Università degli studi di Macerata: Riviste digitali
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“Troppo francese e troppo poco napoletano”? Il progetto costituzionale della Repubblica Napoletana del 1799 e la sua fortuna storiografica
The article comprises two parts: the first is developed by way of a comparison between the con- tents of the constitutional project of the Neapolitan Republic of 1799, drawn up by jurist Mario Pagano, and those of the French Constitution of 1795, reference point of all the constitutions of the Italian Republican Triennium 1796-1799; in the second part we find the different interpretations that historiography, from Cuoco up to the present day, has elaborated on the Pagano’s constitutional project.L’articolo si compone di due parti: nella prima viene sviluppata una comparazione fra i contenuti del progetto costituzionale della Repubblica Napoletana del 1799, redatto dal giurista Mario Pagano, e quelli della Costituzione francese del 1795, punto di riferimento di tutte le Costituzioni italiane del triennio 1796-1799; nella seconda trovano invece spazio le diverse interpretazioni che la storiografia, da Cuoco ai giorni nostri, ha elaborato riguardo al progetto costituzionale del Pagano
La question prioritaire de constitutionnalité
In France the constitutional judicial review found great difficulties to be implemented, as a result of a positivistic tradition. The Constitution of 1958 created the Conseil Constitutionnel in order to impose to the Parliament the mechanism of rationalisation of parliamentarianism. With a historical decision of 1971, concerning the freedom of association, it became an instrument of protection of rights and freedom. This constitutional judicial review had the aim of protecting fundamental rights from the statute law and so it was conceived as a preliminary scrutiny of constitutionality, which took place before the enactment of statute laws. Through the reform of the French Constitution of 2008 the so-called QPC was introduced, that is to say a procedure which enables a judicial review of the constitutionality of statute laws after their enactment. In this article we will examine the ways through which this judicial review takes place and the relevant procedures.Il controllo di costituzionalità della legge ha incontrato grandi difficoltà di recepimento in Fran- cia, in ragione di una certa tradizione legicentrista. Dopo alcuni tentativi falliti, la Costituzione del 1958 ha istituito il Conseil Constitutionnel, cui ha affidato il compito di controllare la costituzionalità delle leggi emanate dal Parlamento. Si trattava inizialmente di un controllo previsto per imporre al Parlamento i meccanismi di razionalizzazione del parlamentarismo; tuttavia, con una storica decisione del 1971 relativa alla libertà di associazione, esso diviene uno strumento di protezione dei diritti e delle libertà. Stante la sua finalità originaria di protezione dei diritti fondamentali dalla legge, il controllo poteva configurarsi solo come preventivo, cioè prima della promulgazione della legge stessa. Solo nel 2008 viene finalmente introdotto in Francia quel controllo a posteriori che da tempo è esercitato da numerose corti costituzionali europee. A questo scopo è stato necessario attendere una riforma costituzionale che consacra quella che si chiama ormai ‘questione prioritaria di costituzionalità’. Nel presente articolo vengono analizzate le modalità di questo controllo e la procedura all’uopo prevista
L’acquisizione della cittadinanza nei paesi della UE: problematiche e prospettive
The paper, after an overview on the idea of citizenship in the European Union and the freedom of movement of European Citizens within the Union as regulated by the communitarian law, addresses the problem of citizenship acquisition on the part of the extra-communitarian people living within members States of the EU, in reference to the context of the global economy and the phenomenon of migratory movements. The solutions that the national policies of the Member States of the Community have given to the matter are studied from a comparative point of view and are based on data provided by two studies on the subject: that of the French-American sociologist Marc M. Howard, published at the end of 2009, and the European project NATAC of 2007. Particular attention has been paid to the policies of United Kingdom, France, Germany and Italy, in view of the different historical experience that these countries had of the migratory phenomenon. For United Kingdom and France it is a consequence of decolonization, while for Germany dates back to the years of industrial development tied up to the postwar reconstruction and for Italy is a much newer effect of the political changes that have affected the Eastern Europe and the countries of North Africa. In addition, the analysis of the problem of integration of immigrants has brought to light a considerable critical element within the Union. In fact, despite remarkable convergence in their economic and social policies, the countries of the European Union still maintain autonomous and different, internal