Università degli Studi di Catania: Open Journal Systems
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Un'area metropolitana di equilibrio da Riposto e Randazzo
La valle solcata dal fiume Alcantara, sulla quale si affacciano i comuni del versante settentrionale dell’Etna e quelli dei versanti meridionali dei Peloritani e dei Nebrodi, proiettandosi oltre Randazzo fino alle estremità di ponente dei territori di Bronte e di Cesarò, rappresenta - con le sue fascinose ed irripetibili gole dalle alte pareti di prismi basaltici risalenti ad un’eruzione che migliaia di anni fa coprì il letto del fiume - una parte importante di un’area metropolitana di equilibrio tra quelle di Catania e di Messina che si completa con l’altra parte, nella quale la valle si innesta, costituita da un’area rettangolare il cui lato maggiore si estende per 38 chilometri lungo la linea di costa del mare Jonio che da Acireale giunge a Naxos e a Giardini (alla base di Taormina, che domina dall’alto) e il cui lato minore, di 18 chilometri, allontanandosi dal mare, contribuisce a determinare l’ipotetico rettangolo all’interno del quale sono contenuti comuni collinari e montani del versante meridionale dei Peloritani e del versante orientale dell’Etna. Complessivamente, un territorio trapezoidale di quasi 1.100 chilometri quadrati: 648 quelli dell’area rettangolare e 450 quelli dell’area a ridosso, della valle dell’Alcantara ed oltre la valle, fino a Bronte, Maletto, Maniace e Cesarò. Con Giarre e Riposto, consolidati in una conurbazione compiuta, ormai da tempo sviluppatisi (anche perché entrambi sono stati mete costanti del movimento migratorio che a partire dagli anni Cinquanta del diciannovesimo secolo - svuotando le campagne e i comuni collinari e montani della Sicilia - ha portato tanta popolazione ad insediarsi prevalentemente nei comuni costieri esistenti nella fascia dei cinque e talvolta dei dieci chilometri dal mare), comuni che vengono a costituire una vasta area di riferimento, peraltro da tempo in costante crescita urbanistica e residenziale, per gli abitanti dei comuni situati nel versante orientale dell’Etna che si trovano all’interno del rettangolo territoriale e per quelli degli altri comuni che si affacciano sulla valle dell’Alcantara. Risultano interessati i seguenti comuni: in area etnea, a sud dell’Alcantara, nei versanti orientale, settentrionale e nord-occidentale del vulcano, Riposto (sul cui porto turistico da tempo pensato e ora in fase di realizzazione si fa grande affidamento per la realizzazione di un sistema integrato mare-monte-turismo-agricoltura-artigianato-terziario-fruizione dei beni culturali minori), Giarre, Mascali, Fiumefreddo di Sicilia, Santa Venerina, Zafferana, Milo (questi ultimi tre comuni sono stati duramente colpiti nel loro patrimonio edilizio, turistico e boschivo dai recenti ed attuali fenomeni sismici e vulcanici), Sant’Alfio, Calatabiano, Piedimonte Etneo, Castiglione di Sicilia, Linguaglossa (la colata lavica di questo mese di novembre ha distrutto parte del manto boschivo e le strutture edilizie di Piano Provenzana indispensabili per l’attività turistica), Randazzo, Maletto, Maniace, Bronte; a nord del fiume Alcantara, procedendo dalla linea di costa verso l’interno dell’isola, Giardini, Naxos, Taormina, Castelmola, Gaggi, Graniti, Malvagna, Moio Alcantara, Roccella Valdemone, Santa Domenica Vittoria, Floresta. Si tratta di un’area nella quale, riordinato il contesto agricolo specializzato e realizzate le strutture e le infrastrutture per l’accoglienza turistica, è possibile coniugare in un’offerta complessiva l’agriturismo, l’attività balneare, le escursioni sul vulcano, la rivalutazione dell’artigianato locale, il pieno recupero dei beni culturali e le numerose attività del terziario. The towns on the northern slopes of Mount Etna and those on the southern slopes of the Peloritani and Nebrodi Mountains all face the valley eroded by the River Alcantara, which extends beyond Randazzo as far as the extreme western limits of the territories of Bronte and Cesarò, and which represents - with its uniquely fascinating high-walled gorges of basaltic prisms dating back to an eruption thousands of years ago which covered the river bed - an important equilibrating metropolitan area with a part in the territory of Catania, finding completion