Università degli studi di Macerata: Riviste digitali
Not a member yet
2645 research outputs found
Sort by
Schiavi avvelenatori. Resistenze alla schiavitù e giurisdizioni penali straordinarie nelle Antille francesi della Restaurazione
This article focuses on legal and social position of slaves and free people of color in the French Caribbean during the Restoration, characterized by racial prejudices and by class discriminations. There was the emergence of various forms of resistance, political and judicial, which contributed to the gradual transition – though slow and not always coherent – of the free black population (owners, also slaves owners, merchants and farmers) from the alliance with the white settlers – a demonstration of how the “color line” dividing the blacks even among themselves – in solidarity with slaves. The riots, the evasions, the marronage (escape from the plantations), suicides, infanticide, poisoning, were forms of resistance to slavery that had developed since the sixteenth century. However, the crime of poisoning had haunted the settlers in the French Caribbean in particular way, to the point that its repression were set up special courts, lacking the minimum judicial guarantees, which condemned both slaves and free blacks to severe penalties.L’articolo si concentra sulla condizione giuridica e sociale di schiavi e liberi di colore nelle Antille francesi durante la Restaurazione, periodo caratterizzato da pregiudizi razziali e discriminazioni di classe. In questa fase storica si verificarono numerose forme di resistenza, politica e giurisdizionale, all'ordinamento schiavista, che contribuirono al passaggio graduale – anche se lento e a volte contraddittorio – dei neri liberi (proprietari, anche di schiavi, e commercianti) dall'alleanza con i bianchi, con i quali condividevano interessi legati alla proprietà privata – a dimostrazione di come la “linea del colore” dividesse anche i neri tra loro – alla solidarietà con gli schiavi stessi. Le rivolte, le evasioni, il marronage (fuga dalle piantagioni), i suicidi, gli infanticidi, l'avvelenamento di uomini e bestiame rappresentavano forme di resistenza alla schiavitù e all'ordinamento coloniale
già a partire dal XVI secolo. Tuttavia, il veneficio si sviluppò particolarmente nelle Antille francesi
della Restaurazione al punto da comportare per la sua repressione l’istituzione di tribunali speciali,
privi di garanzie per gli imputati, che condannarono a pene severe sia schiavi che liberi di colore
Ordinamenti formali e pratiche di polizia nell’India britannica (1817-1882)
One of the most distinguishing features of the British Legal System consists in the absence of torture from the common law tradition. However, since the beginnings of the Nineteenth century native subjects of the main British colony, India, had denounce a massive and illegal use of torture by Colonial Police in criminal proceedings. According to the East India Company, torture was a consolidated and traditional practice in India and this alone was sufficient to explain its widespread incidence in judicial practice. Official discourse about torture was a powerful one, touching numerous stereotypes about the Native Indians. But the analysis of colonial documents discovered a far more complex situation: the use of violence in criminal proceedings was largely tolerated by colonial administration because it was instrumental to the operation of the criminal justice system, quite essential to the maintenance of law and order and to the imposition of particular models of behaviour. Analyzing colonial debate of the period 1860-1880 about police force and powers (especially relating to the Bengal territories) this article aims to show how the presence of torture in the 19th century colonial India was strongly related to the Colonial System of government and how the need to fight this phenomenon was always balanced with the key importance of controlling the rural areas of Indian Presidencies, administering the criminal justice, disciplining native subjects. Together with these issues, the article aims to show the difficulties encountered by the Colonial Government in the elaboration of a model of criminal process that was compatible with common law tradition and the attempts of English jurists to justify even the most particular features of Colonial System of Criminal Procedure.Come è noto, la tradizione processuale di common law disconosceva il ricorso alla tortura giudiziaria garantendo i sudditi della Corona d'Inghilterra contro gli strumenti di ricerca della prova tipici della tradizione continentale d'Antico Regime. Sin dagli inizi dell’Ottocento, tuttavia, i sudditi nativi della principale colonia britannica, l'India, denunciavano il ricorso illegale alla tortura da parte della polizia finalizzato alla raccolta e alla verbalizzazione di prove valide per il giudizio. Secondo la East India Company la tortura costituiva una pratica consuetudinaria dell'India la cui pericolosa prevalenza dipendeva dalla sua forte connotazione di “normalità”. Il discorso ufficiale relativo alla tortura era stato elaborato con riferimento agli stereotipi relativi alla natura dei sudditi nativi ed era pertanto fortemente persuasivo. Ma