Università degli studi di Macerata: Riviste digitali
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Il recupero del regolamento prefascista in Assemblea Costituente
Questa seconda sessione ci avvicina ai problemi dell’oggi. Abbiamo visto quale sia stata l’evoluzione dei regolamenti parlamentari nel corso delle prime due fasi della storia costituzionale. Le relazioni di questa sessione ci introducono al periodo repubblicano
Il regolamento della Camera liberale come regolamento dell’Assemblea Costituente
La questione del regolamento dell’Assemblea Costituente in quanto assemblea parlamentare è in primo luogo non una questione dell’assemblea costituente, ma una questione del Governo. E difatti, dato il percorso con il quale si arriva alla convocazione dell’Assemblea, vale a dire per il tramite di un accordo fra Corona, potenze occupanti e partiti del Comitato di Liberazione, ne deriva, come è risaputo, che le decisioni sui tempi, le forme ed i modi della Costituente devono passare per la via del potere legislativo riservato, sino alla convocazione del nuovo parlamento, al Governo in via transitoria. Da qui la conseguenza che la disciplina dei lavori dell’Assemblea Costituente è un punto che deve essere risolto in primo luogo dal potere esecutivo
Riforma dei partiti mediante le norme dei Regolamenti parlamentari
Mi associo a Manzella nel plauso rivolto alla Presidenza del Senato ed ai funzionari di Commissione e di Aula per aver condotto la discussione della legge finanziaria senza rendere necessario il ricorso alla votazione di fiducia. Riservo tuttavia un giudizio finale, perché aspetto di vedere se anche nel prosieguo della discussione si riuscirà e in che misura ad evitare le storture che sono state a suo tempo censurate sia dal Presidente Ciampi e dal Presidente Napolitano, sia in sede di giustizia costituzionale, perché si teme che l’articolo 72 della Costituzione possa risultare sostanzialmente violato. Prendo atto che il tratto di strada compiuto è comunque significativo
La cultura economica di Fedele Lampertico. Parte seconda: Il secondo trattato sul Lavoro dell’Economia dei popoli e degli stati e la collaborazione con la serie padovana del «Giornale degli economisti»
La cultura economica di Lampertico, quale emerge dall’Introduzione dell’Economia dei popoli e degli stati, è quella di un intellettuale veneto di fine Ottocento che si sforza di coniugare la difesa degli interessi proprie- tari alla religione, alla morale e al diritto, respingendo ogni irrigidimento dogmatico, manifestando una nuova sensibilità per le condizioni di vita dei ceti meno abbienti e promuovendo lo studio, storico e statistico, dei fatti economici. Il duplice intento di questo storicismo, che è comune agli economisti delle Università di Padova e di Pavia, è quello di orientare l’intervento pubblico nell’economia in direzione dell’ampliamento delle basi istituzionali dello Stato unitario. In un Paese la cui popolazione, dopo il trasferimento della capitale da Firenze a Roma, è di 27.578.000 abitanti, con un 31,2% di alfabeti e 571.939 elettori. Date queste condizioni – sulle quali dal settembre 1874 pesa anche il non expedit della Sacra penitenzieria apostolica che vieta ai cattolici di partecipare alla vita politica dello Stato italiano –, gli economisti lombardo-veneti ripensano alcuni elementi del pensiero economico classico, legati alla produzione e alla distribuzione della ricchezza tra i vari ceti della popolazione, la cui elaborazione è in larga misura da ricondurre alla Theory of Moral Sentiment di Adam Smith
La cultura economica di Fedele Lampertico. Parte prima: L’Introduzione all’Economia dei popoli e degli stati
Fedele Lampertico nasce a Vicenza il 13 giugno 1833 dalla nobile Angela Valle e dal possidente Domenico, la cui doviziosa famiglia aveva accumulato ingenti ricchezze in epoca napoleonica, per poi consolidarsi
La riflessione storiografica sulla costituzione francese dell’anno III
Tutti i regimi costituzionali che si sono succeduti in Francia, dalla Rivoluzione sino ai nostri giorni, hanno costantemente suscitato l’interesse della comunità scientifica italiana. Di volta in volta storici, costituzionalisti, storici delle costituzioni e delle istituzioni si sono dedicati ad uno studio analitico teso ad enucleare gli elementi portanti del modello francese, spesso, anche se non sempre, in antitesi con il modello giuridico-istituzionale inglese. È capitato di frequente che all’interno della dottrina si siano manifestate delle divergenze ed i giudizi non siano stati concordi. Pur tuttavia, alcuni di questi sistemi costituzionali hanno incontrato un apprezzamento pressoché unanime
La Corte costituzionale vista “di là dal banco”
Già in altra occasione mi era capitato di osservare che in Italia è tutt’altro che frequente l’analisi in prospettiva storica delle questioni della giurisprudenza costituzionale
Les sources légitimes de la juridiction constitutionnelle. La réplique de Hans Kelsen à Carl Schmitt
Parmi les débats juridico-politiques de l’entre-deux-guerres, la controverse sur le gardien de la Constitution, qui oppose Carl Schmitt (1888-1985) et Hans Kelsen (1881- 1973), mérite une place particulière
Indésirable, suspect, dangereux: La schiuma della terra di Arthur Koestler
From September to December 1939, the writer Arthur Koestler was interned in the camp of Vernet as a victim of decree-laws drafted by Albert Sarraut, Minister of the Interior of the Dalladier Government. In the autobiographical novel Scum of the earth, Koestler reconstructs his experience giving a vivid picture of the political climate of France during the drôle de guerre and the first months of the Vichy regime. Inspired by his literary testimony, this article investigates the dynamics that led a democratic government to set up a repressive apparatus parallel to the rule of law. The internment was initially proposed as a precautionary measure against unwanted immigrants, to be later extended to all potentially dangerous individuals, including French citizens. In fact, even before the outbreak of war could justify a state of siege, there was a widespread tendency within the political debate of the Third Republic to defend the liberal order with authoritarian methods, to be applied to certain categories of individuals classified as socially dangerous. The regime that used representing itself as the guardian of the ideals of 1789 proved itself to be permeable to the political use of justice: a trend that, in the same years, has been set up as a system by the Nazi constitutional doctrine and that would mark also the Vichy ‘national revolution’.Dal settembre al dicembre 1939, lo scrittore Arthur Koestler fu internato nel campo di Vernet, vittima dei decreti-legge redatti da Albert Sarraut, Ministro degli Interni del governo Dalladier. Nel romanzo autobiografico La schiuma della terra, Koestler ricostruisce la sua esperienza dando un vivido ritratto del clima politico della Francia della drôle de guerre e dei primi mesi del regime di Vichy. Traendo spunto dalla sua testimonianza letteraria, l’articolo indaga le dinamiche che hanno condotto un governo democratico a istituire un apparato repressivo parallelo allo Stato di diritto. L’internamento fu inizialmente proposto come misura precauzionale contro immigrati indesiderati, per essere successivamente esteso a tutti gli individui potenzialmente pericolosi, cittadini francesi inclusi. Infatti, ancora prima che lo scoppio della guerra potesse giustificare lo stato d’assedio, nel dibattito politico della Terza Repubblica era diffusa la tendenza a difendere l’ordine liberale con metodi autoritari, da applicare verso alcune categorie di individui classificati come socialmente pericolosi. Il regime che amava rappresentarsi come custode degli ideali del 1789 si rivelava permeabile all’uso politico della giustizia: una tendenza che negli stessi anni era stata eretta a sistema dalla dottrina costituzionale nazista e che avrebbe contrassegnato anche la ‘rivoluzione nazionale’ di Vichy