Università degli studi di Macerata: Riviste digitali
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La forza trasformativa dell’impolitico. L’istituzionalismo di Maurice Hauriou e Santi Romano
This article conjures the notion of “the impolitical” to address legal institutionalism as a theory of organization which locates normative power within social collectives (whether micro or macro). In particular, it makes the case that Maurice Hauriou and Santi Romano, the founding fathers of classic legal institutionalism, elaborated on a counter-theory of social order that radically challenges the fundamental tenets of modern political thought. The article illustrates the reasons why they believed modern politics was eventually unable to secure the life of the state and advocated a renewed role of the legal practice within a revised constitutional framework. The conclusion brings out the topical theoretical and political import of their conceptions of law vis-à-vis politics.L’articolo indaga il concetto di “impolitico” al fine di un inquadramento dell’istituzionalismo giuridico inteso quale teoria dell’organizzazione che riconduce il potere normativo alle collettività sociali (siano esse micro o macro). Nello specifico, si espliciterà la concezione di ordine sociale, radicalmente alternativa agli assunti fondamentali del pensiero politico moderno, elaborata da Maurice Hauriou e Santi Romano, considerati unanimemente i padri fondatori dell’istituzionalismo giuridico. L’articolo espone e discute le ragioni per cui i due giuristi ritengono che la politica moderna si riveli di fatto incapace di garantire la sussistenza dello Stato e per le quali caldeggiano una innovativa funzione per la scienza giuridica all’interno di una diversa cornice costituzionale. Da ultimo si illustreranno gli esiti teorici e politici della concezione del diritto che Hauriou e Romano oppongono alla politica
Una sfida accolta: la monarchia come oggetto di studio della Storia costituzionale
Paolo Colombo’s essay retraces the evolution of the Italian constitutional history in the last two decades from the point of view of the studies on constitutional monarchies, especially the Italian one. The subject of this research activity is seen as a challenge that, starting from the end of the Nineties (of the last century), encourages some scholars of history of political institutions to renovate the methods of analysis and the criteria for identifying the sources. Thus, several important lines of interpretation on the political and institutional DNA of our country have been renovated. It is also in this way that the constitutional history carves out a space for herself, consciously and measuredly autonomous from that of administrative history, which marked the first decades of the Italian history of political institutions. Therefore, the essay brings the future research prospects and the new challenges waiting for the constitutional history (and, in general, for the history of the institutions) to light, both from a strictly scientific point of view and from that of the role to play and the goals to pursue in the broader framework of the Italian cultural life.Il saggio di Paolo Colombo ripercorre l’ultimo ventennio di sviluppo della storia costituzionale nostrana dal punto di vista degli studi centrati sulla monarchia costituzionale, specialmente italiana. Questo oggetto di ricerca viene presentato come una sfida che, a partire dalla fine degli anni ’90 del secolo scorso, spinge alcuni studiosi di storia delle istituzioni politiche a rinnovare i metodi di analisi, i criteri di individuazione delle fonti, le modalità ricostruttive. Si rinnovano così, del pari, diverse importanti linee interpretative sul DNA politico e istituzionale del nostro Paese. È anche in questo modo che la storia costituzionale si ritaglia un proprio spazio, consapevolmente e misuratamente autonomo rispetto a quello della storia amministrativa che aveva contraddistinto i primi decenni di vita della storia delle istituzioni politiche italiana. Emergono così le future prospettive di ricerca e le nuove sfide che attendono la storia costituzionale (e in generale la storia delle istituzioni) tanto dal punto di vista strettamente scientifico quanto da quello del ruolo da svolgere e degli obiettivi da perseguire nel quadro più ampio della vita culturale italiana
Liberalism, modern constitutionalism and nation building in the Belgian Constitution of 1831: a comparative perspective
