UniURB Open Journals (Università degli Studi di Urbino Carlo Bo)
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Prove di differenziazione dell’istruzione alla luce dell’interpretazione costituzionale e dei casi regionali. Prospettive critiche ed evolutive
Constitutional Court judgment No. 192/2024 marked a turning point in the debate on differentiated regional autonomy, compelling a critical reflection on the compatibility between the devolution of competences and the safeguarding of fundamental rights. Education, situated at the intersection of national uniformity requirements and regional aspirations, emerges as a paradigmatic field: on the one hand, the Court reaffirmed the existence of a “hard core” of State competences, which remain insusceptible to differentiation; on the other hand, it left open the possibility of transferring specific functions, provided that such transfers are subordinated to the definition of Essential Levels of Performance (LEP) and remain consistent with the principles of solidarity and substantive equality. By analyzing the internal dimensions of the right to education, the distinction between “general rules on education” and “education,” as well as the draft agreements advanced by Veneto, Lombardy, and Emilia-Romagna, in light of the current normative and interpretative framework, the article seeks to identify what is genuinely differentiable in this domain, highlighting its many uncertainties and few certainties. The perspective adopted is that of a differentiated regionalism grounded in the State of Persons, a model admissible only insofar as it serves the maximization of citizens’ rights to education.La sentenza n. 192/2024 della Corte costituzionale ha segnato una svolta nel dibattito sull’autonomia differenziata, imponendo una riflessione critica sulla compatibilità tra devoluzione di competenze e salvaguardia dei diritti. L’istruzione, collocata al crocevia tra esigenze di uniformità nazionale e spinte regionali, emerge come ambito paradigmatico: da un lato, la Corte ribadisce l’esistenza di un “nocciolo duro” di competenze statali, insuscettibili di differenziazione; dall’altro, lascia aperta la possibilità di trasferire specifiche funzioni, purché subordinate alla definizione dei LEP e coerenti con i principi di solidarietà e uguaglianza sostanziale. Attraverso l’analisi delle dimensioni interne del diritto all’istruzione, della distinzione tra “norme generali sull’istruzione” e “istruzione”, nonché delle bozze di intesa di Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, alla luce del quadro normativo e interpretativo vigente, l’articolo si propone di verificare ciò che è effettivamente differenziabile in materia, evidenziando le molte ombre e le poche luci. La prospettiva adottata è quella di un regionalismo differenziato fondato sullo Stato delle Persone, ossia un modello ammissibile solo nella misura in cui risulti funzionale alla massimizzazione dei diritti dei cittadini all’istruzione
Il boicottaggio Accademico tra autonomia universitaria e legalità dell’azione amministrativa
The paper examines academic boycotts in light of the principles of freedom of teaching, university autonomy, and the right to scientific cooperation, with particular attention to the risks such practices may entail for academic pluralism. Within this framework, the analysis focuses on the legal and administrative aspects concerning the suspension and termination of inter-university cooperation agreements, highlighting the need for decisions that are duly reasoned and in full compliance with the principles of legality and impartiality.Il contributo esamina il boicottaggio accademico alla luce dei principi di libertà di insegnamento, autonomia universitaria e diritto alla cooperazione scientifica, con particolare attenzione ai rischi che tali pratiche possono comportare per il pluralismo accademico. In questo quadro, vengono approfonditi i profili giuridico-amministrativi relativi alla sospensione e alla revoca degli accordi di cooperazione tra università, evidenziando la necessità di decisioni motivate e rispettose dei principi di legalità e imparzialità
Oltre la burocrazia: il nuovo paradigma della performance pubblica
