Università degli Studi di Catania: Open Journal Systems
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    La protesta come razionalità di fronte all’irragionevolezza della realtà

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    La pellicola storica è ricca di movimenti di dissenso, nati da un forte senso di disagioe dalla lucida consapevolezza che si vive in una società densa di contraddizioni spietate e di sistemi che annullano l’individuo. In alcuni casi tali movimenti hanno permesso il superamento del vecchio ordine costituito, in altri non hanno portato a nulla di estremamente rivoluzionario ma hanno comunque rappresentato fasi d’irrequietezza sociale che hanno spinto il soggetto a porsi nuovi interrogativi e a sperimentare nuove soluzioni. Senza entrare nel merito di un’analisi dei movimenti di protesta nati lungo il corso della storia, certamente numerosi e caratterizzati da una natura complessa ed eterogenea, si vuole invece fare un passo indietro e ritornare al ti estì socratico, chiedersi che cosa sia la “protesta” e riflettere, in termini filosofici, sul grande valore che essa sembra ancora essere in grado di esprimere. Nella prima parte si cercherà di analizzare il tema attraverso il contributo di diversi autori, al fine di mostrare come il concetto di protesta si leghi a quello di conquista e progresso; nella seconda parte, invece, centrale sarà la riflessione sulla protesta in rapporto alle leggi, poiché la protesta dei soggetti rappresenta il dissenso ai valori e alle norme istituzionali. Questa disapprovazione contribuisce notevolmente alla trasformazione del sistema, essa in quanto inclinazione umana permette la trasformazione e l’evoluzione della società. History is full of dissenting movements, born from a strong sense of discomfort and clear awareness that society is full of ruthless contradictions. In some cases these movements have allowed the overcoming of the old established order, in others they have not led to anything that could be very revolutionary; however, they represent social phases of restlessness that encouraged individuals to wonder about new questions and to find new solutions. Without entering into the issue of protest movement’s analysis, we would to go back and return to the socratic ti estì: wondering about the meaning of the protest and reflecting, in philosophical terms, on the great value that it can still express. In the first part we will try to analyze the protest through the contribution of different authors, in order to show how the concept of protest is linked to conquest and progress; in the second part, on the other hand, we will reflect on protest in relation to the laws, as the protest represents the dissent to institutional values and norms. this disapproval contributes to the transformation of the system, as a human inclination it allows the transformation and evolution of the society

    Didattica a distanza in tempo di pandemia: profitto degli studenti e valutazioni degli insegnanti nella scuola secondaria superiore

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    Il periodo di pandemia da CoViD’19 ha obbligato gli istituti di istruzione all’uso della didattica a distanza (DaD) non più come mezzo integrativo dei processi di insegnamento e apprendimento, ma come modo esclusivo per portare avanti le attività didattiche. Vengono presentati due studi condotti in istituti di istruzione superiore di diversa tipologia, con lo scopo di verificare i cambiamenti nel profitto degli studenti a seguito dell’introduzione della DaD durante la pandemia e analizzare i loro predittori: fattori di personalità, intelligenza emotiva, conseguenze dello stress da forzato isolamento, percezione del proprio status di studente, valutazione della didattica a distanza. Parallelamente questi predittori sono stati studiati in un campione di insegnanti delle stesse scuole, in relazione all’atteggiamento verso la DaD, alla percezione di cambiamento del loro status di docente, e alla facilità di adeguarsi alle attività online. I risultati evidenziano i fattori che influenzano il profitto degli studenti e le percezioni dei docenti e che possono ostacolare o rendere efficace la DaD come strumento compensativo dell’impossibilità del consueto processo di apprendimento. The period of the CoViD’19 pandemic has forced educational institutions to use distance education no longer as an integrative means of teaching and learning processes, but as an exclusive way to carry out educational activities. Two studies conducted in different types of higher education institutions are presented, with the aim of verifying the changes in students’ achievement following the introduction of online teaching during the pandemic, and analyzing their predictors: personality factors, emotional intelligence, consequences of stress due to forced isolation, modification of one’s status, evaluation of distance learning. At the same time, these predictors were studied in a sample of teachers from the same schools, in relation to the attitude towards distance learning, the perception of change in their status as teachers, and the ease of adapting to online activities. The results highlight the factors that influence students’ achievement and teachers’ perceptions and that can hinder or make online teaching effective as a compensatory tool for the impossibility of the usual learning process