La Costituzione belga del 1831 è spesso descritta come ‘liberale’ a causa della radicale implementazione di vari aspetti del ‘costituzionalismo moderno’, in particolare di alcuni diritti fondamentali. Tuttavia, tale modo di vedere non prende in considerazione che i liberali del primo Ottocento erano eredi di una tradizione rivoluzionaria del tardo Settecento ed erano, pertanto, interessati non solo ad implementare principi del costituzionalismo moderno, ma anche a costruire la nazione. Essi cercavano un equilibrio corretto tra libertà fondamentali ed esigenze dello Stato. In questo paper, si sostiene che il modo radicale col quale alcuni diritti fondamentali sono formulati nella Costituzione belga, non dovrebbe essere attribuito soltanto all’impegno liberale. Dopo tutto, il successo della Rivoluzione belga fu il risultato di una coalizione tra l’opposizione liberale e cattolica al re Guglielmo I. Poiché i cattolici belgi avevano adottato una politica di utilizzo dei diritti fondamentali come mezzo per salvaguardare la posizione della Chiesa, il modo radicale col quale alcuni di questi diritti furono applicati nella nuova Costituzione fu almeno il risultato tanto di pressioni cattoliche quanto di influenze liberali.The Belgian Constitution of 1831 is often described as ‘liberal’ because of the radical implementation of various aspects of ‘modern constitutionalism’, particularly of some fundamental rights. However, such a view does not take into account that the liberals of the early nineteenth century were heirs to the revolutionary tradition of the late eighteenth century and were, therefore, not only interested in implementing principles of modern constitutionalism but also in nation building. They were looking for a proper balance between fundamental freedoms and the exigencies of the state. In this paper, it is argued that the radical way in which some fundamental rights are formulated in the Belgian Constitution, should not only be attributed to liberal commitments. After all, the success of the Belgian Revolution was the result of a coalition between the liberal and Catholic opposition to King William I. Since the Belgian Catholics had adopted a policy of using fundamental rights as a means to safeguard the position of the Church, the radical way in which some of these rights were implemented in the new Constitution was at least as much the result of Catholic pressure as of liberal influence.
Raymond Carré de Malberg and the interpretation of sovereignty in the Belgian constitution
Questo articolo tratta della usuale interpretazione e significato di sovranità nella Costituzione belga. Secondo un’opinione largamente condivisa, la Costituzione belga impiega il modello di sovranità nazionale che si oppone a quello di sovranità popolare, e in quanto tale esclude ogni forma di partecipazione diretta del cittadino. L’articolo fa risalire le origini di questa interpretazione alla teoria di un influente giurista francese Raymond Carré de Malberg e affronta la questione del se il modello di sovranità nazionale escluda per definizione la partecipazione del cittadino. Il saggio situa la teoria di Carré de Malberg nel contesto di quanti lo hanno influenzato e spiega i concetti chiave che strutturano la sua teoria di sovranità, cioè la personalità giuridica dello Stato, gli organi dello Stato, la volontà nazionale, etc. Mostra come questa formulazione dell’idea di sovranità nazionale gli consenta di costruire un’ipotesi robusta contro la partecipazione diretta del cittadino nei suoi primi scritti, ma anche come più tardi, drasticamente sposti la sua posizione a sostenere la sovranità della volontà generale e i referendum come il solo modo appropriato per limitare il potere parlamentare. Tornando alla questione dell’interpretazione della sovranità nella Costituzione belga, una domanda sorge su quale, eventualmente, delle opinioni di Carré de Malberg sulla sovranità possa essere valida per comprendere la sovranità in Belgio.The article deals with the commonplace interpretation of the meaning of sovereignty in the Belgian Constitution. According to a widely shared opinion, the Belgian Constitution employs the national sovereignty model which is opposed to popular sovereignty and as such excludes all forms of direct citizen participation. The article traces the origins of this interpretation to the theory of an influential French jurist Raymond Carré de Malberg and addresses the question of whether the national sovereignty model by definition excludes citizen participation. This essay situates Carré de Malberg’s theory in the context of his influences and explains the key concepts that structure his theory of sovereignty, i.e. legal person of the state, organs of the state, national will, etc. It shows how his formulation of the idea of national sovereignty allows him to make a strong case against direct citizen participation in his earlier writings, but how later, he drastically shifts his position to endorsing the sovereignty of the general will and referendums as the only appropriate way of limiting parliamentary power. Returning to the question of the interpretation of sovereignty in the Belgian constitution, the question is raised which, if either, of Carré de Malberg’s takes on sovereignty can remain valid for understanding sovereignty in Belgium.
