UniURB Open Journals (Università degli Studi di Urbino Carlo Bo)
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Ruit hora: garanzia del tempo dell’individuo e rimedi processuali contro l’inerzia dell’Amministrazione
This essay, brought the timing of administrative action to the paradigm of art. 1183 c.c., aims to investigate the coherence of the judicial protection against administrative inaction as it came to be posited in the “living law”, with constitutional rules on the protection of citizens’ rights and the most recent and accredited reflections on the relationship between citizen and power. The analysis, taking into account the jurisprudential orientations and codified norms, has revealed an unusual application of some legal institutes (i.e., interest to act and precautionary protection) with respect to both the judicial annulment and the civil procedure rules. The civil procedure rules, however, should be the model to refer to in order to make the judicial protection of the administrative inaction consistent with the requirements of the Constitution and with the object of the administrative process.Il saggio, ricondotto il fattore tempo dell’azione amministrativa al paradigma dell’art. 1183 c.c., si propone di indagare la coerenza della tutela processuale avverso l’inerzia amministrativa, come venutosi a delineare nel diritto vivente, con le norme costituzionali sulla tutela dei diritti di cittadini e le più recenti e accreditate riflessioni sul rapporto tra cittadino e potere. L’analisi, condotta attraverso gli orientamenti giurisprudenziali e le norme codicistiche, ha evidenziato un’applicazione di alcuni istituti (quali l’interesse a ricorrere e la tutela cautelare) eclettica, sia rispetto al giudizio di annullamento, sia rispetto al processo civile; modello al quale, invece, dovrebbe guardarsi per rendere la tutela processuale del silenzio-inadempimento coerente con le richieste della Costituzione e la natura giuridica della situazione sostanziale oggetto del giudizio
Il contenzioso costituzionale Stato-Regioni come Sintomo della necessità di riforme costituzionali
This contribution investigates the current trajectory of Italian regionalism, disentangling it from the narrower debate on asymmetric regionalism under Article 116(3) of the Constitution. It argues that the reduction of regionalism to differentiated autonomy reflects an ideological misrepresentation that obscures the structural crisis of Title V and the persistent imbalance between unity and autonomy. The analysis combines constitutional jurisprudence and quantitative data on State–Region litigation, showing both the decline of principal proceedings before the Constitutional Court and the rise of extra-judicial coordination mechanisms, often resulting in a problematic “bargaining of legitimacy.” The paper contends that such practices undermine constitutional rigidity and transparency, calling instead for systemic reforms: notably the establishment of a second chamber representing regional interests, the strengthening and possible constitutionalization of the State–Regions Conference, and the elevation of loyal cooperation to a foundational constitutional principle. Only through such reforms can the Italian system reconcile the dialectic of unity and differentiation in a manner consistent with constitutional legality and the protection of fundamental rights.Il presente lavoro intende riflettere sul regionalismo al di là del regionalismo differenziato, attraverso una specifica visuale prospettica, quella processuale. Dalle dinamiche processuali, dai dati quantitativi del contenzioso costituzionale Stato-Regioni e dalla natura di esso, possono trarsi elementi utili per una riflessione sistemica. In sintesi, il giudizio costituzionale in via principale e con esso i ricorsi dello Stato e delle Regioni hanno raggiunto nel 2024 un dato sensibilmente più basso rispetto alla media degli ultimi 15 anni. Tale decremento quantitativo non può essere spiegato alla luce di una stabilizzazione giurisprudenziale ed ermeneutica intorno al Titolo V ma deve essere imputato alla progressiva affermazione di meccanismi di raccordo politico, in sede extra processuale, tra Stato e Regioni. Si tratta di meccanismi che il Governo, valorizzando la natura politica della scelta impugnatoria sottesa dal giudizio in via principale, ha tentato di procedimentalizzare, svelando una progressiva ricerca di un punto di equilibrio, fuori dal processo, che incide sul processo e sulla forma di Stato, pur in assenza di un quadro costituzionale idoneo a garantire effettive sedi di raccordo per le funzioni legislative. Tuttavia, l’emersione di tali profili impone una riflessione sia sulla natura di questa sorta di “contrattazione di legittimità”, e quindi sulla disponibilità non solo delle azioni processuali ma anche del parametro di legittimità, ossia della Costituzione, sia sulla necessità di tornare a riflettere in senso riformatore sull’individuazione di sedi costituzionali per il raccordo tra Stato e Regioni, nelle quali non siano coinvolti esclusivamente gli esecutivi
Brelich Angelo
Nato da madre ungherese e padre fiumano di lingua italiana, Angelo Brelich svolse l’infanzia e la prima giovinezza a Budapest, dove fu allievo di K. Kerényi. Trasferitosi in Italia, divenne assistente di R. Pettazzoni, a cui successe nella cattedra romana di Storia delle religioni. Sviluppò nel tempo una propria specifica metodologia storico-religiosa che tempra, con il distanziamento storico del comparativismo di Pettazzoni, l’immersione dall’interno in una cultura religiosa determinata, che aveva appreso dallo studio sui miti di Kerényi. I suoi studi hanno spaziato da lavori specifici sulle religioni romana e greca fino a riflessioni più generali che sottolineano il ruolo storico delle religioni nella gestione dell’incertezza umana. La sua opera storico-religiosa è riconosciuta a livello internazionale e ha fornito strumenti critici per l’analisi delle tradizioni religiose in prospettiva comparativa.