    La materia vivente come oggetto di indagine filosofica

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    Nella cultura occidentale, un momento paradigmatico della complessità della riflessione attorno alla realtà naturale è dato dalla massima eraclitea «la Natura ama nascondersi», la quale annuncia non solo la difficoltà di cogliere la reale essenza del mondo fisico naturale, ma anche la possibilità – non meno difficile – di accedere a una natura non materiale, interiore, a cui la filosofia di Eraclito ha certamente fatto richiamo. Senza alcuna pretesa di esaustività, il testo propone alcune delle molteplici accezioni di realtà che sottostanno a ciò che comunemente chiamiamo “mondo naturale” e propone ragioni a favore di una riflessione filosofica volta non solo sul versante metodologico e oggettivo, ma anche su quello interiore e personale. Una possibile via per una rifondata relazione tra uomo e Natura. In Western culture, a paradigmatic moment of the complexity of the reflection on natural reality is given by the Heraclitean maxim «Nature loves to hide». Which announces not only the difficulty of grasping the real essence of the natural physical world, but also the possibility – no less difficult – of accessing a non-material, inner nature, to which Heraclitus’ philosophy certainly made reference. Without any pretension of exhaustiveness, the text proposes some of the multiple meanings of reality that underlie what we commonly call “natural world” and proposes reasons in favor of a philosophical reflection aimed not only on the methodological and objective side, but also on the inner and personal one. A possible way for a refunded relationship between man and Nature

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    Dalla disobbedienza civile alla disobbedienza prosociale: percorsi teorici e applicativi

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    Gli studi di Teresa Serra e il “principio di umanità” definito da Brownlee evidenziano come sia le teorie sulla disobbedienza civile di Henry David Thoreau, che di Hannah Arendt, non possono essere considerate attualmente un modello esaustivo attraverso cui analizzare le attuali proteste sociali a favore dell’inclusione sociale dei soggetti migranti presenti sul territorio europeo. Invece, tali proteste potrebbero essere studiate attraverso un modello di disobbedienza prosociale, intesa come una nuova forma di azione collettiva, legata alle questioni inerenti alla solidarietà e alla difesa dei diritti umani, che mira a produrre un cambiamento sociale positivo dell’intera società civile. Il presente lavoro ha l’obiettivo di evidenziare il mutamento delle forme di disobbedienza civile verso le nuove forme di disobbedienza sociale e prosociale, attraverso l’esposizione di studi teorici e applicativi inerenti ai temi in questione. The studies of Teresa Serra and the “principle of humanism” defined by Brownlee highlight that the theories on civil disobedience of Henry David Thoreau and Hannah Arendt can’t currently be an exhaustive model through which to analyse the current protests in favour of social inclusion of migrant subjects present on European territory. Instead, these protests can be studied through a model of prosocial disobedience, understood as a new form of collective action, linked to questions related to solidarity and defence of human rights, aiming to make a positive social change of whole of civil society. The present work aims to highlight the change of forms of civil disobedience towards the new forms of social and prosocial disobedience, through the presentation of theoretical and application studies related to issues involved

    La tutela delle minoranze linguistiche tra “prudenza” statale e slanci regionali alla luce delle pronunce della Corte Costituzionale

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    Il tema della protezione delle minoranze linguistiche è molto complesso e ricco di spunti. Sino al 1999, in assenza di apposite norme statali di attuazione, la Corte costituzionale ha individuato uno “statuto minimo” di tutela per le sole minoranze riconosciute, soprattutto attraverso il richiamo all’ordinamento internazionale e agli impegni assunti in tale ambito dallo stato. Con la legge n. 482/1999 è stata introdotta una specifica disciplina in materia di tutela delle minoranze linguistiche. Tuttavia, a seguito della riforma costituzionale del Titolo V della Costituzione Italiana del 2001, sono emerse innumerevoli difficoltà nel riparto di competenze tra Stato e Regioni. Alla luce del menzionato quadro normativo, la ricerca ripercorre il non sempre lineare percorso della giurisprudenza costituzionale in materia, al fine di individuare eventuali segnali di apertura e il necessario bilanciamento tra competenze statali e regionali, nel quadro dei principi proclamati dall’art. 6 Cost. e da molteplici accordi internazionali. The question of the protection of linguistic minorities is very complicated and rich in ideas. Until 1999, in the absence of specific State implementing rules, the Constitutional Court identified a “minimum statute” of protection for only recognised minorities, especially through the reference to the international order and the commitments made in this field by the state. The Law N° 482/1999 has introduced a specific regulation on the protection of linguistic minorities. However, because of the constitutional reform of Title V of the Italian Constitution in 2001, countless difficulties have arisen in the division of competences between State and Regions. Under the above-mentioned regulatory framework, the research retraces the not always linear path of the constitutional jurisprudence in the matter, in order to identify any signs of openness and the necessary balance between state and regional competences, within the framework of the principles proclaimed by art. 6 Cost. and several international agreements