Autocostrizione esogena: come i sistemi sociali esternalizzano i loro paradossi fondativi nel processo di costituzionalizzazione
The article constructs a connection between four observations from very different contexts: an autonomous judge-made law takes on a new prominence also in transnational relations; a natural law of a special kind becomes revitalized against positivism; social protest movements are changing their addressee; various social sectors are constitutionalised with different intensity. The central thesis is that the pressure of social problems compels the law to externalize its legitimacy paradoxes into other social systems, and that vice versa similar externalizations take place, albeit with different degrees of intensity. This raises the question what the consequences of differential externalization are. The initial four observations find their explanation in the differences between various modes of externalization.L’articolo elabora una connessione fra quattro considerazioni provenienti da contesti molti diversi: un diritto giurisprudenziale autonomo assume una nuova supremazia anche nelle relazioni transnazionali; una speciale tipologia di diritto naturale prende nuova vita rispetto al positivismo; i movimenti di protesta sociale stanno modificando i destinatari delle loro rimostranze; diversi settori sociali vengono costituzionalizzati in misura differente. La tesi centrale consiste nel fatto che la pressione dei problemi sociali costringe il diritto a esternalizzare i suoi paradossi di legittimità ad altri sistemi sociali e nel fatto che esternalizzazioni simili avvengono anche in senso contrario, seppure con diversi gradi di intensità. Ciò solleva la questione relativa a quali sono le conseguenze di esternalizzazioni differenti. Le quattro considerazioni iniziali trovano la loro spiegazione nelle differenze tra i vari modi di esternalizzazione
Oligarchie finanziarie mondiali, democrazie nazionali e la dicotomia pubblico/ privato. Qualche riflessione per i giuristi /
The author argues that most part of the current scholarly accounts of the globalization / constitutionalism relationship tend to neglect the increasing role of global markets in shaping the democratic choices and decision-making processes. Against such background the paper researches the reasons of such neglect, with particular reference to scholars variously advocating the ‘constitutionalism beyond the state’ thesis, and provides some suggestions for the comprehension of the global markets’ challenge to constitutionalism.L’autore muove dalla premessa che gran parte dei giuristi impegnati nello studio dei rapporti fra costituzionalismo e globalizzazione tendono a trascurare il crescente ruolo dei mercati globali nel determinare le scelte e i processi decisionali delle democrazie. In questo scenario il saggio ricerca le ragioni di questa tendenza, con particolare riferimento ai giuristi che sostengono variamente la tesi del costituzionalismo oltre lo stato, e propone alcuni suggerimenti per inquadrare la sfida dei mercati globali al costituzionalismo.
 
La storia costituzionale e la scienza storica. La Legge fondamentale e la giurisprudenza costituzionale nella storiografia sulla Repubblica Federale Tedesca
The article analyzes how general historical reconstructions relate to the Basic Law and its application. The overall positive development of the Federal Republic of Germany is generally attributed to the favorable socio-political effects produced by the Basic Law, to the point that we speak of “constitutional patriotism”. Yet, the importance of the constitution and the significance of its interpretation, amendments, and court ruling are not perceived by studies of general history, or are perceived in a selective manner. Constitutional history deals with it specifically, but has limited means to clarify its extra-legal effects. Therefore, a history of the socio-political effects of the constitution must necessarily be interdisciplinary.L’articolo analizza il modo in cui le ricostruzioni storiche di tipo generale si pongono nei confronti della Legge fondamentale e della sua applicazione. Lo sviluppo complessivamente positivo della Repubblica Federale Tedesca è generalmente attribuito ai favorevoli effetti socio-politici prodotti dalla Legge Fondamentale, al punto che si parla di “patriottismo costituzionale”. Ciò nonostante, la rilevanza della costituzione e il significato che riveste la sua interpretazione, le modifiche e la giurisprudenza non vengono percepiti dagli studi di storia generale se non in maniera selettiva. La storia costituzionale se ne occupa in modo specifico, ma dispone di mezzi limitati per chiarirne gli effetti extra-giuridici. Pertanto, una storia degli effetti socio-politici della costituzione deve necessariamente essere interdisciplinare