and external policies concerning citizenship, because they have very differing definitions of citizenship, while to manage, in the best possible way, migration fluxes a common legislation and a joint strategy would be required.L’articolo, dopo aver esaminato sotto il profilo del diritto comunitario il concetto di cittadinanza nell’Unione Europea e la libertà di movimento dei cittadini al suo interno, affronta il problema dell’acquisizione della cittadinanza da parte degli extracomunitari residenti negli Stati facenti parte dell’Unione Europea, in riferimento al contesto dell’economia globale e al fenomeno dei movimenti migratori. Le soluzioni che le politiche nazionali dei paesi membri della Comunità hanno dato alla questione vengono studiate da un punto di vista comparatistico e si basano sui dati forniti da due studi sull’argomento: quello del sociologo franco-americano Marc M. Howard, pubblicato alla fine del 2009, ed il progetto europeo NATAC del 2007. Particolare attenzione è stata dedicata alle politiche di Regno Unito, Francia, Germania e Italia, in considerazione della diversa esperienza storica che questi paesi hanno avuto del fenomeno migratorio che, per i primi due, è una conseguenza della decolonizzazione, mentre per la Germania risale agli anni dello sviluppo industriale legato alla ricostruzione postbellica e per l’Italia è un effetto molto più recente dei cambiamenti politici che hanno riguardato prima l’Europa orientale e successivamente i paesi del Nord Africa. Inoltre, l’analisi del problema dell’integrazione degli immigrati ha messo in luce notevoli elementi di criticità all’interno dell’Unione. Infatti, nonostante la convergenza delle politiche economiche e sociali, i singoli Stati perseguono politiche interne ed estere autonome e difformi in materia di cittadinanza, perché hanno di quest’ultima concezioni molto differenti, quando per gestire nel miglior modo possibile i flussi migratori sarebbe necessaria una legislazione comune e una strategia unitaria di accoglienza
La nature dans tous ses états. Etat de nature et guerre civile: Hobbes et les anciens, notamment Aristote
The theme of the civil war represents a privileged way of comparing the political analyses of the ancients and of the moderns. In this perspective, the usual anthropological oppositions can be considered in a different way letting unexpected convergences be seen. The importance of Thucydides for Hobbes’ reflection on civil war must be therefore underlined. We will also try to show that what Hobbes owes to Thucydides concerns the whole of his anthropology. We must therefore discuss again, taking this point of view, the facts of the opposition between the work of him who is considered to be one of the founders of the modern political thought and the political thought of the ancients, at least when we are dealing with philosophers of the classical age, particularly Aristotle.Il tema della guerra civile rappresenta una via privilegiata per confrontare le analisi politiche degli antichi e dei moderni. In questa prospettiva, le abituali opposizioni antropologiche possono essere considerate diversamente lasciando intravedere delle convergenze inattese. Il saggio si concentra sull’importanza assunta da Tucidide nella riflessione hobbesiana sulla guerra civile e, più in generale, in tutta la sua antropologia. Si deve quindi rimettere in discussione, sotto questa angolazione, l’evidenza dell’opposizione tra l’opera di chi è considerato uno dei fondatori del pensiero politico moderno e il pensiero politico degli antichi, almeno quando si tratta di filosofi dell’età classica, in particolare Aristotele
Primo piano / In the foreground Andrea Buratti legge V. Zeno Zencovich, G. Resta (a cura di) / Andrea Buratti reads V. Zeno Zencovich, G. Resta (eds.), Riparare risarcire ricordare. Un dialogo tra storici e giuristi
Il caso Röhm tra Rechtsvakuum e nuovo assetto costituzionale: una discussione nella scienza giuridica tedesca nei primi anni del dominio nazionalsocialista
The paper analyzes the various interpretations made by the German jurists during the Third Reich, concerning both the so called “Night of the Long Knives” (30 June 1934) which saw many opponents of the regime and members of the same NSDAP murdered, and the Law that was passed on July 3, 1934 in order to justify the massacre. In particular the contributions of Carl Schmitt and Ernst Rudolf Huber are still interesting because they emphasize the “constituent” nature of the measures in defining a new concept of the State marked by the concept of the Leader’s principle (Führertum).Il contributo esamina le diverse interpretazioni avanzate dai giuristi tedeschi prossimi al nazionalsocialismo in occasione della cd. Notte dei lunghi coltelli (30 giugno 1934), nel corso della quale furono assassinati oppositori del regime e membri della stessa NSDAP, e della legge che fu approvata il 3 luglio del 1934 per giustificare il massacro. Di particolare interesse sono i contributi di Carl Schmitt e di Ernst Rudolf Huber, tesi a sottolineare la valenza “costituente” dei provvedimenti assunti nella definizione di una nuova compagine statale segnata dal principio della Guida (Führertum)
