Università degli studi di Macerata: Riviste digitali
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Why Australia Does Not Have, and Does Not Need, a National Bill of Rights
In questo articolo l’autore spiega perché l’Australia non ha un Bill of Rights (Carta dei diritti), ar- gomentando anche che questa è una buona cosa in quanto l’Australia non ha bisogno di averne uno. Egli considera anche il recente tentativo fallito di promulgare un Bill of Rights (Carta dei diritti) legale e come questi modelli non costituzionalizzati facciano irruzione in processi decisionali democratici. L’autore conclude considerando quanto posseduto dall’Australia che possa ricadere ampiamente sotto questa egida, precisamente il Bill of Rights (Carta dei diritti) legale del solo e unico Stato (Victoria) che ne ha uno e la cosiddetta giurisprudenza degli “implied rights” (diritti implicati) che dà agli alti magistrati un potere, non usato spesso, di invalidare la legislazione.
In this article the author explains why Australia does not have a national Bill of Rights while also arguing that is a good thing, that Australia does not need one. He also considers the recent failed attempt to enact a statutory Bill of Rights and how these non-constitutionalised models also make inroads into democratic decision-making. The author finishes by considering what Australia does have that falls broadly under this aegis, namely the statutory Bill of Rights of the one and only State that has one (Victoria) and the so-called ‘implied rights’ jurisprudence that gives the top judges a not-often-used power to invalidate legislation.
The External Affairs Power in Australia and in Germany: Different Solutions, Similar Outcome?
Australia e Germania sono entrambi Stati federali organizzati costituzionalmente. La Costituzione del Commonwealth e la Costituzione (Grundnorm) tedesca affrontano la distribuzione del potere tra centro e le entità costituenti negli affari esteri da punti di vista opposti. Alla fine, in entrambi i casi un modus vivendi istituzionale è stato trovato nel cercare di equilibrare gli interessi della federazione con quelli delle entità costituenti migliorando informazione e comunicazione tra i due livelli e coinvolgendo e ascoltando le entità costituenti. Comunque, la posizione dei Länder tedeschi negli affari esteri è considerevolmente più forte di quella delle loro controparti australiane. Mentre l’articolo 23 della Costituzione (Grundnorm) indica la posizione potenzialmente forte dei Länder negli affari esteri, è anche un indicatore del grado di evoluzione delle questioni dell’Unione Europea in una relazione sui generis, che non può più essere considerata come meramente un sottoinsieme di affari esteri tradizionali anche se essi non possono essere considerati neanche affari interni.
Australia and Germany are both constitutionally organized federal states. The Commonwealth Constitution and the German Basic Law approach the distribution of power between the centre and the constituent entities in external affairs matters from opposite directions. In the end, in both cases an institutional modus vivendi has been found in trying to balance the interests of the federation with those of the constituent entities by improving information and communication between the two levels and by involving and listening to the constituent entities. However, the position of the German Länder in external affairs is considerably stronger than that of their Australian counterparts. Where- as Article 23 of the Basic Law indicates the potentially strong position of the Länder in external affairs, it is also an indication of the degree to which European Union matters have evolved into a sui generis relationship and which can no longer be regarded as merely a subset of traditional external affairs even if they cannot be regarded as domestic affairs either
La ‘modernità’ di Danton
The figure of Danton has not only been at the centre of the historical debate concerning the French Revolution, but has benefited from an enduring artistic and literary fortune. This paper reconstructs Danton’s image in the minds of his contemporaries and in the interpretations of historians, with particular reference to some of the most important moments of his political career such as his opposition to La Fayette. The paper also discusses the aims of his political action which was characterized by the instrumental use of violence and the control of public money, which was rooted in his revolutionary experience but which also prefigured future tendencies of political modernity. Reflecting on Danton today indeed contributes to answer fundamental questions concerning the eternal problem that links the individual to the historical process.La figura di Danton, al centro del dibattito storiografico sulla Rivoluzione francese, ha anche goduto di una perdurante fortuna letteraria ed artistica. Il saggio, a partire dall’immagine che di Danton ebbero contemporanei e interpreti, si sofferma su alcuni momenti significativi della sua carriera politica (in particolare l’opposizione a La Fayette) e riprende gli interrogativi circa le finalità della sua azione, radicata nell’esperienza rivoluzionaria ma anche anticipatrice, in relazione ai temi dell’uso razionale della violenza e del controllo del denaro pubblico, di alcune successive tendenze della politica moderna. La riflessione su Danton, nel contesto della cultura contemporanea, è in definitiva evocatrice di questioni che rimandano all’eterno problema del nesso tra singola individualità e corso della storia
