UniURB Open Journals (Università degli Studi di Urbino Carlo Bo)
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La tutela di valori e interessi concorrenti nelle politiche di regolazione della maternità per altri negli Stati Uniti e in Europa
In 1985, with in vitro fertilization, the UK became the first country to regulate surrogacy rather than simply ban it. A comprehensive regulatory framework and a public authority were established. In many EU countries, the protection of women’s dignity has prevailed over the principle of protecting women’s self-determination, and a general ban on the practice of surrogacy has been introduced. National courts have found solutions to ensure the right of foreign-born children to a family. The European Court of Human Rights has supported this approach. Italy’s recent extension of its ban to foreign arrangements aims to prevent such cases. In the US, surrogacy laws recognize a right to parenthood and offer contractual guarantees, although access varies from state to state. Commercial surrogacy is banned, but private brokering and insurance are allowed in the name of free trade. In many states, homosexuals and single intentional parents are not allowed the same rights as other citizens.Nel 1985, con la fecondazione in vitro, il Regno Unito per primo ha istituito un quadro normativo sulla surroga e un’autorità pubblica. In molti Paesi UE la tutela della dignità della donna ha prevalso sul principio della sua autodeterminazione ed è stato stabilito un divieto generale alla pratica della maternità surrogata. I tribunali nazionali hanno trovato soluzioni per garantire il diritto alla famiglia dei bambini nati all’estero. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sostiene questo approccio. L’estensione all’estero del divieto di accordi da parte dell\u27Italia mira invece a prevenire questi casi. Negli Stati Uniti le leggi riconoscono il diritto alla genitorialità, offrendo garanzie contrattuali alla surrogazione, con differenze da uno Stato all’altro. La maternità surrogata commerciale è vietata, ma la mediazione e le garanzie private sono consentite in nome della libertà di commercio. In molti Stati i genitori omosessuali e single non sono ammessi come gli altri cittadini
Strategie di sviluppo fra innovazione e sostenibilità nell\u27industria chimica: Il caso del Petrolchimico di Ferrara
Achieving climate neutrality by 2050, alongside promoting an ecological recovery post-COVID-19, requires a shift toward a circular economy, decoupling economic growth from resource consumption. The plastics sector plays a crucial role in this transition, bringing the chemical industry to the forefront in developing technologies aimed at improving recycling processes. This article explores the current status and future goals of the Ferrara Petrochemical hub, highlighting innovative approaches to make the industry sustainable. Involving several experts, the study envisions scenarios for the future of Ferrara’s petrochemical industry, considering the interplay between innovation, job creation, research and development, and the cultivation of new skills.Il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050, insieme alla promozione di una ripresa ecologica post-COVID-19, richiede una transizione verso un\u27economia circolare, disaccoppiando la crescita economica dal consumo di risorse. Il settore delle materie plastiche svolge un ruolo cruciale in questo cambiamento e di conseguenza porta in primo piano il settore della chimica nello sviluppo di tecnologie volte a migliorare i processi di riciclo. Questo articolo esplora lo stato attuale e gli obiettivi futuri del Petrolchimico di Ferrara, evidenziando approcci innovativi per rendere sostenibile l\u27industria. Coinvolgendo diversi esperti del settore, si immaginano scenari per il futuro del Petrolchimico ferrarese, considerando l\u27interazione tra innovazione, creazione di posti di lavoro, ricerca e sviluppo, e formazione di nuove competenze
La Buona scuola raccontata da insegnanti, studenti e genitori
To discuss school and its issues is to place oneself within a contention that is difficult to resolve, particularly when confronted with the reforms introduced with Law 107/2015 on the so-called Buona Scuola. In the contraposition we find the enthusiasts who emphasise the emergence of a different philosophy and praise a new way of doing school, which places the student, inclusion and the art of learning to learn at the centre. And then there are the critics who, otherwise, wonder about the evidence of new competences that the Italian school would have achieved. They also point out its inability to provide answers to educational dispersion and poverty.
This essay attempts to shed light on the reality of the school by proposing an X-ray of it through the testimonies of teachers, students and parents.Discutere della scuola e dei suoi temi significa porsi all’interno di una contesa di difficile soluzione, in particolare quando ci si confronta sulle riforme introdotte con la legge 107/2015 sulla Buona scuola. Nella contrapposizione troviamo gli entusiasti che sottolineano l’affermarsi di una filosofia altra ed elogiano un nuovo modo fare scuola, che pone al centro lo studente, l’inclusione e l’arte dell’apprendere per apprendere. E ci sono, poi, i critici che, diversamente, si chiedono quale siano le prove dell’esistenza di competenze nuove che la scuola italiana avrebbe conseguito. Rimarcando, altresì, l’incapacità che essa evidenzia nel dare risposte alla dispersione e alla povertà educativa.