Un americanista davanti all’Unità d’Italia, ovvero, l’Atlantico mare nostrum
The date of the Italian unification and that of the start of the American War of Secession coincide: 1861. Such coincidence is ignored by the respective historiographies, which, in this way, suffer for one of the main limits of every national historiography, which is tendentially led to interpretations of an ‘exceptionalist’ kind. However in this case also the always-existing ambiguous intellectual relationship between Old and New world plays a part. It is anyway possible a comparative examination between Italy and United States of America on the basis of four elements: State centralisation, the territorial dimension, the need of a nation and the myth of modernity. Both in the USA and in Italy, the State was born before the nation, on a vertical and hierarchical basis; the lack of a national identity was, in both cases even though in a different way, the sign that the constitution of the State was a necessary but not sufficient objective. In the two historical situations, the process of nation building was carried on in the following decades, especially thanks to the respective political classes which belonged to the liberal school and were faithful to the Constitution and to the Albertine Statute, to parliamentarianism, to the primacy of the Statute law, to individualism, to the supremacy of science, to a “religious secularism”, to economic development of which capitalism was the creator and to the consequent progress of the country and humanity towards an ever greater well-being and freedom. However, de facto the United States re-unification on a national basis was the fruit – as it has been said – of a ‘racial compromise’, just as in Italy the unification suffered the consequences of the political, economic and social conflict set off by the ‘Piedmont-isation’. In Italy and in the United States, a structural parallel is found according to which the nation to be built or re-built as a brotherly national community really started to rise or re-rise only on the basis of the exclusion, since it was the exclusion that laid the foundation of the cooperation among the non-excluded, across the Ocean the white people, in Italy the social elites. For both countries, the nation has been a decisive element, because its building consented the homogenisation and functioning of the countries in a way more and more efficient and coherent with the needs of modernity. Nevertheless, the nation – artificial and political as it showed to be not able of not being – found the only way of existing within the internal boundaries that the political fights instituted.Le date dell’Unità d’Italia e quella dell’inizio della Guerra di secessione negli Stati Uniti coincidono: 1861. Tale coincidenza è ignorata dalle rispettive storiografie, che scontano così uno dei limiti principali di ogni storiografia nazionale, tendenzialmente portata a letture di tipo ‘eccezionalistico’. Ma in questo caso gioca anche l’ambiguo rapporto intellettuale da sempre esistente fra Vecchio e Nuovo mondo. È tuttavia possibile un esame comparato tra Italia e Stati Uniti in base ai quattro ele- menti della centralizzazione statale, della dimensione territoriale, del bisogno di nazione e del mito della modernità. Sia negli USA che in Italia, lo Stato era nato prima della nazione, su base verticale e gerarchica; la mancanza di una identità nazionale fu in entrambi i casi, sia pure in maniera diversa, il segno che la costituzione dello Stato era obbiettivo necessario ma non sufficiente. Nelle due realtà storiche, il processo di costruzione della nazione si svolse nei decenni successivi, grazie soprattutto alle rispettive classi politiche che erano di stampo liberale, fedeli alla Costituzione e allo Statuto, al parlamentarismo, al primato della legge, all’individualismo, alla supremazia della scienza, a una “laicità religiosa”, allo sviluppo economico di cui il capitalismo era artefice e al conseguente progresso del paese e dell’umanità verso un benessere e una libertà sempre maggiori. Di fatto però, la riunificazione statunitense a base nazionale fu il frutto – com’è stato detto – di un ‘compromesso razziale’, così come in Italia l’unificazione pagò lo scotto del conflitto politico, economico e sociale scatenato dalla ‘piemontesizzazione’. In Italia e negli Stati Uniti si riscontra un parallelo strutturale per cui la nazione da costruire o ricostruire come comunità nazionale fraterna in realtà cominciò a nascere o rinascere soltanto sulla base dell’esclusione, perché fu l’esclusione a gettare le basi della cooperazione fra i non esclusi, oltreatlantico i bianchi, da noi le élite sociali. Per entrambi i paesi, la nazione è stata un elemento decisivo, perché la sua costruzione ha consentito di omogeneizzare e far funzionare i due paesi in modo vieppiù efficiente e coerente con i bisogni della modernità. Tuttavia, essa, artificiale e politica come ha dimostrato di non poter non essere, ha trovato nei confini interni che gli scontri politici istituivano il solo modo di esistere