in the territory of Messina, where it joins an important rectangular area whose longer side extends 38 kilometres along the Ionian coastline from Acireale to Naxos and Giardini (at the foot of the dominating town of Taormina on the hill), while its shorter side, 18 kilometres long, stretches from the coast towards the interior , determining the hypothetical rectangular territory within which the hill towns of the Peloritani Mountains and those on the eastern slopes of Mount Etna are located. Altogether it is a trapezoidal territory of almost 1,100 square kilometres: 648 in the rectangular area and 450 in the area behind, as far as Bronte, Maletto, Maniace and Cesarò. In the former area we must also consider Giarre and Riposto, which are two towns consolidated into one conurbation in constant urban and residential expansion. Since these towns have both been the constant destinations of migratory movement, they represent, for this part of Sicily, a good example of the migratory movement that characterized the second half of the nineteenth century when entire populations moved from the countryside to the coastal towns located within five or ten kilometres from the sea. Giarre and Riposto represent a large reference area for the inhabitants of the hill towns on the eastern slopes of Mount Etna within the rectangular territory and of the other hill towns that face the valley of the River Alcantara. The following towns are of special interest: in the Etna area , to the south of the River Alcantara, on the eastern, northern and north-western slopes of the volcano, Riposto (whose tourist harbour is under construction, is confident in the development an integrated system of sea-mountains-tourism-agriculture-craft-serviceindustries fruition of minor cultural assets), Giarre, Mascali, Fiumefreddo dí Sicilia, Santa Venerina, Zafferana, Milo (the buildings, tourist structures and woods of the last three villages have been seriously damaged by the seismic and volcanic activity still in progress), Sant'Alfio, Calatabiano, Piedimonte Etneo, Castiglione di Sicilia, Linguaglossa (the lava flow of November 2002 destroyed part of its woods and the buildings of Piano Provenzana essential for tourism), Randazzo, Maletto, Maniace, Bronte; to the north of the River Alcantara going inland from the coast there are the small towns and viliages of Giardini, Naxos, Taormina, Castelmola, Gaggi, Graniti, Malvagna, Moio Alcantara, Roccella Valdemone, Santa Domenica Vittoria and Floresta. This is an area which, once the specialised agricultural framework has been re-organised and the tourist structures and infrastructures have been completed, is able to offer countryside holidays, sea bathing, excursions on the volcano, the revaluation of ‘oca’ handicraft, complete recuperation of cultural assets and numerous service activities
Il ruolo della comunicazione mediatica e del gioco virtuale nell’infanzia. Una ricerca sulle abitudini ed influenze
La comunicazione mediatica e il gioco virtuale hanno forte capacità di condizionamento e possono generare comportamenti a rischio nella vita dei piccoli utenti. L’uso eccessivo di videogame e computer sopprime fantasia e creatività e comporta emarginazione dalla realtà a favore della virtualità. I nativi digitali imparano ad usare negativamente la rete, determinando sicurezza ed autostima fittizie, mancata socializzazione e ledendo legami affettivi, familiari e sociali. Gli autori, in questo lavoro, presentano i dati relativi alle abitudini e ai bisogni di bambini di scuola elementare in rapporto alle moderne tecnologie. Media communication and computer games have strong conditioning capacities and can generate risky behaviour in the lives of young people. An overuse of videogames and computers suppresses imagination and creativity and involve exclusion from reality favouring virtual space. The digital children learn to use the network in an incorrect way, determining fictitious security and self-esteem, lack of socialization and damage in emotional and family relationships and friendships. In this work the authors present the data on the habits and needs of primary school children in relationship to modern technology
«Vinta la guerra persa la pace». Gaetano Salvemini, le elezioni del '19 e la questione adriatica
