Università degli studi di Macerata: Riviste digitali
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    Vita, unità e ricerca dell'Illuminismo: Grundtvig e la costituzione danese

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    Few persons are as intimately and often connected to Danish democratic and national development than the Lutheran minister, poet, debater, historian and politician Nicolai Frederik Severin Grundtvig (1783-1872). He is typically celebrated for his radical ideas of freedom and thereby also connected to Danish constitutional development. In this article, the author analyses Grundtvig’s historical presentations and political publications and speeches in order to make a coherent picture of Grundtvig as a constitutional thinker focusing on his principal and historically founded views on constitution and the role of king, parliament and freedom in this regard. The author concludes that Grundtvig saw a legislative assembly as a threat to national unity and popular freedoms rather than a bulwark of it. Grundtvig’s own proposal for a parliament oddly enough divided the assembly in two in order to demonstrate that there was no conflict of interest within the people. His view on freedom distinguished between fundamental liberties and liberties, which had enlightenment at its goal – principally the freedom of the press. The latter could be limited to a certain group, since not all utterings were beneficial for enlightenment. The former, to which Grundtvig included freedom of religion and freedom of trade, should not be limited. Grundtvig’s claim to be part of Danish democratization has to some degree been based on his approach that already granted suffrage could not afterwards be pruned. This, however, was to Grundtvig a matter of national stability, and hin- drance of insurrection, not principal support of a broad suffrage.Poche persone sono così intimamente legate allo sviluppo democratico e nazionale danese quanto il ministro, poeta, polemista, storico e politico luterano Nicolai Frederik Severin Grundtvig (1783-1872). Di solito è celebrato per le sue idee radicali di libertà e quindi anche collegato allo sviluppo costituzionale danese. In questo articolo, l’autore esamina le analisi storiche, le pubblicazioni e i discorsi politici di Grundtvig al fine di offrirne un quadro coerente come pensatore costituzionale concentrandosi sulle sue principali, e storicamente fondate, opinioni sulla costituzione e sul ruolo del re, parlamento e libertà. L’autore conclude che Grundtvig vedeva l’assemblea legislativa come una minaccia all’unità nazionale e alle libertà del popolo piuttosto che un loro baluardo. La proposta di Grundtvig di un parlamento, stranamente, divideva l’assemblea in due per dimostrare che non esisteva alcun conflitto di interessi all’interno del popolo. La sua visione della libertà distingueva tra libertà fonda- mentali e libertà che avevano come obiettivo l’Illuminismo – principalmente la libertà di stampa. Quest’ultima poteva essere limitata a un gruppo determinato, poiché non tutte le espressioni erano benefiche per il fine dell’Illuminismo La prima, nella quale Grundtvig includeva la libertà di religione e la libertà di commercio, non avrebbe dovuto essere limitata. La pretesa di Grundtvig di far parte della democratizzazione danese si è basata in una certa misura sul suo approccio secondo cui il suffragio già concesso non poteva essere successivamente eliminato. Ciò, tuttavia, per Grundtvig era una questione di stabilità nazionale e di ostacolo all’insurrezione, non il principale sostegno per un più ampio suffragio

    L’ alterità degli anarchici

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    Anarchy is an ancient lemma meaning not so much disorder but the absence of government, as the imposition of an order programmed from the “outside”. Whether starting from individualistic assumptions or socialist, anarchists reject the concept of authority for its “alienating” connotation compared to a spontaneous associationism that can be configured in various ways. On the other side of the mirror, liberal doctrine of the late nineteenth century considers State a necessary condition for the outcome of any community process: refusing its establishment, despite their intentions of spontaneous aggregation, anarchists place themselves on the edge of socialization.Anarchia è lemma antico a significare non tanto disordine, quanto assenza di governo, come imposizione di un ordine programmato dall’“esterno”. Che si parta da presupposti individualistici o socialisti, gli anarchici rifiutano il concetto di autorità per il suo connotato “alienante” rispetto ad un associazionismo spontaneo variamente configurabile. Dall’altra faccia dello specchio, la dottrina liberale tardo-ottocentesca considera lo Stato esito necessario di qualsivoglia processo comunitario: rifiutandone l’istituzione gli anarchici, a dispetto dei loro aneliti di aggregazione spontanea, porrebbero sé stessi ai margini della socializzazione