Con questo saggio si prova a far luce sulla realtà della scuola proponendone una radiografia attraverso le testimonianze di insegnanti, studenti e genitori
La fiscalità ambientale in Italia tra imposte e sussidi: evoluzione, limiti e prospettive
This paper examines environmental taxation in Italy, focusing on the role of environmental taxes and environmentally harmful subsidies (EHS) within the context of the ecological transition and European climate targets. On the one hand, environmental taxes provide a stable and significant source of revenue, although their use for environmental purposes remains limited. On the other hand, the system of EHS causes a distorting effect on the environment and hampers the achievement of carbon neutrality targets. At the same time, it represents a significant item of public expenditure that needs to be monitored closely. The study traces the development and quantitative trends of these instruments, highlighting their strengths and weaknesses, and reflects on the effectiveness of current policies. The paper emphasizes the need for an integrated and comprehensive reform to strengthen the consistency between fiscal and environmental objectives, with particular attention to resource allocation and social outcomes, in support of sustainability and green innovation aims.Il contributo analizza la fiscalità ambientale in Italia, con particolare attenzione al ruolo svolto dalle imposte ambientali e dai sussidi ambientalmente dannosi (SAD) nel quadro della transizione ecologica e degli obiettivi climatici europei. Da un lato, le imposte ambientali rappresentano una fonte stabile e significativa di gettito, pur mostrando un utilizzo ancora limitato in funzione ambientale. Dall’altro, il sistema dei SAD esercita effetti distorsivi sul piano ambientale, ostacolando il raggiungimento degli obiettivi di neutralità carbonica e rappresenta, al tempo stesso, una voce importante di spesa pubblica da monitorare attentamente. Il paper ricostruisce l’evoluzione normativa e quantitativa di tali strumenti, sottolineandone punti di forza e criticità, e propone una riflessione sull’efficacia delle politiche esistenti. Si evidenzia l’importanza di una riforma integrata e organica, capace di rafforzare la coerenza tra obiettivi fiscali e ambientali, con un’attenzione alle risorse e agli impatti sociali in funzione di obiettivi di sostenibilità ed innovazione
Educazione finanziaria e imprese: un corso per tutte?
This paper offers a reflection on the importance of financial education programs for entrepreneurs and professionals. The analysis is based on an assessment test administered to 67 participants—comprising entrepreneurs and bank employees—within a course organized by the University of Urbino Carlo Bo. The questionnaire, consisting of 23 questions focused on financial and business literacy topics and on some additional information on the structural characteristics of the firms and entrepreneurs, was administered both before and after the course. The results show an overall improvement in financial and business knowledge, particularly in relation to risk management, financial statement analysis, and sustainability principles. Although differences emerge among firms based on sector and size, and owner characteristics such as gender and educational level, the experience highlights the educational value and strategic relevance of financial literacy for the conscious development of businesses.Questo contributo propone una riflessione sull’importanza dei percorsi di educazione finanziaria per imprenditori e professionisti. L’analisi si basa sui risultati di un test sulle conoscenze somministrato in forma anonima a 67 partecipanti – tra imprenditori e dipendenti bancari – nell’ambito di un corso organizzato dall’Università di Urbino Carlo Bo. Il test, composto da 23 domande dedicate a temi di cultura finanziaria e aziendale e da alcune informazioni aggiuntive relative alle caratteristiche strutturali delle imprese, è stato proposto prima e dopo il corso. I risultati mostrano un miglioramento complessivo delle conoscenze finanziarie e aziendali, in particolare rispetto alla gestione del rischio, alla lettura del bilancio e ai principi di sostenibilità. Pur con differenze tra imprese per dimensione, settore e caratteristiche dell’imprenditore per genere e livello di istruzione, l’esperienza mette in luce il valore formativo e la rilevanza strategica dell’educazione finanziaria per lo sviluppo consapevole delle imprese
Relazioni di Messina col Val Demone dai Normanni agli Aragonesi
This study analyzes the relationships between Messina and the Val Demone from the Norman to the Aragonese period. In the Norman age, Messina consolidated its role as a crucial port hub for Mediterranean routes, while the Val Demone, rich in forests, provided essential resources like timber for the arsenal. The regency of Countess Adelasia marked a "Mediterranean" political orientation, fostering coexistence between the Greek-speaking element and the "Lombard" communities settled in the hinterland. A progressive intertwining of interests between the city and its territory emerges, highlighted during the crisis of 1168 when the oppida Lombardorum offered military support to the crown. A crucial moment was the concession by Henry VI (1194), which enfeoffed a vast territory to Messina, formalizing a pre-existing de facto relationship. This bond was later institutionalized by the Aragonese with the establishment of the districtus (1302 and 1357), which sanctioned Messina\u27s political and administrative control over the Val Demone, integrating the city and the hinterland into a single geo-political entity.