In questo lavoro su Gaetano Salvemini vengono analizzate la sua attività parlamentare di deputato e l’intensa azione pubblicistica di giornalista, nell’arco di tempo che va dalla Conferenza di Pace di Parigi alla sigla del Trattato di Rapallo. Prima di tutto, l’attenzione è focalizzata sull’importante snodo elettorale delle elezioni politiche generali del 1919, le prime elezioni dopo la Grande guerra, caratterizzate dall’introduzione della legge sulla rappresentanza proporzionale; in secondo luogo, sulla questione adriatica, cioè sulle dispute circa il controllo delle coste italiane, jugoslave, greche e albanesi e sulla definizione dei confini delle aree frontaliere e dell’intera area balcanico-danubiana. Infine, questo studio si occupa del “Natale di Sangue”, e cioè di quegli scontri seguiti all’occupazione da parte di Gabriele D’Annunzio della contesa città di Fiume (Rijeka), e delle modalità attraverso le quali la classe dirigente italiana, all’indomani del primo conflitto mondiale, cercò di negoziare per l’Italia un ruolo autorevole nello scacchiere internazionale, ottenendo, però, magri risultati dal punto di vista diplomatico e soprattutto delle ricompense economiche e territoriali. Salvemini, fermo oppositore del Trattato di Londra (aprile 1915) e protagonista del “diciannovismo”, cercò di spiegare all’opinione pubblica gli errori dell’azione diplomatica tradizionalista italiana e, al tempo stesso, rivendicando le ragioni del suo interventismo, con Bissolati si fece promotore di un’alternativa impostazione in materia di politica estera. La questione più spinosa che affrontò come parlamentare, e a cui dedicò buona parte del suo lavoro in questo periodo, fu senza dubbio la sempre più radicata e diffusa convinzione secondo la quale lo sforzo bellico e i sacrifici patiti erano stati per lo più vani. This article is about Gaetano Salvemini’s parliamentary career and his intense dedication as a Member of the Chamber of Deputies and as a journalist, from the Paris Peace Conference to the signing of the Treaty of Rapallo. First of all, attention is focused on the important general election in 1919, the first election after the Great War, characterized by the introduction of the Law on proportional representation. Secondly, the Adriatic question focuses on the control of the Italian, Yugoslavian, Greek and Albanian coasts and the definition of the border areas and the entire Balkan- Danube area. Finally, the article deals with the ‘Bloody Christmas’ and the clashes that followed the occupation of Fiume (Rijeka) by Gabriele D’Annunzio, and also with the ways in which the Italian ruling class, in the aftermath of World War I, tried to negotiate an authoritative role for Italy on the international scene, obtaining, however, scant results in terms of diplomatic and especially territorial and economic rewards. Salvemini was a fierce opponent of the Treaty of London (April 1915) and a leader of the ‘1919’ movement (‘diciannovismo’). He tried to explain to the public the errors of traditional Italian diplomacy and, at the same time, claiming the reasons for his particular intervention, became, together with Bissolati, the promoter of an alternative approach to foreign policy. The hardest issue he dealt with as a parliamentarian and toward which he dedicated much of his work during this period was undoubtedly the idea and belief that the war effort and its sacrifices had often been in vain
Il Mediterraneo nell’immaginario italiano tra realtà d’antico regime e mito contemporaneo
Il legame tra le popolazione dell’Italia con il mar Mediterraneo è stato per tutto lo scorso millennio, e fino ad oggi, molto singolare: in generale più difficile che agevole, a prescindere di qualche notevole eccezione (Genova, Livorno e Venezia), tuttavia significativa delle alte potenzialità marinare della Penisola. Indagare sulle cause del disagio sicuramente aiuterebbe a meglio comprendere il ruolo che la comunità italiana può giocare nello scacchiere euromediterraneo. Ma tale ricerca porta inevitabilmente ad interrogarsi, più in generale, sulla formazione delle mentalità sociali italiane, e, in particolare, sui comportamenti delle classi dirigenti in politica internazionale. Dalla paura del mare, che, per secoli, ha condizionato in negativo il trend dei rapporti con i paesi vicini, con l’Unità nazionale si è passati ad