    Viaggio nella Germania nazionalsocialista. Gli scritti giovanili di Franco Pierandrei (1940-1942)

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    The aim of this essay is to investigate the early works by Franco Pierandrei an eminent but neglected voice of the multifaceted Fascist legal science. The Italian constitutionalist thinker undoubtedly was an expert of the National-Socialist legal doctrine. This is evident reading his works where he had analysed some categories and concepts of German public law under the Nazi regime. Shedding new light on this works could be useful to underline similarities and differences between Fascist and National Socialist legal cultures, and, more specifically, on the diverse meaning of the concept of rule of law and the related implications in the field of legal theory.Lo scopo del presente contributo è di analizzare gli scritti giovanili di Franco Pierandrei, uno dei più profondi conoscitori della dottrina giuridica nazionalsocialista, come traspare soprattutto da tali contributi. La loro rilettura costituisce, infatti, un punto di vista privilegiato per comprendere affinità e divergenze tra la giuspubblicistica fascista e quella nazionalsocialista soprattutto in relazione alla diversa valenza assunta nelle stesse dal concetto di Stato di diritto e dei suoi necessari corollari

    La storia costituzionale e la letteratura italiana

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    Tra Droit des Gens e Coutume. La memoria sui consoli delle nazioni di Carlo Ignazio Montagnini (1769)

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    The essay focuses attention on the Mémoire touchant les Consuls des Nations étrangères composed in 1769 by Carlo Ignazio Montagnini (jurist, diplomat and Savoyard bureaucrat), to settle a dispute over the rights of the French consul in Nice. Despite of the specific nature of the document, the author sets up a general discourse on the nature of the consular institution trying to offer to the Savoy Foreign Affairs Secretariat the basis for its regulation. The development of trade that has taken place since the mid-eighteenth-century forces states to reconsider the consular institution, better delineating its boundaries according to the dictates of ius publicum. Even the kings of Sardinia are invested by this renewed interest and, forced to neutrality by an unfavourable diplomatic situation, try throughout the second half of the eighteenth century to develop trade flows into and out of their states. This produces a significant increase in the number of Consuls of nations in the Savoy ports (both in Nice and Villafranca, as well as in Sardinia) and, consequently, an increase in the conflict between these, the Savoy institutions and the municipalities. Montagnini’text (at least in the Savoy area), in continuous relationship with the main authors of public law, represents one of the most lucid analyses of the consular institution in the Ancient Regime and is part of an intense memorial activity within the Savoy bureaucracy largely to be studied.L’articolo focalizza l’attenzione sulla Mémoire touchant les Consuls des Nations étrangères composta nel 1769 da Carlo Ignazio Montagnini (giurista, diplomatico e burocrate sabaudo), per dirimere una controversia sui diritti spettanti al console di Francia a Nizza. Nonostante la natura specifica del documento, l’autore imposta un discorso generale sulla natura dell’istituto consolare provando a offrire alla Segreteria degli affari esteri sabauda le basi per una sua regolamentazione. Lo sviluppo dei commerci che si verifica a partire dalla metà del Settecento costringe gli Stati a riconsiderare l’istituzione consolare, delineandone meglio i confini secondo i dettami dello ius publicum. Anche i re di Sardegna vengono investiti da questo rinnovato interesse e, costretti alla neutralità da una congiuntura diplomatica sfavorevole, provano lungo tutto la seconda metà del XVIII secolo a sviluppare i flussi commerciali in entrata e in uscita dai propri Stati. Questo produce un notevole aumento del numero dei consoli delle nazioni negli scali sabaudi (tanto a Nizza e Villafranca, quanto in Sardegna) e, di conseguenza, un aumento della conflittualità tra questi, le istituzioni sabaude e le municipalità. In costante rapporto con i principali autori di diritto pubblico, il testo di Montagnini rappresenta (almeno in area sabauda) una delle più lucide analisi dell’istituto consolare in antico regime e si colloca all’interno di una intensa attività memorialistica interna alla burocrazia sabauda ancora in gran parte da studiare

