli ha definito la «storia dei giuristi» rispetto alla «storia degli storici»; l’attenzione dei giuristi, infatti, si è prevalentemente rivolta alla sua azione come ad un giudice che «parla attraverso le sentenze», piuttosto che al ruolo complessivo come attore all’interno della forma di governo o del sistema repubblicano nel suo compless
Ricordo di Gianfranco Paci
Il 19 agosto 2025, all’età di 79 anni, si è spento Gianfranco Paci, professore emerito dell’Università degli Studi di Macerata, in seguito all’aggravamento di una malattia che l’ha accompagnato negli ultimi cinque anni, ma che non gli ha impedito di studiare, di partecipare attivamente alla comunità scientifica, di lavorare fino alla fine con spirito indefesso e slancio infaticabile. Pienamente consapevole dell’apprestarsi della fine della sua vita, predispose con cura e precisione il passaggio di consegne della sua attività scientifica ed editoriale nonché del suo impegno nella comunità accademica e nella società civile, corresse bozze fino a qualche giorno prima della sua dipartita, effettuò l’ultima ricognizione autoptica di un’epigrafe di difficile accesso il 21 luglio, si congedò con l’affermazione “ho pagato i miei debiti con l’epigrafia”