una netta inversione di rotta. Ma i fallimenti pratici di queste politiche sicuramente dimostrano l’atteggiamento altamente idealistico, e poco realistico, delle classi dirigenti meridionali. The link between Italian inhabitants and the Mediterranean sea has been, during the whole past millenium until now, rather peculiar: generally difficult rather than easy if we exclude some remarkable exceptions (Genova, Livorno e Venezia) that, on the contrary, reveal the high seafaring potential of the Italian Peninsula. Investigating the causes of this difficulty may help to better understand the role that the Italian community can play in the Euro-Mediterranean area. But, this research necessarily implies us wondering, in a general way, about Italian social mentality and, more in detail, about the behaviour of governing class in international politics. The lack of confidence in the sea that, throughout the centuries, negatively influenced the trend of relationships with neighbouring countries, has been abandoned after the national Unification. But the practical failure of the new politics demonstrates the high idealistic, and poorly pragmatic, attitude of the Southern Italy governing class
Giuseppe Tucci, l'IsMEO e gli orientalismi nella politica estera del fascismo
Considerato che in epoca fascista è possibile rintracciare una pletora di elementi orientalistici di gusto differente e di valore assai vario e che fra questi è possibile selezionare alcuni vettori di ricerca e di rappresentazione delle culture orientali, che hanno permesso comunque il costituirsi di approcci scientifici e istituzionali rigorosi, sarà forse bene parlare per quel periodo di «Orientalismi» al plurale. Tale prospettiva rinvia per contesto alle plurime rappresentazioni dell’«Oriente» nella cultura italiana della prima metà del Novecento. Un’autentica “età dei padri” dell’orientalistica nazionale incarnata nell’opera di studiosi come Leone Caetani, Francesco Gabrieli, Carlo Formichi, Giuseppe Tucci; dall’altro, insieme, di suggestive appropriazioni filosofiche e di declinazioni geoculturali degli spazi orientali che aprono su un versante ancora poco esplorato, rispetto al quale si possono immaginare almeno tre direzioni principali di indagine: lo sviluppo scientifico e istituzionale degli studi orientalistici nella cultura accademica italiana; la ricezione e la ritrascrizione di elementi linguistici e di pensiero orientali nella cultura filosofica nazionale; infine, le articolazioni ideologiche degli spazi orientali nella storiografia politica. In particolare, alcuni nodi ci sembrano fondamentali: anzitutto la vicenda della fondazione dell’IsMEO, luogo istituzionale e politico di una koiné culturale che seppe riservarsi ampi margini di autonomia nella produzione e nell’organizzazione di un sapere certamente pionieristico negli studi orientali, la sua storia politico-istituzionale, il senso e la portata dei suoi progetti editoriali, compreso il supporto alle missioni scientifiche e alla costituzione di uno straordinario patrimonio di reperti archeologici, di fondi manoscritti, di fonti iconografiche. In secondo luogo, i ruoli rivestiti da diversi orientalisti nelle relazioni diplomatiche e nella politica estera del fascismo, delle funzioni diplomatiche svolte, anche attraverso vie carsiche, dagli orientalisti italiani all’interno della «politica orientale » fascista. Sullo sfondo, la figura centrale e attivissima, sul piano organizzativo come su quello scientifico, di Giuseppe Tucci.As far as Fascist age is concerned it is probably correct to refer to “Orientalisms”, according to multiple representations of “East” in Italian culture in the first half of the twentieth century. In fact, it is possible to find out a great amount of Oriental elements of different tastes and various value in that period and among them it is possible to select some research vectors and modes of representation of Oriental cultures that allowed the establishment of scientific approaches and of rigorous institutional studies perspective. It was a true “age of the fathers” of national Orientalism, scholars such as Leone Caetani, Francesco Gabrieli, Carlo Formichi, Giuseppe Tucci. Moreover, it is possible to find out suggestive ideological perspectives and philosophical facets of geo-cultural spaces that open the eastern