Parole chiave: Angelo Brelich, storia delle religioni, metodologia comparativa, storicismo, religioni greca e romana
Born to a Hungarian mother and an Italian-speaking father from Fiume, Brelich spent his childhood and early youth in Budapest, where he was a student of K. Kerényi. After moving to Italy, he became an assistant to R. Pettazzoni, succeeding him in the Roman university chair of History of Religions. Over time, he developed his own specific historical-religious methodology that combines the historical distancing of Pettazzoni’s comparativism with an internal immersion in a specific religious culture, which he had learned from Kerényi’s studies on myths. His studies ranged from specific works on Roman and Greek religions to more general reflections that emphasize the historical role of religions in managing human uncertainty. His historical-religious work is recognized internationally and has provided critical tools for the analysis of religious traditions from a comparative perspective.
Keywords: Angelo Brelich, history of religions, comparative methodology, historicism, Greek and Roman religion
Croce Benedetto
Attraverso un denso confronto teorico con autori quali G.B. Vico, F. De Sanctis e G.W.F. Hegel, Benedetto Croce sviluppò una originale filosofia dello spirito che fondeva idealismo e storicismo. Pur allontanandosi precocemente dal cattolicesimo familiare, riconobbe l\u27importanza storica del cristianesimo nella formazione della coscienza moderna e un suo famoso saggio del 1942 si intitola Perché non possiamo non dirci “cristiani” (già nella Filosofia della pratica del 1909 aveva scritto che «dopo il cristianesimo non è possibile non essere in qualche modo cristiano»). Attraverso la sua concezione della “religione della libertà”, nella Storia d’Europa nel secolo decimonono del 1932, Croce si oppose sia all’autoritarismo che al materialismo livellatore, con il liberalismo come principio etico e spirituale. Il suo contributo alla filosofia, alla storia e alla teoria della libertà rimane cruciale per comprendere la cultura italiana ed europea.
Parole chiave: Benedetto Croce, idealismo, storicismo, religione della libertà, cristianesimo
Through a dense theoretical discussion of authors such as G.B. Vico, F. De Sanctis, and G.W.F. Hegel, Benedetto Croce developed an original philosophy of the spirit that blended idealism and historicism. Although he distanced himself early from the Catholicism of his family, he recognized the historical importance of Christianity in the formation of modern consciousness, and one of his well-known essays is titled “Why We Cannot Help but Call Ourselves ‘Christians’” (1942) (he had already written in “Philosophy of Practice” in 1909 that “after Christianity, it is impossible not to be in some way Christian”). Through his conception of the “religion of freedom,” in “History of Europe in the Nineteenth Century” from 1932, Croce opposed both authoritarianism and leveling materialism, with liberalism as an ethical and spiritual principle. His contribution to philosophy, history, and the theory of freedom remains essential for understanding Italian and European culture.
Keywords: Benedetto Croce, idealism, historicism, religion of freedom, Christianit
Eco Umberto
Umberto Eco si laureò con L. Pareyson sull’estetica di Tommaso d’Aquino. Egli mise poi in discussione le strutture metafisiche e astoriche del pensiero scolastico, senza però abbandonare l’interesse per l’influenza dei codici culturali medioevali in quelli successivi. Eco divenne un esperto di fama mondiale proprio nello studio dei codici culturali più diversi, studio che si rifletté anche in testi letterari di notevole risonanza, quali Il nome della rosa. Ha criticato ogni forma di millenarismo e dogmatismo, sia religioso sia ideologico, privilegiando un approccio pluralista e pragmatico. Personalmente, Eco si riconobbe in una “religiosità laica” fondata “sul senso del limite” e di “ciò che ci supera”, senza necessariamente configurare, però, “una divinità personale e previdente”.