Hinterland; Geo-political Entity; Feudal Grant; Districtus; Lombard Communities.This study analyzes the relationships between Messina and the Val Demone from the Norman to the Aragonese period. In the Norman age, Messina consolidated its role as a crucial port hub for Mediterranean routes, while the Val Demone, rich in forests, provided essential resources like timber for the arsenal. The regency of Countess Adelasia marked a "Mediterranean" political orientation, fostering coexistence between the Greek-speaking element and the "Lombard" communities settled in the hinterland. A progressive intertwining of interests between the city and its territory emerges, highlighted during the crisis of 1168 when the oppida Lombardorum offered military support to the crown. A crucial moment was the concession by Henry VI (1194), which enfeoffed a vast territory to Messina, formalizing a pre-existing de facto relationship. This bond was later institutionalized by the Aragonese with the establishment of the districtus (1302 and 1357), which sanctioned Messina\u27s political and administrative control over the Val Demone, integrating the city and the hinterland into a single geo-political entity.
Hinterland; Geo-political Entity; Feudal Grant; Districtus; Lombard Communities
Note sull’intensità del sindacato giurisdizionale sugli atti di regolazione
The article examines the intensity of judicial review exercised by administrative courts over regulatory acts issued by independent authorities. Firstly, it addresses whether such judicial review should be conducted differently from the review of administrative acts in general. The Author argues that it should not. Secondly, the article considers whether the distinction—currently under debate—between judicial review of administrative discretion and judicial review of the administration’s technical assessments should be maintained. The Author contends that it should. Lastly, the article explores whether judicial review should be limited to assessing the reliability of the administration’s technical evaluation or whether the court should identify the "most reliable" solution and base the outcome of the dispute on that determination. In this regard, the Author advocates for an approach based on the refutation of the technical assessment: an assessment is deemed reliable only if it remains unrefuted at the conclusion of the judicial proceedings.L’articolo riflette sull’intensità del sindacato del giudice amministrativo sugli atti di regolazione delle autorità indipendenti. Si affronta in primo luogo la questione se tale sindacato debba svolgersi secondo modalità diverse da quelle del sindacato giurisdizionale sugli atti amministrativi in generale. L’Autore ritiene di no. Si affronta, in secondo luogo, la questione se vada conservata la distinzione, oggi posta in discussione, tra il sindacato sulla discrezionalità amministrativa e il sindacato sulle valutazioni tecniche dell’amministrazione. L’Autore ritiene di sì. Infine, si affronta la questione se il sindacato del giudice debba arrestarsi sulle soglie della attendibilità della valutazione tecnica dell’amministrazione ovvero se il giudice debba individuare la soluzione “più attendibile” e far dipendere da ciò l’esito della lite. Al riguardo l’Autore ritiene preferibile ragionare in termini di confutazione del giudizio tecnico: è attendibile solo quello che non risulta confutato a conclusione dell’istruttoria processuale
La regolazione al tempo della sostenibilità e degli algoritmi
The paper deals with the transformation of the regulatory model established since the 80s produced primarily by two crucial factors: the new guiding role of the state regarding economic activities and operators to steer market mechanisms towards predefined objectives; the obligation for operators to put in place conducts to pursue new public interests such as sustainability, beyond the established interests in business and corporate law, or fairness, beyond contestability as a traditional objective of competition law. This requires to define their behaviours ex ante by imposing detailed obligations at different levels. Furthermore, it highlights how the coexistence of different and ‘eccentric’ interests, alongside those traditionally protected by law, leads to redifine the traditional regulation, primarily seen as a response to market failures. In this perspective it analyses, on one hand, how sustainability emerges as a criterion to shape and adapt operators by means of imposing sustainability reporting obligations and corporate due diligence. On the other hand, it examines how imposing a set of obligations on specific kind of digital platforms defines their conducts ex ante with the aim at preventing unfair and anticompetitive practices. Lastly, it seeks to demonstrate that the regulatory model developed in the framework of the “regulatory state” has been progressively challenged by both the re-expansion of the state as a guide of economic activities and the different paradigm of interaction of market actors, regulators, regulated subjects and third parties or stakeholder who represent interests