studies to an unexplored side, against which we can imagine at least three main directions of investigation: the scientific and institutional culture of academic Oriental studies in Italian, receiving and re-registration of linguistic elements of thought and philosophical culture in the Eastern National, and finally, joints ideological spaces in East political historiography. In particular, some points seem fundamental. First of all the story of the founding Is- MEO, which meant institutional and political rise of a cultural koiné that was able to reserve a large margin of autonomy in production and organization of knowledge and pioneering studies of the East. IsMEO’s political-institutional history meant publishing projects, including support to scientific missions and the establishment of an extraordinary wealth of archaeological finds of manuscripts, of iconographic sources. The other important point is the roles played by the various Orientalists in diplomatic relations and in the foreign policy of fascism. They carried out diplomatic functions, including subterranean political paths directing to Eastern policy. In the background one can observe the central and leading personality of Giuseppe Tucci, who was very active in organizing and planning scientific studies
Considerazioni sull'intesa tra Stato e culto acattolico
Il lavoro intende rendere il lettore edotto di come, progressivamente, la dottrina sia divenuta consapevole del rilievo dell'intesa tra Stato e confessioni di minoranza. A una prima collocazione di queste nell'ambito dell'extragiuridico (teoria del rilievo solo politico dell'intesa) fa seguito, in correlazione con gli eventi storici del tempo, un tendenziale parallelismo con i concordati con la Chiesa cattolica. Si realizza co¬sì una visione dell'intesa più conforme a uno Stato laico e pluralista, qual è il nostro. L'intesa è esterna o interna all'ordinamento italiano a seconda di come la confessione interessata intenda impostare le proprie relazioni con l'autorità statale, e questo indipendentemente dal carattere originario o derivato dell'ordinamento delle confessioni di minoranza. Accanto a un nucleo di materie comuni fra intese e concordati regolamentate secondo una tecnica di disciplina analoga, si riscontrano materie specialissime che caratterizzano la peculiarità di ciascuna confessione e regolamentate secondo una disciplina sui generis. Lo scritto evidenzia come l'esegesi delle norme costituzionali sul fattore religioso, come delle norme giuridiche in genere, sia condizionata dal dato storico-politico. Il diritto condiziona la storia e la storia condiziona il diritto; da questo l'esigenza che l'interpretazione delle norme sia sempre in consonanza con l'epoca in cui si vive, come dimostra la diversa percezione del rilievo dell'intesa dal 1948 a oggi. The study intende to make the reader aware of how dottrine has progressively become knowledgeable of the importance of the agreement between the State and minority confessione. A first placing of these in the extra-juridical ambit (theory of the political importance only of the agreement) was followed by a tendential parallelism with the con¬cordats drawn up with the Catholic Church, in correlation with the historical events of the time. In this way, a vision emerges of the agreement which is more in conformity with a laical and pluralistic State such as ours. The agreement is external or internal to the Italian organization depending on how the confession in question wishes to define its relationship with government authority, independently from the original or derived character of the rules of the minority sette. Alongside a nucleus of matters common to agreements and concordats, regulated by a technique of analogous discipline, there are very particular matters characterizing the peculiarity of each confession, and regulated by a «sui generis» discipline. The paper outlines how the exegesis of constitutional norms in the religious field, like juridical norms as a whole, is conditioned by historical-political data. Right conditions history and history conditions right; from this springs the need for the interpreta¬tion of norms to always be in consonante with the age in which one lives, as shown by the different perception of the importance of the agreements from 1948 up to today