The essay examines the evolution of performance management in public administration, highlighting the shift from the traditional bureaucratic model towards an approach centered on results and the creation of public value. Particular emphasis is placed on measurement indicators, organizational competencies, and the role of human capital in shaping a resilient and transparent administration. The analysis reveals the shortcomings of the traditional model and underscores the need for an innovative paradigm that integrates digitalization, sustainability, and accountability, thereby enhancing the capacity of institutions to respond effectively to the economic, social, and environmental challenges of the contemporary landscape.Il saggio analizza l’evoluzione del performance management nella pubblica amministrazione, evidenziando il superamento del tradizionale modello burocratico a favore di un approccio orientato al risultato e alla creazione di valore pubblico. Particolare attenzione è riservata agli indicatori di misurazione, al ruolo delle competenze organizzative e al contributo del capitale umano nella costruzione di un’amministrazione resiliente e trasparente. L’analisi mette in luce le criticità del modello tradizionale, sottolineando la necessità di un paradigma innovativo, capace di integrare digitalizzazione, sostenibilità e accountability, così da rafforzare la capacità delle istituzioni di affrontare le sfide economiche, sociali e ambientali dell’attuale contesto
Battaglia Felice
I primi lavori di Felice Battaglia si muovono in una prospettiva che intende mediare motivi deontologici, di ascendenza neokantiana, sulla linea del suo maestro G. Del Vecchio, da una parte, e, dall’altra parte, un’impostazione, invece, di storicismo idealistico, di ascendenza neohegeliana, sulla linea di G. Gentile e di B. Croce. Questo rapporto tensivo tra la formalità relazionale deontologica e la “concretezza” storicistica rimane anche nei lavori più maturi di Battaglia, dove, però, esso viene inquadrato in una prospettiva complessiva di tipo esplicitamente metafisico trascendente e religioso. Docente di filosofia del diritto e di filosofia morale, per molti decenni, all’Università di Bologna (di cui fu anche rettore), la sua prospettiva ha inciso nel dibattito filosofico e giuridico del Novecento italiano, promuovendo una visione del diritto e della morale come espressioni dinamiche di valori in costante tensione tra storia e trascendenza.
Parole chiave: Felice Battaglia, metafisica, storicismo, valori, religione
Felice Battaglia’s early works develop a perspective that aims to mediate deontological motifs, stemming from a neo-Kantian background, in line with his mentor G. Del Vecchio, on one hand, and, on the other hand, an approach rooted in idealistic historicism, influenced by G. Gentile and B. Croce. This tense relationship between deontological formality and historicist “concreteness” remains present in Battaglia\u27s more mature works, where, however, it is framed within an overall perspective of explicitly transcendent metaphysical and religious kind. A professor of the philosophy of law and moral philosophy for many decades at the University of Bologna (where he also served as rector), Battaglia’s persecutive has significantly impacted the philosophical and legal debate of 20th-century Italy, promoting a view of law and morality as dynamic expressions of values in constant tension between history and transcendence.
Keywords: Felice Battaglia, metaphysics, historicism, values, religio
De Benedetti Paolo
Paolo De Benedetti ha elaborato un pensiero teologico originale, radicato nella tradizione rabbinica e aperto al dialogo interreligioso. La sua ermeneutica intertestuale, ispirata al metodo midrashico, enfatizza la continua reinterpretazione del testo sacro, per quanto, per non cadere in un ingenuo soggettivismo, ogni nuova interpretazione – ogni apporto personale – debba rimanere agganciata al canone scritturale e alla comunità interpretante. La sua riflessione si concentra su quattro aspetti: il carattere polisemico della Scrittura, la necessità di un linguaggio teologico aperto e non dogmatico, la de-antropocentrizzazione della teologia a favore di un’attenzione alla creazione nel suo insieme e un ripensamento della teodicea, culminante nella necessità escatologica di una redenzione futura per Dio stesso.