l’analisi delle fonti coloniali rivela una situazione molto più complessa: il ricorso alla violenza nei procedimenti penali dipendeva fortemente dal modello processuale sperimentato nelle aree rurali della colonia ed era strumentale al funzionamento del sistema di giustizia criminale, al mantenimento dell'ordine dei territori periferici, alla imposizione di modelli di condotta conformi alla sensibilità europea. Analizzando il dibattito relativo alla ridefinizione degli as- setti organizzativi e dei poteri della polizia nativa (1860-1880) l’articolo si propone di mostrare che la necessità di combattere il fenomeno della tortura – la cui pericolosa prevalenza dipendeva, in ultima istanza, dal sistema di governo sperimentato in India – venne frenata dall’esigenza di controllare le aree rurali della colonia, amministrare la giustizia criminale, “disciplinare” i sudditi nativi. Accanto a questi argomenti, l’articolo intende mostrare le difficoltà incontrate dall’amministrazione coloniale nell’elaborare un modello di processo per l’India che fosse conforme alla tradizione di common law e i tentativi dei giuristi inglesi di giustificare anche le più vistose deviazioni di questo modello dal sistema processuale della madrepatria inglese
El ensayo fundacional de la libertad de prensa en la tradición constitucional euroatlántica: la Areopagitica de John Milton. Repercusión e influencia en la Inglaterra de su tiempo, 1644-1674
The text that the republican poet John Milton wrote with the suggestive title of Areopagitica, A speech for the liberty of unlicensed printing to the Parlament of England to demand the extinction of the censorship system in force in England in 1644 is considered the foundational essay of press freedom in the Euro-Atlantic constitutional tradition. Nevertheless, most of Miltonists have maintained that the Areopagitica happened completely unnoticed in the revolutionary England of the XVIIth century. In this study, however, is analyzed to what extent the Areopagitica is present in the tolerationist literature of the Puritan period and, especially, in the writings of the Leveller movement against the strengthening of the control of the press in 1649, surfacing even during the Restoration, in the religious controversy of 1672-1673, spreading this way the influence of the Areopagitica for three decades, from its appearance in 1644 until Milton’s death in 1674.Il discorso che il poeta repubblicano John Milton scrisse con il suggestivo titolo di Areopagitica, A speech for the liberty of unlicensed printing to the Parlament of England, per chiedere la fine del regime di censura preventiva esistente in Inghilterra nel 1644, è considerato il saggio fondatore della libertà di stampa nella tradizione costituzionale euro-atlantica. Tuttavia, la maggior parte della dottrina miltonista ha sostenuto che l’Areopagitica passò totalmente inosservata nell’Inghilterra rivoluzionaria del XVII secolo. In questo studio, comunque, viene analizzato in che misura l’Areopagitica è presente nella letteratura sulla tolleranza religiosa durante il periodo puritano e, soprattutto, negli scritti del movimento Leveller contro il rafforzamento del controllo della stampa nel 1649, e riappare anche durante la Restaurazione, nella controversia religiosa del 1672-1673, estendendo in tal modo l’influenza dell’Areopagitica per tre decenni, fin dalla sua creazione nel 1644 fino alla morte di Milton nel 1674
The Challenges of the Romanian Constitutional Tradition. I. Between Ideological Transplant and Institutional Metamorphoses
La storia delle costituzioni e del costituzionalismo rumeni sono strettamente legati al XIX e XX secolo. Il secolo XIX significò la nascita dell’unitario Stato nazionale rumeno e la costruzione di un moderno sistema costituzionale per via di trasposizioni massicce da modelli costituzionali occidentali. La rottura col passato fu brusca, per cui rimasero solo alcune idee, istituzioni e pratiche a legare organicamente col passato politico e costituzionale.The history of the Romanian Constitution and constitutionalism is closely linked to the 19th and 20th centuries. The 19th century meant the birth of the national unitary Romanian state and the building of the modern constitutional system by way of the massive constitutional transplant from the Western constitutional models. Breaking with the past was abrupt, therefore only a few ideas, institutions and practices remained as an organic linkage with the political and constitutional past
Du Moïse de Rousseau au Moïse de Freud. L’idée de culture politique