    Poveri ed emarginati nei Dialogi e nel Registrum epistularum di Gregorio Magno

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    I Dialogi e il Registrum epistularum di Gregorio Magno (590-604) costituiscono due preziose testimonianze sull’approccio del pontefice con il tema della povertà. Attraverso queste due fondamentali fonti è possibile, da una parte, osservare nella raccolta agiografica i miracoli compiuti dai santi, che grazie al favore di dio ponevano rimedio alle diverse situazioni di necessità in cui, soprattutto in ambito rurale, versavano i più bisognosi; dall’altra parte, è possibile cogliere nella raccolta epistolare la costante e puntuale attenzione posta da Gregorio nel far sì che i beni della Chiesa venissero correttamente impiegati a favore dei pauperes. Un duplice punto di vista, dunque, sulla questione della paupertas che, affrontata sotto il profilo ora taumaturgico-spirituale ora della gestione amministrativa del patrimonium della Chiesa di Roma, rimaneva nella concezione di Gregorio un mezzo affinché i più ricchi potessero prendersi cura degli emarginati e, tramite la loro carità, meritare la ricompensa del regno dei cieli. The Dialogi and the Registrum epistularum of Gregory the Great (590-604) constitute two precious texts on the pontiff’s approach to the theme of poverty. Through these two fundamental sources it is possible, on the one hand, to observe in the hagiographic collection the miracles performed by the saints, who, thanks to God’s favour, were able to remedy the various situations of need in which the poor, especially in rural areas, found themselves; on the other hand, it is possible to see in the collection of letters Gregory’s constant and punctual attention to ensuring that the Church’s resources were correctly used in favour of the pauperes. A twofold point of view, therefore, on the question of paupertas which, dealt with from the point of view of the thaumaturgical- spiritual and from the point of view of the administrative management of the patrimonium of the Church of Rome, remained in Gregory’s conception a means for the richest to take care of the neediest and, through their charity, to deserve the reward of the Kingdom of Heaven

    Povertà, “minorità” e apertura al mondo in Francesco d’Assisi

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    Il ruolo che la figura di Francesco ha in relazione ai problemi sollevati nelle due recenti encicliche di papa Francesco (Laudato si’ e Fratelli tutti) può essere pienamente inteso solo se si ha presente l’itinerario di perfezionamento spirituale da lui seguito e capire come esso, a partire della scelta della povertà e della massima umiliazione, possa infine culminare e compiersi in modo completo nel nuovo sguardo verso la natura, che rompe con una secolare tradizione cristiana per lo più orientata al suo disprezzo, al contemptus mundi e alla fuga da esso. The role that Saint Francis of Assisi plays in relation to the problems raised in the two recent encyclicals of Pope Francis (Laudato si’ and Fratelli tutti) can only be fully understood if one is aware of the path of spiritual perfection followed by the saint. This path, starting with the choice of poverty and the greatest humbleness, can finally culminate and be fully realised in the new look at nature, which breaks with a centuriesold Christian tradition mostly oriented towards its disdain, to contemptus mundi and to fleeing from it

    Donne in viaggio nel Medioevo

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    Le fonti medievali raccontano le numerose esperienze di viaggio di regine, principesse e dame dell’aristocrazia, sante, badesse e monache che si spostavano in terre lontane per raggiungere i loro promessi sposi, o per recarsi in pellegrinaggio presso i luoghi santi più famosi in Occidente così come in Oriente, talvolta addirittura al seguito delle truppe crociate, e così via. L’esame di tali documenti dimostra che molte furono protagoniste consapevoli delle loro avventure, pronte ad affrontare lunghi e duri cammini per portare a compimento i loro progetti, ma conferma, nel contempo, il ruolo secondario di tante altre, asservite come fossero delle pedine alla volontà degli uomini – padri, mariti, fratelli… – che ne decidevano il destino. Medieval sources tell the numerous travel experiences of queens, princesses andnoble dames, saints, prioresses and nuns who travelled to distant lands either to reach their betrothed or to go on pilgrimage to the most famous holy places in the West as well as in the East, sometimes even following the Crusade armies, and so forth. The study of such documents shows that many of them were aware of their adventures, ready to face a long and hard journey to fulfil their plans, but it confirms, at the same time, the secondary role of many more of them, subdued as pawns to the will of men – their fathers, husband

    Cura di sé e cura dell’altro come responsabilità etica nella lotta alla pandemia. Un precetto antico al tempo del Covid

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    Il presente contributo intende recuperare l’antico concetto di cura per rileggerlo allaluce dell’attuale crisi storico-sociale ed esistenziale provocata dalla pandemia da Covid-19. Partendo dalla distinzione, di epoca prefilosofica, tra cura del corpo (θεραπέια)e cura dell’anima (ἐπιμέλεια), si traccia un excursus storico che, attingendo dalle operedei più noti filosofi di epoca classica ed ellenistica, delinea le origini della pratica di cura, fino ad approdare alla recente Care ethics. Negli ultimi decenni, l’etica della curaha esteso il suo raggio di influenza anche alla sfera pubblica, affermandosi come nuovo principio per una corretta pratica sociale e politica, affiancandosi a quello jonasiano fondato sulla responsabilità, una responsabilità che deve orientare l’agire individuale ecollettivo per la cura di sé, degli altri e del mondo. This paper aims to apply the ancient concept of care in the context of the Covid-19 pandemic. From the pre-philosophical era – through the difference between care ofbody (θεραπέια) and care of the soul (ἐπιμέλεια) – to the recent ethics of care, this contribution focuses the meaningful philosophical works about care of self and care of others. Recently, the care approach has extended its range of influence to the public sphere, affirming itself as a new principle to correct social and political practice, as thejonasian one based on responsibility, a responsibility that must guide individual and collective action to the care of oneself, of others and the entire world

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