Parole chiave: Paolo De Benedetti, ermeneutica intertestuale, midrash, teologia storica, dialogo interreligioso
Paolo De Benedetti developed an original theological thought, rooted in rabbinic tradition and open to interreligious dialogue. His intertextual hermeneutics, inspired by the midrashic method, emphasizes the continuous reinterpretation of the sacred text. However, in order to avoid falling into naive subjectivism, every new interpretation – every personal contribution – must remain anchored to the scriptural canon and the interpreting community. His reflection focuses on four key aspects: the polysemic nature of Scripture, the necessity of an open and non-dogmatic theological language, the de-anthropocentrization of theology in favor of attention to creation as a whole, and a rethinking of theodicy, culminating in the eschatological necessity of a future redemption, even for God himself.
Keywords: Paolo De Benedetti, intertextual hermeneutics, midrash, historical theology, interreligious dialogu
De Sarlo Francesco
Per decenni influente docente a Firenze, Francesco De Sarlo ha sviluppato un approccio filosofico realistico e psicologico-sperimentale, collocandosi tra lo spiritualismo e un empirismo critico. Secondo la propria impostazione filosofica, De Sarlo ritiene che il tema metafisico-religioso non possa essere oggetto di una compiuta analisi scientifica, la quale ultima resta confinata nell’ambito dei dati empirici. Tuttavia, la struttura relazionale di tali dati rimanda, secondo De Sarlo, a un’unità non relativa e dotata di senso, quindi spirituale, che solo essendo trascendente alle relazioni empiriche ne può garantire la sensatezza e l’unità complessiva: questo sia nella coscienza singola che nella realtà empirica presa nel suo insieme. In questa direzione, De Sarlo arriva a quello che il suo allievo E.P. Lamanna ha definito un “teismo congetturale”.
Parole chiave: Francesco De Sarlo, realismo critico, psicologia sperimentale, spiritualismo, teismo congetturale
For decades important university professor in Florence, Francesco De Sarlo has developed a realistic philosophical approach that is both psychological and experimental, positioning himself between spiritualism and critical empiricism. According to his philosophical framework, De Sarlo believes that the metaphysical-religious theme cannot be the subject of a complete scientific analysis, which ultimately remains confined to the realm of empirical data. However, the relational structure of such data, according to De Sarlo, points to a non-relative and meaningful unity, thus spiritual, which can only guarantee the sensibleness and overall unity of empirical relationships by being transcendent to them: this applies both to individual consciousness and to empirical reality taken as a whole. De Sarlo thus arrives at what his student E.P. Lamanna has defined as ‘conjectural theism’.
Keywords: Francesco De Sarlo, critical realism, experimental psychology, spiritualism, conjectural theis
De Vitiis Pietro
Docente universitario a Lecce, Chieti e Roma, Pietro De Vitiis si riconosceva in una posizione filosofica definibile come “Destra heideggeriana”, annoverando in questa compagine coloro che interpretano la filosofia di M. Heidegger a partire dalla Vollendung des deutschen Idealismus, per usare il titolo di un saggio su F. Schelling, vale a dire dal compimento del pensiero speculativo dell’Idealismo tedesco. Il suo interesse per il problema religioso si è mosso proprio verso una possibile rilettura del rapporto agonistico tra filosofia negativa e positiva proprio del pensiero schellinghiano, letto alla luce della critica all’ontoteologia da parte di Heidegger. In tal senso egli valorizza particolarmente la filosofia della religione di B. Welte, il teologo friburghese che cercò un raccordo tra il nulla heideggeriano e il mistero assoluto, al centro del fenomeno religioso.
Parole chiave: Pietro De Vitiis, Destra Heideggeriana, filosofia della religione, F.W.J. Schelling, B. Welte
University professor in Lecce, Chieti, and Rome, Pietro De Vitiis identified with a philosophical position definable as ‘Heideggerian Right,’ including among this group those who interpret the philosophy of M. Heidegger starting from the Vollendung des deutschen Idealismus, to use the title of an essay on F. Schelling, i.e. from the completion of the speculative thought of German Idealism. Thus, his interest in the religious problem has moved towards a possible reinterpretation of the agonistic relationship between negative and positive philosophy characteristic of Schelling’s thought, read in light of Heidegger’s critique of onto-theology. In this sense, he particularly values the philosophy of religion of B. Welte, the Freiburg theologian who sought a connection between Heidegger\u27s nothingness and the absolute mystery at the centre of the religious phenomenon.