Parole chiave: Umberto Eco, religiosità laica, semiotica, limiti, estetica
Umberto Eco graduated with L. Pareyson on the aesthetics of Thomas Aquinas. He questioned the metaphysical and ahistorical structures of scholastic thought, while still maintaining an interest in the influence of medieval cultural codes on subsequent ones. Eco became a world-renowned expert precisely in the study of the most diverse cultural codes, a study that was also reflected in significant literary works, such as The Name of the Rose. He criticized all forms of millenarianism and dogmatism, whether religious or ideological, advocating a pluralistic and pragmatic approach. Personally, Eco identified with a “secular religiosity” based on “the sense of limits” and “what transcends us,” without necessarily configuring, however, “a personal and providential deity.”
Keywords: Umberto Eco, Secular religiosity, Semiotics, Limits, Aesthetic
Garin Eugenio
Studioso di fama internazionale, Eugenio Garin ha contribuito in modo determinante all’indagine sulla filosofia del Rinascimento, evidenziando le connessioni tra pensiero umanistico, cultura medievale e origini della scienza moderna. La sua ricerca si è articolata in tre fasi. Una prima fase è segnata dalla centralità del tema religioso, per cui il Rinascimento è “unità innanzi tutto religiosa, ove in una ispirazione originaria si superano anche le antitesi confessionali; fusione di docta religio, religione spirituale, con la pia philosophia, filosofia dell’uomo”; di questa prima fase nella seconda e più nota, caratterizzata dai temi dell’umanesimo civile e dall’influenza gramsciana, resta soprattutto l’aspetto di critica alle istituzioni dogmatiche, mentre nell’ultima fase si accentua il senso del limite e della precarietà dell’esistenza umana.
Parole chiave: Eugenio Garin, umanesimo civile, rinascimento e religione, filosofia come sapere storico, finitezza umana
An internationally renowned scholar, Eugenio Garin has made a significant contribution to the study of Renaissance philosophy, highlighting the connections between humanistic thought, medieval culture, and the origins of modern science. His research has unfolded in three phases. The first phase is marked by the centrality of the religious theme, understood as “impulse, moral action, not a rigid reiteration of old Jesuit and Counter-Reformation positions” or “crystallized theologies,” in a perspective where important were the contacts with the contemporary French philosophical-religious culture; from this first phase, in the second and more well-known one, characterized by the themes of civil humanism and Gramscian influence, the aspect of criticism towards dogmatic institutions remains particularly prominent, while in the last phase, the sense of limitation and the precariousness of human existence is emphasized.
Keywords: Eugenio Garin, civic humanism, Renaissance and religion, philosophy as historical knowledge, human finitud
Guzzo Augusto
Per molti decenni docente universitario a Torino, Augusto Guzzo propose un’impostazione filosofica sistematica, denominata “nuova antropologia” ed esposta in un’opera in più volumi dal titolo L’uomo. Il primo volume, L’io e la ragione, ne discute i principi: Guzzo parte dall’autocoscienza, dall’accorgersi dell’uomo di sé stesso, per derivarne quindi la coscienza, mondo personale dell’uomo, e la conoscenza, l’altro dall’uomo. Su queste basi, gli altri volumi sviluppano La moralità, La scienza, L’arte, La religione, La filosofia. In tutta tale impostazione, sono importanti i riferimenti alla tradizione platonico-agostiniana, oltre che a più recenti latori di filosofie idealistico-religiose come S. Maturi e F.H. Bradley. In particolare, nel libro sulla religione del sistema, Guzzo enfatizza il bisogno di credere come elemento essenziale della condizione umana e interpreta il cristianesimo come sintesi tra storia e logos eterno, radicando la fede in un processo di conoscenza e fiducia.
Parole chiave: Augusto Guzzo, nuova antropologia, idealismo, tradizione platonico-agostiniana, sistema
For many decades, university professor in Turin, Augusto Guzzo proposed a systematic philosophical approach, called “new anthropology,” which is presented in a multi-volume work titled The Man. The first volume, The I and Reason, discusses its principles: Guzzo starts from self-awareness, from the human being\u27s recognition of itself, and derives from it consciousness, the personal world of man, and knowledge, the other from man. On these foundations, the other volumes develop Morality, Science, Art, Religion, and Philosophy. Throughout this framework, references to the Platonic-Augustinian tradition are important, as well as to more recent proponents of idealistic-religious philosophies such as S. Maturi and F.H. Bradley. In particular, in the book on religion within the system, Guzzo emphasizes the need to believe as an essential element of the human condition and interprets Christianity as a synthesis between history and eternal logos, rooting faith in a process of knowledge and trust.