different from those of regulated firms but able to influence their behaviours. Briefly, the emerging model is characterized, on one side, by flexible and experimental regulation and, in the other, by partecipative regulation or co-regulation.Il lavoro vuole analizzare la trasformazione del modello di regolazione consolidato dagli anni 80 dello scorso secolo prodotta principalmente da due fattori cruciali: il nuovo ruolo di guida delle attività economiche e degli operatori assunto dallo stato per indirizzare i meccanismi di mercato verso obiettivi predefiniti; la necessità che le condotte degli operatori siano dirette a perseguire nuovi interessi pubblici quali la sostenibilità, oltre gli interessi consolidati nel diritto di impresa e societario, o l’equità, oltre la contendibilità quale obiettivo tradizionale del diritto della concorrenza così che questo richiede di prefigurare i loro comportamenti imponendo obblighi dettagliati a differenti livelli. Inoltre vuole evidenziare come la compresenza di interessi diversi ed ‘eccentrici’ e di quelli tradizionalmente tutelati dal diritto conduce ad una ridefinizione della regolazione tradizionale prevalentemente intesa come risposta ai fallimenti del mercato. A questo fine analizza, per un verso, come la sostenibilità si evidenzi quale criterio di conformazione dell’impresa grazie alla imposizione di obblighi di rendicontazione di sostenibilità e due diligence di impresa. Per l’altro, come l’imposizione di una serie di obblighi a specifiche tipologie di piattaforme digitali delinei ex ante le loro condotte con l’obiettivo di prevenire pratiche scorrette e anticoncorrenziali. Infine, cerca di mostrare come il modello di regolazione sviluppato nel contesto dello “stato regolatore” sia stato progressivamente messo in discussione sia dalla ri-espansione dello stato come guida delle attività economiche sia dal diverso paradigma di interazione tra gli attori dei mercati, cioè regolatori, regolati e soggetti terzi o stakeholder quali portatori di interessi diversi dalle imprese regolate ma capaci di influenzarne i comportamenti. In sintesi, il modello emergente è, per un aspetto, quello di una regolazione flessibile e sperimentale e, per un altro, di una regolazione partecipativa o co-regolazione
Le Regioni tra poteri e società Percorsi partecipativi e contestativi possibili
The crisis of the Regions and of regionalist culture, proposals for reform contrary to the constitutional design. This is the crux of the study.
From this perspective – and briefly – the paper is aimed to point out that isn’t time for detailed issues, but to discuss about the underlying reasons for the crisis and evaluate possible responses and proposal.
The crisis of the Regions has its own characteristics. However, more profoundly, it is affected by the one of the role of public authorities in neoliberal order and the concrete shift of power outside the public institutions.
From this perspective, the possibility for the Regions to regain their legitimacy lies in the revival of their founding elements: autonomy, pluralism, solidarity and subsidiarity.
Given these four pillars, it is clear that the Regions shall activate instruments with which to create spaces for autonomous social subjectivity – necessarily contestatory, because democracy feeds on conflict – and to make themselves functional to the fulfillment of what fundamental rights demands – because fundamental rights always contain a collective dimension and those who act on them always determine a result of general interest – as well as enhancing the administrative function of local authorities, applying subsidiarity, pluralism and solidarity on a massive scale, in order to regain the reasons for autonomy.Crisi delle Regioni, crisi della cultura regionalista, proposte di riforma in senso contrario al disegno costituzionale. Questo il nodo dal quale lo studio prende le mosse. In questa prospettiva – e in modo sintetico – quel che occorre non è affrontare questioni di dettaglio, ma porsi la domanda sulle ragioni profonde della crisi e valutare possibili risposte.
La crisi delle Regioni presenta caratteristiche proprie. Tuttavia, più profondamente, risente della crisi del ruolo delle autorità pubbliche nell’ordinamento neoliberale e nello spostamento concreto del potere al di fuori delle istituzioni.
Assunta questa prospettiva, la possibilità per le Regioni di ritrovare la propria legittimazione risiede nella ripresa dei propri elementi fondanti: autonomia, pluralismo, solidarietà e sussidiarietà. Posti questi quattro pilastri, appare chiaro che le Regioni hanno bisogno di attivare strumenti con i quali creare spazi di soggettività sociale autonoma – e necessariamente contestativa, perché la democrazia si alimenta dal conflitto – e rendersi funzionali al godimento di diritti fondamentali – perché contengono sempre una dimensione collettiva e chi li agisce determina sempre un risultato di interesse generale – nonché di esaltare la funzione amministrativa degli enti locali, applicando massicciamente sussidiarietà, pluralismo e solidarietà, per riconquistare le ragioni dell’autonomia