La figura di Mosè assume grande evidenza nel capitolo del Contrat social di Rousseau consacrato al legislatore. In questo studio si vuole chiarire il senso di questa figura e la sua centralità nella formazione della politica moderna, ponendola in rapporto con l’analisi del personaggio di Mosè nell’ultimo libro di Freud. Questa lettura incrociata consente di isolare uno strato della politica di ordine propriamente culturale, ciò che chiamiamo qui la cultura politica, che non si confonde con il livello costituzionale del diritto politico, ma che non si risolve nemmeno nei costumi. La realizzazione storica di una politica centrata sul contratto dipende tuttavia dalla sua chiarificazione.The figure of Moses assumes great emphasis in the chapter of the Contrat social by Rousseau dedicated to the legislator. In this essay we would like to clarify the meaning of this figure and its centrality in the formation of modern politics, relating it to the analysis of the character of Moses in the last book written by Freud. This crossed reading allows us to single out a properly cultural layer of politics, that which here we call political culture which does not mix with the constitutional level of the political law, but which does not dissolve either in the customs. The historical realisation of a politics centred on the contract depends, however, on its clarification
Austrian empire and Italian unification
La convinzione, così potentemente efficace, della necessità politica di Stati nazionali omogenei su base etnica, che a partire dal 1848 era divenuta dovunque in Europa la “idea politica guida”, poté congiungersi – idealmente – con il processo di trasformazione della partecipazione politica (dall’ordinamento giuridico per ceti alla costituzione parlamentare) che si andava affermando nello stesso tempo. Ciò portò di conseguenza, come accadde in Germania e in Italia, alla costruzione di Stati nazionali “esemplari”. Laddove, come nel caso di Germania e Italia, un popolo apparentemente omogeneo rivendicava non solo diritti di partecipazione in base alla cittadinanza ma li pretendeva addirittura inseriti in uno Stato nazionale ben delimitato, la pretesa di Stato nazionale e costituzione parlamentare – di “unità” e “libertà”, come dicevano i contemporanei – poté procedere di pari passo. Dove invece, come nel caso dell’Impero austriaco, dieci popoli diversi lottavano per l’uguaglianza politica, restando però “imprigionati” in tradizioni territoriali che si esprimevano in ben sedici modi differenti, le possibilità di giungere ad uno Stato costituzionale parlamentare, sulla base della sovranità popolare, si presentavano in modo molto più complicato, a parte il fatto che la concreta realtà austriaca di uno Stato multietnico, composto in modo tanto eterogeneo, si contrapponeva ipso facto diametralmente alla “idea politica guida” dello Stato nazionale. In tal senso, il movimento italiano d’indipendenza determinò i primi passaggi decisivi verso la disintegrazione “nazionale” della monarchia asburgica, multi-etnica e perciò contrapposta al paradigma dello Stato nazionale. Pur ammettendo la comprensibile euforia italiana per la sua “storia di successo”, non si dovrebbero trascurare – a me pare – i presupposti giuridico-strutturali di natura completamente diversa dello Stato multietnico austriaco, i quali nel XIX secolo sembravano definitivamente superati, ma hanno sorprendentemente recuperato, nel secolo XXI, la loro attualità, nell’ambito del processo di unificazione europea.The conviction, so powerfully efficacious, of the political necessity of national States, homogenous on an ethnic basis, which, starting from 1848, had become the “political guide idea” everywhere in Europe, could ideally connect with the process of transformation of political participation (from the juridical order according to social classes to parliamentary constitution) that was affirming itself at the same time. This brought, as a consequence as it happened in Germany and Italy, to the construction of “exemplary” national States. Where, as in the case of Germany and Italy, an apparently homogenous people not only claimed rights of participation on the basis of citizenship, but also pretended to have them inserted in a well-defined national State, the pretension of a national State and of a parliamentary constitution – of “unity” and “freedom” as the contemporaries said – could proceed side by side. Where, instead, as in the case of the Austrian empire, ten different peoples fought for political equality, remaining however “imprisoned” in territorial traditions which expressed themselves in sixteen different ways, the possibilities of reaching a constitutional parliamentary State, based on popular sovereignty, presented themselves in a much more complicated way, a part from the fact that the actual Austrian situation of a multi-people State, made up in such an heterogeneous way, ipso facto diametrically opposed the “political guide idea” of the national State. In such a meaning, the Italian movement of independence determined the first decisive passages towards the national disintegration of the Habsburg monarchy, which was multi-ethnic and therefore opposed the paradigm of the national State. Even admitting the understandable Italian euphoria for its “success story”, the juridical-structural presuppositions of a completely different nature of the multi-people Austrian State – it seems to me – should not be neglected. They, in the 19th century, seemed definitely overcome, but they have surprisingly recovered their actuality in the 21st century within the process of European unification
Dalla Révolution all’Unità: qualche riflessione sui rapporti tra Francia e Italia durante il Risorgimento