Keywords: Pietro De Vitiis, Heideggerian Right, philosophy of religion, F.W.J. Schelling, B. Welt
Dentice di Accadia Cecilia
Cecilia Dentice di Accadia insegnò dal 1924 storia della filosofia a Cagliari (prima donna titolare di una cattedra in tale disciplina) e dal 1954 pedagogia a Napoli. Dopo il matrimonio con R.B. Motzo, firmò i propri contributi Motzo Dentice di Accadia. Vicina a G. Gentile, si interessò intensamente ai problemi filosofico-religiosi. Pur risentendo senz’altro della storiografia filosofica di impronta attualistica, con la netta centralità riservata alle integrazioni dialettiche hegeliane, Dentice trattò con un tatto non meramente epigonale le suggestioni hegeliano-gentiliane, affrontando temi quali il rapporto tra la filosofia rinascimentale italiana e il deismo inglese, la filosofia della religione di Kant, la filosofia di Schleiermacher (a cui dedicò la prima monografia uscita in Italia).
Parole chiave: Cecilia Dentice di Accadia, filosofia della religione, deismo, Schleiermacher, neo-hegelismo
Cecilia Dentice di Accadia taught the history of philosophy in Cagliari from 1924 (the first woman to hold a chair in this discipline) and pedagogy in Naples from 1954. After marrying R.B. Motzo, she signed her contributions as Motzo Dentice di Accadia. Close to G. Gentile, she was intensely interested in philosophical and religious issues. While undoubtedly influenced by Gentile’s actualistic philosophical historiography, with a clear focus on Hegelian dialectical integrations, Dentice approached Hegelian-Gentilian suggestions with a sensitivity that was not merely epigonal, addressing themes such as the relationship between Italian Renaissance philosophy and English deism, Kant’s philosophy of religion, and the philosophy of Schleiermacher (to whom she dedicated the first monograph published in Italy).
Keywords: Cecilia Dentice di Accadia, philosophy of religion, deism, Schleiermacher, Neo-Hegelianis
Momigliano Arnaldo
Arnaldo Momigliano è stato uno dei maggiori storici del XX secolo. Se negli anni giovanili fu interessato all’impostazione crociana in cui storia, filosofia e teologia giungevano ad una sorta di sintesi unitaria, un importante saggio sulla storiografia della religione del 1987 finisce con una triangolazione in cui ciascuno dei lati del poligono – storia, teologia, filosofia – non può fare altro che accettare i rapporti bilaterali con gli altri due, rapporti che possono anche essere conflittuali e disturbanti, ma che tuttavia restano non troncabili unitariamente. Per quanto riguarda in particolare gli Ebrei, Momigliano tiene a ribadire «solennemente» che «hanno diritto alla loro religione – la prima religione monoteistica ed etica che la storia ricordi, la religione dei profeti di Israele. Da essa ancora dipende la nostra moralità».
Parole chiave: Arnaldo Momigliano, metodo storico, storiografia della religione, religione e moralità, Ebraismo
Arnaldo Momigliano was one of the greatest historians of the 20th century. In his youth, he was interested in the Crocean approach, where history, philosophy, and theology reached a sort of unified synthesis. However, an important essay on historiography of religion from 1987 concludes with a triangulation in which each side of the polygon – history, theology, philosophy – can only accept bilateral relationships with the other two, relationships that can also be conflicting and disturbing, but which nonetheless remain irreducibly interconnected. Regarding the Jews in particular, Momigliano emphasizes “solemnly” that “they have the right to their religion – the first monotheistic and ethical religion that history remembers, the religion of the prophets of Israel. Our morality still depends on it.”
Keywords: Arnaldo Momigliano, historical method, historiography of religion, religion and morality, Judais