    Constitutional experiences in the Brazilian Legal History

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    Sviluppi del governo parlamentare

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    The Italian parliamentary system has evolved over time. The essay analyzes this process and shows that it has given more power to the government. Furthermore, the essay discusses whether a new form of government has in fact emerged as a result.Nel corso del tempo il governo parlamentare ha subìto una marcata evoluzione. Il saggio analizza questo processo e dimostra che comporta un significativo rafforzamento del Governo a danno del Parlamento. Di qui la questione se sia affermata in via di fatto una nuova forma di governo, oppure se sia in corso una transizione dall’esito ancora incerto

    Fragilità della Costituzione e nichilismo giuridico

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    Following the modern reduction of law into a single dimension (auctoritas facit legem), law has been hopelessly consigned to the various forms of will to power that compete to conquer legal forms, according to Natalino Irti’s thesis of legal nihilism. Conditioned by the theoretical paradigms of modern jurisprudence, Irti is unable to see the constitutional transformation launched, toward the end of the 1950s, by the Italian legal culture that has re-stabilized the ancient dualism of law (lex-ius, auctoritas-ratio), albeit in new forms and on fragile foundations. The author proposes, thus, to interpret Irti’s nihilism not as a representation of current legal experience, but as a dystopia to be avoided.Dopo la moderna riduzione del diritto ad una sola dimensione (auctoritas facit legem), il diritto è consegnato irrimediabilmente alle volontà di potenza che lottano per la conquista delle forme giuridiche: questa è, in sintesi, la tesi del nichilismo giuridico di Natalino Irti. Condizionato dalle categorie teoriche del paradigma giuridico moderno, Irti non riesce a vedere la trasformazione costituzionale avviata, alla fine degli anni 50 del secolo scorso, dalla cultura giuridica italiana, che ha finito per ristabilire, seppur in forme nuove e su fondamenta fragili, l’antico dualismo del diritto (lex-ius, auctoritas-ratio). L’autore propone, quindi, d’intendere il nichilismo di Irti non come una rappresentazione dell’attuale esperienza giuridica, ma come una distopia da scongiurare

    Abstracts

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    Democratizzare il potere giudiziario: il jury populaire nel dibattito dell’Assemblea costituente della Seconda Repubblica francese (1848)

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    This essay reconstructs one of the least studied aspects of the political and constitutional debate in France during the Second Republic (1848-1852), i.e. the one relating to the judiciary and its ‘democratization’ by means of popular jury. Starting from the previous debate about this topic, in which a relevant role was played by Tocqueville’s Democracy in America, the constituents initially tried to make judiciary power more ‘popular’ and ‘democratic’; the events related to the civil war that broke out in Paris at the end of June 1848, however, led them, on this as well as on other issues, to ultimately take a much more conservative position.In questo contributo si ricostruisce uno degli aspetti meno studiati del dibattito politico e costituzionale nella Francia della Seconda Repubblica (1848-1852), quello relativo al potere giudiziario e alla sua ‘democratizzazione’ per mezzo del jury popolare. A partire dalla visione che aveva caratterizzato le fasi precedenti del dibattito, all’interno del quale un ruolo particolare è giocato da Tocqueville con la sua Democrazia in America, i costituenti misero inizialmente in campo una forte volontà di rendere ‘popolare’ e ‘democratico’ il potere giudiziario; gli eventi legati alla guerra civile scoppiata a Parigi alla fine di giugno li portarono però, su questa come su altre tematiche, ad assumere in definitiva una posizione ben più conservatrice

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