Keywords: Augusto Guzzo, new anthropology, idealism, Platonic-Augustinian tradition, syste
Lamanna Eustachio Paolo
Allievo di F. De Sarlo a Firenze, Eustachio Paolo Lamanna fu docente di filosofia morale a Messina e per molti decenni di storia della filosofia a Firenze (dell’università di Firenze fu anche rettore dal 1953 al 1961). Nell’ampia opera giovanile La religione nella vita dello spirito, egli sviluppa una filosofia della religione incentrata sull’autonomia dell’esperienza religiosa e sulla necessità di un referente trascendente che garantisca l’unità del conoscere e dell’agire umano. La religione è vista, dunque, come risposta all’esigenza metafisica della coscienza, in un dialogo continuo con la filosofia. Tra le opere successive si ricorda una vasta Storia della filosofia in molti volumi.
Parole chiave: Eustachio Paolo Lamanna, filosofia della religione, esperienza religiosa, coscienza trascendentale, realtà trascendente
Eustachio Paolo Lamanna studied with F. De Sarlo in Florence and was a university professor of moral philosophy in Messina and, for many decades, of the history of philosophy in Florence (he was also the rector of the University of Florence from 1953 to 1961). In his extensive early work Religion in the Life of the Spirit, Lamanna develops a philosophy of religion centered on the autonomy of religious experience and on the necessity of a transcendent referent that guarantees the unity of human knowing and acting. Religion is thus seen as a response to the metaphysical need of consciousness, in a continuous dialogue with philosophy. Among his later works, there is a comprehensive History of Philosophy in many volumes.
Keywords: Eustachio Paolo Lamanna, philosophy of religion, religious experience, transcendental consciousness, transcendent realit
Lazzati Giuseppe
Giuseppe Lazzati è stato un intellettuale cattolico, docente e politico, il cui pensiero si è sviluppato in un costante dialogo tra fede, cultura e politica. La sua riflessione, influenzata dal personalismo cristiano di Maritain, ma con sviluppi originali, si è focalizzata sul laicato cattolico e sulla distinzione tra azione spirituale e azione politica orientata alla costruzione della “città dell’uomo a misura d’uomo”. Attraverso il concetto di mediazione culturale e il metodo del dialogo, Lazzati ha elaborato un modello di partecipazione politica cristiana fondato sulla ricerca di valori condivisi, capaci di ispirare la trasformazione della società in chiave etica e democratica.
Parole chiave: Giuseppe Lazzati, laicato cattolico, mediazione culturale, personalismo cristiano, democrazia
Giuseppe Lazzati was a Catholic intellectual, teacher, and politician, whose thought developed in a constant dialogue between faith, culture, and politics. His reflection, influenced by the Christian personalism of Maritain but with original developments, focused on the Catholic laity and the distinction between spiritual action and political action aimed at building the “city of man in the measure of man.” Through the concept of cultural mediation and the method of dialogue, Lazzati developed a model of Christian political participation based on the search for shared values, capable of inspiring the transformation of society in an ethical and democratic key.
Keywords: Giuseppe Lazzati, Catholic laity, cultural mediation, Christian personalism, democrac
Padovani Umberto
Professore incaricato di filosofia della religione all\u27Università cattolica di Milano dal 1924, ordinario di filosofia morale a Padova dal 1948, Umberto Antonio Padovani fu uno dei fondatori del Centro di studi filosofici di Gallarate, influente luogo di incontro per il pensiero italiano di ispirazione cristiana nel secondo dopoguerra. Padovani ritiene che il pensiero di Agostino sia di estremo significato non tanto per il tema del rapporto interiore con Dio, una linea a rischio di comportare un eccessivo “fideismo”, bensì per aver sottolineato da un lato la questione del male e del peccato nell’uomo e nella storia e dall’altro la risoluzione religiosa di tale questione in Dio e nella Provvidenza. Il privilegiato accesso filosofico all’esistenza di Dio Padovani lo rimanda, invece, innanzitutto alle argomentazioni ontologico-causali di linea tomistica.
Parole chiave: Umberto Antonio Padovani, problema del male, Provvidenza, causalità, neoscolastica
Appointed professor of the philosophy of religion at the Catholic University of Milan in 1924, and a full professor of moral philosophy in Padua since 1948, Umberto Antonio Padovani was one of the founders of the Center for Philosophical Studies in Gallarate, an influential meeting place for Italian thought inspired by Christianity in the post-war period. Padovani believes that Augustine\u27s thought is of extreme significance not so much for the theme of the inner relationship with God, a line that risks leading to excessive \u27fideism,\u27 but rather for having emphasized, on one hand, the issue of evil and sin in man and history, and on the other hand, the religious resolution of this issue in God and Providence. Padovani instead refers the privileged philosophical access to the existence of God primarily to the ontological-causal arguments of the Thomistic line.
Keywords: Umberto Antonio Padovani, problem of evil, Providence, causality, neoscholasticis