España y la(s) cuestión(es) de Italia
Starting from an examination of the similarities that can be found between the political and constitutional situation in Italy and Spain around mid-19th century, the essay goes into the ways through which the recognition of the Italian Kingdom by the Spanish monarchy could happen. The premise consists in the admiration which existed in Spain for the Italian culture. However, if, on the one hand, there was the sympathy of the progressists (“The revolution in Italy is our revolution, since Italian successes are also our history”), on the other, insurmountable dynastic links between the Spanish Bourbons and the Neapolitan ones subsisted. Thirdly the relationship between Isabel II, the Roman Curia and the Papal States was decisive, especially after the election of Pope Pius IX in 1846 and particularly with regard to the Roman Question. For the occasion there was also a Spanish military intervention, with mostly a symbolic meaning, which was however decisive in order to obtain the recognition of Isabel II’s kingdom by the Austrian government. All this caused long and interminable debates between 1848 and 1868 and produced complicate relationships with the new Italian Kingdom which was formally recognised only on the 15th of July 1865, notwithstanding that the public opinion, both progressist and moderate, was really favourable. Only the Austrian recognition would have arrived later.A partire da un esame delle somiglianze riscontrabili tra la situazione politica e costituzionale italiana e spagnola intorno alla metà del XIX secolo, il saggio si addentra nelle modalità con cui poté avvenire il riconoscimento del Regno d’Italia da parte della monarchia spagnola. La premessa è l’ammirazione che esisteva in Spagna per la cultura italiana. Però, se da una parte c’era la simpatia dei progressisti («La rivoluzione in Italia è la nostra rivoluzione, poiché i successi italiani sono anche la nostra storia»), dall’altra sussistevano insormontabili legami dinastici tra i Borboni spagnoli e quelli di Napoli. In terzo luogo, era decisivo il rapporto di Isabel II con la Curia romana e lo Stato della Chiesa, soprattutto dopo l’elezione di Pio IX nel 1846, e in particolare riguardo alla Questione romana. Per l’occasione vi fu anche un intervento militare spagnolo, di significato più che altro simbolico ma decisivo per ottenere il riconoscimento da parte austriaca del regno di Isabel II. Tutto ciò fu causa di lunghi e complicati dibattiti tra il 1848 e il 1868, e portò a relazioni complicate col nuovo Regno d’Italia, che venne riconosciuto formalmente solo il 15 luglio 1865, nonostante l’opinione pubblica sia progressista che moderata fosse molto favorevole. Il riconoscimento austriaco sarebbe avvenuto ancora dopo
Umberto Tupini presidente della prima sottocommissione dell’Assemblea costituente
Umberto Tupini was one of the leaders of the Constituent Assembly. As president of the first subcommittee, which dealt with the issue of rights and duties of citizens, he made an important contribution to the definition of the rules contained in the first part of the constitutional text. His presidency was also marked by the constant mediation between the various theses in the field, except for some religious themes.Umberto Tupini fu uno dei protagonisti dell’Assemblea costituente. Come presidente della prima sottocommissione, che si occupò del tema dei diritti e doveri dei cittadini, non si limitò a un ruolo notarile, ma diede un contributo spesso decisivo alla definizione delle norme contenute nella prima parte del testo costituzionale. La sua presidenza fu inoltre caratterizzata da un’attenta regia dei lavori e dalla costante ricerca di mediazioni fra le varie tesi in campo. Solo in alcune circostanze venne meno a questo ruolo, quando la prima sottocommissione affrontò temi legati alla sua sensibilità di cattolico
Il contesto costituzionale dell’Illuminismo scozzese
This essay outlines the process of unification of the United Kingdom, which finds one of its first and systematic reference points in the Act of Union in 1707, with which the merging of the two apex institutions of the two social and legal phenomena: the Scottish Parliament and the Parliament of Westminster, was realised. The author particularly highlights how with this Act, notwithstanding the role abstractedly and formally reserved to it, Scotland (Scottish law) had to suffer subordination to the constitutional lexicon of Westminster, especially in the definition of the institutional layout of the new State organisation. This gave origin to the reflection of the Scottish public law science, mainly centered around substantive law and the science of politics, while the cultural elaboration of a legal system within which Scottish law could have claimed its own originality was more articulated, for the purposes of building a shared idea of “nation”: a specificity characterised also by the strong influence exerted by Roman-law and Canon-law sources; a set of rules which, by way of daily toil of jurisprudence, ended up being gradually integrated into the new system of Common law.In questo saggio si tratteggia il processo di unificazione del Regno Unito, che trova un suo primo e sistematico punto di riferimento nell’Act of Union del 1707, con cui si realizzò la commistione delle due istituzioni di vertice dei due fenomeni normativi e sociali: il Parlamento scozzese e quello di Westminster. In particolare, l’Autore evidenzia come, nonostante