The relations between France and Italy have played a fundamental role in determining a conceptual and chronological definition of Risorgimento and in illustrating the related historiographical debate. This essay will focus on the debate about the relevance of the Triennio repubblicano (1796-1799) in starting up the Italian unification and on the opinions of the French observers about the birth of the Italian national State. The purpose of the essay is to read the Italian Nation-building process in the context of the formation and growth of the European idea of Nation as it emerged from the revolutionary period, exploring dissonances and assonances to the ideal of French Revolution. France’s expansion and the spreading of revolutionary ideals have been the pivot of all interpretations of the Risorgimento on behalf of Italian intellectuals. The resulting debate, inaugurated by Vincenzo Cuoco’s Saggio sulla rivoluzione napoletana (1801), has survived through all historiographical readings (first of all Benedetto Croce’s and Antonio Gramsci’s) up to the most recent interpretations. Conversely, the interest of the French public opinion towards Risorgimento developed in the 19th century (with Simonde de Sismondi’s Histoire des républiques italiennes, Edgar Quinet’s Le Révolutions d'Italie, and with other works), up to the attention awakened by the recent celebrations for the 150th anniversary of the Italian unification. One of the less explored questions in the relations between Italy and France concerns the circulation of political know-how and of administrative practices between the two countries. Beside political-ideological, cultural, and "romantic" elements, Risorgimento constituted also a process of institutional integration, inaugurated by the Revolution and the Napoleonic period, followed by the monarchies during the Restoration. Joseph-Marie de Gérando’s political career and intellectual biography will serve the purpose to illustrate this last aspect.Le relazioni tra Francia e Italia hanno giocato un ruolo fondamentale nel determinare una definizione concettuale e cronologica del Risorgimento e nell’illustrare il relativo dibattito storiografico. Questo saggio centrerà la sua attenzione sul dibattito concernente la rilevanza del Triennio repubblicano (1796-1799) nel dare inizio all’unificazione italiana e sulle opinioni degli osservatori francesi relative alla nascita dello Stato nazionale italiano. Lo scopo del saggio è leggere il processo italiano di edificazione nazionale nel contesto della formazione e crescita dell’idea europea di nazione così come emerse dal periodo rivoluzionario, esplorando dissonanze e assonanze con l’ideale della Rivoluzione francese. L’espansione francese e la diffusione degli ideali rivoluzionari sono stati il perno di tutte le interpretazioni del Risorgimento da parte degli intellettuali italiani. Il dibattito che ne risultò, inaugurato dal Saggio sulla rivoluzione napoletana (1801) di Vincenzo Cuoco, è sopravvissuto a tutte le letture storiografiche (prime fra tutte quelle di Benedetto Croce e di Antonio Gramsci) fino alle interpretazioni più recenti. Contrariamente, l’interesse della pubblica opinione francese sul Risorgimento si sviluppò nel XIX secolo (con la Histoire des républiques italiennes di Simonde de Sismondi e Les Révolutions d'Italie di Edgar Quinet, e con altri lavori), fino all’attenzione destata dalle recenti celebrazioni per il 150° anniversario dell’unificazione italiana. Una delle questioni meno esplorate nelle relazioni fra Italia e Francia concerne la circolazione del sapere politico e di pratiche amministrative tra i due paesi. A fianco a elementi politici, ideologici, culturali e “romantici”, il Risorgimento costituì anche un processo di integrazione istituzionale, inaugurato dalla Rivoluzione e dal periodo Napoleonico, seguito dalle monarchie durante la Restaurazione. La carriera politica e la biografia intellettuale di Joseph-Marie de Gérando servirà allo scopo di illustrare quest’ultimo aspetto
Cádiz y el Fracaso de un Constitucionalismo Común a Ambos Hemisferios
The Cadiz Constitution (1812) is reputedly the primary source of Latin American early constitutionalism. However, if checked against the backdrop of contemporary competing constitutional approaches within Spanish America, the Cadiz experience itself turns out to be the Constitution that actually derailed the possibility of an intercontinental constitutionalism between Spain and Latin America. While American original constitutional approaches became a window of opportunity for a federalism that, through treaties, could have even helped accommodate indigenous nations, the Cadiz Constitution absolutely blinded this very possibility.La Costituzione di Cadice (1812) ha la fama di essere una fonte importante per un primo costituzionalismo di portata ispanoamericana. Ciò nonostante, se la si mette in rapporto alle impostazioni costituzionali contemporanee, che hanno luogo nella America di lingua ispanica, risulta che si tratta di una Costituzione che fece affondare la stessa possibilità di un costituzionalismo intercontinentale ispanico. Gli approcci americani aprirono l’orizzonte di un federalismo che, per mezzo dei trattati, vi avrebbe fatto trovare un posto persino alle nazioni indiane; orizzonte che fu categoricamente precluso dalla Costituzione di Cadice