il ruolo astrattamente riservatole sulla carta, con questo atto la Scozia (il diritto scozzese) ebbe a soffrire la subordinazione al lessico costituzionale di Westminster, soprattutto nella definizione degli assetti istituzionali della nuova organizzazione statale. Ne derivò la riflessione giuspubblicistica scozzese, perlopiù incentrata sul diritto sostanziale e sulla scienza della politica, mentre più articolata, ai fini della costruzione di un’idea condivisa di “nazione”, fu l’elaborazione culturale di un legal system in cui il diritto scozzese avrebbe potuto rivendicare la propria originalità: una specificità denotata anche dalla forte influenza esercitata dalle fonti romanistiche e da quelle canonistiche; un insieme di regole che, mediante la quotidiana fatica della giurisprudenza, finì per essere via via integrato nel nuovo sistema di common law
Statesmanship and Scottish Jurisprudence
Nella storia della teoria e della pratica giuspolitica occidentale l’illuminismo scozzese si è di- stinto anche per l’abilità dei alcuni giuristi nel saper unire la tradizione della giurisprudenza romana con la concezione della “legge universale di natura”. Ne conseguono molte teorie che hanno cercato di spiegare le origini (e le ragioni) della società politica, il ruolo della legge e quello del sovrano. In particolare, la sovranità viene qui concepita come un potere capace di riassorbire tutti gli altri, la forza coesiva che tiene assieme tutta la società. Il diritto diventa così il vettore che traduce la volontà del sovrano en ordre d’État, razionalmente valutato. In questo saggio, l’Autore focalizza l’attenzione sul ruolo dello “statista” che spesso agisce dietro le quinte di un potere sovrano, giustificando la sua azione di lawmaker – un’azione condizionata da pensieri ed interessi individuali – sulla base di una legge “pretesamente” universale. Da cui la capacità di “trovare” (scoprire) leggi particolari che riflettano la saggezza universale in un dato contesto giuspolitico e sociale.
In the history of Western juridical-political theory and practice, the Scottish Enlightenment distinguished itself also for the ability of certain jurists in knowing how to unite the tradition of Roman jurisprudence with the conception of the “universal natural law”. Many theories which tried to explain the origins (and the reasons) of political society, the role of the statute law and that of the sovereign originated from it. Particularly, sovereignty is here thought of as a power which is able to reabsorb all others, the cohesive strength which holds together all society. The law therefore becomes the vector which translates the sovereign will into rationally evalued ordre d’État. In this essay, the author focuses on the role of the “statesman” who often acts behind the scenes for a sovereign power, justifying his acting as lawmaker – an acting conditioned by individual thought and interests – on the basis of a “pretend” universal law. From which the capacity of “finding” (discovering) particular laws which reflect the universal wisdom in a given juridical-political and social context originates
La diffusione del pensiero di Thomas Reid in Italia meridionale agli inizi dell’Ottocento
In Europe of the first half of the Nineteenth century, the Restoration favours the affirmation of a sceptical and noteworthily critical thought with respect to the ideas that, until few years before, animated philosophical, political and juridical Enlightenment: rationalism and doctrines of natural law have – according to the common feeling – led to disasters, without however reaching tangible results on social, economic and cultural levels. In this climate of overall rethinking of the continental Enlightenment tradition, the space for rediscovering authors, until then little valued, is then created as well. This is demonstrated by the work of Thomas Reid, one of the main characters of Scottish juridical-political thought of the end of the Eighteenth century, who, as we can clearly see in this essay, in Italy, and especially in Southern Italy, is given the greatest importance by the “scuola napoletana” (Neapolitan school). Particularly, the author highlights that Reid’s thoughts spread throughout Italy especially in the Kingdom of the Two Sicilies, by way of the commitment profused by important figures of the Neapolitan Bar, like Gaspare Capone and Davide Winspeare.Nell’Europa della prima metà del XIX secolo, la Restaurazione favorisce l’affermazione di un pensiero “scettico” e notevolmente critico nei confronti delle idee che, fino a pochi anni prima, hanno animato l’illuminismo filosofico, politico e giuridico: il razionalismo, il giusnaturalismo hanno – secondo il comune sentire – condotto a disastri, senza peraltro giungere a risultati tangibili sul piano sociale, economico e culturale. In questo clima di complessivo ripensamento della tradizione illuministica continentale, viene così a crearsi anche lo spazio per la riscoperta di autori fino ad allora poco valorizzati. Lo dimostra l’opera di Thomas Reid, esponente di spicco del pensiero giuspolitico scozzese di fine Settecento, che, come emerge chiaramente da questo saggio, in Italia, e segnatamente nell’Italia meridionale, viene ad essere valorizzato proprio dall’importante “scuola napoletana”. In particolare, l’Autore evidenzia come il pensiero di Reid si sia diffuso in Italia soprattutto sotto il Regno delle Due Sicilie, mediante l’impegno profuso da importanti esponenti del foro napoletano, quali Gaspare Capone e Davide Winspeare